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Incidenti sul lavoro, prevenzione passa da innovazione: Inail e Artes investono 4 milioni

Incidenti sul lavoro, prevenzione passa da innovazione: Inail e Artes investono 4 milioni

Il quotidiano Repubblica che nel 2024 gli infortuni sul lavoro in Italia hanno raggiunto livelli da emergenza sociale, con oltre 592 mila denunce e più di 1.200 morti, concentrati soprattutto nei settori Industria e Servizi. Per rispondere a questa criticità, INAIL e ARTES 4.0 hanno avviato un percorso congiunto di prevenzione basato sull’innovazione tecnologica, presentando a Roma i progetti vincitori del Bando BIT che impiegano robotica, intelligenza artificiale, big data e sensoristica IoT per ridurre cadute e collisioni nei luoghi di lavoro.

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di Fabrizio D'Ascenzo

Nel 2024 in Italia si sono registrate nel complesso 592.882 denunce di infortunio sul lavoro, di cui 1.202 con decessi. Numeri che rappresentano una emergenza sociale: quasi il 90% degli incidenti si concentra nel settore Industria e Servizi, con un quarto dei casi nel comparto manifatturiero e un’incidenza particolarmente alta nelle Costruzioni, Sanità e Trasporti. Le cadute dall’alto e gli incidenti con veicoli in movimento costituiscono alcune delle più rilevanti cause di morte o invalidità grave.

Di fronte a questi dati, INAIL e ARTES 4.0 raccontano oggi l’esperienza di un percorso congiunto per la progettazione della prevenzione attraverso la tecnologia. Nel corso dell’incontro odierno a Roma, promosso dai due enti, sono stati presentati i progetti vincitori del Bando BIT (Bando Innovazione Tecnologica), esempi concreti di come robotica, intelligenza artificiale, big data e sensoristica IoT possano trasformarsi in strumenti di tutela quotidiana per i lavoratori.

Nel dettaglio: VLAB (Timelapse Lab) ha sviluppato un sistema di monitoraggio AI e big data che rileva in tempo reale il mancato utilizzo di imbracature in cantiere, riducendo il rischio di cadute. A.M.E. – Advanced Microwave Engineering ha presentato una piattaforma di proximity safety con sensori IoTcapace di prevenire collisioni uomo-macchina e anomalie nei percorsi dei veicoli. UBIQUICOM e Smart Track hanno illustrato sistemi intelligenti per proteggere i lavoratori negli spazi condivisi da pedoni e mezzi di movimentazione.

“La prevenzione è il terreno su cui si gioca il futuro del lavoro sicuro. I numeri ci dicono che non basta applicare le norme: serve un cambio di passo. Con il Bando BIT abbiamo dimostrato che mettere insieme ricerca, imprese e istituzioni può generare soluzioni concrete, capaci di agire sulle cause principali degli infortuni mortali, come le cadute e le collisioni. L’innovazione non è un concetto astratto: è una cintura di sicurezza invisibile che lavora ogni giorno per salvare vite”, ha dichiarato Paolo Dario, Direttore scientifico di ARTES 4.0.

“La missione dell’Inail è quella di promuovere una cultura della sicurezza che vada oltre il semplice rispetto delle regole, per puntare alla prevenzione come valore sociale condiviso e investimento strategico per le imprese. In questo percorso, la tecnologia può rappresentare un alleato straordinario e sistemi basati su intelligenza artificiale, sensoristica e analisi dei dati possono tradursi in strumenti concreti di tutela capaci di ridurre drasticamente i rischi nei luoghi di lavoro e prevenire gli infortuni. La collaborazione con ARTES 4.0 dimostra che il futuro della sicurezza passa dall’investimento in innovazione - ha sottolineato il Presidente dell’Inail Fabrizio D’Ascenzo. I competence center, come ARTES 4.0, rappresentano un’occasione straordinaria di collaborazione tra Inail, università e imprese: è grazie a questa rete che i progetti del Bando BIT diventano atti concreti di prevenzione - ha aggiunto D’Ascenzo -”.

Con questo incontro, INAIL e ARTES 4.0 "rafforzano una partnership strategica: mettere al centro la prevenzione come priorità nazionale, accelerando la diffusione di tecnologie 4.0 in tutti i settori più a rischio. Una sfida che riguarda non solo le imprese, ma l’intero sistema Paese".


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L’articolo, pubblicato su La Nazione - edizione Pisa Pontedera il 27 gennaio 2026 e firmato da Maddalena Nerini, racconta il lancio della Biblioteca Diffusa di Cascina come progetto di innovazione culturale e digitale promosso dal Comune di Cascina con il contributo del Consiglio Regionale della Toscana. Il servizio descrive la trasformazione della biblioteca in ecosistema digitale aperto, capace di connettere memoria storica, tecnologie abilitanti e partecipazione civica, attraverso contenuti multimediali, archivi digitali e piattaforme di accesso online. Centrale il ruolo di ARTES 4.0 e Alkedo Produzioni nello sviluppo del progetto ARCA, presentato come modello di valorizzazione del patrimonio culturale locale mediante strumenti digitali avanzati.   di Maddalena Nerini La biblioteca di Cascina non è più solo un luogo da visitare, ma un’esperienza da vivere. Con la «Biblioteca Diffusa» le storie escono dagli scaffali e valicano i propri confini, dando vita a un luogo digitale aperto e accessibile a tutti, in qualsiasi momento. La Biblioteca di Cascina diventa «diffusa» aprendo una porta virtuale che consente a tutti di entrare in contatto con il territorio di Cascina e con le sue realtà attraverso libri, fotografie, video ed estratti musicali. Lo fa attraverso la possibilità di sfogliare alcuni libri (presenti nella sezione di storia locale della Biblioteca stessa) ma anche di ascoltare interviste a personaggi attivi nel territorio e, soprattutto, di poter vedere ed ascoltare materiale video, audio e fotografico che racconta la storia delle Associazioni. «Questo è un progetto che ci consente di comunicare la nostra storia locale anche al di fuori di questo spazio, che per noi è il simbolo della vita culturale cittadina» dichiara l’assessora alla cultura del comune di Cascina, Bice Del Giudice: «una storia che estraiamo non soltanto dai libri che popolano la biblioteca, ma anche dal corredo di conoscenza e competenza delle associazioni culturali e dai cittadini stessi, testimoni di questa storia». «Il concetto di “Biblioteca” viene così ripensato come contenitore aperto e diffuso del patrimonio culturale locale» dice Sergio Piane, Alkedo Produzioni «spazio fisico e digitale, partecipato dai cittadini, dove le esperienze culturali, passate e presenti, vengono raccolte e rese disponibili a tutti, contribuendo a costruire una comunità più consapevole, inclusiva e connessa. La base di partenza che trasforma la biblioteca in un centro di cultura diffuso grazie alle nuove tecnologie abilitanti». «Si tratta di un’opportunità preziosa di valorizzazione della storia cittadina e del patrimonio custodito nella nostra biblioteca, che guarda sia a Cascina sia all’esterno» così il sindaco Michelangelo Betti «negli ultimi dieci anni un terzo dei residenti di Cascina è cambiato, e strumenti come questo sono un grande aiuto per chi ha bisogno di orientarsi in una nuova realtà e un’occasione per portare la nostra storia fuori dei luoghi in cui essa è istituzionalmente custodita». Il tutto collegandosi al sito www.bibliotecadiffusacascina.it realizzato da Alkedo Produzioni e Artes 4.0 per il Comune di Cascina nell’ambito del «Progetto Arca con il contributo del Consiglio Regionale della Toscana, ai sensi della L.R. n. 4/2024». Un ponte tra memoria, storia e innovazione, che rende la biblioteca in un luogo vivo, dinamico e accessibile a tutti. Progetto ARCA
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Musai spazzino del mare. Individua reti e plastica
Musai spazzino del mare. Individua reti e plastica

La Nazione racconta la nascita di Musai, un robot subacqueo sviluppato da Cubit Innovation Labs insieme al Centro di Competenza ARTES 4.0, Unipi e all’azienda 3Logic, che è in grado di osservare, riconoscere e analizzare autonomamente ciò che si trova sui fondali marini, individuando rifiuti, reti abbandonate, oggetti e anomalie invisibili all’occhio umano.

---   di Mario Alberto Ferrari C’è un nuovo occhio che monitora il mare, e lo fa da dove nessuno guarda mai: dal fondo. Non è un sub, né un sottomarino, ma un robot. Si chiama Musai ed è la nuova creazione made in Cascina - sviluppato da Cubit Innovation Labs insieme al Centro di Competenza ARTES 4.0, Unipi e all’azienda 3Logic - che nasce per un compito che sembra semplice ma non lo è affatto: vedere quello che l’uomo non vede e farlo da solo. Rifiuti sepolti nella sabbia, reti fantasma che uccidono la fauna, oggetti metallici, anomalie del fondale, tracce che possono sfuggire perfino agli esperti. Lui le trova, le riconosce, le classifica. Il progetto, finanziato dal Pnrr, ha superato in queste settimane tutte le fasi di collaudo: prima in vasca, poi i test in mare aperto e infine le immersioni in profondità. Musai ha operato in condizioni reali, tra correnti, torbidità e scarsa luminosità, confermando la stabilità del sistema. La novità non è solo nella qualità delle immagini, ma nella capacità del robot di analizzarle da solo. Sott’acqua la trasmissione dei dati è lenta e spesso inaffidabile e Musai è stato progettato proprio per aggirare questo limite, elaborando direttamente sul posto ciò che registra. Caratteristica che lo rende un potenziale protagonista per il monitoraggio marino del futuro.
Ma quali saranno le applicazioni del robot? Musai potrà essere impiegato per individuare rifiuti pericolosi depositati sul fondale, localizzare le reti da pesca abbandonate che spesso intrappolano pesci e tartarughe, verificare lo stato di porti, banchine, condotte e cavi sottomarini dopo mareggiate o incidenti. Il sistema potrà inoltre fornire dati agli studiosi che monitorano ecosistemi delicati e supportare le attività nelle aree marine protette, segnalando eventuali intrusioni, movimenti anomali o la presenza di specie in difficoltà. Il robot non ha bisogno di un team di controller che lo guida passo passo. Può essere montato su diversi mezzi subacquei, inviato in acqua e lasciato lavorare. È modulare, compatto, scalabile: significa che può adattarsi, cambiare compiti, ampliare le sue "competenze visive" a seconda di nuove esigenze nascono. In un momento storico in cui negli oceani finiscono ogni anno tonnellate di plastica e in cui le infrastrutture sottomarine sono sempre più cruciali, Musai è un’avanguardia per la tutela degli ecosistemi marini.
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Robotica, ricerca e futuro sostenibile: anche ARTES 4.0 alla XIV edizione della Settimana Cina-Italia
Robotica, ricerca e futuro sostenibile: anche ARTES 4.0 alla XIV edizione della Settimana Cina-Italia
La XIV edizione della Settimana Cina-Italia della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione, tenutasi a Pechino nel prestigioso Zhongguancun Exhibition Center, ha posto al centro il tema “Dare slancio all’innovazione, costruire insieme un futuro sostenibile”. Si conferma così come una delle principali iniziative di sistema dedicate alla cooperazione scientifica e tecnologica tra i due Paesi, nonché un appuntamento strategico per il rafforzamento delle relazioni bilaterali. Questa nuova tappa del percorso di collaborazione che punta a generare risultati di valore attraverso il coinvolgimento di enti di ricerca, università e imprese ha visto la partecipazione di Antonio Frisoli, Presidente del Centro di Competenza ARTES 4.0 e Professore presso l’Istituto di Intelligenza Meccanica della Scuola Superiore Sant’Anna, intervenuto con una relazione su “Nuove applicazioni robotiche e innovazione per l'industria: un esempio di cooperazione sino-italiana nel settore ferroviario”, e del Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna. In Italia, la manifestazione è promossa dal Ministero dell’Università e della Ricerca, coordinata dalla Fondazione IDIS – Città della Scienza di Napoli in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche. In Cina, il programma è sostenuto dal Ministero della Scienza e della Tecnologia e organizzato dalla Beijing Municipal Science & Technology Commission e dalla Administrative Commission of Zhongguancun Science Park, insieme al Zhejiang Provincial Department of Science and Technology. Settimana-Cina-Italia-2025 Il quotidiano Milano Finanza, nell'edizione del 28 novembre 2025, ha pubblicato un approfondimento che riportiamo qui di seguito Si è svolta di recente a Beijing e Hangzhou la XIV edizione della Settimana dell'Innovazione Cina-Italia, una piattaforma istituzionale fondamentale per lo scambio scientifico-tecnologico che ha promosso una collaborazione più profonda tra enti di ricerca, università e imprese, raggiungendo risultati concreti attraverso consultazioni e condivisione dei benefici. Il ministro della Scienza e Tecnologia cinese, Yin Hejun, ha sottolineato che gli scambi culturali sino-italiani hanno creato una solida base per la cooperazione scientifica e tecnologica. Negli ultimi anni, i frequenti scambi di alto livello hanno approfondito la partnership strategica globale tra i due Paesi. In occasione del 55º anniversario delle relazioni diplomatiche, i dipartimenti scientifico-tecnologici hanno realizzato le intese dei leader, rafforzando il dialogo attraverso meccanismi quali il Comitato intergovernativo Cina-Italia.

La forza trainante della partnership strategica

La ministra dell'Università e Ricerca italiana, Anna Maria Bernini, ha evidenziato come la collaborazione in scienza, tecnologia e innovazione rappresenti una forza trainante della partnership strategica. Secondo Bernini, Cina e Italia dovrebbero valorizzare i rispettivi vantaggi, rafforzare dialogo, comunicazione e condivisione di esperienze per affrontare sfide globali quali il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare, la transizione energetica e la salute globale. Ha ribadito il ruolo cruciale dell'innovazione tecnologica per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite 2030, auspicando una cooperazione rafforzata in settori di comune interesse quali la lotta al cambiamento climatico, la protezione della biodiversità, le scienze marine e polari, la produzione avanzata e lo studio del patrimonio culturale.
"Come accennato dai ministri, entrambe le parti hanno espresso una forte volontà di rafforzare la cooperazione, individuando aree prioritarie quali contrasto al cambiamento climatico, scienze della vita e robotica", ha affermato Francesco Svelto, vicepresidente del CNR. "Attraverso la definizione congiunta dei temi, facendo leva sull'esperienza maturata e promuovendo scambio di talenti, si accelererà l'integrazione profonda generando risultati ben oltre quelli attuali".

Accordi in settori all'avanguardia

Alla cerimonia di apertura dell'evento, enti cinesi e italiani hanno firmato 14 accordi che hanno riguardato settori all'avanguardia quali la ricerca polare, i materiali sostenibili e le scienze della vita. Diversi istituti affiliati al CNR hanno siglato accordi con il Centro cinese per la ricerca polare, l'Università di Ingegneria Chimica di Beijing e altre istituzioni, per promuovere piattaforme di ricerca congiunte e favorire una più profonda integrazione nell'innovazione scientifica e tecnologica. Particolare attenzione merita il "Centro di Ricerca e Innovazione Cina-Italia per la Robotica (Beijing)", nato dalla collaborazione tra Zhongguancun Dongsheng Science Park e il Centro di Competenza Nazionale italiano sulla Robotica. Questo centro, diventato punto saliente dell'evento, si concentrerà sulla "salute globale" creando una piattaforma che integri lo sviluppo tecnologico, il trasferimento dei risultati e le applicazioni industriali. Paolo Dario, Chief Scientist del Centro di Competenza Nazionale italiano sulla Robotica, ha sottolineato che le istituzioni di ricerca di entrambi i Paesi possiedono competenze di alto livello nella robotica e che la collaborazione si basa su complementarità dei vantaggi e lavoro sinergico per affrontare le sfide comuni. "La creazione congiunta di questo centro rappresenta una sfida completamente nuova, che va oltre i comuni accordi di cooperazione accademica. Ci impone di riunire le forze di enti di ricerca, imprese e utenti finali per sviluppare prodotti concretamente applicabili, quali dispositivi biomedici per chirurgia, riabilitazione e assistenza personale. Questa collaborazione non solo integra risorse scientifiche, ma pone anche grande attenzione alla connessione tra settori industriali dei due Paesi. Abbiamo piena fiducia nel raggiungimento del successo".

Lo sviluppo del settore sanitario cinese

Rocco Bellantone, presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, ha dichiarato che l'ISS vanta una solida esperienza nell'analisi della popolazione anziana e negli interventi sanitari, convinto di poter contribuire allo sviluppo del settore sanitario geriatrico cinese. Ha auspicato di apprendere dai progressi tecnologici cinesi in medicina personalizzata e dispositivi indossabili, per promuovere un sistema di servizi che integri il monitoraggio sanitario domestico con il collegamento in tempo reale alle strutture ospedaliere. Nei prossimi mesi, ricercatori cinesi si recheranno in Italia per partecipare a esperimenti congiunti, mentre esperti italiani verranno in Cina per attività di scambio. Il 20 novembre, nell'ambito della Settimana dell'Innovazione, si è svolto a Sanya l'evento "Il porto franco di Hainan incontra il Mediterraneo: l'innovazione scientifica naviga verso il futuro". Si tratta della prima volta che Hainan ospita attività correlate alla Settimana dell'Innovazione Cina-Italia, con l'obiettivo di promuovere l'integrazione profonda delle risorse innovative cinesi e italiane nel contesto del porto franco, sfruttandone i vantaggi politici e ampliando gli spazi per la cooperazione tecnologica. La Scuola di Scienza e Tecnologia Elettronica dell'Università di Hainan e il Laboratorio PRISMA dell'Università degli Studi Federico II di Napoli hanno firmato un accordo di collaborazione tecnologica. Le parti avvieranno progetti di ricerca congiunta, scambi di personale e trasferimento dei risultati in ingegneria elettrica e tecnologie dell'informazione, con focus su automazione e intelligenza artificiale. Inoltre, sono stati presentati i risultati delle spedizioni scientifiche congiunte sui cetacei in acque profonde e mare aperto, testimonianza della collaborazione sino-italiana nella ricerca sull'ecosistema marino.

La robotica marina

Hainan vanta il sistema di ricerca oceanica in acque profonde più completo della Cina e politiche di porto franco altamente aperte, mostrando vantaggi in attrezzature per le acque profonde e le relative applicazioni. L'Italia detiene una leadership tecnologica in robotica marina, sensori e materiali avanzati. La collaborazione basata su Hainan integrerà i rispettivi vantaggi ed espanderà la cooperazione lungo l'intera catena, dalla ricerca e sviluppo allo scambio di talenti fino ai test in ambiente marino reale. Con l’entrata in vigore ufficiale della riforma del porto di libero scambio di Hainan, il livello di apertura sarà ulteriormente potenziato, creando maggiori opportunità per una cooperazione più profonda in tecnologia marina, transizione ecologica e intelligenza artificiale.
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Il Competence Center ARTES 4.0 sbarca a Olbia
Il Competence Center ARTES 4.0 sbarca a Olbia

L’articolo pubblicato da Viviana Luisa Montaldo sullUnione Sarda racconta il ruolo sempre più centrale di Olbia nello sviluppo dell’innovazione tecnologica e della robotica in Sardegna, grazie all’arrivo del Centro di Competenza ARTES 4.0 nella Piattaforma Tecnologica Europea del Cipnes Gallura. Durante il workshop dedicato agli hub sperimentali per nautica, turismo e sanità, il Direttore Scientifico, Prof. Paolo Dario, ha rilanciato l’apertura di un laboratorio di robotica focalizzato inizialmente sul settore nautico. L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di sviluppo territoriale che coinvolge università, istituzioni e imprese, con l’obiettivo di rafforzare il trasferimento tecnologico, sostenere le PMI e creare nuove opportunità occupazionali qualificate. L’articolo evidenzia inoltre il sostegno di Regione, Comune di Olbia e Università di Sassari alla nascita del Dipartimento dell’Innovazione e alla creazione di un ecosistema capace di attrarre talenti, favorire la formazione avanzata e rendere la Gallura un polo strategico per l’innovazione applicata. Di seguito l'articolo:

Il Competence Center ARTES 4.0 sbarca a Olbia

Olbia al centro dell’innovazione tecnologica e della robotica per la Sardegna, il Competence Center ARTES 4.0 (Advanced Robotics and enabling TEchnologies & Systems 4.0), punto di riferimento nazionale, selezionato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per lo sviluppo e il trasferimento tecnologico nel campo della robotica avanzata, meccatronica e delle tecnologie digitali, è, infatti, pronto a sbarcare nella PTE del Cipnes Gallura.
Ad annunciarlo - nel corso del workshop “L’innovazione per lo sviluppo territoriale. Gli hub sperimentali per i cluster della nautica, del turismo e della sanità in Sardegna”  - il professore Paolo Dario, direttore scientifico di ARTES,  docente emerito della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e tra i pionieri della Biorobotica in Italia. La road map di avvicinamento, prevede l’iniziale apertura, entro Gennaio 2026, di un laboratorio di robotica che realizza soluzioni innovative per la nautica.  Durante il convegno, promosso dal Macro Nodo ARTES 4.0 dell’Università degli Studi di Sassari e dal Competence Center ARTES 4.0 (con il supporto del Comune di Olbia e UniOlbia), il focus si è concentrato sul percorso di crescita e consolidamento del sistema territoriale dell’innovazione che vede UniOlbia, UniSS, Regione Autonoma della Sardegna e Comune di Olbia impegnati nella creazione di nuove sinergie tra ricerca, impresa e pubblica amministrazione finalizzate nel nascente Dipartimento dell’Innovazione, con sede nella Piattaforma Tecnologica Europea del Cipnes Gallura.
A coordinare e moderare l’incontro il professore Antonio Usai, delegato ai progetti strategici di Ateneo e coordinatore del Macro Nodo ARTES 4.0  che ha sottolineato i meriti dell’Università di Sassari e del Rettore Gavino Mariotti nel favorire la nascita del nuovo Dipartimento e, ora, di un laboratorio di robotica che opererà in tre ambiti strategici, nautica, turismo e sanità. “Un passo importante che conferma il ruolo centrale di Olbia nello sviluppo tecnologico e nella promozione dell’innovazione – ha, poi, ribadito il Sindaco Settimo Nizzi  - Alla politica l’impegno nel portare avanti le infrastrutture che garantiscano il raggiungimento degli obiettivi”.
Dal canto suo, il Rettore Gavino Mariotti ha rivendicato il sostegno alle attività di questo territorio partecipando alla crescita dell’offerta formativa e dell’innovazione in Gallura e annunciando l’intenzione di UniSS, forte del progetto di telemedicina più importante della Sardegna, di portare la telechirurgia al Giovanni Paolo II. Dipartimento dell’Innovazione e Piattaforma per il trasferimento tecnologico è un polo strategico che sta a cuore alla Regione; la conferma è del vice presidente Giuseppe Meloni che, evidenziando la forte vocazione e dinamicità del territorio, ha garantito gli stanziamenti per il completamento della struttura. A spiegare ed approfondire la missione di ARTES 4.0, ovvero trasferire conoscenze, competenze e tecnologie dal mondo della ricerca a quello industriale, in particolare alle PMI, lo stesso direttore scientifico Paolo Dario. “L’idea è chiara ed ambiziosa ovvero diventare un punto di riferimento per le imprese e l’amministrazione che vogliono innovare  – sostiene –. I giovani, oggi, sono molto esigenti e si aspettano non solo di avere servizi e un ambiente stimolante, soprattutto occasioni lavorative importanti.  Ed è questa la sfida, trattenere e far crescere i giovani, creare ed attirare talenti.” Cluster principali, dove sarà sviluppata la piattaforma fisica sperimentale per la robotica e l’innovazione, saranno sanità - con l’approccio olistico One Health programmato da Cipnes e Asl Gallura -  turismo e nautica .”Tra i settori  fondamentali della realtà locale c’è sicuramente il turismo; pensiamo solamente ai superyacht, ormai delle residenze galleggianti, che hanno una filiera lunghissima e necessitano di tutta una serie di competenze applicabili a tutti gli ambiti, dal design alla sicurezza, dai mobili all’ospitalità fino al training degli equipaggi - osserva lo scienziato, e avverte  - Occorre puntare tutto sulle risorse umane. Vent’anni fa lanciai un’iniziativa in un piccolo comune, ma dinamico e ricco, che purtroppo non andò bene perché in quel paese non si laureava nessuno. Questo per ribadire che l’innovazione la fanno gli innovatori e la formazione degli innovatori è determinante. Questo è un compito delle università e anche delle imprese. Devono produrre persone propense al rischio dell’innovazione”.
La giornata si è poi concentrata su tavole rotonde e interviste, curate dal professore Francesco Morandi, a istituzioni e mondo accademico, con gli interventi di Francesca Tonini, direttrice esecutiva Competence Center ARTES 4.0, Elisabetta Neroni, direttrice Centro Regionale di Programmazione del Ras, Raffaele Spallone, dirigente del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Aldo Carta, direttore generale del Cipnes Gallura, Stefano Visconti e Pietro Esposito, presidente e segretario Generale della Camera di Commercio di Sassari. Si è discusso delle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dalla robotica applicate ai settori strategici per la Sardegna e di come favorire la nascita di hub sperimentali. Al termine i best case, tecnologie e soluzioni innovative, presentati da ARTES 4.0 alle imprese.
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Forbes Innovation Summit: l’Italia digitale entra nella sua età adulta
Forbes Innovation Summit: l’Italia digitale entra nella sua età adulta
di Lucrezia Van Stegeren* In un’Italia che fino a pochi anni fa arrancava nelle classifiche europee della digitalizzazione, oggi si respira un’aria diversa. Il Paese non è più spettatore dell’innovazione, ma protagonista di una trasformazione che coinvolge imprese, istituzioni e cittadini. Il Forbes Innovation Summit 2025, tenutosi a Roma, ha restituito un’immagine concreta di questo cambiamento: un sistema che, dopo anni di frammentazione, inizia a muoversi in modo coordinato e consapevole. Fin dall’apertura dei lavori, con gli interventi di Riccardo Corbucci, Presidente della Commissione Innovazione tecnologica di Roma Capitale, e Salvatore Deidda, Presidente della IX Commissione Trasporti, Poste e TLC, è emerso un messaggio chiaro: la digitalizzazione non è più solo una priorità tecnologica, ma un progetto di fiducia nazionale. Fiducia nelle istituzioni, nelle infrastrutture, ma anche nelle competenze che renderanno possibile un’Italia più competitiva e sostenibile.

L’intelligenza artificiale come leva di accelerazione

Subito dopo i saluti istituzionali, Giuseppe Perrone, Partner ed AI & Data Italy Leader di EY, ha offerto una fotografia lucida dello stato dell’intelligenza artificiale in Italia, presentando i dati dell’EY Italy AI Barometer. La ricerca mostra come l’AI stia diventando una leva strategica per la crescita: sempre più imprese italiane la integrano nei processi di produzione, nei servizi finanziari e perfino nella pubblica amministrazione. Ma il passaggio chiave, ha sottolineato Perrone, è trasformare la sperimentazione in valore concreto — un’AI governata, trasparente e spiegabile, capace di generare fiducia e non soltanto efficienza. Un messaggio che ha anticipato il filo conduttore dell’intera giornata: il futuro digitale dell’Italia dipende non solo dalle tecnologie che adotta, ma da come le rende accessibili, sostenibili e comprensibili. Forbes Innovation Summit

Dati, cultura e infrastrutture: il nuovo DNA delle imprese italiane

Il primo grande momento di confronto, “Il Futuro Digitale delle Imprese”, ha visto protagonisti Stefano Ricca (Ricca IT), Alessandro Di Felice (OVHcloud), Alessio Castelli (CBI S.c.p.a. – Società Benefit) e Francesca Tonini (Artes 4.0). Quattro voci diverse, accomunate da una visione comune: la trasformazione digitale non è solo un’evoluzione tecnologica, ma un processo culturale che ridefinisce il modo stesso di fare impresa. Dal cloud alla cybersecurity, dai servizi finanziari digitali alla ricerca industriale, tutti i partecipanti hanno sottolineato come la competitività del tessuto produttivo italiano passi oggi da tre elementi chiave: la gestione intelligente del dato, la sicurezza delle infrastrutture digitali e la capacità di trasformare l’innovazione in valore reale. Ricca ha evidenziato l’urgenza di un approccio più strutturato alla protezione del dato, un tema che attraversa settori critici come la sanità o i trasporti. Di Felice ha richiamato l’importanza di scelte infrastrutturali consapevoli, capaci di bilanciare performance, sovranità e sostenibilità. Castelli ha ribadito il ruolo dell’interoperabilità e dei servizi finanziari digitali come abilitatori della crescita, mentre Tonini ha posto l’accento sul capitale umano e sulla necessità di colmare il divario di competenze che ancora separa molte PMI dall’innovazione pienamente integrata. Dalla discussione è emerso un messaggio netto: l’Italia delle imprese ha imboccato la strada giusta, ma la vera rivoluzione non sarà tecnologica — sarà culturale.

Pubblica Amministrazione: da freno a motore dell’innovazione

La seconda parte del Summit ha messo al centro la Pubblica Amministrazione, con un panel che ha riunito Massimiliano De Carolis (CEO di Sirti Digital Solutions), Carla Nisio (Head of Cloud4TIM & IT – TIM Enterprise), Sergio Gianotti (Head of Public Sector, AWS Italia) e Francesco Paolo Russo (Founder e CEO di To Be Srl). Negli ultimi anni la PA italiana ha avviato un processo di modernizzazione che, grazie agli investimenti del PNRR, sta cominciando a mostrare risultati tangibili: piattaforme digitali più integrate, progetti di cloud nazionale e una crescente attenzione alla sicurezza informatica. Ma la trasformazione, come emerso dal confronto, non può fermarsi alla tecnologia. I relatori hanno concordato su un punto: per rendere la digitalizzazione davvero strutturale serve una visione sistemica. Ciò significa costruire infrastrutture stabili, migliorare la capacità di gestione dei dati, semplificare le procedure burocratiche e investire in competenze. È una sfida che riguarda tanto i vertici amministrativi quanto i territori, e che può trasformare la PA da apparato rigido a ecosistema abilitante.  

L’Italia digitale del 2030: da obiettivo a realtà possibile

La giornata si è chiusa con la visione di Mario Nobile, Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale, che ha delineato l’orizzonte del Paese verso il 2030. L’obiettivo non è più solo digitalizzare i servizi, ma costruire un modello di Italia digitale, inclusiva e sostenibile, capace di attrarre talenti, semplificare la vita quotidiana dei cittadini e garantire trasparenza nelle relazioni tra pubblico e privato. Oggi l’Italia non è più il fanalino di coda dell’Europa. I progressi compiuti — in infrastrutture, investimenti e consapevolezza collettiva — mostrano che il ritardo storico può essere colmato. Ma la partita non è chiusa: la sfida sarà consolidare i risultati e trasformarli in una cultura permanente del digitale, fatta di competenze diffuse, governance chiara e fiducia reciproca.   *articolo pubblicato su Forbes.it
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Cantieri, nuove tecnologie per prevenire gli incidenti
Cantieri, nuove tecnologie per prevenire gli incidenti

L’articolo pubblicato sul Sole 24 Ore racconta l'impatto della collaborazione tra Inail e ARTES 4.0, concretizzata nel Bando BIT, nel miglioramento della salute e della sicurezza sul lavoro attraverso tecnologie innovative che utilizzano robotica, intelligenza artificiale, big data e sensoristica IoT

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di Cristina Casadei

Robotica, intelligenza artificiale, big data e sensoristica IoT sono tra le tecnologie più efficaci per prevenire gli incidenti sul lavoro, soprattutto nei cantieri dove si concentra una parte consistente degli eventi più gravi. Inail e Artes 4.0 hanno presentato a Roma i tre progetti che hanno vinto il Bando Bit (Bando Innovazione Tecnologica). A dispetto dei titoli difficili da decifrare promettono semplicemente di prevenire quella parte degli incidenti più frequenti nei cantieri e cioè le cadute dall’alto e gli scontri con i mezzi di movimentazione che sono due delle più rilevanti cause di morte o invalidità grave.

Così VLAB (Timelapse Lab) ha sviluppato un sistema di monitoraggio AI e big data che rileva in tempo reale il mancato utilizzo di imbracature in cantiere, riducendo il rischio di cadute, A.M.E. – Advanced Microwave Engineering ha ideato una piattaforma di proximity safety con sensori IoT per prevenire collisioni uomo-macchina e anomalie nei percorsi dei veicoli, mentre UBIQUICOM e Smart Track hanno creato sistemi intelligenti per proteggere i lavoratori negli spazi condivisi da pedoni e mezzi di movimentazione. Tre storie diverse con il comune obiettivo di prevenire gli incidenti, un tema sempre molto critico, come dimostrano i numeri stessi ricordati ieri. Nel 2024 in Italia si sono registrate nel complesso 592.882 denunce di infortunio sul lavoro, di cui 1.202 con decessi. Quasi il 90% degli incidenti si concentra nel settore Industria e Servizi, con un quarto dei casi nel comparto manifatturiero e un’incidenza particolarmente alta nelle Costruzioni, sanità e trasporti.

“La missione dell’Inail è quella di promuovere una cultura della sicurezza che vada oltre il semplice rispetto delle regole, per puntare alla prevenzione come valore sociale condiviso e investimento strategico per le imprese – spiega il presidente dell’Istituto Fabrizio D’Ascenzo –. In questo percorso, la tecnologia può rappresentare un alleato straordinario e sistemi basati su intelligenza artificiale, sensoristica e analisi dei dati possono tradursi in strumenti concreti di tutela capaci di ridurre drasticamente i rischi nei luoghi di lavoro e prevenire gli infortuni. La collaborazione con Artes 4.0 dimostra che il futuro della sicurezza passa dall’investimento in innovazione”.

A questo si aggiunge che “Artes 4.0 e lo sviluppo di progetti concreti basati sull’uso di tecnologie avanzate ha l’obiettivo di creare un circolo virtuoso di sinergia tra ricerca e imprese e per i lavoratori”. “La prevenzione è il terreno su cui si gioca il futuro del lavoro sicuro – dichiara Paolo Dario, direttore scientifico di Artes 4.0 –. I numeri ci dicono che non basta applicare le norme: serve un cambio di passo. Con il Bando Bit abbiamo dimostrato che mettere insieme ricerca, imprese e istituzioni può generare soluzioni concrete, capaci di agire sulle cause principali degli infortuni mortali, come le cadute e le collisioni. L’innovazione non è un concetto astratto: è una cintura di sicurezza invisibile che lavora ogni giorno per salvare vite”.

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Tecnologia, formazione e persone al centro della moda che innova
Tecnologia, formazione e persone al centro della moda che innova

A SAMAB, la tavola rotonda “Formazione tessile e abbigliamento. Carriere che parlano al futuro” ha acceso i riflettori sulla sfida chiave del settore: formare figure tecniche ibride in grado di dialogare con processi produttivi, innovazione digitale e sostenibilità in un’industria in evoluzione accelerata.

Da questi presupposti Francesca Tuzzeo firma sul numero di settembre 2025 della rivista Techno Fashion un approfondimento sul cambiamento strutturale che sta ridisegnando il settore moda e sulle nuove sfide che ne derivano per i profili tecnici del comparto. Tra gli speaker alla tavola rotonda - moderata da Alessandro Garnero, Direttore Editoriale Divisione Manufacturing del Gruppo Tecniche Nuove - c'è stata anche Francesca Tonini, Direttrice Esecutiva di ARTES 4.0 insieme a Chiara Dussini, Presidente di ANTIA Tecnici Sistema Moda; Ettore Pellegrini, Presidente Industrial Members IACDE Italia; Matteo Secoli, Presidente di Piattaforma Sistema Formativo Moda; Roberto Peverelli, Ambassador di rete tam tessile abbigliamento e moda.

Nel suo intervento, la Direttrice Esecutiva di ARTES 4.0 ha ripercorso la missione dei Competence Center - nati per accompagnare imprese e pubblica amministrazione nella transizione digitale e rafforzati dal PNRR - sottolineandone la funzione di ponte tra ricerca, industria e competenze. E ha aggiunto: "Il mio consiglio per i giovani che si stanno formando è quello di puntare sulla multidisciplinarietà e sviluppare competenze trasversali, aprirsi a tutto ciò che riguarda l'innovazione, abbracciare le sfide (tecnologiche e non) con coraggio e curiosità".

Per colmare il divario di competenze ARTES 4.0 organizza corsi di formazione su IoT, AI ed economia circolare, trasformando la domanda delle aziende in programmi di formazione mirati e immediatamente spendibili. samab 2025
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Pronta la pelle artificiale: sente come quella umana
Pronta la pelle artificiale: sente come quella umana

Dalla collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e l’Università Federale di Uberlândia in Brasile nasce una pelle artificiale capace di percepire il tocco, localizzarlo e misurarne l’intensità grazie a sensori innovativi e algoritmi di intelligenza artificiale ispirati al sistema nervoso umano. Lo studio, pubblicato su Nature Machine Intelligence, apre nuove prospettive per protesi bioniche, robot collaborativi e dispositivi indossabili intelligenti. La ricerca si inserisce nel percorso di sviluppo già avviato nel 2022, quando - anche grazie al contributo di ARTES 4.0 - era stata creata la prima pelle artificiale con sensori tattili capaci di rilevare e localizzare la forza di contatto, a conferma il ruolo del Centro di Competenza nella valorizzazione e nel trasferimento di tecnologie ad alto impatto per l’industria.

Di seguito l'articolo pubblicato dalla edizione online della Gazzetta di Parma il 4 agosto 2025. pelle artificiale È in grado di 'sentire' come quella umana, localizzando con precisione il tocco e calcolando l'intensità dello stimolo, la nuova pelle artificiale nata dalla collaborazione tra la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e l'Università Federale di Uberlândia in Brasile. Come riporta lo studio pubblicato sulla rivista Nature Machine Intelligence, la pelle integra sensori innovativi e algoritmi di Intelligenza Artificiale che si ispirano al sistema nervoso umano, in modo da avvicinarsi il più possibile al nostro senso del tatto. Il risultato apre nuove prospettive per molte applicazioni: da dispositivi indossabili intelligenti a protesi in grado di restituire informazioni tattili, fino a robot capaci di percepire e interagire con l’ambiente circostante. La ricerca si inserisce nel solco tracciato da alcuni studi recenti, come quello pubblicato lo scorso giugno sulla rivista Science Robotics: in quel caso, ricercatori guidati dall’Università britannica di Cambridge sono riusciti a mettere a punto una pelle elettronica capace di percepire il tocco delle dita, i danni inferti da un taglio e il contatto con superfici fredde o calde. L’obiettivo era analogo: dare ai robot un senso del tatto molto simile a quello umano. Risale invece a maggio 2022 una prima pelle artificiale nata sempre nella Scuola Sant'Anna, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Tecnologia, le Università Sapienza di Roma e Cà Foscari di Venezia, il Campus Bio-Medico di Roma e il Centro di Competenza Artes 4.0: la pelle, come riportato su Nature Machine Intelligence, era dotata di sensori tattili capaci di localizzare e rilevare l’intensità della forza di contatto. «La percezione del tatto è una funzione essenziale per gli esseri umani», commenta Calogero Oddo dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Sant'Anna, che ha coordinato i ricercatori: «Permette di riconoscere e localizzare stimoli fisici, di esplorare l’ambiente e di interagire in modo sicuro con il mondo esterno. Riprodurre artificialmente questo senso complesso - aggiunge Oddo - è una delle sfide principali nella progettazione di robot collaborativi e di protesi bioniche». Gli autori dello studio sono riusciti a riprodurre non solo la sensibilità della pelle umana, ma anche il modo con il quale il cervello interpreta e localizza gli stimoli del tatto. Il cuore della tecnologia sono i sensori in fibra ottica, capaci di rilevare in tempo reale pressioni e sfioramenti, ma a rendere questa pelle 'intelligentè è una rete di neuroni artificiali progettata per imitare i meccanismi del sistema nervoso umano. «Questo approccio - commenta Mariangela Filosa del Sant'Anna, co-autrice dello studio - consente alla pelle artificiale di identificare il punto di contatto e decodificare l’intensità dello stimolo». «L'interazione tra persone e macchine è diventata un elemento chiave in molti settori della robotica», dice ancora Oddo: «La possibilità di dotare i robot di un senso del tatto artificiale ispirato a quello umano fa sì che questa interazione avvenga in maniera sicura, intuitiva ed efficace, mitigando il rischio di infortuni per gli operatori».
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Una scossa innovativa per le imprese siciliane
Una scossa innovativa per le imprese siciliane

Il Quotidiano di Sicilia racconta l’avvio della collaborazione operativa tra ARTES 4.0 e l’Università di Palermo finalizzata a creare in Sicilia una piattaforma dell’innovazione per sostenere la trasformazione digitale e tecnologica delle imprese, con focus su robotica avanzata, intelligenza artificiale e tecnologie digitali applicate ai processi produttivi.

Il progetto prevede l’apertura di una nuova sede di ARTES 4.0 nel Campus universitario di viale delle Scienze, in stretto collegamento con il Centro per il Trasferimento Tecnologico, e l’attivazione di uno sportello one stop shop per supportare le aziende nello sviluppo di progetti, nell’accesso a competenze scientifiche e nell’adozione di soluzioni innovative.

L’obiettivo strategico, condiviso da Istituzioni, Università e Ministero, è mettere in rete le eccellenze locali, valorizzare la ricerca siciliana e favorire la nascita di un ecosistema di micro imprese innovative orientate ai mercati globali, in settori come economia del mare, sanità e produzioni ad alto contenuto tecnologico, contribuendo così alla competitività e allo sviluppo sostenibile del territorio.

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di Antonio Schembri

Creare una piattaforma dell’innovazione che diventi leva per lo sviluppo economico e sociale della Sicilia, attraverso gli studi e le applicazioni in ambito della robotica, l’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali a servizio delle imprese. È la missione annunciata da Artes 4.0, centro di competenza nazionale con sede centrale in Toscana, Pontedera, e specializzato in tecnologie avanzate per l’avanzamento sia della rivoluzione industriale detta quarta rivoluzione industriale - detta Industria 4.0 in quanto riferita all’integrazione di tecnologie digitali nei processi produttivi -, sia per quello del nuovo paradigma che integra l’automazione avanzata e la collaborazione uomo-macchina per creare un ambiente di lavoro innovativo, efficiente e sostenibile che prende il nome di Industria 5.0.

In Sicilia questo centro per la transizione tecnologica aveva già in effetti stabilito nel 2019 la sua sede presso quella del Cnr, nel capoluogo siciliano, da dove aveva avviato un’importante collaborazione con la Fondazione Ri.Med: uno snodo strategico per connettere ricerca e impresa nel territorio con l’obiettivo di accompagnare le imprese isolane nel percorso di trasformazione digitale sostenibile e inclusiva. Adesso, con il recente stanziamento da parte del Governo regionale di 283 milioni di euro a sostegno della trasformazione digitale delle imprese, il nuovo passo è l’avvio di una collaborazione operativa tra Artes 4.0 e l’Università di Palermo, recentemente divenuto socio ordinario del Centro di Competenza. Dunque, una nuova sede all’interno del Campus universitario di viale delle Scienze, a stretto contatto con il neonato centro per il Trasferimento Tecnologico.

L’iniziativa è stata presentata ieri mattina nella sala Magna di Palazzo Steri, nel corso di un meeting tra la governance, sia a livello siciliano che nazionale, che ha posto l’accento su un passo da considerarsi altamente strategico per la diffusione della trasformazione digitale nelle realtà territoriali. Un’occasione anche per presentare diverse tecnologie nei campi della robotica avanzata, dell’intelligenza artificiale e dei sistemi digitali intelligenti e sostenibili, con casi d’uso concreti e le testimonianze dirette delle imprese coinvolte.

Abbiamo avviato – ha spiegato Enza Spadoni, ricercatrice con oltre un ventennio di esperienza nel settore del trasferimento tecnologico alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e coordinatrice dell’evento palermitano – un modello in cui la partnership con l’Università contribuirà alle attività con ‘co persona’ di docenti e ricercatori, i quali attraverso Artes 4.0 finanziamo l’acquisto di attrezzature che supportano le operazioni e le prime sperimentazioni per l’integrazione, prima di procedere all’implementazione di questo genere di investimenti”.

Un percorso che punta a consolidare prossimità territoriale e valorizzazione delle competenze scientifiche con un accesso facilitato alle conoscenze, tecnologie, metodi di produzione, prototipi e servizi sviluppati da governi, università, aziende e centri di ricerca.

Siamo impegnati a sostenerlo – ha detto Raffaele Spallone, dirigente della divisione digitalizzazione e innovazione dei settori produttivi del ministero delle Imprese e del Made in Italy – rafforzando la presenza di infrastrutture avanzate nel Mezzogiorno. Si tratta di creare condizioni favorevoli affinché le imprese locali possano arrivare preparate alla sfida dell’innovazione e della competitività”.

La sede palermitana di Artes 4.0, cosciente con l’Ateneo, offrirà in particolare uno sportello one stop shop per le imprese, capace di attivare progetti e soluzioni anche grazie all’ecosistema del partenariato di Artes 4.0 che comprende grandi imprese, Pmi, startup, fondazioni, Università e centri di ricerca, tra cui 13 tra Atenei e dipartimenti di eccellenza riconosciuti dal Mur e istituti di ricerca di livello internazionale.

Un accordo, questo tra Artes 4.0 e Università di Palermo, funzionale in particolare all’agevolazione di comparti imprenditoriali di alta tecnologia che operano in diversi ambiti del mercato internazionale e tra i quali quello dei prodotti di consumo ad alto contenuto tecnologico, l’economia del mare e la sanità. Un modello virtuoso di innovazione guidata dalla scienza per dare risposte alle esigenze di innovazione anche delle imprese attive nel campo ingegneristico e agrario.

In questo modo – ha rimarcato il professor Paolo Dario, direttore scientifico di Artes 4.0 – sarà possibile mettere in rete le eccellenze locali e creare nuove opportunità concrete per le imprese siciliane che vogliono affrontare le sfide dell’Industria, valorizzando le competenze locali che nel mondo della ricerca siciliana che attraverso Artes potranno essere applicate alle esigenze concrete del contesto produttivo”.

Un “ponte” operativo, dunque, tra competenze scientifiche, eccellenze anche al Sud, e bisogni di innovazione, nella logica della prossimità. “Lo scopo di questa collaborazione – ha detto il rettore di UniPa, Massimo Midiri – non si limita all’intento di assumere i nostri laureati, il cui numero continua purtroppo a far registrare una gravissima emorragia verso il Nord in cerca di lavoro, ma è piuttosto quello di creare un ecosistema di micro imprese innovative che guardano a un mercato mondiale. Una piattaforma che, auspicabilmente, dovrà essere operativa anche nell’ambito dell’imprenditorialità femminile”.

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Antonio Frisoli (ARTES 4.0): “Ecco come l’AI sta trasformando la robotica” | Innovation Post
Antonio Frisoli (ARTES 4.0): “Ecco come l’AI sta trasformando la robotica” | Innovation Post
In occasione della partecipazione al Made in Italy Innovation Forum 2025 a Cernobbio, il presidente di ARTES 4.0, Prof. Antonio Frisoli, è stato intervistato dal Direttore Editoriale dell'Innovation Post, Franco Canna, sulle prospettive della robotica, sempre più legata a doppio filo agli sviluppi dell’intelligenza artificiale.

Il futuro della robotica industriale è sempre più legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che trasforma i robot in agenti intelligenti, capaci di percepire, elaborare e agire in modo autonomo. Questo nuovo paradigma, noto come Embodied AI, segna una svolta nella relazione tra macchine e persone.

L’AI sta rivoluzionando tutte le componenti del robot: la percezione, grazie a computer vision e sensoristica avanzata; la comprensione, potenziata da NLP e AI generativa; e l’azione, resa sempre più autonoma grazie all’apprendimento in ambienti simulati. I robot non vengono più programmati movimento per movimento, ma addestrati a raggiungere obiettivi, proprio come fanno gli esseri umani.

Un’applicazione strategica di questa evoluzione è la sicurezza sul lavoro: grazie a iniziative come i bandi di ARTES 4.0 e INAIL, l’AI permette manutenzione predittiva, monitoraggio ambientale e utilizzo di esoscheletri intelligenti che aiutano gli operatori e prevengono infortuni.

Il Prof. Frisoli lancia un appello all’Europa: in un contesto dominato da giganti globali come Google, Nvidia e aziende cinesi, è fondamentale che l’Italia e l’Europa non perdano il treno dell’intelligenza artificiale nella robotica. Serve fare sistema, investire nel software e garantire un futuro in cui anche i robot intelligenti parlino europeo.

LEGGI L'INTERVISTA INTEGRALE

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L’intelligenza artificiale per la sicurezza sul lavoro
L’intelligenza artificiale per la sicurezza sul lavoro
In un tempo in cui si parla molto di intelligenza artificiale, c’è chi lavora per farla atterrare su questioni reali. Come quello della sicurezza nei luoghi di lavoro, un ambito dove prevenzione e innovazione si muovono insieme. È da questa convinzione che prende forma l’evento promosso da K-Digitale e Idea-Re in collaborazione con il Centro di Competenza ARTES 4.0: un’occasione per conoscere VIBES 4.0, una piattaforma digitale data-driven per prevenzione in tema di sicurezza sul lavoro. Con VIBES 4.0 si potenzia le funzionalità della piattaforma attraverso l’integrazione di metodologie AI all’avanguardia, in grado di apprendere e migliorarsi grazie all’accumulo e alla gestione intelligente dei dati. Si adotta un approccio autenticamente data-driven, in grado di aumentare nel tempo l’efficacia degli interventi e la reattività del sistema. Il progetto punta a costruire un sistema ibrido integrato, in cui convergono tecnologie di localizzazione, infrastrutture per la trasmissione dei dati, piattaforme digitali e intelligenza artificiale. Il risultato è una rete di strumenti capaci di generare alert automatici per i responsabili della sicurezza, raccomandazioni contestuali per gli operatori, e indicatori strategici per il management aziendale. Ne hanno parlato Marcello Marconi e Massimiliano Sterpinetti del Gruppo Referentia, che hanno proposto uno sguardo di contesto sul rapporto tra industria, trasformazione digitale e nuove frontiere della prevenzione; il professor Alberto Garinei, docente dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi; il professor Gianluca Rossi, docente dell’Università degli Studi di Perugia, che ha affrontato il ruolo delle misure nei sistemi data-driven nell’era Industry 5.0. e il data scientist Massimiliano Proietti con una sessione dedicata agli assistenti digitali generativi e mostrerà come l’AI possa diventare una guida intelligente per la gestione della sicurezza. [caption id="attachment_6971" align="alignleft" width="570"] CORRIERE DELL'UMBRIA 28/05/2025[/caption] QN - 28 maggio 2025     
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Artes 4.0, Enza Spadoni: “Costruiamo un’innovazione che parte dalla Sicilia e guarda al futuro”
Artes 4.0, Enza Spadoni: “Costruiamo un’innovazione che parte dalla Sicilia e guarda al futuro”
Intervista di Luisa Cassarà, pubblicata su Innovation Island La Sicilia, con la sua posizione strategica e il patrimonio culturale millenario, sta riscoprendo un nuovo ruolo: quello di hub dell’innovazione. A crederci con forza è Enza Spadoni, Responsabile Area Trasferimento Tecnologico & Relazioni Esterne del Centro di Competenza ARTES 4.0. Spadoni, dopo un percorso accademico e professionale iniziato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, ha deciso di riportare il proprio know-how nella sua terra d’origine.
La politica dell’innovazione in Sicilia non può prescindere da un modello Mediterraneo”, afferma, sottolineando quanto l’isola possa essere protagonista nella creazione di ecosistemi capaci di generare crescita nei settori tipici del territorio: dall’agricoltura alla biodiversità, dalla blue economy all’artigianato e all’industria creativa.

Palermo capitale dell’innovazione sostenibile

A Palermo Artes 4.0, che è un Centro di Competenza ad alta specializzazione finanziato dal MIMIT, ha creato una prima sede Macronodo dentro il CNR – “La nostra è una struttura a rete con sedi prossi i Soci Fondatori o Macronodi, che sono 13 tra Università e Centri di Ricerca nazionali”, spiega Spadoni. È stata realizzata una seconda unità operativa, oltre quella principale in Toscana, presso l’Università di Palermo, creando un link diretto con le imprese del territorio e spingendo la generazione di nuova impresa. “La nostra è una struttura a rete. Il legame con il mondo universitario è essenziale per rafforzare i processi di innovazione”, spiega Spadoni, che vede nella sinergia tra imprese, ricerca e istituzioni il punto di partenza per trattenere i giovani e valorizzare le risorse locali. Il modello è quello della “science-driven innovation”, un approccio che parte dalla scienza per creare ricadute economiche e sociali immediate. enza spadoni

Una visione che parte dal Sud

Il Centro di Competenza non si limita a erogare servizi: vuole innescare un cambiamento culturale, superando ostacoli “storici” come la burocrazia lenta, la carenza infrastrutturale e la mancanza di una visione di lungo termine: “Ciò che a mio parere influisce più di tutto il resto sui ritardi di sviluppo è la reale assenza di una visione a lungo termine”, sottolinea Spadoni, che precisa: “Non parlo di finanziamenti, ché al momento sicuramente non mancano, ma di una capacità solida di metterli a frutto”. “La spinta vera alla crescita e agli equilibri territoriali può e deve partire dal Sud. Consapevolezza, questa, che ha sempre animato il Centro di Competenza toscano guidato dal prof. Paolo Dario, che ne è Direttore Scientifico, e dal prof. Antonio Frisoli, Presidente, entrambi della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa”. È una chiamata all’azione, un invito a costruire reti collaborative stabili, a sistematizzare le competenze già presenti in Sicilia, integrandole in strategie condivise: “Servono più sinergie ed ecosistemi che sistematizzino le reciproche attività in ottiche comuni, reti collaborative tra istituzioni, cittadini e imprese che riescano a non disperdersi e nemmeno a sovrapporsi, ma ad amplificare esponenzialmente le azioni di ciascuno e le competenze locali in strategie condivise”.

Le vocazioni siciliane: tra agritech, turismo e sostenibilità

ARTES 4.0 lavora seguendo le linee delle strategie regionali di specializzazione intelligente (S3), ma nel caso della Sicilia la visione si amplia. “Crediamo molto nella necessità di favorire il South Working anche e soprattutto attraverso la creazione di impresa”, sottolinea Spadoni. L’idea è quella di una Sicilia protagonista nel Mediterraneo grazie all’applicazione delle tecnologie digitali nei settori agricolo, energetico e turistico. Agricoltura di precisione, infrastrutture digitali, energie rinnovabili e valorizzazione del patrimonio culturale diventano così leve per l’inclusione e la crescita.

Il modello “One Health” e la sfida dell’Intelligenza Artificiale

La scienza, in questa visione, è al centro di ogni trasformazione. Non a caso ARTES 4.0 ha siglato un importante accordo con la Fondazione Ri.MED e l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna per sviluppare un polo di eccellenza su medicina, bionica e intelligenza artificiale. “La capacità di tradurre velocemente i risultati scientifici in applicazioni cliniche è alla base del modello ‘science-driven innovation’”, racconta Spadoni, che vede nella tecnologia non solo un abilitatore industriale, ma anche uno strumento per migliorare la qualità della vita. È in questa prospettiva che l’intelligenza artificiale va interpretata. Strumento potente e controverso, può generare progresso o diseguaglianze. Ma per Spadoni non c’è dubbio: “Credo fortemente nel potere di supporto della tecnologia alla qualità del vivere”. ARTES 4.0 coordina anche uno European Digital Innovation Hub che opera sui temi delle smart cities, della digitalizzazione della PA e dell’industria, promuovendo un’innovazione sostenibile, antropocentrica e orientata alla resilienza: “Uno dei nostri payoff è infatti Human and Planet Centered, secondo il paradigma dell’Industria 5.0 su settori di interesse cruciale per lo sviluppo della nostra società e in un’ottica di sostenibilità, in tutti i sensi, dall’ambiente all’inclusione”, spiega Spadoni.

Come collaborare con ARTES 4.0

Il Centro è aperto alla collaborazione con imprese, startup e professionisti. Oltre ai servizi già attivi – come audit tecnologici, supporto all’accesso ai finanziamenti, formazione e accompagnamento all’innovazione – ARTES 4.0 pubblica regolarmente bandi per lo sviluppo di progetti sostenuti da contributi ministeriali o privati. “Il nostro partenariato aggrega competenze che rendono esaustiva la nostra offerta di servizi innovativi alle imprese italiane – e siciliane – di qualsivoglia dimensione. I focus tecnologici ad alta specializzazione riguardano la robotica avanzata e collaborativa declinata in tutti i possibili campi applicativi, l’IA e le tecnologie digitali abilitanti l’Industria 4.0 e l’Industria 5.0 forti di infrastrutture, facilities, strumentazioni, laboratori e linee dimostrative di ciascuno dei nostri 150 soci, con servizi che oltre il Test before invest riguardano l’audit tecnico, la due diligence e l’assessment tecnologico, la formazione, consulenze sull’Intellectual Property, il networking, l’accesso ai finanziamenti”, sottolinea Spadoni. “Le imprese potranno affiliarsi al Centro di Competenza divenendone soci e quindi fornitori di servizi alle imprese, o richiederci un servizio di innovazione tra TRL 4-5 e TRL 7-8 con una semplice domanda da compilare, disponibile sul sito, o sviluppare con noi e i nostri partner sul territorio, tra i quali l’Università, progettualità congiunte”, spiega ancora, ricordando che la sede di Palermo fungerà da collettore di tutte le risorse disponibili per la Sicilia.

Innovare per migliorare la società

Per Enza Spadoni, innovare significa agire con responsabilità. È una visione etica, oltre che tecnica: “Nella mia esperienza, da sempre nel campo del trasferimento tecnologico, più che fare innovazione ho tentato di applicarla dove serviva per contribuire a creare sviluppo, traghettandola dai laboratori al territorio, ma non è spesso facile fare emergere i bisogni di innovazione, da una parte, né, dall’altra, orientare la ricerca verso qualcosa di immediatamente applicabile”. “La tecnologia è sempre il mezzo, mai il fine. In questo contribuiscono molto due aspetti: la capacità di saper comunicare e la forza delle connessioni umane, ben maggiore di quella tecnologica. È nelle commistioni, nelle sinergie, nella capacità di realizzare ponti, di costruire ecosistemi, nella parola “insieme”, che può nascere il cambiamento vero. Perché la vera innovazione non è solo ciò che costruiamo, ma come lo costruiamo — insieme”, conclude Spadoni. Una frase che riassume il senso profondo di una visione che, da Palermo, lavora per un modello di innovazione inclusivo, sostenibile e umano, in grado di guardare lontano. Verso il Mediterraneo e, oltre, verso il futuro.
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