{"id":9141,"date":"2026-07-15T11:44:04","date_gmt":"2026-07-15T09:44:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.artes4.it\/?post_type=press&#038;p=9141"},"modified":"2026-07-15T11:44:04","modified_gmt":"2026-07-15T09:44:04","slug":"robotica-assistiva-e-solitudine-degli-anziani-intervista-radiofonica-al-prof-dario","status":"publish","type":"press","link":"https:\/\/www.artes4.it\/en\/press\/robotica-assistiva-e-solitudine-degli-anziani-intervista-radiofonica-al-prof-dario\/","title":{"rendered":"Robotica assistiva e solitudine degli anziani | Intervista radiofonica al Prof. Dario"},"content":{"rendered":"<p><em>Di Vicky Mangone, Giornale Radio<\/em><\/p>\n<p>La solitudine \u00e8 sempre pi\u00f9 riconosciuta come un fattore di rischio per la salute, soprattutto nelle persone anziane. In questo scenario, la robotica assistiva si propone come uno strumento capace di migliorare la qualit\u00e0 della vita e sostenere chi vive in condizioni di fragilit\u00e0. Se in Giappone i robot fanno parte dell\u2019assistenza ormai da decenni, in Italia il loro impiego suscita ancora qualche diffidenza. Eppure, le nuove tecnologie non puntano a sostituire le relazioni umane, ma ad affiancare caregiver e operatori sanitari nelle attivit\u00e0 pi\u00f9 impegnative, rendendo l\u2019assistenza pi\u00f9 sicura e sostenibile. La bioingegneria apre cos\u00ec nuove prospettive per il futuro della cura. Ne parliamo con il Prof. Paolo Dario, <strong>Professore Emerito della Scuola Superiore Sant\u2019Anna di Pisa e Direttore Scientifico del Centro di Competenza ARTES 4.0<\/strong><\/p>\n<p><iframe title=\"YouTube video player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/FNcWAXv9s6o?si=5pG00IeCfS_CzBN8\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p><b>Come prima cosa, chiariamo bene di che cosa si tratta. Io l\u2019ho spiegato a grandi linee: pu\u00f2 aiutarci a inquadrare meglio il tema?<\/b><\/p>\n<p><i><strong>&#8220;<\/strong>In realt\u00e0 lo ha spiegato bene, perch\u00e9 sono molti anni che lavoriamo, come comunit\u00e0 di robotici e bioingegneri in tutto il mondo, per sviluppare robot capaci di assistere anziani fragili. Di questo si parla: fortunatamente ci sono tantissimi anziani che stanno benissimo e viaggiano, ma arriva il momento della fragilit\u00e0. Il punto \u00e8 capire come possano essere assistiti in modo dignitoso e sostenibile. Su questo lavoriamo da tanti anni, con soluzioni che oggi sono realizzabili e, in certe condizioni, gi\u00e0 disponibili per alcune attivit\u00e0&#8221;.<\/i><\/p>\n<p><b>La posta in gioco riguarda quindi azioni concrete: sollevare un paziente, aiutarlo a lavarsi, accompagnarlo in bagno. In questi casi serve una forza fisica importante. Non serve tanto l\u2019intelligenza artificiale quanto, appunto, la forza?<\/b><\/p>\n<p><i><strong>&#8220;<\/strong>S\u00ec. Oggi, in modo un po\u2019 perverso, moltissimi attribuiscono all\u2019intelligenza artificiale un valore salvifico. Si pu\u00f2 chiedere all\u2019intelligenza artificiale di fare tanti discorsi e dire tante belle cose, anche fasulle a volte. Ma se le si chiede di aiutare a sollevare un peso, non lo sa fare. Qui interviene il mondo che oggi viene chiamato physical AI, intelligenza artificiale fisica, ma che nella storia \u00e8 gi\u00e0 noto come robotica: quindi macchine in grado di svolgere queste operazioni&#8221;.<\/i><\/p>\n<p><b>Come fate a far toccare un essere umano da un braccio meccanico senza rischiare di fargli male? Mi scusi la banalit\u00e0 della domanda.<\/b><\/p>\n<p><i><strong>&#8220;<\/strong>Non \u00e8 affatto una domanda banale. Esiste ormai un ampio settore in cui questo problema \u00e8 stato superato, grazie alla ricerca svolta prevalentemente in Europa e anche in Italia, per realizzare robot collaborativi. Fino a circa quindici anni fa i robot dovevano lavorare in gabbia, perch\u00e9 ogni contatto, anche in fabbrica e ancora di pi\u00f9 fuori, sarebbe risultato pericoloso: il robot non poteva controllare il contatto con altre strutture. Dagli anni Duemila, e ancora di pi\u00f9 dal 2010 in poi, la tecnologia dei robot collaborativi \u00e8 diventata comune. Oggi i robot possono toccare e manipolare oggetti con elevata sicurezza. Hanno sensori talmente delicati da essere in grado, per esempio, di dare una carezza. Ci sono anche controlli sui motori e algoritmi ormai integrati all\u2019interno dei robot. \u00c8 una rivoluzione confrontabile, per certi versi, a quella dell\u2019intelligenza artificiale: oggi i robot sono macchine che possono vivere con noi, senza pericolo per loro e soprattutto per noi&#8221;.<\/i><\/p>\n<p><b>Lei, per\u00f2, \u00e8 molto cauto sulla compagnia artificiale. C\u2019\u00e8 il rischio che un anziano si chiuda in se stesso, creando una sorta di effetto hikikomori della terza et\u00e0? Sostituire gli affetti veri con un software rischia di isolare ancora di pi\u00f9 le persone?<\/b><\/p>\n<p><i><strong>&#8220;<\/strong>Questo \u00e8 sicuramente vero per gli anziani, ma \u00e8 altrettanto vero per i ragazzi. \u00c8 evidente che il tema vale per tutte le persone. Si pu\u00f2 immaginare un essere artificiale umanoide, animaloide o androide, oppure un avatar, che parli grazie all\u2019intelligenza artificiale, con una voce suadente, magari muovendo gli occhi e facendo espressioni simpatiche e gentili. Tutto questo pone problemi reali con cui si confrontano non soltanto gli anziani, ma anche i ragazzi. Il rischio si sta gi\u00e0 verificando in Paesi con una maggiore tendenza a questo tipo di isolamento, come il Giappone, ma non solo: le persone possono arrivare a non sposarsi pi\u00f9, a non avere partner umani e a convivere con bambole o bambolotti molto sofisticati. Il problema, quindi, riguarda gli anziani ma non soltanto loro. Ci pone interrogativi molto profondi, perch\u00e9 questo fenomeno sta gi\u00e0 avvenendo con l\u2019intelligenza artificiale. \u00c8 qualcosa che studiamo dal 2001: siamo stati tra i pionieri del tema della robo-etica e, in qualche modo, siamo preparati ad affrontare queste tematiche. Questo non significa averle risolte. Viviamo in un mondo cambiato, soprattutto dai social, nel quale le interazioni fra esseri umani avvengono solo in parte attraverso il corpo. Dando un corpo all\u2019intelligenza artificiale si pu\u00f2 creare un ulteriore tipo di dipendenza. Io sarei favorevole a mandare le persone anziane &#8211; e anch\u2019io non sono giovane &#8211; a giocare a carte con gli amici al bar o a giocare a bocce, che secondo me \u00e8 un modo eccezionale per socializzare. Purtroppo, per\u00f2, ci sono sempre meno bar e sempre meno campi da bocce. \u00c8 in corso anche una trasformazione urbana che porta a questo tipo di isolamento&#8221;.<\/i><\/p>\n<p><b>Alla Scuola Superiore Sant\u2019Anna mettete al centro l\u2019utente, con i suoi bisogni reali. Come fate a capire che cosa serve davvero a un anziano prima di progettare circuiti? Non bastano i sogni degli ingegneri in laboratorio: bisogna andare nelle case e capire gli ostacoli della vita quotidiana.<\/b><\/p>\n<p><i><strong>&#8220;<\/strong>Abbiamo scelto da sempre di lavorare in un settore della robotica che inizialmente era di nicchia e veniva considerato con scetticismo: la biorobotica. Biorobotica significa robot bioispirati e robot bioapplicati. Per noi bioingegneri, o ingegneri biomedici, la robotica \u00e8 sempre stata uno degli strumenti che fanno parte della cura delle persone: chirurgia, protesi di arto, esoscheletri, robot di servizio e anche umanoidi. Tenere conto delle caratteristiche e dei bisogni dei soggetti umani e dei pazienti fa parte della nostra cultura. Lo sappiamo fare lavorando con i medici, con gli utenti e con le persone fragili&#8221;.<\/i><\/p>\n<p><b>Le barriere burocratiche esistono. Sono difficili da superare per portare i vostri robot sul mercato europeo?<\/b><\/p>\n<p><i><strong>&#8220;<\/strong>Esistono e sono in parte pensate per difendere gli utenti, oltre che per gestire il mercato in modo sicuro. La risposta, per\u00f2, non dovrebbe essere difensiva, ma attiva. Questi robot, come l\u2019intelligenza artificiale, non vengono fabbricati su Marte e non arrivano dal cielo: arrivano da qualcuno e da qualche luogo. Nel nostro Paese si \u00e8 diffusa l\u2019idea che la tecnologia venga prodotta altrove e che noi possiamo esserne soltanto utilizzatori occidentali. Questo \u00e8 vero in parte, ma non completamente. Quello che cerchiamo di sviluppare \u00e8 una tecnologia che ci consenta di realizzare i nostri robot e, ovviamente, di saper controllare quelli che arrivano da fuori. Come diciamo noi, non vogliamo \u201cblack box\u201d, scatole nere di cui non conosciamo i contenuti. Purtroppo \u00e8 una situazione molto diffusa. Altrimenti si rischia di avere in casa un robot che, invece di aiutare, si appropria dei nostri dati e di informazioni sensibili, come gi\u00e0 pu\u00f2 avvenire con i telefoni e con i social. Si pone quindi il tema della privacy. \u00c8 un settore che va controllato, ma va affrontato ricordando Dante, il canto XXVI dell\u2019Inferno, quello di Ulisse: dobbiamo affrontare il mondo con \u201cvirtute e canoscenza\u201d. Occorre sapere come sono fatti questi oggetti, possedere la scienza e la tecnologia e non subirle, ma avere anche principi chiari su ci\u00f2 che vogliamo rendere possibile. Questa, secondo me, \u00e8 la grande sfida, ma anche una grande opportunit\u00e0. In fondo, i valori europei sono apprezzati nel mondo: valori profondi, principi, conoscenze e capacit\u00e0 di fare, integrati con la centralit\u00e0 della persona umana. Credo che stiamo lavorando su questo e che questa sia la strada da intraprendere&#8221;.<\/i><\/p>\n<p><b>Una nostra ascoltatrice, Marta di Milano, chiede: i robot toglieranno il lavoro a badanti e infermieri, oppure cambieranno soltanto le mansioni in corsia, occupandosi del lavoro pi\u00f9 duro e faticoso?<\/b><\/p>\n<p><i><strong>&#8220;<\/strong>Il fatto \u00e8 che, come dimostrano molte statistiche, anche le badanti &#8211; una soluzione molto creativa che noi italiani abbiamo inventato trent\u2019anni fa &#8211; stanno invecchiando e sono sempre meno. Va anche ricordato che abbiamo portato via alle loro famiglie decine di migliaia di donne, spesso con figli. Avere delle macchine, perch\u00e9 i robot questo sono, che possano intervenire su certi compiti non significa togliere il lavoro alle badanti, ma affidare alle macchine la parte pi\u00f9 faticosa e, a volte, pi\u00f9 sgradevole del lavoro. In alcuni casi queste attivit\u00e0 incidono anche sull\u2019intimit\u00e0 delle persone, che \u00e8 uno degli aspetti pi\u00f9 avvertiti dalle persone disabili e dagli anziani fragili: l\u2019intrusione nella propria intimit\u00e0. Pensiamo soltanto ai bisogni personali e al bagno. Sono attivit\u00e0 che le macchine e i robot possono svolgere senza togliere lavoro agli esseri umani&#8221;.<\/i><\/p>\n<p><b>Avete messo in conto un rifiuto da parte dell\u2019anziano? La tecnologia non deve essere un\u2019imposizione: se la persona si sente a disagio, il robot fallisce il suo obiettivo.<\/b><\/p>\n<p><i><strong>&#8220;<\/strong>Posso dire che, tra i primi al mondo, alla fine degli anni Duemila, nell\u2019ambito di un progetto, abbiamo svolto un\u2019indagine accurata sull\u2019accettabilit\u00e0 delle macchine e dei robot da parte degli utenti. \u00c8 emerso che, prima di sperimentare le macchine, c\u2019era un elevato livello di rifiuto; dopo averle sperimentate, c\u2019era invece un elevato livello di accettazione. La mia risposta si basa quindi sulle evidenze che abbiamo raccolto, anche se naturalmente vanno ancora verificate. Probabilmente il meccanismo \u00e8 simile a quello che si \u00e8 verificato con i cellulari: all\u2019inizio ci fu un rifiuto diffuso, seguito poi dall\u2019accettazione&#8221;.<\/i><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=FNcWAXv9s6o\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-9144 size-full\" src=\"https:\/\/www.artes4.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Intervista_Prof_Dario_Radio.png\" alt=\"Intervista_Prof_Dario_Radio\" width=\"1672\" height=\"941\" srcset=\"https:\/\/www.artes4.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Intervista_Prof_Dario_Radio.png 1672w, https:\/\/www.artes4.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Intervista_Prof_Dario_Radio-300x169.png 300w, https:\/\/www.artes4.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Intervista_Prof_Dario_Radio-1024x576.png 1024w, https:\/\/www.artes4.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Intervista_Prof_Dario_Radio-768x432.png 768w, https:\/\/www.artes4.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/Intervista_Prof_Dario_Radio-1536x864.png 1536w\" sizes=\"(max-width: 1672px) 100vw, 1672px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"featured_media":9142,"template":"","data_press":[337],"newspaper":[338],"class_list":["post-9141","press","type-press","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","data_press-luglio-2026","newspaper-giornale-radio"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO Premium plugin v22.8 (Yoast SEO v25.8) - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Robotica assistiva e solitudine degli anziani | Intervista radiofonica al Prof. Dario - Artes 4.0<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"La solitudine \u00e8 sempre pi\u00f9 riconosciuta come un fattore di rischio per la salute nelle persone anziane. 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