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Esoscheletri in porto, la tecnologia che alleggerisce il lavoro e tutela la salute dei portuali
Pubblicato sul Tirreno a firma di Flavio Lombardi, l’articolo dedicato all’introduzione degli esoscheletri nel porto di Livorno che racconta un caso reale di innovazione applicata alla sicurezza del lavoro. Al centro della sperimentazione, divenuta oggi adozione strutturale, c’è la tecnologia sviluppata da IUVO, azienda spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna che è Socio fondatore del Centro di Competenza ARTES 4.0, con sede a Gello, e prodotta da Comau, realtà piemontese leader mondiale nell’innovazione industriale e anch’essa Socio di ARTES 4.0. Il caso livornese conferma quanto il trasferimento tecnologico possa incidere sulla prevenzione del sovraccarico biomeccanico e sul miglioramento delle condizioni operative nei contesti più impegnativi. È un tema che ARTES 4.0 conosce da vicino e sul quale ha lavorato in modo esteso anche attraverso il Bando BIT, l’iniziativa sviluppata con INAIL per sostenere progetti di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e innovazione tecnologica finalizzati ad accrescere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro grazie all’impiego delle tecnologie avanzate.
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La tecnologia degli esoscheletri high tech sbarca in porto al termine di un processo di sperimentazione partito nel 2022, grazie alla fattiva collaborazione della Compagnia Portuale di Livorno e che fa del nostro scalo uno dei primi in ambito continentale ad adottare questo sistema dedicato alla salvaguardia di patologie del lavoratore. Ieri, la dimostrazione pratica, con l'applicazione a bordo di una nave Grimaldi.La presentazione
Si è cominciato in Sala Gallanti di Palazzo Rosciano, illustrando tutti i passaggi del progetto e i risultati delle numerose sperimentazioni condotte in banchina. Uno studio della Iuvo, azienda spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna e con sede a Gello, sviluppatrice della tecnologia esoscheletrica Mate, prodotta dalla piemontese Comau, leader mondiale nel campo dell’innovazione industriale. Gli esoscheletri testati nella prima fase dell'analisi sono stati di due tipi: i Mate-Xb (per il supporto lombare), utilizzati in scenari di simulazione delle attività di sollevamento e movimentazione, compiendo azioni ad alto rischio da sovraccarico biomeccanico; e i Mate-Xt (per il supporto dell'arto superiore), provati in Darsena Toscana con l'obiettivo di sostenere le attività di movimentazione da parte delle maestranze della Clp di aste lunghe e delle piastre per il fissaggio di contenitori a bordo e a banchina. Dispositivi realizzati in fibra di carbonio e privi di batterie, sono stati adottati per ridurre l'affaticamento fisico durante operazioni ripetitive come il rizzaggio e il piastraggio dei carichi.Obiettivi
Le testimonianze indicano una riduzione dello sforzo con punte tra il 60% e il 70%, prevenendo nel lungo termine patologie professionali. La Compagnia Lavoratori Portuali, promuove in questo modo anche l'uguaglianza di genere facilitando i compiti più gravosi. Avanguardia nata dalla collaborazione tra l’Autorità di Sistema Portuale, l'Università di Pisa e diverse realtà industriali per introdurre l'uso in contrasto con il logoramento fisico e gli infortuni da sforzi ripetuti, riducendo il carico biomeccanico su schiena e spalle. Ora, l'adozione di questi dispositivi è diventata strutturale, segnando il passaggio dalla ricerca universitaria, all'applicazione pratica in banchina. Attraverso il monitoraggio costante e la collaborazione con enti come l'Inail, il progetto punta a rendere il porto di Livorno un modello di sicurezza e innovazione tecnologica su larga scala.Tecnologia “passiva”
Una delle caratteristiche distintive di questi dispositivi è che non utilizzano motori, batterie o componenti elettroniche; funzionano tramite proprietà meccaniche (molle e resistenze regolabili) che scambiano energia con il lavoratore, scaricando il peso in modo ergonomico su altri distretti anatomici; realizzati in fibra di carbonio, garantiscono leggerezza e resistenza, riducendo l'affaticamento senza ostacolare la mobilità. Durante la fase simulata si fa utilizzo dell'elettromiografia di superficie per misurare scientificamente la riduzione dello sforzo muscolare (fino al 60-70% in alcune mansioni come il rizzaggio), si procede poi con la mappatura delle mansioni attraverso l'identificazione delle attività a maggior rischio di sovraccarico biomeccanico e si passa all'adattamento che è un controllo costante per verificare l'affidabilità e l'assenza di "rischi da interferenza" durante l'uso in spazi ristretti o banchine. Le finalità sono molteplici: prevenzione sanitaria contro l'insorgenza di patologie muscolo-scheletriche croniche derivanti da lavori usuranti e ripetitivi, sicurezza sul lavoro riducendo l'affaticamento, diminuendo la probabilità di infortuni dovuti alla stanchezza a fine turno. Senza dimenticare la parità di genere: con queste innovazioni, si facilita l'accesso del personale femminile a mansioni fisicamente gravose, grazie all'assistenza nei movimenti ripetitivi.La parola a Gariglio
Da “padrone di casa”, il presidente della Port Authority Davide Gariglio, ha aperto il tavolo, concludendo la prima tranche della mattinata, togliendosi la giacca e indossando un esoscheletro; restando sorpreso dalla facilità dei movimenti e da quanto fosse tutto più semplice nell'alzare dei pesi. «Voglio ringraziare il nostro mondo portuale - ha esordito il presidente dell'dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno - che in questi anni hanno cercato di capire cosa il mercato offriva per andare incontro a alcune problematiche che le nostre imprese, le imprese portuali, hanno circa i problemi di affaticamento dei lavoratori. Oggi siamo qui per dire che dopo anni di sperimentazione si è passati alla fase in cui una delle aziende, la Clp, ha deciso l’acquisto e l’impiego. Ne seguiranno altre. Un giorno, saranno sempre più adattati. Perché non tutti i lavori sono uguali. Penso a chi opera sul ciglio della banchina con il rischio di cadere in mare e che rende necessari ulteriori accorgimenti. Intanto, andiamo verso la strada del lavoro più sicuro, mirando a una sempre maggiore affidabilità». Poi Gariglio fa da “cavia”, indossando l'esoscheletro come uno zaino, caratterizzato da una struttura altamente regolabile, che permette a qualunque operatore di adattare sia la taglia sia il livello di assistenza meccanica in base alle proprie necessità.La soddisfazione
Enzo Raugei, presidente della Compagnia Lavoratori Portali, dopo aver ripercorso il ciclo virtuoso di 4 anni di prove e feedback, parla di numeri. «Per ora ne abbiamo acquistati due, ma a pieno regime e se soprattutto potremmo contare su un contributo della stessa Inail visto che costano 3.500 euro l'uno, potremmo pensare di arrivare a dotarci di 15 esemplari per espletare tutte le mansioni nei vari turni».Parla Iuvo
Andrea Parri, della pontederese Iuvo, entra più nel dettaglio. «I dispositivi Mate sono esoscheletri occupazionali, quindi destinati a supportare i lavoratori in attività caratterizzate dalla presenza di sovraccarico biomeccanico. Sono il Mate-Xb e Mate-Xt. Il loro funzionamento è basato su proprietà che consentono di scambiare energia con il lavoratore o la lavoratrice durante lo svolgimento dell'attività. Livorno rappresenta il top nell'applicazione di questa tecnologia ed è probabilmente fra i primi in Europa ad adottarla».Il test
La parte finale della presentazione, ha riguardato il trasferimento in porto. Destinazione, accosto 15C della sponda Est della Darsena Toscana, a bordo della Eco Valencia della Grimaldi. Jonathan Mattei, dieci anni di esperienza maturata, fa una dimostrazione indossando l'esoscheletro mentre è impegnato al rizzaggio. Fissare cioè con supporti e catene, un rimorchio cisterna. Pesi non indifferenti, azioni che in pieno ciclo di lavorazione si ripetono decine e decine di volte, impugnando un trapano pneumatico. «È dal mese di febbraio che lavoro con questo supporto e mi trovo veramente bene - dice - ; dopo aver imparato la corretta postura, percepisci l'aiuto che si riceve. Il giudizio è solo positivo: pesa poco, anche se l'ingombro può essere migliorato specialmente pensando a quando si lavora in spazi angusti. Nemmeno mi accorgo di indossarlo».Più recenti
Robot companion, i nuovi alleati intelligenti entrano nella vita quotidiana
Pubblicato su Il Sole 24 Ore e firmato da Paolo Dario, Direttore Scientifico e Direttore Esecutivo ad interim di ARTES 4.0, Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Chief Scientist della Dubai Future Foundation, l’articolo offre una riflessione sul ruolo della robotica sociale nei contesti della vita quotidiana e del lavoro. Il contributo mette in evidenza come i robot companion abbiano superato la dimensione sperimentale per entrare in modo sempre più concreto in ospedali, scuole, servizi pubblici, hub logistici e ambienti produttivi, affiancando le persone in attività complesse senza sostituirle. Al centro dell’analisi c'è una questione: non solo la maturità della tecnologia, ma soprattutto la capacità di integrarla in modo responsabile, efficace e coerente con i bisogni umani, indicando per l’Europa l’opportunità di costruire una propria visione della relazione tra innovazione, etica e sviluppo industriale.
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La robotica sociale ha superato la fase sperimentale e sta entrando nelle industrie, nei corridoi degli ospedali, nelle aule scolastiche, negli hub logistici e nei servizi al pubblico. Come spesso accade nelle grandi transizioni tecnologiche, la vera questione non è se la soluzione funzioni, ma come e dove verrà integrata.
I “robot sociali” o “robot companion” rappresentano una nuova dimensione della nostra vita quotidiana. Fabbriche, hotel, campi, scuole, centri commerciali, aeroporti, ospedali: i social robot ne fanno e faranno sempre più parte integrante, affiancando gli uomini nel loro lavoro, senza sostituirli.
A confermarlo sono report come “Social Robots and Society: Global Pathways to Acceptance”, risultato di un percorso di ricerca internazionale sviluppato negli ultimi anni e recentemente pubblicato dall’UAE Centre for the Fourth Industrial Revolution in collaborazione con la Dubai Future Foundation. Solo nel settore della salute sono state mappate quasi 280 esperienze di utilizzo in 33 Paesi con oltre 50 modelli diversi già impiegati in contesti reali.
La social robotics è una delle espressioni più avanzate della convergenza tra tecnologia e bisogni umani. Oggi disponiamo di sistemi capaci di operare in contesti complessi, di comprendere le persone e di supportarle in ambiti delicati come la sanità, l’educazione e i servizi pubblici. La crescita delle applicazioni a livello globale dimostra che i social robot sono una realtà concreta che contribuisce al benessere, all’inclusione e alla qualità dei servizi, ma può essere anche una leva efficace per spingere la manifattura europea, che può diventare leader in questo campo. Abbiamo già tutto per farlo, dobbiamo solo volere cogliere questa sfida, che è culturale prima che economica.

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