Le richieste delle imprese nei bandi per ricerca e innovazione degli otto Competence Center hanno raggiunto 211,5 milioni di euro, a fronte di 114 milioni stanziati tra il 2023 e il 30 giugno 2026. È uno dei risultati della ricerca sull’impatto dei Centri presentata al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e di cui ne ha parlato il Sole 24 Ore.
Tra il 2019 e il giugno 2026, i Centri di Competenza hanno concesso 180 milioni di euro di aiuti, attivando progetti e servizi per 320 milioni. Il 93,3% delle imprese intervistate riconosce che il sostegno ricevuto ha inciso sulla realizzazione delle proprie iniziative. ARTES 4.0 è uno degli otto Centri di Competenza a cui si riferiscono questi dati complessivi. L’articolo evidenzia la domanda di servizi e finanziamenti da parte delle imprese e la necessità di risorse stabili per proseguire le attività dopo il PNRR.
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Per ogni euro messo a bando, le imprese ne hanno chiesti quasi due. Nei bandi per progetti di ricerca, sviluppo e innovazione emessi dagli otto Competence Center tra il 2023 e il 30 giugno 2026, il fabbisogno espresso dalle imprese è stato di 211,5 milioni di euro, contro 114 milioni stanziati dai bandi. Il rapporto, circa 2 a 1, è calcolato sui bandi in cui la domanda era misurabile.
Il dato è contenuto nella ricerca sull’impatto della misura Pnrr M4C2 Investimento 2.3, presentata al ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’hanno condotta i Centri con i partner scientifici e con il Cnr e l’università di Padova, su circa 1.200 questionari alle imprese beneficiarie. La conclusione degli autori è che il vincolo non è la domanda delle imprese, ma la dotazione dei Centri.
Dal 2019 al 30 giugno 2026 gli otto Centri hanno concesso 180 milioni di aiuti, che hanno attivato progetti e servizi per 320 milioni: un effetto leva di 1,8. I servizi di orientamento, formazione e innovazione erogati sono 4.700, per l’84% a Piccole e medie imprese; le imprese beneficiarie dei bandi 733, per il 70% Pmi. I percorsi di formazione sono 1.460, per circa 57mila persone.
Il 93,3% delle imprese riconosce un effetto addizionale dell’intervento. Il 25,1% senza il Centro non avrebbe realizzato affatto l’iniziativa; solo il 6,7% l’avrebbe portata avanti negli stessi modi e tempi.
Il campione riflette la composizione dell’industria italiana. Micro, piccole e medie imprese sono l’85,1% dei rispondenti (le piccole da sole il 50,3 per cento). Sul territorio si passa dal 34,1% del Nord-Ovest al 17,8% di Sud e Isole. I servizi più utilizzati, invece, sono i progetti di sviluppo di soluzioni tecnologiche (37,2 per cento), la formazione (33 per cento) e la consulenza sull’innovazione (28,5 per cento).
La domanda non sembra destinata a calare: il 50,2% prevede di ricorrere ancora ai servizi nei prossimi tre anni, il 46,1% ci sta pensando, appena il 3,8% lo esclude. Quasi metà delle imprese (46 per cento) è arrivata ai Centri su consiglio di partner commerciali, aziende o università. Tra i fattori di successo, l’accesso ai finanziamenti è il più citato (50,3 per cento), davanti alle competenze specialistiche del Centro (40,4 per cento).
La ricerca guarda anche alla fase successiva al Pnrr. Secondo gli autori, per passare dalla gestione della tecnologia alla sua governance ai Centri serve stabilità di risorse e di mandato. Tra le traiettorie individuate ci sono la diversificazione delle fonti di finanziamento e il passaggio a dinamiche più commerciali: finora i Centri hanno ottenuto 130 progetti su altre fonti, per 70 milioni.
Sulla stessa linea Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria per le Politiche industriali e il Made in Italy: «Ora, dopo il Pnrr, serve stabilità, ridurre sovrapposizioni e costruire un sistema sinergico dell’innovazione. Il Pnrr ha dato l’accelerazione, ora serve una politica industriale strutturale». L’obiettivo indicato è una «filiera integrata dell’innovazione e del trasferimento tecnologico», con una collaborazione più stretta tra Centri e Digital innovation hub.


















