Dicembre 10, 2025
La Nazione racconta la nascita di Musai, un robot subacqueo sviluppato da Cubit Innovation Labs insieme al Centro di Competenza ARTES 4.0, Unipi e all’azienda 3Logic, che è in grado di osservare, riconoscere e analizzare autonomamente ciò che si trova sui fondali marini, individuando rifiuti, reti abbandonate, oggetti e anomalie invisibili all’occhio umano.
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di Mario Alberto Ferrari
C’è un nuovo occhio che monitora il mare, e lo fa da dove nessuno guarda mai: dal fondo. Non è un sub, né un sottomarino, ma un robot. Si chiama Musai ed è la nuova creazione made in Cascina - sviluppato da Cubit Innovation Labs insieme al Centro di Competenza ARTES 4.0, Unipi e all’azienda 3Logic - che nasce per un compito che sembra semplice ma non lo è affatto: vedere quello che l’uomo non vede e farlo da solo. Rifiuti sepolti nella sabbia, reti fantasma che uccidono la fauna, oggetti metallici, anomalie del fondale, tracce che possono sfuggire perfino agli esperti. Lui le trova, le riconosce, le classifica. Il progetto, finanziato dal Pnrr, ha superato in queste settimane tutte le fasi di collaudo: prima in vasca, poi i test in mare aperto e infine le immersioni in profondità. Musai ha operato in condizioni reali, tra correnti, torbidità e scarsa luminosità, confermando la stabilità del sistema. La novità non è solo nella qualità delle immagini, ma nella capacità del robot di analizzarle da solo. Sott’acqua la trasmissione dei dati è lenta e spesso inaffidabile e Musai è stato progettato proprio per aggirare questo limite, elaborando direttamente sul posto ciò che registra. Caratteristica che lo rende un potenziale protagonista per il monitoraggio marino del futuro.
Ma quali saranno le applicazioni del robot? Musai potrà essere impiegato per individuare rifiuti pericolosi depositati sul fondale, localizzare le reti da pesca abbandonate che spesso intrappolano pesci e tartarughe, verificare lo stato di porti, banchine, condotte e cavi sottomarini dopo mareggiate o incidenti. Il sistema potrà inoltre fornire dati agli studiosi che monitorano ecosistemi delicati e supportare le attività nelle aree marine protette, segnalando eventuali intrusioni, movimenti anomali o la presenza di specie in difficoltà. Il robot non ha bisogno di un team di controller che lo guida passo passo. Può essere montato su diversi mezzi subacquei, inviato in acqua e lasciato lavorare. È modulare, compatto, scalabile: significa che può adattarsi, cambiare compiti, ampliare le sue "competenze visive" a seconda di nuove esigenze nascono. In un momento storico in cui negli oceani finiscono ogni anno tonnellate di plastica e in cui le infrastrutture sottomarine sono sempre più cruciali, Musai è un’avanguardia per la tutela degli ecosistemi marini.