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Fabio Lepre

ARTES4WOMEN per STEM Racing, talento e competenze tecnico-scientifiche in gara | L’intervista a Erminia Pesce

STEM Racing

April 13, 2026

Avvicinare le giovani generazioni alle competenze tecnico-scientifiche significa creare un collegamento tra formazione, territori e imprese. È proprio in questo snodo che si colloca il lavoro di Erminia Pesce, referente Comunicazione e Orientamento dell’ITS Prime Tech Academy Toscana: un ruolo che mette in relazione orientamento, realtà industriali e opportunità di crescita di studentesse e studenti. Del resto ITS Prime, Socio del Centro di Competenza ARTES 4.0, si presenta come una Tech Academy connessa alle imprese e orientata a una formazione altamente specializzata e modellata sui bisogni dell’innovazione. All’interno di questa cornice si inserisce STEM Racing, iniziativa internazionale che coinvolge ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni in una sfida multidisciplinare che unisce progettazione, ingegneria, aerodinamica, design, comunicazione e organizzazione del team. Le squadre sono chiamate a ideare e realizzare in stampa 3D una mini-vettura ispirata alla Formula 1, confrontandosi con parametri tecnici, vincoli progettuali e criteri di valutazione che riproducono in scala educativa le logiche dei contesti produttivi reali. In vista delle finali regionali in programma il 18 e 19 aprile 2026 presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, Erminia Pesce ci permette di entrare nel cuore di un’esperienza che mette davvero “in pista” il talento dei più giovani. Ed è proprio qui che il coinvolgimento di ARTES 4.0 assume un significato pieno. Attraverso il gruppo di lavoro trasversale ARTES4WOMEN sull’equità di genere, il Centro di Competenza contribuisce a rafforzare la dimensione culturale e valoriale del progetto, portando dentro STEM Racing i temi della parità di genere, dell’accesso ai percorsi STEM e della presenza femminile nei ruoli tecnici e decisionali. ARTES4WOMEN, nato per promuovere la parità di genere nei contesti della ricerca applicata, dell’impresa e dell’innovazione tecnologica, trova così in questo contesto un terreno coerente con il proprio impegno.   STEM Racing è molto più di una competizione scolastica. Che cosa rappresenta oggi per ITS Prime Tech Academy Toscana? «STEM Racing è un’esperienza formativa estremamente pratica che porta all’interno delle scuole superiori un modello di apprendimento vicino a ciò che accade realmente nei contesti industriali. Non si tratta soltanto di costruire una mini-vettura o di partecipare a una gara, ma di misurarsi con un percorso completo che coinvolge progettazione, simulazione, problem solving, organizzazione del lavoro e capacità di presentare un progetto in modo credibile. Per ITS Prime significa offrire ai ragazzi un’occasione autentica di orientamento tecnologico connessa con il sistema produttivo del territorio». Quali elementi rendono STEM Racing un’esperienza così formativa e in grado di lasciare un segno per studentesse e studenti tra i 14 e i 19 anni? «La forza di STEM Racing sta nel fatto che mette insieme teoria e pratica senza creare una distanza tra le due dimensioni. I ragazzi non studiano concetti astratti da applicare forse un domani, ma lavorano da subito su un progetto che deve funzionare davvero, rispettando vincoli tecnici e confrontandosi con obiettivi chiari. Devono ragionare su aerodinamica, design, ingegneria, comunicazione e persino organizzazione del team. È questa visione integrata a rendere l’esperienza coinvolgente e formativa». ITS Prime è hub di gara per il Centro Italia. Che valore ha questo ruolo nel rapporto con le scuole e con le imprese? «Essere hub di gara per il Centro Italia significa assumere un ruolo di raccordo importante tra scuola, formazione tecnica avanzata e mondo industriale. Vuol dire creare occasioni in cui studenti, docenti e aziende possano condividere uno spazio, un linguaggio e obiettivi comuni. È un modo per avvicinare i giovani alle professioni tecnico-scientifiche e allo stesso tempo per mostrare alle imprese il potenziale delle nuove generazioni. In questo senso STEM Racing diventa anche una piattaforma di relazione con il territorio». Dopo le qualifiche regionali ospitate a febbraio 2026 alla Cattedrale Ex Breda di Pistoia, che tipo di riscontro avete avuto? «Il riscontro è stato molto positivo perché si è percepita l’efficacia del format. A Pistoia abbiamo visto circa venti squadre lavorare con grande serietà e partecipazione, ma soprattutto abbiamo visto studenti molto giovani affrontare il progetto con un approccio sorprendentemente maturo. Quando si crea un contesto in cui la sfida è vera, le aspettative sono alte e il confronto con altri team è reale, ragazze e ragazzi tirano fuori risorse che spesso a scuola rimangono meno visibili. Questo è uno degli aspetti più interessanti di STEM Racing». Il 18 e 19 aprile, presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, sono in programma le finali regionali con 16 squadre provenienti da Toscana, Liguria e Marche. Che cosa vi aspettate da questo appuntamento? «Ci aspettiamo un momento di grande intensità sui piani competitivo e formativo. Le finali sono il punto in cui il lavoro svolto dai team trova una sintesi visibile e misurabile. È il momento in cui emergono la qualità del progetto, la capacità di gestire la pressione, l’organizzazione interna del gruppo e la consapevolezza con cui gli studenti raccontano il proprio percorso. Avere tutto questo dentro un contesto industriale importante come Baker Hughes Nuovo Pignone rafforza il valore dell’esperienza». Gli studenti partono da un’idea e in poco tempo diventano più strutturati: che trasformazione osservate in loro? «La trasformazione riguarda prima di tutto il modo in cui imparano a stare dentro a un progetto. All’inizio prevalgono entusiasmo e curiosità, ma con il passare delle settimane si sviluppano metodo, capacità decisionale e senso di responsabilità. I ragazzi cominciano a distribuire i compiti, a riconoscere le priorità, a gestire il tempo e a confrontarsi sui problemi. È un’evoluzione molto evidente perché li porta a passare da una partecipazione iniziale più intuitiva a un atteggiamento più consapevole e professionale». Quanto conta in questo processo il confronto con regole e vincoli tecnici reali? «Conta moltissimo perché è proprio il confronto a rendere il lavoro credibile e formativo. Le vetture devono rispettare parametri tecnici definiti, requisiti di sicurezza, dimensioni, peso minimo. Questo obbliga i team a ragionare come avviene in azienda, dove la creatività non è mai separata dalla fattibilità. È una palestra molto utile perché insegna ai ragazzi che innovare non significa improvvisare, ma trovare soluzioni efficaci dentro condizioni definite». Uno degli aspetti più originali del progetto è la presenza degli studenti ITS in giuria. Perché avete scelto di coinvolgerli in questo ruolo? «I nostri studenti ITS hanno già affrontato un percorso avanzato, conoscono il valore del metodo e sanno leggere i progetti con attenzione. Quando valutano i team offrono osservazioni puntuali e feedback utili alla crescita dei ragazzi più giovani. In questo modo si crea una filiera formativa molto interessante nella quale chi ha già maturato competenze diventa un riferimento per chi sta iniziando». Nel progetto trova spazio anche il tema dell’inclusione, grazie al Diversity & Inclusion Award. Perché avete ritenuto importante introdurre questo riconoscimento? «Perché oggi non basta parlare di inclusione ma serve costruire contesti in cui possa diventare visibile, valutabile e sostanziale. Il Diversity & Inclusion Award va proprio in questa direzione. Il premio guarda al loro ruolo effettivo dentro il progetto, al contributo che portano, alla loro partecipazione nelle aree tecniche, decisionali, organizzative e comunicative e non si limita a considerare la presenza numerica delle ragazze nei team. È un modo serio per affermare che la qualità dell’inclusione si misura nella pratica». In che modo la collaborazione con ARTES4WOMEN rafforza questo lavoro? «La collaborazione con ARTES4WOMEN porta uno sguardo competente e consapevole sul tema della parità di genere. Inserisce il principio dell’inclusione dentro i criteri di valutazione e dentro il senso stesso dell’esperienza formativa. ARTES4WOMEN contribuisce a dare profondità a questo aspetto, aiutando a leggere con maggiore attenzione la qualità della partecipazione femminile e il valore della presenza delle ragazze nei ruoli tecnici e decisionali». Quanto è importante oggi lavorare affinché le ragazze siano sempre più presenti nei percorsi STEM, ma soprattutto nei ruoli di responsabilità? «È fondamentale perché la vera sfida è creare le condizioni affinché questa presenza si traduca in autorevolezza, competenza riconosciuta e possibilità di leadership. La differenza si vede quando le ragazze contribuiscono in modo pieno alla progettazione, all’ingegneria, alle scelte strategiche del team e alla rappresentazione pubblica del progetto». Anche il contributo di Hitachi, Nuova Simat e Aksilia, parte del board di ARTES4WOMEN, contribuisce al progetto con l’assegnazione di una premialità. Quanto contano queste alleanze? «Contano molto perché danno sostanza a un percorso che vuole essere trasformativo. Quando soggetti diversi mettono a disposizione competenze, riconoscimento e strumenti, come un premio dedicato ai team, si crea un ecosistema più forte e più credibile. Le alleanze tra formazione, imprese e realtà impegnate sui temi dell’inclusione sono decisive per far sì che iniziative come questa lascino un segno». Se dovesse riassumere in una frase il valore di STEM Racing per i giovani che partecipano, quale sceglierebbe? «Direi che STEM Racing consente ai ragazzi di scoprire attraverso un’esperienza reale che le competenze tecnico-scientifiche non sono soltanto materie da studiare, ma strumenti con cui progettare, decidere e immaginare il proprio futuro».

Italia-Cina, la via della Robotica | L’intervista di CGTN (China Global Television Network) al Prof. Paolo Dario

Italia-Cina, la via della Robotica | L'intervista di CGTN al Prof. Paolo Dario

April 10, 2026

China Global Television Network (CGTN), il canale internazionale di informazione della Cina, ha intervistato il Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico e Direttore Esecutivo ad interim del Centro di Competenza ARTES 4.0, sui tema della Robotica, della forza innovativa della Cina, del ruolo dell’Italia e delle condizioni per una collaborazione strutturata tra i due ecosistemi. Nel corso dell'intervista, il Prof. Dario propone una lettura delle ragioni che stanno alla base della crescita tecnologica della Cina, individuandole prima di tutto nella capacità di investire con continuità in educazione, formazione dei talenti e sviluppo di un ecosistema favorevole all’innovazione. Un percorso che trova nella robotica umanoide uno dei suoi esiti più avanzati, grazie a una leadership costruita sulla qualità dei componenti, sulla forza della meccatronica e sulla capacità industriale. Accanto a questo scenario, il Prof. Dario mette in evidenza il ruolo che l’Italia può giocare come partner strategico: una grande potenza manifatturiera, fortemente orientata all’export, ma anche una superpotenza culturale, capace di coniugare sapere tecnico, visione sistemica e sensibilità umanistica. È proprio nell’integrazione tra tecnologie avanzate, cultura del progetto e attenzione alla persona che, secondo Dario, si aprono le prospettive più promettenti di collaborazione tra Italia e Cina, anche nello sviluppo di una robotica umanoide ispirata a una visione “leonardesca”. L’intervista si sofferma su una visione della robotica intesa come sintesi alta della tecnologia, perché capace di muoversi e interagire nel mondo fisico, mettendo insieme meccanica, sensori, controllo, energia e intelligenza. In questo quadro, l’Italia esprime una particolare forza nella progettazione di sistemi complessi e di soluzioni ad alto valore applicativo in grado di rispondere ai bisogni dell’industria e dei servizi. Lo sguardo si allarga infine al tema di One Health, oggi al centro del dialogo con i partner cinesi: un approccio integrato al benessere che tiene insieme prevenzione, salute, ambiente, qualità del cibo, relazioni sociali e riabilitazione. Per il Direttore Scientifico di ARTES 4.0, costruire un ecosistema tecnologico capace di generare soluzioni funzionali, sostenibili e orientate alla qualità della vita è una priorità dentro la quale la collaborazione internazionale può produrre risultati di grande valore.

Cinque tavoli, un’unica rotta: la parità di genere diventa metodo | Il Think Tank

Think Tank A4W

September 18, 2025

Ci sono ancora le locandine tiepide di stampa quando le porte del FIRST LAB nella sede di Novoli dell’Università di Firenze si aprono per lasciare entrare un mosaico di voci: componenti dell’Advisory Board di ARTES4WOMEN, socie e soci di ARTES 4.0, stakeholder che si salutano per nome perché qui l’autorevolezza si misura con i contenuti. Le postazioni già allineate e i laptop ancora chiusi disegnano una promessa di lavoro. Poi un gesto quasi coreografico: alla prima chiamata si accendono i computer sui tavoli e lo schermo bianco diventa il terreno comune dove scrivere la giornata. Un Think Tank “allargato” a coronamento del primo anno di ARTES4WOMEN, il gruppo di lavoro del Centro di Competenza ARTES 4.0 dedicato alla parità di genere, ma soprattutto l’inizio di un’agenda che si fa operativa. I tavoli si aprono, il metodo prima dei contenuti La sala si divide senza mai frammentarsi. I presenti confluiscono nei cinque tavoli dopo una breve revisione della loro organizzazione. Il gruppo sull’equità salariale mette in fila definizioni e fonti sottolineando l’urgenza di colmare la nebbia dei dati con raccolte strutturate, anonimizzate, leggibili. Il tono è concreto: si parla di dashboard, KPI, regressioni e di come trasformare numeri in scelte di gestione, con un occhio alla Direttiva UE sulla trasparenza retributiva e alle sue scadenze di recepimento. Le parole monitoraggio, valutazione congiunta, audit retributivo smettono di essere tecnicismi e diventano strumenti per riequilibrare leve di carriera e retribuzione. Pausa pranzo senza pausa, il dibattito continua Il catering arriva come un intermezzo, ma nessuno stacca davvero. I confronti proseguono tra un trancio di schiacciata e un primo piatto, tra un caffè e una domanda: cosa vuol dire per una donna carriera e cosa vuol dire leadership se liberiamo lo sguardo dagli schemi ereditati? Sul tema dell’accesso alle carriere e della leadership femminile si parla di stili diversi, di riconoscimento e rispetto come pratica quotidiana, di indicatori che misurino ciò che conta davvero per le persone e non solo per i bilanci, di come trasformare la stanchezza in agio e il cambiamento incrementale in cambio di sguardo. La riflessione abbraccia ostacoli interni - la sindrome dell’impostora che toglie voce - ed esterni, tra metriche cieche e stereotipi persistenti. La conclusione informale è già un mandato: definire nuovi sistemi di valutazione e creare agio nei contesti di lavoro, dalla scuola alle imprese. Empowerment scientifico e tecnologico, la rotta dei dati Il tavolo sull’empowerment scientifico e tecnologico porta in dote una bussola fatta di numeri e di prassi. Si ragiona su come quantificare il gap ai livelli alti della formazione, su quali benefici economici e culturali derivino da team realmente misti, su che cosa freni l’accesso e la permanenza delle donne nei percorsi scientifici: bias consapevoli e inconsci, ambienti di lavoro inadatti, carichi familiari sbilanciati, differenze territoriali. Dalla discussione nascono impegni concreti: un position paper, una revisione sistematica della letteratura, network operativi in seno ad ARTES 4.0, coaching e mentorship mirati, fino all’idea di una piattaforma di dati che sostenga policy gender-inclusive e progetti pilota, agganciando SDG 5 e traiettorie di sostenibilità. L’assioma operativo è limpido: Women empowered by empowered women. Certificazioni di genere, dal bollino al mindset Nel tavolo dedicato alle certificazioni di genere, la conversazione scardina un equivoco ricorrente: la UNI/PdR 125 non è un bollino, è un cambio di mentalità. Vengono messi a terra vantaggi e inciampi, incentivi e resistenze, soprattutto per le PMI, chiamate a trasformare la parità in strategia aziendale e non in adempimento. Si parte dai numeri - 8.194 organizzazioni certificate al 31 marzo 2025, con Lombardia, Lazio e Campania in testa - e si arriva agli strumenti: checklist gratuite, audit interni, premialità negli appalti, fondi dedicati, trasparenza nei dati e formazione sui bias lungo tutta la catena del valore. Obiettivo: integrare la parità nei processi, allineando ciò che le imprese rendicontano a ciò che davvero cambia la vita delle persone.   Cultura digitale dell’equità, riprogrammare l’immaginario C’è un passaggio, in questa giornata, in cui la tecnologia smette di essere sfondo e diventa personaggio. Il tavolo sulla cultura digitale dell’equità incastra dati e visioni: poche ragazze italiane laureate in STEM rispetto ai coetanei, carichi di cura non retribuita che gravano soprattutto sulle donne, part-time involontari, inattività forzata e tassi di occupazione distanti. La domanda non è più se la tecnologia possa aiutare, ma come: formazione obbligatoria su bias per chi programma, welfare digitale a sostegno della genitorialità, smart working pensato come alleato della parità, campagne di comunicazione che parlino dove e come servono, collaborazioni tra istituzioni, università e aziende per produrre ricerca e soluzioni insieme, anche nell’ottica di sviluppo di tecnologie robotiche a supporto della conciliazione vita-lavoro delle donne. Nasce anche l’idea di un osservatorio dei dataset per certificare basi dati fair a cui attingere per addestrare l’IA pubblica e privata. La tecnologia, qui, è etica applicata. La cura dei risultati, quando le slide pesano quanto i contenuti Nel pomeriggio, le restituzioni plenarie hanno il passo di chi sa che la forma è sostanza. La presentazione dei risultati non è un mero elenco: è il racconto di un metodo condiviso. Le parole chiave tornano come refrain - trasparenza, metriche, agibilità dei contesti, alleanze - e si depositano in roadmap che tengono insieme tempi, responsabilità e impatti. Ogni tavolo consegna azioni: dai report periodici sul gender pay gap e le valutazioni congiunte dove il divario supera soglie ingiustificate, ai nuovi indicatori di leadership e carriera, dai programmi di mentorship e skill-building nelle STEM, fino a checklist comuni per le certificazioni e hub territoriali di accompagnamento, ARTES4WOMEN ha creato non promesse, ma tracce operative su cui camminare già domani. Già oggi. Già ora.   Tre università (Firenze, Pisa, Siena), un’unica scena C’è un dettaglio che colpisce chi guarda la sala da fondo: tre università toscane presenti, insieme, nel medesimo perimetro di lavoro, tra professionalità in economia, fisica, legge, formazione e consulenti d’impresa. È una geografia della collaborazione che non si ferma ai loghi sulle slide; si riconosce nelle voci, nei riferimenti, nelle reti che si intrecciano. È qui che la parola ecosistema smette di essere moda e torna metodo: accademia, imprese, istituzioni nello stesso respiro, con ARTES 4.0 a fare da cerniera tra i mondi e ARTES4WOMEN da collettore di esperienze, competenze, azioni sul tema della parità di genere. La chiusura che apre: dall’evento al cantiere Quando i laptop si spengono, restano pagine di appunti e file condivisi, restano contatti e prossime riunioni, restano azioni che hanno già un perimetro. ARTES4WOMEN esce dal Think Tank con una traccia operativa che guiderà i prossimi mesi: audit e reporting sull’equità retributiva con metriche condivise, nuovi indicatori per l’accesso alle carriere e la leadership, programmi strutturati di empowerment scientifico e tecnologico, percorsi accompagnati verso la certificazione di genere, iniziative culturali e digitali per riprogrammare l’immaginario. Equità salariale, accesso e leadership, empowerment STEM, certificazioni, cultura digitale dell’equità: cinque cardini che oggi hanno trovato linguaggio, strumenti, alleanze. Un Think Tank che è l’avvio di un cantiere permanente di ARTES 4.0.

Case intelligenti, robot e medicina su misura: il futuro della Toscana 2050 è già scritto

Toscana-2050_Pagina-di-giornale-del-futuro

June 27, 2025

Vetture a guida autonoma che collegano autonomamente le diverse parti della Toscana senza traffico né inquinamento. Case intelligenti che assistono le persone e monitorano la salute in tempo reale. Medicine personalizzate, costruite sul DNA di ciascuno, in grado di anticipare la malattia. Una rete idrica che previene la siccità prima che colpisca. In una società che cambia a velocità esponenziale e che vive una “rivoluzione industriale permanente”, questo è il mondo “possibile” che tra 25 anni potrebbe rappresentare la normalità. E la Toscana, in questo scenario in continuo mutamento, “ha tutte le carte in regola per diventare la Silicon Valley del benessere, un luogo dove innovazione tecnologica, salute, qualità della vita e sostenibilità si incontrano per generare un nuovo modello di sviluppo”. Un ecosistema all’avanguardia “in grado sia di attrarre competenze, investimenti e talenti da tutto il mondo, sia di rappresentare quel luogo del buon vivere da scegliere nella seconda parte della vita di ciascuno di noi perché capace, sempre di più, di mettere al centro la persona e i suoi bisogni”. Con queste parole, e queste suggestioni, il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo ha presentato a Firenze, nell’evento che si è svolto al Teatro della Compagnia, il rapporto conclusivo del progetto Toscana 2050, l’iniziativa pionieristica a livello italiano che, dopo essere stata selezionata anche dal Dubai Future Forum come una tra le best practice a livello mondiale proprio in tema di futuro, punta ad essere replicata sia a livello nazionale sia a livello europeo. Una visione a lungo termine, costruita insieme a cittadini, esperti, imprese, università e giovani, per immaginare e progettare una Toscana capace di rispondere alle grandi sfide globali – ambientali, sociali, tecnologiche – con soluzioni innovative e inclusive. Co-coordinatore del Comitato scientifico è il Professore Paolo Dario, Direttore Scientifico del Centro di Competenza ARTES 4.0 e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant'Anna. Sul palco, nel corso della mattinata, si sono alternati numerosi interventi. Dopo l’apertura dei lavori da parte di Antonella Mansi, coordinatrice insieme al professor Paolo Dario del comitato scientifico di 15 esperti coinvolti nel progetto, e l’intervento del presidente Mazzeo, i lavori si sono articolati in tre differenti panel. Il primo panel, introdotto da Pio Parma di TEHA Group, è stato dedicato a “La società della longevità: lavoro, costi, opportunità e nuovi paradigmi di welfare” e ha visto protagonisti Emanuele Capobianco (Director of Global Health Security, GAVI – the Vaccine Alliance) e Alessandro Rosina (Ordinario di Demografia e Statistica sociale, Università Cattolica di Milano). Il secondo panel, dedicato al tema “Disegnare e costruire una Toscana sostenibile” è invece stato introdotto dal professor Enrico Giovannini (Direttore Scientifico e Fondatore ASviS) che ha illustrato le linee principali del rapporto realizzato proprio da ASviS ed ha poi contato sui contributi di Donatella Cinelli Colombini (imprenditrice del vino, delegata delle donne del vino della Toscana e membro del Comitato Scientifico) e, in collegamento, di Stefano Boeri (architetto e urbanista), Maurizio Martina (Deputy directo General della FAO) e Massimo Mercati (Presidente e AD di Aboca). Il terzo panel, infine, è stato centrato sul tema “Intelligenza artificiale, educazione e PMI: il futuro è adesso” e, sempre introdotto da Pio Parma, ha visto i contributi del coordinatore del Comitato scientifico Paolo Dario, di Alessandro Aresu (Scrittore e consigliere scientifico di Limes), Ilaria Cinelli (PhD FAsMA, space expert and explorer) e Micaela Le Divelec Lemmi (Start up angel investor e advisory board). A chiudere, infine, l’intervento di Cristina Pozzi (esperta di futuri, AI ed educazione) che, insieme al presidente Mazzeo, ha presentato e commentato la prima pagina di un giornale… uscito nel 2050.

Inaugurata ARTES OpenHouse: protagonista la Robotica Mobile

ARTES OpenHouse Paolo Dario

January 22, 2025

Sott'acqua, in aria, sulla terra, in aree strutturate e in ambienti controllati. Abbiamo ancora negli occhi le straordinarie dimostrazioni presentate al primo evento di ARTES OpenHouse, ospitato nell'Hub del Centro di Competenza a Pontedera e moderato da Enza Spadoni, Responsabile Trasferimento Tecnologico di ARTES 4.0. Un format essenziale e concreto, fatto di dimostrazioni pratiche e casi d'uso reali, che punta a un obiettivo chiaro: connettere aziende e innovatori per risolvere problemi concreti e per consentire quel salto di qualità necessario a competere meglio sul mercato. Qui si incontrano idee e competenze, tecnologia e necessità per proporre soluzioni che fanno la differenza. E così dopo l'introduzione di Francesca R. Tonini, Direttrice Esecutiva di ARTES 4.0, e il quadro delle opportunità economiche per le aziende illustrato da Piero Gatta, Responsabile Business Development di ARTES 4.0, ci ha pensato Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant'Anna, a tracciare la rotta: "Puntiamo su un'innovazione d'eccellenza per sostenere le migliori idee e aiutarle a crescere". Ecco quindi che Gastone Ciuti, professore ordinario di Bioingegneria all'Istituto di Biorobotica e co-fondatore di Mediate Srl, ha spiegato e dato una dimostrazione pratica all’interno dell’Hub del potenziale di HOSBOT (HOSpital roBOT), una nuova architettura modulare per robot mobili autonomi pensata per la logistica ospedaliera. Dalla consegna dei medicinali ai campioni di laboratorio, questi robot migliorano la qualità del lavoro e aumentano la sicurezza per pazienti e operatori. Giancarlo Teti, R&D Manager di Robotech, ci ha sorpresi con DustBot per la gestione dell’igiene urbana e industriale tramite robot autonomi cooperativi. All'interno di questo progetto è stato sviluppato DustClean, spazzatrice autonoma per la pulizia di aree pedonali urbane e di aree esterne di fabbricati industriali. Il contributo di Sigma Ingegneria, presentato da Matteo Pacini, Automation and Robotics Manager, ha ampliato l’orizzonte della Robotica Mobile. Non solo ci ha raccontato del robot mobile multiuso Rover per applicazioni industriali; della piattaforma Hydrone per il monitoraggio in ambienti marini; del sistema ibrido Sentinel che combina robot mobili e droni; e della mappatura 3D Radreal per la rimozione sicura di oggetti radioattivi e non. Ma ha portato all'interno dell'Hub il drone multirotore Horus realizzato in alluminio, fibra di carbonio e componenti stampati in 3D. I progetti presentati sono esempi concreti di come la Robotica Mobile sia in grado di affrontare e risolvere esigenze concrete. ARTES OpenHouse continua a febbraio con nuovi protagonisti e nuove tecnologie.

Nasce a Firenze la Casa del Made in Italy | ARTES 4.0 presenta tre progetti all’avanguardia

Inaugurazione Casa del Made in Italy

January 13, 2025

Quando il nastro tricolore è scivolato via, tagliato dalle lame delle forbici impugnate dalla sottosegretaria di Stato Fausta Bergamotto, l'idea del Ministero delle Imprese e del Made in Italy di mettere a disposizione dei territori un nuovo strumento per la promozione e la tutela delle imprese, è diventata realtà. La Casa del Made in Italy a Firenze, presso la loggia monumentale al primo piano di via Pellicceria 3, è un fulcro strategico che connette istituzioni, mondo della ricerca, imprese ed enti locali per promuovere iniziative e superare le criticità, nel pieno rispetto delle vocazioni e delle eccellenze territoriali. La mission dichiarata è favorire un contatto diretto tra i territori e le direzioni generali centrali del Dicastero allo scopo di offrire informazioni e assistenza alle imprese e ai cittadini e promuovere gli investimenti, per sviluppare ancora di più il tessuto produttivo locale. All'evento inaugurale, alla presenza tra gli altri di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, è stata invitato a partecipare anche il Centro di Competenza ARTES 4.0 con la direttrice esecutiva Francesca R. Tonini che ha ricordato come "la Casa del Made in Italy non è solo un luogo fisico, ma un simbolo del nostro Paese: un punto d'incontro tra l'eccellenza che ha definito la nostra storia e le tecnologie avanzate che stanno ridisegnando il nostro ruolo nel mondo". Dopo il taglio del nastro, la sottosegretaria Bergamotto ha proceduto all’annullo di un timbro celebrativo dell’evento raffigurante l’uomo vitruviano e il giglio fiorentino. “Firenze è la quattordicesima città nella quale viene inaugurata una Casa del Made in Italy - ha sottolineato Bergamotto -. Questa struttura rappresenta un punto di incontro per creare sinergie tra imprese, cittadini, istituzioni, università, camere di commercio e Case delle tecnologie emergenti, al fine di raccogliere e monitorare le sensibilità territoriali in campo economico. Sarà un collegamento diretto con le direzioni generali del Ministero: le sue competenze sono qui a disposizione per il rilancio del Made in Italy". Il nostro Centro di Competenza ha portato l'innovazione con un angolo espositivo con alcune delle tecnologie emergenti in sperimentazione, per facilitarne il successivo trasferimento al tessuto imprenditoriale della Regione: FLBE30 by Wearable Robotics: una soluzione innovativa per il supporto alla movimentazione manuale dei carichi; Mia Hand by Prensilia: una protesi robotica che consente agli utenti di eseguire l'80% dei gesti quotidiani; Kiber - Instant Expertise Everywhere: una tecnologia indossabile che ottimizza i processi di costruzione, manutenzione e formazione. Il nuovo spazio fornirà assistenza continuativa alle imprese del territorio, aiutandole a sfruttare al meglio gli incentivi pubblici, e favorirà un dialogo continuativo tra istituzioni e mondo imprenditoriale.

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