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Trasferimento Tecnologico al Festival della Robotica- Pisa

Trasferimento Tecnologico al Festival della Robotica- Pisa

Dal 24 al 26 maggio 2024 a Pisa, ARTES 4.0 ha presentato attività e servizi per il Trasferimento Tecnologico insieme alle Università pisane nel contesto del Festival Internazionale della Robotica, affrontando un tema le cui opportunità non sono ancora del tutto valorizzate dalle comunità.

L’obiettivo

ARTES 4.0 vuole favorire l'innovazione guidata dalla scienza: quella cioè che usa la conoscenza prodotta dalle università per guidare la realizzazione di soluzioni innovative ad alta tecnologia che rispondono alle esigenze competitive delle imprese. Il Centro di Competenza favorisce il trasferimento tecnologico fungendo da ponte tra il mondo accademico e l’industria, formando il mondo del lavoro e collegando le PMI alle grandi imprese al fine di aumentare la loro competitività attraverso il suo network (141 Soci tra Università con Dipartimenti di Eccellenza, imprese, associazioni e fondazioni, e 11 progetti attivi a livello nazionale e internazionale con il compito di erogare servizi innovativi al tessuto imprenditoriale in gran parte con finanziamenti pubblici).

Focus sul trasferimento Tecnologico

Il focus sul Trasferimento Tecnologico nel contesto del Festival Internazionale della Robotica, meta da sempre del mondo delle startup e delle spinoff della città universitaria per eccellenza, Pisa, ha avuto l’obiettivo di mettere a sistema azioni e strategie a favore
della valorizzazione della ricerca e del successivo sviluppo produttivo e innovativo delle aziende a forte contenuto di conoscenza.

In particolare ARTES 4.0 ha organizzato una Tavola Rotonda sul tema del Trasferimento Tecnologico a cui ha preso parte e che ha moderato Enza Spadoni, responsabile dell’Area Trasferimento Tecnologico del Centro di Competenza, insieme ai referenti delle Istituzioni coinvolte: Riccardo Apreda, Technology and Innovation Leader di ErreQuadro srl; Lucia Arcarisi, CEO & Co-Founder Weabios; Damiano Bolognesi, Presidente Incubatore Pont-Tech, CEO AIM Consulting e Piccolo Teatro Digitale; Gastone Ciuti, Professore di Bioingegneria e Vicedirettore Istituto di BioRobotica, Scuola Superiore Sant’Anna, Coordinatore di Nodo ARTES 4.0, Scientific Advisor Mediate srl; Daniele Mazzei, Professore Associato Università di Pisa, Chief Product Officer Zerynth srl; Annarosa Mezzasalma, Responsabile Ufficio Valorizzazione Ricerca, Area Terza Missione, Scuola Superiore Sant’Anna; Alessandra Patrono, Collaboratrice NETVAL, Responsabile Knowledge Transfer Office, Scuola Normale Superiore; Pasqualantonio Pingue, Responsabile Area Ricerca e Innovazione, Scuola Normale Superiore; Manuele Bonaccorsi, Coordinatore R&D Co-Robotics.

Gli approfondimenti

“Nel contesto del Festival della Robotica,” afferma Enza Spadoni di ARTES 4.0, “ho voluto approfondire il Trasferimento Tecnologico sia come uno strumento strategico, nell’ottica di chi produce la conoscenza e forma competenze in grado di generare cambiamento, dal punto di vista della società, dell’economia, del lavoro; sia come uno strumento tecnico per l’offerta di servizi molto concreti in grado di supportare l’azienda nel superare la “valle della morte”, azione necessaria per riuscire a entrare nel mercato ed essere competitiva. In questa visione, la collaborazione tra enti e istituzioni è di fondamentale importanza per intervenire a supporto delle aziende nelle varie fasi del TRL, il Technology Readiness Level, dall’idea di impresa e lo sviluppo del prototipo fino all’ingresso sul mercato: sia dal punto di vista delle Università, che realizzano la conoscenza e la valorizzano con gli strumenti propri della Terza Missione universitaria quali brevetti e spinoff, sia da quello degli incubatori che si occupano di animazione e accelerazione delle spin off, sia dal punto di vista del Centro di Competenza, che finanzia e accompagna lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi verso mercati competitivi”.

Dipendenti ARTES 4.0 e Trasferimento Tecnologico al Festival della Robotica

Parole chiave e concetti base: le 5C del Trasferimento Tecnologico

Il Trasferimento Tecnologico, è emerso, si basa su alcune parole chiave che sono: Conoscenza, Competenza, Contaminazione, Capitali, Connettività.

Conoscenza

Tutto ciò che connota la catena del valore che dall’idea progettuale sviluppata all’università realizza un prototipo, ne fa un brevetto, crea la spin off e prova a saltare la valle della morte per arrivare al mercato, dal punto di vista universitario, è senz’altro caratterizzato dalla parola chiave “Conoscenza”, che riveste, come afferma Gastone Ciuti della Scuola Superiore Sant’Anna, una fondamentale influenza nella creazione di ecosistemi innovativi che generino nuova crescita e nuovo lavoro. L’Università ha il compito precipuo di educare i giovani e le giovani al futuro che vorranno, orientandoli al mondo del lavoro e fornendo loro tutti gli strumenti con i quali valorizzare la conoscenza, come ad esempio brevetti e spin off.

La proprietà intellettuale

Riccardo Apreda di ErreQuadro, che si occupa di Intellectual Property quale fonte di dati di posizionamento delle tecnologie in specifici scenari, per facilitarne il trasferimento, sostiene che l’IP sia effettivamente un fattore abilitante per la crescita di un’azienda. “La percezione comune è che la proprietà intellettuale sia unicamente una tattica difensiva, di cui preoccuparsi solo dopo che l’idea inventiva è stata realizzata”, afferma. “Al contrario, la proprietà intellettuale è principalmente uno strumento di business, che andrebbe utilizzato in tutte le fasi del processo di innovazione e che può giocare un ruolo fondamentale nella crescita delle imprese (e di conseguenza anche nel trasferimento tecnologico).

In realtà già anche il semplice aspetto legale e difensivo è spesso trascurato: una azienda ogni quattro incorre in danni economici dovuti a una non corretta gestione della proprietà intellettuale, con gravi conseguenze soprattutto per le piccole imprese e le startup. Per non parlare dei numerosi casi in cui i risultati di una ricerca innovativa sono pubblicati troppo presto, rendendo impossibile il deposito di un brevetto e vedendo così sfumare la possibilità di valorizzarli economicamente da parte degli inventori o dell’università. In questo senso i centri di trasferimento tecnologico e i centri di competenza possono sicuramente collaborare con ricercatori e spinoff per indirizzarli verso corrette strategie di tutela.

Il secondo importante ruolo che la proprietà intellettuale può svolgere è quello di leva di mercato, economica o finanziaria. Grazie a brevetti, marchi e design è possibile ampliare la propria quota di mercato, aumentare il valore della propria impresa, attrarre investimenti, e in certi casi abilitare tout court la nascita di un business, anche nel caso di trasferimento tecnologico. Un esempio a livello globale è dato dai vaccini a mRNA che tanto ruolo hanno avuto durante la pandemia del Covid19. La tecnologia di base per tali vaccini è stata sviluppata da due professori dell’Università della Pennsylvania, Dr. Karikò e Dr. Weissman, brevettata dalla stessa Università e data in licenza a una sua spinoff.
BioNTech, all’epoca una piccola startup, ha sub-licenziato i diritti da questa spinoff, e con essi ha potuto in seguito entrare in un accordo con un colosso farmaceutico come Pfizer. Il brevetto è stato quindi la base per una intera catena di valore, che è comunque partita dalla ricerca accademica.

Infine il terzo ruolo della proprietà intellettuale, altrettanto importante dei primi due, è quello informativo: i brevetti rivelano le reali strategie delle imprese in termini innovazione, e evidenziano le varie problematiche, industriali o di utilizzo, su cui si concentra l’attività inventiva. In tal senso, uno studio della documentazione esistente in letteratura serve sia a guidare la ricerca verso problemi di interesse per il mercato (e quindi dal grande potenziale in termini di trasferimento tecnologico), sia a trovare nuovi campi di applicazione, potenziali clienti o possibili acquirenti per le tecnologie sviluppate. Una delle criticità principali infatti delle spinoff (e in realtà di tutte le imprese) è quello di riuscire a trovare un adeguato sbocco commerciale per i propri prodotti, anche perché, come già evidenziato da altri relatori, spesso la ricerca accademica è brava a generare nuove idee, ma il mercato ragiona principalmente in termini di problemi e bisogni degli utenti.

Anche in questo caso i centri di trasferimento tecnologico e i centri di competenza come ARTES possono giocare un ruolo fondamentale, sia tramite l’informazione riguardo l’utilità di solide strategie di valorizzazione, sia tramite il matchmaking fra le spin-off e chi ha le competenze e gli strumenti per supportarle in tali percorsi strategici, sia infine tramite il finanziamento di studi e consulenze che difficilmente le startup potrebbero altrimenti permettersi.

Per portare un esempio dell’ecosistema pisano, uno dei soci di ARTES è la startup Seares, che ha sviluppato un dispositivo di ormeggio per barche che sfruttando il naturale movimento causato dal moto ondoso produce energia elettrica per i sistemi di bordo. Una soluzione ecologica e innovativa che però necessità di essere messa in contatto con i mercati e ha comunque un grande potenziale anche in altri settori industriali.

ARTES ha quindi creato la connessione fra Seares e un altro suo socio: Erre Quadro, spinoff dell’Università di Pisa specializzata in analisi di valorizzazione della proprietà intellettuale; successivamente il Centro di Competenza ha abilitato la collaborazione fra le due PMI finanziando uno studio per l’individuazione di ulteriori soluzioni tecniche e soprattutto di nuove opportunità di business per la startup green. Dalla realizzazione del prototipo alla creazione di una spin off, l’università riveste un ruolo di fondamentale e delicata importanza nella creazione di nuove opportunità.

Annarosa Mezzasalma, dell’Ufficio Valorizzazione Ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna, spiega che la “Terza Missione”, successiva alle prime due missioni, rispettivamente di Educazione e Ricerca, che hanno un loro nome specifico, e nonostante sia nominata residualmente rispetto alle prime due come ‘terza’, è cruciale per dare il giusto rilievo alle politiche di Trasferimento Tecnologico nelle università, che applicano la conoscenza a dinamiche di valorizzazione e crescita necessarie a rendere le Università centri nevralgici per il futuro del Paese.

Competenza

La competenza è uno dei fattori attrattivi per il mondo dei Capitali, che investono soprattutto dove la trovano. Oltretutto, è uno dei fattori abilitanti il trasferimento dai laboratori di ricerca universitari al mercato, come spiega Daniele Mazzei, di Zerynth, che oltre che spin off dell’Università di Pisa è anche azienda socia affiliata al Centro di Competenza ARTES 4.0, con l’esperienza di poter guardare la tecnologia in tutte le fasi del TRL, quindi in ogni momento del suo stadio di maturità. La tecnologia di cui si occupa Zerinth, azienda attiva nelle soluzioni Industrial IoT per le aziende manifatturiere, si basa anche sull’Intelligenza Artificiale.

Si parla molto oggi di IA e La competenza è uno dei fattori attrattivi per il mondo dei Capitali, che investono soprattutto dove la trovano.

Oltretutto, è uno dei fattori abilitanti il trasferimento dai laboratori di ricerca universitari al mercato, come spiega Daniele Mazzei, di Zerynth, che oltre che spin off dell’Università di Pisa è anche azienda socia affiliata al Centro di Competenza ARTES 4.0, con l’esperienza di poter guardare la tecnologia in tutte le fasi del TRL, quindi in ogni momento del suo stadio di maturità.

La tecnologia di cui si occupa Zerinth, azienda attiva nelle soluzioni Industrial IoT per le aziende manifatturiere, si basa anche sull’Intelligenza Artificiale. Si parla molto oggi di IA e di quanto sia importante per ottimizzare i processi produttivi, sviluppare innumerevoli soluzioni di protezione e cybersicurezza, sistemi di previsione e automazione.

Portare l'intelligenza artificiale nella PMI italiana in un’epoca di grande rivoluzione dell’economia e di maggiore attenzione alla sostenibilità e ai temi sociali richiede necessariamente una più evoluta consapevolezza della conoscenza acquisita all’università, adattata alle nuove esigenze.

E la competenza, come afferma Manuele Bonaccorsi di Co-Robotics, spin off della Scuola Superiore Sant’Anna – piccola curiosità con sede a Piazza Toniolo, la piazza da cui tutto ha origine in un certo senso, essendo sede della residenza universitaria, è anche quella necessaria a poter affiancare le imprese ad alto contenuto di conoscenza e tecnologia: Co-Robotics nasce partecipata da un fondo di investimenti che in un secondo momento ha voluto essere liquidato per l’“incapacità” di gestire tecnologie complesse.

ARTES 4.0 – Advanced Robotics and enabling TEchnologies and Systems 4.0 è un Centro di Competenza nazionale ad alta specializzazione finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con l'obiettivo di finanziare e accompagnare l’innovazione guidata dalla Scienza attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie, erogando i servizi necessari a realizzare nuovi prodotti e servizi di successo nei mercati competitivi.

Contaminazione

Lucia Arcarisi di Weabios ha realizzato la sua Spin off a risultato dell’attività del Contamination Lab dell’Università di Pisa, grazie a un percorso intrapreso per arrivare a concretizzare l’idea di impresa. L’Università è senz’altro un primo bacino di Contaminazione ma lo scambio di buone pratiche, il confronto e la miscela di saperi restano un fattore chiave per lo sviluppo di innovazione e la crescita di impresa. Weabios è insediata all’interno dell’Incubatore tecnologico di Navacchio, dove si concretizza la cross fertilization attraverso la vicinanza fisica tra imprese.

"Il Polo Tecnologico di Navacchio”, afferma Angela Calò, Direttrice Operativa, “è il più grande parco tecnologico della Toscana e uno dei più grandi in Italia. Fondato nel 2000 a pochi chilometri da Pisa, il Polo Tecnologico è una struttura multifunzionale di 20.000 mq, composta da uffici e laboratori, progettata per favorire la nascita e lo sviluppo delle imprese.

Attualmente ospitiamo più di 60 aziende e oltre 700 persone: un vero e proprio hub toscano per l'innovazione e la trasformazione digitale, dove la condivisione di conoscenze e competenze è all'ordine del giorno. Un network importante, formato non solo dalle aziende con sede fisica all’interno del Polo ma anche da tante realtà esterne (circa 200) che collaborano costantemente con noi. Le sinergie tra imprese, start-up, istituti di ricerca, istituzioni accademiche e centri di competenza come ARTES 4.0, sono sicuramente la chiave per offrire un supporto concreto e completo alle imprese e favorire lo sviluppo di nuove opportunità imprenditoriali".

Capitali

Oltre all’importanza del Venture Building, spesso di fondamentale importanza per fare accelerazione consentendo lo scaling up, il know how e i collegamenti, il “capitale” riguarda anche il corretto bilanciamento tra budget, persone, risorse, strategie – per affrontare serenamente la via imprenditoriale.

Il capitale umano è sicuramente un asset strategico. Pasqualantonio Pingue, Scuola Normale Superiore, nel parlare degli strumenti di collegamento tra Ricerca e Innovazione, che legano i TRL bassi a quelli alti nel campo delle tecnologie innovative ed emergenti come quelle che sviluppa la Normale, dando un effettivo supporto in servizi al superamento della cosiddetta “valle della morte” afferma che “Come già detto dai colleghi/colleghe nel dibattito, non esistono ricette che funzionano per tutti e ogni approccio e strategia dipendono dal contesto lavorativo e dal lavoro che viene svolto.

Nel caso della Scuola Normale Superiore il focus è legato al “capitale umano”, che la Normale è abituata da tempo a selezionare per scopi di didattica e ricerca e al quale noi ci rivolgiamo per innestare elementi di cultura dell’innovazione e di “terza missione” in senso lato, elementi sempre più presenti nei nostri allievi/allieve.

Come “area ricerca e innovazione” della SNS, noi lavoriamo alla diffusione della cultura dell’innovazione soprattutto verso i nostri/nostre PhD, attraverso il supporto che possiamo dare come ufficio di Knowledge Transfer, e con le reti di trasferimento
tecnologico locali, nazionali e internazionali alle quali partecipiamo. Tra queste vorrei citare JoTTO, la rete delle scuole universitarie superiori, che ci vede insieme al Sant’Anna, il Contamination Lab con UNIPI, l’ufficio regionale di trasferimento tecnologico con tutti gli Atenei toscani, il Centro di Competenze ARTES4.0, che ha diramazioni in tutta Italia, e anche con progetti internazionali quali l’alleanza EELISA, di cui ARTES 4.0 è partner, che ha visto in passato e vede anche oggi nella entrepreneurship degli allievi/allieve delle azioni di formazione e di collaborazione tra grandi Atenei europei tra le più sentite dell’Alleanza.

Lavoriamo poi con il Polo di Navacchio, con diversi Venture Capitalist e agenzie di consulenza per supportare gli allievi/allieve, ricercatori/ricercatrici che vogliono e che hanno le competenze, le conoscenze ma soprattutto il coraggio e la passione di fare innovazione, per supportarli nel loro percorso e superare la “Valle della Morte”.

Insomma, credo che occasioni come quella organizzata da ARTES 4.0 al Festival della Robotica, siano una dimostrazione del fatto che l’ecosistema pisano dell’innovazione ha delle grandi possibilità di sviluppo se si riesce a fare rete e a sfruttare tutte le straordinarie competenze e la passione che le persone del sistema universitario pisano e dei centri di mediazione dell’innovazione come ARTES4.0 mettono a disposizione".

Dipendenti ARTES 4.0 e Trasferimento Tecnologico al Festival della Robotica

Connettività

L’European Innovation Council nel III Pillar di Horizon Europe introduce la “Connectedness” come uno degli elementi chiave nella costituzione di ecosistemi dell’innovazione insieme a conoscenza e capitali, ovvero la capacità di creare connessioni, network, reti di collaborazione. ARTES 4.0 è sicuramente un brillante esempio di “connettività” ma gli ecosistemi possono riguardare interi territori votati a
contribuire su più fronti alla crescita economica e sociale. Uno di questi è l’Innovation Mile di Pontedera, in provincia di Pisa, in area Piaggio riqualificata e caratterizzata dal successivo insediamento di incubatori di impresa, centri di ricerca e universitari, musei d’impresa, centri servizi, grandi aziende attirate dalle competenze generate in quest’area.

Damiano Bolognesi, Presidente dell’Incubatore Pont-Tech e del Piccolo Teatro Digitale, uno spazio per coworking, servizi di formazione e altri servizi, entrambi all’interno delI’Innovation Mile, afferma che “La rete di competenze presenti in un competence center rappresenta un asset strategico per le imprese, offrendo accesso a risorse critiche per l'innovazione, la crescita e la competitività.

Attraverso la collaborazione con ARTES 4.0, le imprese possono superare le sfide tecnologiche, migliorare le loro capacità operative e sfruttare nuove opportunità di mercato. In sintesi, ARTES 4.0 svolge un ruolo fondamentale nel promuovere l'ecosistema di innovazione del territorio e nello stimolare lo sviluppo economico sostenibile. Anche il reperimento di capitali è cruciale per sostenere l'impresa nelle varie fasi della propria vita a sostegno di investimenti e competitività; disporre delle risorse finanziarie permette alle imprese di innovare, migliorare la propria efficienza e rimanere competitive in un mercato in continua evoluzione.

La ricerca di capitali è strettamente correlata agli obiettivi di business che l'imprenditore si prefigge che non possono prescindere dalla variabile tempo. Da questo punto di vista, l'essere socio di ARTES 4.0 permette a Pont-Tech ed a tutte le imprese aderenti non solo di avere a disposizione una importante rete di competenze ma anche accesso a strumenti di finanza agevolata; grazie a Bandi specifici che prevedono finanziamenti a fondo perduto, è possibile per l'impresa abbattere l'investimento iniziale e rendere così sostenibili investimenti che altrimenti sarebbero stati rimandati o effettuati utilizzando altre forme di
finanziamento quali la cessione di una parte del proprio capitale di rischio oppure indebitando l'azienda con finanziamenti bancari con la necessità dell'imprenditore di fornire garanzie personali”.

Guardando al network del Trasferimento Tecnologico, Alessandra Patrono del Knowledge Transfer Office della Scuola Normale Superiore e collaboratrice NETVAL, il Network per la valorizzazione della Ricerca creato nel 2002 al quale aderisce la gran parte delle università italiane, poi divenuto Associazione, in grado di effettuare una fotografia molto attenta del trasferimento tecnologico italiano e di indirizzarne le politiche, spiega che “I dati raccolti da Netval mostrano che le università italiane hanno compreso l'importanza della protezione della proprietà intellettuale, brevettano in modo costante e con una gestione sempre più efficace del proprio portafoglio brevettuale che nel 2023 contava circa 8000 brevetti. Sono anche in grado di valorizzare i propri brevetti generando ritorni che crescono nel tempo e ogni anno nascono circa 100 nuove spinoff. Tuttavia gli uffici di TT che gestiscono queste attività, sono ancora generalmente abbastanza piccoli e sono poche le università italiane che riescono ad avere performance di rilievo. A livello pisano le università e scuole confermano l'ottima ricerca, con un contributo complessivo sui brevetti attivi tra le università italiane di circa il 6%, sono in grado di generare un buon numero di spinoff, ma faticano a valorizzare questi brevetti. Cosa fare dunque? Cercare di tenere il passo delle università più attive su questi aspetti e continuare a fare bene alcune attività che stanno dando buoni risultati, come la creazione di imprese e il supporto alla loro crescita. Dobbiamo invece lavorare ancora per aumentare le collaborazioni con le imprese, con l'ecosistema locale e nazionale, ma anche per trovare un modello di valorizzazione della ricerca e della conoscenza che sia adatto alle peculiarità del nostro contesto, attraverso una azione di rete tra tutti gli attori locali e una sempre maggiore attenzione alle competenze formate nelle nostre università e a generare impatto”.

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Enza Spadoni

Responsabile Area Trasferimento Tecnologico e Relazioni Esterne

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Un cento scritto sul diploma racconta molte ore di studio e apre a una domanda: quale strada percorrere dopo la maturità? A Villa Crastan, a Pontedera, la cerimonia dedicata ai ragazzi e alle ragazze delle scuole superiori di Pontedera e della Valdera che hanno superato l’esame di Stato con 100 o 100 e lode, ha affiancato al riconoscimento del risultato uno sguardo sulle opportunità offerte dal territorio.

Il giardino della storica villa ha ospitato la tradizionale premiazione dei centisti, alla presenza degli studenti, delle famiglie e dei rappresentanti dei Comuni di residenza. I premiati sono stati 66, in maggioranza ragazze, provenienti da diversi centri della Valdera. La consegna delle pergamene, celebrata da oltre vent’anni, ha riunito dirigenti scolastici, docenti, amministratori e alcune delle realtà che animano il sistema locale della ricerca e della formazione, tra cui il Centro di Competenza ARTES 4.0. Accanto ai voti e ai nomi dei premiati è emersa così una domanda: che cosa può offrire il territorio a chi, conclusa la scuola, deve scegliere dove studiare, lavorare o mettere alla prova le proprie capacità?

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A portare il punto di vista di ARTES 4.0 è stata Clementina Cruceli, Coordinatrice e Vicedirettrice Esecutiva del Centro di Competenza. Il suo intervento è partito da una vicenda personale legata alla storia scientifica del territorio: gli studi in Ingegneria Biomedica a Pisa, la formazione e il lavoro alla Scuola Superiore Sant’Anna, fino all’incarico assunto in ARTES 4.0. Il percorso raccontato ai neodiplomati mostra come Pontedera possa offrire le condizioni per costruire una carriera scientifica e professionale, valorizzando competenze maturate nelle scuole, nelle università, nei laboratori e nelle imprese locali.

ARTES 4.0 è uno degli otto Centri di Competenza italiani nati, nell’ambito del Piano Industria 4.0, per accompagnare le imprese nell’adozione delle tecnologie digitali avanzate. La collocazione della sede nel territorio pontederese deriva dalla concentrazione, in uno spazio ristretto ma incredibilmente prolifico, di competenze nella robotica, nell’intelligenza artificiale, nella bioingegneria, nel design e nei processi industriali. Un patrimonio che colloca l’area tra i principali poli italiani dedicati allo sviluppo e all’applicazione delle tecnologie avanzate.

Clementina Cruceli ha descritto questo sistema attraverso il concetto di Innovation Mile: un miglio dell’innovazione nel quale convivono Il Centro di Competenza ARTES 4.0, l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, l’incubatore Pont-Tech, Piaggio, imprese tecnologiche, startup fondate da giovani imprenditori e realtà formative come l’Istituto Modartech.

La forza dell’Innovation Mile supera la vicinanza geografica. Laboratori, aziende e percorsi di formazione alimentano una circolazione di persone e conoscenze che consente a un progetto di ricerca di incontrare un’applicazione industriale, a uno studente o a una studentessa di entrare in contatto con un’impresa e a una giovane iniziativa imprenditoriale di accedere a competenze specialistiche.

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Nel dialogo con i centisti ha trovato spazio anche l’intelligenza artificiale, spesso osservata attraverso due reazioni opposte: la paura e un entusiasmo privo di riserve. Entrambi gli atteggiamenti possono lasciare in secondo piano la comprensione reale della tecnologia. Studiare l’IA, ha spiegato Clementina Cruceli, significa imparare a riconoscerne capacità, limiti e conseguenze. Alla competenza tecnica devono affiancarsi consapevolezza, senso etico e capacità di valutare gli scopi per i quali viene impiegato uno strumento tanto potente. Per i ragazzi e le ragazze che si preparano a entrare nell’università o nel mondo del lavoro, questa alfabetizzazione attraverserà quasi ogni ambito professionale, dalla medicina alla manifattura, dalla comunicazione alla progettazione.

L’invito rivolto ai premiati e alla premiate è stato quindi a proseguire la propria formazione mantenendo lo sguardo su ciò che già esiste intorno a loro. Pontedera ospita laboratori, imprese e centri nei quali la conoscenza può tradursi in tecnologie, servizi e nuovi mestieri. Il miglio evocato da Clementina Cruceli misura la breve distanza che separa le scuole da alcuni dei luoghi più avanzati della ricerca italiana e indica ai neodiplomati uno spazio vero nel quale mettere a frutto competenze, curiosità e aspirazioni.

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Il Centro di Competenza ARTES 4.0 ha ottenuto la certificazione del proprio sistema di gestione per la qualità secondo la norma ISO 9001:2015 con riferimento ai servizi ingegneristici in ambito IT e Robotica.

Rilasciata a seguito della valutazione di un organismo terzo, la certificazione attesta la conformità del sistema di gestione ai requisiti della norma internazionale. Le imprese possono utilizzare questa attestazione nella selezione e nella qualificazione di ARTES 4.0 come partner tecnologico.

Quando un’azienda affida un’attività ingegneristica, valuta le competenze tecniche e il modo in cui verrà organizzato il lavoro. Definire i requisiti del progetto, assegnare le responsabilità, verificare le attività e gestire eventuali problemi sono aspetti che incidono sulla collaborazione tra le parti. La ISO 9001:2015 stabilisce requisiti per la gestione di questi aspetti, attraverso un approccio basato sull’attenzione al cliente, sul controllo dei processi, sulla valutazione dei rischi e delle opportunità e sul miglioramento continuo.

Per ARTES 4.0, la qualità della gestione accompagna il trasferimento tecnologico: aiutare le imprese a individuare, sperimentare e adottare tecnologie coerenti con le proprie esigenze produttive. In questo lavoro, le scelte tecniche tengono conto degli obiettivi del progetto, dei vincoli operativi e delle condizioni di utilizzo delle soluzioni.

La certificazione offre alle aziende e ai loro uffici tecnici e acquisti un riferimento documentato sul sistema di gestione dei servizi ingegneristici, da affiancare alla valutazione delle competenze e dell’esperienza del Centro. ARTES ISO
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Chi sta guidando la corsa mondiale agli umanoidi? Alla World Robot Conference 2026 la risposta non era soltanto nelle macchine capaci di camminare, afferrare oggetti, mantenere l’equilibrio o interagire con le persone. Era anche nei volti dei loro fondatori: una nuova generazione di imprenditori con una solida preparazione scientifica e ingegneristica, diventati protagonisti di uno dei settori tecnologici più competitivi al mondo. La presenza di ARTES 4.0 come International Supporting Organization, rafforzata dagli interventi di due plenary speaker, ha avuto l’obiettivo di osservare da vicino questa trasformazione e tradurla in opportunità reali per le imprese italiane, collegando attraverso il Centro RoboCom e ricerca, trasferimento tecnologico e validazione.

ARTES 4.0 dentro il confronto internazionale

Frisoli WRC 2026Dario WRC 2026 ARTES 4.0 ha partecipato alla World Robot Conference tra le International Supporting Organizations e ha contribuito al programma scientifico con due plenary speaker, portando nel dibattito una presenza costruita su due piani collegati: il trasferimento tecnologico di ARTES 4.0 e del Centro RoboCom, e la ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Socio Fondatore del Centro di Competenza. Nella più recente edizione dello ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, la Scuola Sant’Anna si colloca al settimo posto a livello mondiale e al secondo in Europa nella Robotics Science & Engineering. Il Prof. Antonio Frisoli, Presidente di ARTES 4.0, è intervenuto con la plenary lecture “Embodied AI for Human Empowerment and Well-Being: From Intelligent Humanoids to Wearable Robots”. Il suo contributo ha spostato l’attenzione dalla sola autonomia delle macchine alla capacità dell’embodied AI di ampliare le possibilità delle persone, sostenere il movimento, favorire la riabilitazione e migliorare il benessere. “A Pechino - ha spiegato il Prof. Antonio Frisoli a margine del suo intervento - abbiamo visto quanto rapidamente l’intelligenza artificiale stia entrando nei corpi dei robot. La maturità di queste tecnologie si misura nella capacità di utilizzare nuovi foundational models l’acquisizione di nuove competenze da parte dei sistemi robotici sempre più avanzati, misurabile nella loro capacità di generalizzare a situazioni nuove e ad interagire con ambienti non strutturati e persone”. Il Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0, Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna e Chief Scientist dei Dubai Future Laboratories, ha presentato “Application Scenarios Define the Future Form of Robot Companions”. La sua tesi indica un cambio di prospettiva: non esiste una forma robotica valida per ogni bisogno. Sono gli scenari d’uso a definire il corpo, i sensi, l’interfaccia e il grado di autonomia più adatti. “Seguendo la World Robot Conference sin dalla prima edizione - ha fatto presente il Prof. Dario - il cambiamento più evidente è il passaggio dai singoli prototipi a un ecosistema capace di sviluppare, produrre e migliorare i robot con una velocità straordinaria. Il futuro non sarà però definito da un’unica forma robotica: saranno le applicazioni, gli ambienti e i bisogni delle persone a determinare il corpo, i sensi e il livello di autonomia dei robot companion”. Il Prof. Dario partecipa infatti alla World Robot Conference sin dalla prima edizione del 2015, quando l’appuntamento non aveva ancora raggiunto l’eco industriale e mediatica di oggi. Questa continuità consente di leggere la trasformazione della WRC lungo un arco di oltre dieci anni: dai prototipi di ricerca a un ecosistema nel quale tecnologia, produzione, investimenti e applicazioni si influenzano a vicenda. Il programma ha ospitato anche gli interventi dei vertici delle principali aziende di humanoid robotics. Wang Xingxing ha discusso il passaggio dagli exhibit ai prodotti, mentre Juha Röning, Vice President Research di euRobotics, ha affrontato opportunità e criticità dell’era dell’embodied AI dal punto di vista europeo. Röning ha richiamato i principi di una robotica incentrata sulla persona, sostenibile e responsabile, capace di lavorare con l’essere umano senza ridurre l’innovazione a una semplice sostituzione del lavoro.

La Formula 1 della robotica

Dal 19 al 23 agosto, il distretto tecnologico di Yizhuang a Pechino ha ospitato 373 imprese nazionali e internazionali, 3.000 prodotti e 311 novità. La dimensione internazionale ha coinvolto organizzazioni, delegazioni e partecipanti provenienti da 26 Paesi. Numeri che descrivono la scala raggiunta dalla World Robot Conference, ma che non bastano a raccontarne il valore. Per densità di ricerca, componentistica, capitali e velocità di sviluppo, la manifestazione può essere letta come una sorta di Formula 1 della robotica. Nei padiglioni si sono incontrati umanoidi, quadrupedi, mani robotiche, sensori tattili, attuatori, sistemi di visione, piattaforme di addestramento e soluzioni già pensate per la fabbrica, la logistica, la sanità, l’assistenza e i servizi. Il paragone non significa che ogni dimostrazione sia già pronta a trasformarsi in un prodotto. Come nelle competizioni più avanzate, la WRC porta tecnologie, componenti e modelli al limite delle loro prestazioni. Il vero traguardo arriva quando quel patrimonio raggiunge un ambiente reale, lavora in sicurezza e genera valore misurabile.

Una generazione di founder tecnici

World Robot Conference Pechino World Robot Conference 2026 Pechino Tra i molti elementi emersi dal WRC 2026, forse quello più significativo non riguarda tanto la varietà sorprendente di robot umanoidi in mostra o le loro prestazioni tecniche, quanto piuttosto il modello industriale che ne sta alla base. È un aspetto che rischia di passare in secondo piano rispetto allo spettacolo delle macchine, ma che ne rivela la reale portata strategica. Il dato che colpisce è che a progettare e produrre questi robot, sia l'hardware sia il software che li governa, non sono le grandi imprese manifatturiere tradizionali, pur numerose e solidissime in Cina, ma un ecosistema fitto e dinamico di startup. Si tratta di un fenomeno che la Cina ha deliberatamente coltivato, costruendo le condizioni perché nascesse e prosperasse. Queste nuove imprese sono guidate da imprenditori giovani, spesso poco più che trentenni, con una formazione accademica di altissimo livello: la maggioranza possiede un dottorato di ricerca conseguito nelle migliori università cinesi, come Tsinghua, Peking University, Zhejiang University, solo per citarne alcune, e non di rado ha maturato esperienze di studio o ricerca anche all'estero. Sono profili tecnicamente preparati, animati da una forte motivazione imprenditoriale, capaci di muoversi con naturalezza in reti internazionali di conoscenze, collaborazioni e mercati. Un secondo elemento chiave è il grado di interconnessione di questo tessuto imprenditoriale. Non si tratta di startup isolate che competono in modo frammentato, ma di un sistema reticolare in cui le imprese dialogano tra loro, condividono fornitori e competenze, e mantengono legami stretti e continuativi con il mondo accademico. Le università non sono un semplice bacino di reclutamento, ma partner attivi nella ricerca applicata, spesso incubatori diretti da cui le startup stesse hanno origine. A completare il quadro c'è un terzo fattore, altrettanto decisivo: il sostegno pubblico. Le amministrazioni cinesi, a livello centrale e locale, seguono con grande attenzione questo settore, lo considerano strategico per la competitività industriale e tecnologica del paese, e mettono in campo strumenti concreti di supporto, dagli incentivi fiscali alle infrastrutture dedicate, fino a politiche mirate di attrazione dei talenti. A questo si affianca una disponibilità di capitali coerente con l'ambizione del progetto: fondi di venture capital, capitali statali e investitori privati alimentano un flusso di risorse che consente alle startup di scalare rapidamente, senza dover attraversare le fasi di crescita lente e incerte tipiche di altri contesti. Il risultato è un modello che combina in modo efficace quattro ingredienti raramente presenti insieme con questa intensità: capitale umano di eccellenza, integrazione stretta tra ricerca e impresa, capitali abbondanti e pazienti, e una regia pubblica che orienta e accelera senza soffocare l'iniziativa privata. È questa architettura di sistema, più della singola innovazione tecnologica, a rendere la robotica umanoide cinese un caso davvero eclatante e meritevole di grande attenzione. Tra le immagini più forti della WRC 2026 non ci sono soltanto robot che ballano, corrono o ordinano oggetti. C’è dunque una platea imprenditoriale giovane che unisce conoscenza tecnica, ambizione industriale e una comunicazione diretta con investitori, istituzioni, media e nuovi talenti. Un caso ben noto è quello di Wang Xingxing, fondatore e chairman di Unitree. A 36 anni è già uno dei volti pubblici dell’industria robotica cinese. Il debutto di Unitree alla Borsa di Shanghai ha coinciso con l’apertura della Conferenza, amplificando l’attenzione su una società passata in pochi anni dai quadrupedi ai robot umanoidi e oggi impegnata a sviluppare i modelli che ne governano il comportamento. Nel programma della conferenza, Wang è intervenuto su “From Exhibits to Products: The Next Decade of the Humanoid Robot Industry”. Accanto a lui hanno trovato spazio fondatori e amministratori delegati di aziende come Galbot, RobotEra, X Square e altre realtà nate attorno all’embodied AI. È il segnale di un sistema che propone ai giovani altamente qualificati una traiettoria visibile: dalla ricerca alla startup, dalla prototipazione alla produzione, fino all’accesso ai capitali. Questi founder assumono un ruolo simile a quello delle figure più riconoscibili nello sport o nell’economia digitale: catalizzano attenzione e rendono la robotica un campo professionale aspirazionale. Dietro la notorietà ci sono anni di lavoro su meccanica, elettronica, controllo, intelligenza artificiale e processi produttivi. È proprio questa combinazione tra cultura ingegneristica e iniziativa imprenditoriale a rendere solido il fenomeno.

Dai corpi ai “cervelli” dei robot

WRC 2026WRC 2026 dettaglio La prima fase della corsa agli umanoidi ha concentrato l’attenzione sul corpo: equilibrio, locomozione, autonomia energetica, capacità di carico, destrezza delle mani e costo dei componenti. La WRC 2026 ha mostrato anche una nuova frontiera. La nuova frontiera degli investimenti si sta spostando verso il “cervello” dei robot, cioè verso i modelli capaci di trasformare percezione e istruzioni in azioni nel mondo fisico. L’embodied AI, o intelligenza artificiale incorporata, non si limita a elaborare testo e immagini. Percepisce l’ambiente, ne comprende la struttura, prevede le conseguenze di un movimento, coordina il corpo e corregge gli errori mentre svolge un’attività. In un contesto industriale o domestico non ci sono due situazioni perfettamente identiche: cambiano gli oggetti, le distanze, le persone, la luce e gli imprevisti. Da qui nasce l’attenzione per i modelli VLA, Vision-Language-Action, che collegano ciò che il robot vede, le istruzioni linguistiche e le azioni da eseguire. Il confronto si sta già estendendo ai World Models e ai World Action Models, progettati per costruire una comprensione predittiva del mondo fisico. Tatto e forza completano il quadro: una mano robotica non deve soltanto riconoscere un bicchiere, ma capire quanta pressione applicare, percepire uno scivolamento e adattare la presa. Durante la conferenza è emerso che il capitale non si concentra più soltanto sui robot completi. Si distribuisce verso modelli fondazionali, controllo, capacità di calcolo, raccolta di dati, sensori tattili e componenti critici. Wang Xingxing ha indicato i World Models come una importante area di investimento di Unitree in termini di risorse e personale.

La vera prova comincia fuori dai padiglioni

La spettacolarità degli umanoidi non nasconde le sfide da superare. Molti robot restano più convincenti durante una dimostrazione controllata che davanti alla variabilità di una linea produttiva, di un magazzino o di una casa. Affidabilità per migliaia di ore, sicurezza accanto alle persone, manutenzione, ripetibilità e ritorno dell’investimento separano un prototipo interessante da una soluzione industriale. La stessa industria cinese appare consapevole di questo passaggio. Il tema della WRC 2026, “Human-Robot Symbiosis, Production-Demand Convergence”, ha messo in relazione convivenza tra persone e robot con incontro tra offerta tecnologica e domanda reale. Non basta chiedere che cosa sappia fare una macchina. Occorre capire per chi debba lavorare, in quale ambiente, con quali livelli di autonomia e con quale valore rispetto alle alternative disponibili. Il ritmo cinese genera un’enorme quantità di tecnologie da osservare, selezionare e valutare. Proprio per questo cresce il bisogno di prove comparative, protocolli, dati e ambienti nei quali verificare prestazioni, sicurezza, usabilità e capacità di integrazione prima dell’investimento.

Antonio Frisoli WRC 2026Paolo Dario WRC 2026

Cina ed Europa: collegare punti di forza differenti

La Cina mette in campo una scala produttiva, una velocità di iterazione e una capacità di mobilitare startup, università e capitale difficili da eguagliare. L’Europa e l’Italia possiedono competenze riconosciute nella robotica incentrata sulla persona, nella sicurezza, nella qualità industriale, nella ricerca e nella validazione di tecnologie destinate a operare accanto agli esseri umani. La possibilità più interessante consiste nel collegare questi punti di forza. Le imprese italiane possono incontrare nuove piattaforme, componenti e partner industriali; l’ecosistema cinese può trovare in Italia competenze per valutare affidabilità, usabilità, conformità, integrazione e impatto nei processi reali. Il Centro RoboCom di ARTES 4.0 nasce proprio con questa funzione: mettere imprese e organizzazioni nelle condizioni di provare robot, confrontare soluzioni e misurare i risultati prima di investire. Umanoidi, quadrupedi, cobot, robot indossabili e sistemi di teleoperazione acquistano valore quando vengono esaminati sulla base di un caso d’uso, non della sola prestazione dimostrativa.

Portare l'intelligenza nel mondo fisico

La prossima rivoluzione della robotica consisterà nel portare l’intelligenza nel mondo fisico e nel trasformarla in applicazioni capaci di generare valore per le persone, l’industria e la società. La World Robot Conference 2026 mostra che la Cina sta affrontando questa corsa con velocità, scala e una nuova generazione di imprenditori tecnici. ARTES 4.0 intende trasformare l’osservazione di questo processo in collaborazioni, prove e occasioni reali per le imprese italiane. Dal World Robotics Forum emerge un ecosistema nella quale startup, università di prestigio, istituti di ricerca, produttori di componenti, piattaforme di prova, grandi gruppi industriali e investitori operano lungo lo stesso percorso. Le idee nate nei laboratori trovano soggetti disposti a trasformarle in prototipi. I prototipi incontrano fornitori di motori, giunti, batterie, sensori, telecamere e mani. Gli integratori li portano dentro scenari produttivi, mentre il capitale si distribuisce tra hardware, dati, software, infrastrutture di calcolo e applicazioni. La disponibilità di fabbriche e catene di fornitura riduce i tempi che separano una nuova soluzione dalla sua prima prova industriale.
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Robots to test before you invest: ARTES 4.0 launches RoboCom, Italy’s first Center on Robot Companions
Robots to test before you invest: ARTES 4.0 launches RoboCom, Italy’s first Center on Robot Companions

What if companies could test a robot before integrating it into their operations?

They could measure its performance, safety, usability and operational impact. They could determine whether a robotics or artificial intelligence solution can improve a process, automate repetitive tasks or support service delivery. They could also evaluate how a robot should be designed, in terms of form, interaction and user experience, to ensure effective integration into human and organisational environments.

These are the objectives behind the new ARTES 4.0 Center on Robot Companions (RoboCom), a facility dedicated to the experimentation, evaluation and applied design of humanoid and animaloid robots, drones, robotic interfaces and immersive systems. All technologies are physically available on-site for testing, development and validation.

Already operational and located at the ARTES 4.0 headquarters on Viale Piaggio in Pontedera, RoboCom will be officially inaugurated in autumn 2026.

With an area of approximately 520 square metres, more than 25 pieces of advanced equipment and a total investment of €1.2 million, RoboCom is the first centre of its kind in Italy and among the few in Europe entirely dedicated to the applied experimentation of companion robotics and AI-powered systems for perception, control, interaction, data analysis and decision support.

The Center is designed to help companies, public bodies and organisations move from curiosity about robotics to evidence-based decision-making. By testing robots before adoption and measuring their impact before investment, organisations can significantly reduce the technological, economic and operational risks associated with introducing new robotic solutions. RoboCom focuses on technologies that have already reached a high level of maturity and are ready to be integrated into real operational processes.

Robot con ruote Robot visori                

From performance testing to trustworthy adoption

Beyond technical validation, RoboCom addresses a broader challenge: ensuring the quality, reliability and responsible use of robotics and AI systems.

Each solution is assessed not only for the performance it can deliver, but also for its traceability, transparency, governance and operational controllability. The objective is to ensure that robots and intelligent systems can be introduced into real-world environments safely, responsibly and in compliance with ethical, professional and regulatory principles.

This assurance function represents one of RoboCom’s distinctive features and positions the Center as an advanced technology-transfer facility for companion robotics and artificial intelligence.

RoboCom is part of ARTES 4.0, the national Competence Center selected by the Italian Ministry of Enterprises and Made in Italy and specialised in robotics and AI. Companies therefore gain access to the expertise and research capabilities of ARTES 4.0’s nationwide ecosystem, including those of the Sant’Anna School of Advanced Studies, a founding member of the Competence Center and an international reference point in robotics, biorobotics, artificial intelligence and human-machine interaction.

In the latest edition of the ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, Sant’Anna ranked seventh worldwide and second in Europe in Robotics Science & Engineering.

A complete infrastructure for real-world experimentation

RoboCom provides a technological infrastructure capable of simulating a wide range of application scenarios, including:

  • Humanoid robots for service and assistance tasks;
  • Quadruped robots for monitoring and inspection activities;
  • Bionic torsos for studying advanced forms of human-machine communication;
  • Drones and 3D acquisition systems for environmental reconstruction;
  • Wearable technologies, immersive headsets and teleoperation platforms;
  • Advanced 3D printing systems and computing infrastructure;
  • Dedicated environments for testing AI applications and robot-control systems.

One of RoboCom’s defining characteristics is its technological neutrality. The infrastructure is not tied to any specific manufacturer or platform, enabling comparative evaluation across different technologies, configurations and use cases.

This allows organisations to base investment decisions on objective and comparable data, selecting the solutions that best match their operational requirements.

animaloidi robot animaloide                

Designing companions, not just machines

Alongside technology testing, RoboCom develops applied research and design activities focused on the concept of robotic companionship.

The Center evaluates aspects such as form, behaviour, movement, interfaces, autonomy levels, perceived safety and contextual fit. The goal is to understand not only whether a robot functions correctly, but whether it can be effectively accepted and integrated into the environments where it will operate.

Particular attention is devoted to user experience, trust, interaction quality and the robot’s ability to fit seamlessly into existing processes without introducing unnecessary complexity.

Clementina_e_robot androide                

An interdisciplinary approach to robotics and AI

Companion robotics raises questions that go far beyond technology, encompassing ethics, philosophy, social acceptance, responsibility and organisational impact.

For this reason, RoboCom combines technical assessment with interdisciplinary expertise capable of evaluating the broader implications of deploying intelligent systems. Every application can be analysed in relation to the human and social contexts in which it will be introduced.

It is further enriched by the connection with the Robo-Philosophy Group at the Sant’Anna School of Advanced Studies, which recently launched the Seasonal School Robo-Philosophy: Dimensions of Co-Agency, dedicated to exploring the philosophical, political, social and ethical dimensions of collaboration between humans and robotic systems.

ARTES 4.0 approaches innovation as a process that combines scientific excellence, technological capability, regulatory awareness and social responsibility. RoboCom has therefore been created not only to verify whether a technology works, but also to determine whether it can be adopted safely, responsibly and sustainably.

robotera umanoide                

A national network supporting technology transfer

RoboCom is part of a broader network of facilities that strengthens ARTES 4.0’s capacity to support companies throughout Italy.

Alongside the headquarters in Pontedera, the Center is connected to facilities in Palermo, Olbia and Jesi. It also contributes to the Joint Lab established with CIM in Turin, dedicated to robotics for manufacturing industries, while supporting additional international initiatives aimed at expanding technology-transfer services on a global scale.

Paolo Dario, Scientific Director of ARTES 4.0

«With the Center on Robot Companions - underlines Prof. Paolo Dario, Scientific Director of ARTES 4.0 - a new phase opens for technology transfer in our territory. Pontedera has always been a place where industry, research and a vision of the future meet: from its great manufacturing tradition to the birth of internationally renowned scientific expertise in robotics. This Centre gathers that legacy and projects it towards the frontier of robots entering workplaces, services and everyday life. And it has chosen to do so through an open infrastructure that allows companies to approach robotics with the support of the best research».

Antonio Frisoli, President of ARTES 4.0

“«The competitiveness of companies will increasingly depend on the ability to experiment with advanced technologies before adopting them - explains Antonio Frisoli, President of ARTES 4.0 -. One challenge for the Centre, for example, is verifying the actual ability to program the new advanced humanoid robotics platforms to carry out real tasks in industrial contexts, using the most modern Visual Action Models, which allow robots to be trained based on the presentation of examples. Precisely for this reason, the Centre has also equipped itself with a computing infrastructure that makes it possible to validate different generative AI models for robot control». With the Center on Robot Companions, ARTES 4.0 offers companies a place where they can carry out these checks before investing: «Physical AI makes this challenge even more concrete because it brings artificial intelligence inside machines capable of perceiving, moving and acting in the real world»

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EuAReman 2026: a Palermo il primo workshop internazionale Europa-Africa sul remanufacturing
EuAReman 2026: a Palermo il primo workshop internazionale Europa-Africa sul remanufacturing

Dal 7 al 9 ottobre 2026 Palermo ospiterà EuAReman 2026 – 1st International Europe-Africa Workshop on Remanufacturing, il primo workshop internazionale dedicato alla collaborazione tra Europa e Africa nel campo del remanufacturing, dell’economia circolare e della manifattura sostenibile.

L’iniziativa è promossa da CNR-ICAR, SIR – Società Italiana Remanufacturing e University of Strathclyde, con l’Università degli Studi di Palermo nel ruolo di organizzatore ospitante. Tra i partner figurano l’European Remanufacturing Council, WayPoint in qualità di Gold Sponsor, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Palermo come Bronze Sponsor e una rete di organizzazioni europee e africane impegnate nello sviluppo di nuovi modelli industriali circolari.

Anche ARTES 4.0 partecipa ai lavori, riconoscendo nel remanufacturing uno degli ambiti nei quali sostenibilità ambientale, trasformazione industriale e tecnologie abilitanti possono produrre un impatto concreto sulla competitività delle imprese.

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Una piattaforma di confronto tra ricerca e industria

EuAReman 2026 nasce per mettere in relazione ricercatrici e ricercatori, imprese, startup, innovatori, professionisti e rappresentanti delle istituzioni provenienti dai due continenti.

Il workshop affronterà il remanufacturing non soltanto come processo di recupero dei prodotti giunti alla fine del primo ciclo di utilizzo, ma come un nuovo paradigma industriale. Rigenerare un bene significa riportarlo a condizioni prestazionali definite attraverso attività di ispezione, smontaggio, recupero dei componenti, sostituzione delle parti usurate, ricostruzione, verifica e certificazione.

Si tratta di un approccio capace di prolungare la vita utile dei prodotti, ridurre il consumo di materie prime, limitare rifiuti ed emissioni e creare nuove filiere produttive e professionali.

Il programma, articolato in tre giornate, comprenderà keynote internazionali, presentazioni scientifiche e tecniche, casi industriali e tavole rotonde. I lavori si svolgeranno nelle strutture del CNR di Palermo e, durante la terza giornata, a Palazzo Chiaramonte-Steri.

La Call for Contributions

La conferenza ha aperto una Call for Contributions rivolta a università, centri di ricerca, ricercatrici, ricercatori, imprese, startup e innovatori interessati a partecipare al dibattito internazionale sul futuro del remanufacturing.

Non sono richiesti esclusivamente studi accademici già conclusi. La call intende raccogliere anche casi applicativi, sperimentazioni, tecnologie emergenti, esperienze aziendali, problemi produttivi ancora irrisolti e opportunità di ricerca o collaborazione.

I contributi selezionati potranno essere presentati durante il workshop davanti a una platea internazionale composta da rappresentanti del mondo scientifico, industriale e istituzionale europeo e africano.

Sono previste due modalità di partecipazione:

Extended abstract Un contributo della lunghezza massima di due pagine, redatto utilizzando il template ufficiale di EuAReman 2026.

Poster Una modalità particolarmente adatta a imprese, startup, gruppi di ricerca e innovatori che desiderano illustrare casi applicativi, prototipi, sperimentazioni, tecnologie o soluzioni in fase di sviluppo.

La nuova scadenza per l’invio degli extended abstract e dei poster è fissata a sabato 18 luglio 2026. La comunicazione degli esiti è prevista entro il 31 luglio.

I temi della call

La Call for Contributions accoglie proposte scientifiche, tecnologiche, industriali e concettuali dedicate, tra gli altri, ai seguenti temi:

  • design for remanufacturing;
  • tecnologie per il remanufacturing;
  • robotica e automazione;
  • intelligenza artificiale e dati industriali;
  • ispezione e controllo dei componenti;
  • tecnologie digitali per l’industria circolare;
  • tracciabilità dei prodotti;
  • Digital Product Passport;
  • certificazione dei prodotti rigenerati;
  • green supply chain e reverse logistics;
  • Life Cycle Assessment e valutazione ambientale;
  • recupero di materiali e componenti;
  • modelli di business sostenibili;
  • politiche industriali e standard;
  • trasferimento tecnologico;
  • formazione e capacity building;
  • collaborazione scientifica e industriale tra Europa e Africa.

Il ruolo delle tecnologie abilitanti

Il remanufacturing continua a occupare una quota ridotta rispetto alla produzione manifatturiera convenzionale, nonostante le sue potenzialità ambientali, economiche e industriali.

Per portare questi processi su una scala più ampia servono sistemi capaci di riconoscere lo stato di usura dei prodotti, valutarne la possibilità di recupero, automatizzare le operazioni più complesse e certificare le prestazioni ottenute.

Robotica, intelligenza artificiale, computer vision, sensoristica, automazione, gemelli digitali, tracciabilità e analisi dei dati possono rendere il remanufacturing più preciso, produttivo e replicabile. Queste tecnologie consentono di decidere quali componenti recuperare, ottimizzare le lavorazioni, ridurre l’incertezza sulla qualità del risultato e costruire processi industriali economicamente sostenibili.

La capacità di applicare queste soluzioni ai prodotti già utilizzati può modificare profondamente il loro ciclo di vita, trasformandoli da beni destinati allo smaltimento in risorse da reinserire nei processi produttivi.

Un’opportunità per imprese e startup

Per imprese, startup e partner industriali, EuAReman 2026 offre la possibilità di portare nel confronto internazionale esigenze produttive, casi reali, prototipi, tecnologie e sperimentazioni.

La partecipazione permette di entrare in contatto con ricercatori, professionisti, istituzioni e operatori attivi nella trasformazione sostenibile dell’industria, individuando competenze complementari e nuove opportunità di collaborazione, ricerca e trasferimento tecnologico.

Le aziende possono anche valutare l’adesione al programma di sponsorship, contribuendo alla costruzione di una comunità internazionale dedicata al remanufacturing e associando il proprio nome a un ambito destinato ad assumere un peso crescente nelle strategie industriali.

Sono previsti tre livelli di sponsorizzazione:

  • Bronze Sponsor: contributo compreso tra 500 e 1.000 euro;
  • Silver Sponsor: contributo compreso tra 1.000 e 5.000 euro;
  • Gold Sponsor: contributo superiore a 5.000 euro.

L’invito al network ARTES 4.0

ARTES 4.0 invita soci, partner, imprese, startup, università, centri di ricerca e gruppi di innovazione del proprio network a consultare la call, valutare la presentazione di un contributo e diffondere l’opportunità all’interno delle rispettive organizzazioni.

EuAReman 2026 può diventare uno spazio concreto nel quale condividere conoscenze, far emergere problemi industriali ancora aperti e costruire nuove collaborazioni tra Europa e Africa intorno a remanufacturing, economia circolare, manifattura sostenibile e tecnologie abilitanti.

Scadenza per extended abstract e poster: 18 luglio 2026

Date del workshop: 7–9 ottobre 2026

Luogo: Palermo

CONSULTA IL PROGRAMMA

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Robot da provare prima di investire: a Pontedera nasce il Center on Robot Companions di ARTES 4.0
Robot da provare prima di investire: a Pontedera nasce il Center on Robot Companions di ARTES 4.0

Provare un robot prima di integrarlo in azienda. Misurarne prestazioni, sicurezza, usabilità e impatto operativo. Capire in anticipo se una tecnologia robotica e di intelligenza artificiale possa migliorare un processo, automatizzare un’attività ripetitiva, supportare un servizio ed essere introdotta in modo responsabile nel contesto umano e organizzativo. Valutare inoltre come un robot vada progettato nella forma, nell’interazione e nell’esperienza d’uso attraverso un’attività specifica di design che porta nella robotica companion il valore della cultura progettuale italiana: aspetto, funzionalità, qualità formale, attenzione all’utente e coerenza con il contesto d’impiego.

Nasce con questi obiettivi ARTES 4.0 Center on Robot Companions, RoboCom, la nuova infrastruttura del Centro di Competenza ARTES 4.0 progettata per la sperimentazione di robot umanoidi, animaloidi, droni, interfacce robotiche, sistemi immersivi, già fisicamente presenti e disponibili per attività di test, sviluppo e design applicativo. Il Center on Robot Companions, che è già operativo, ha sede in Viale Piaggio a Pontedera, all’interno della struttura che ospita la sede centrale di ARTES 4.0 e sarà ufficialmente inaugurato in autunno.

Con un’area di circa 520 metri quadrati, 26 attrezzature fisicamente disponibili e un investimento complessivo di 1,2 milioni di euro, il Center on Robot Companions si presenta come il primo centro in Italia di questo tipo e tra i pochi in Europa interamente orientati alla sperimentazione applicativa di robot companion e soluzioni di intelligenza artificiale integrate nei processi di percezione, controllo, interazione, analisi dei dati e supporto alle decisioni.

Il Centro RoboCom nasce per aiutare imprese, enti pubblici e organizzazioni a passare dalla curiosità verso la robotica a una valutazione concreta, fondata su misure, dati e scenari applicativi. Lo scopo è consentire alle imprese di sperimentare i robot prima di adottarli e di misurarne l’impatto prima di investire. In questo modo, le organizzazioni possono ridurre il rischio tecnologico, economico e operativo legato all’introduzione di nuove soluzioni robotiche. Le attività del Center on Robot Companions sono orientate per l’accompagnamento di tecnologie già sufficientemente mature e l’integrazione nei processi aziendali (in termini tecnici si tratta di servizi ad alto TRL, Technology Readiness Level, la scala di misura del livello di maturità di una tecnologia).

Oltre alla sperimentazione tecnica, il Center on Robot Companions assicura una garanzia ulteriore sulla qualità, sull’affidabilità e sull’impiego responsabile delle soluzioni robotiche, verificando l’origine della tecnologia, le modalità di gestione e le condizioni del suo utilizzo.  Ogni soluzione robotica viene infatti valutata non solo in base alle prestazioni che può offrire, ma anche alla possibilità di conoscerne pienamente origine, funzionamento, tracciabilità e modalità con cui può essere gestita nel suo impiego.

L’obiettivo del Centro RoboCom è garantire che robot, piattaforme e attrezzature possano essere introdotti nei contesti reali in modo sicuro, trasparente e comprensibile, nel rispetto dei principi etici, deontologici e regolatori che devono orientare l’uso dei sistemi intelligenti nei luoghi di lavoro, nei servizi e nella vita quotidiana. È questa funzione di garanzia a rendere il Center on Robot Companions un’infrastruttura distintiva e avanzata nel trasferimento tecnologico applicato alla robotica companion e all’intelligenza artificiale.

Robot con ruote Robot visori                

Il Center on Robot Companions viene costituito nell’ambito di ARTES 4.0, Centro di Competenza nazionale selezionato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e specializzato in robotica e intelligenza artificiale. Le imprese possono perciò accedere alle competenze specialistiche e alla capacità di ricerca dell’ecosistema nazionale di eccellenza di ARTES 4.0, a partire da quelle della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Socio fondatore del Competence Center e riferimento scientifico nei campi della robotica, della biorobotica e dell’intelligenza artificiale e dello studio interdisciplinare del rapporto tra persone e sistemi intelligenti. Nella più recente edizione dello ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, la Scuola Superiore Sant’Anna si è collocata al settimo posto a livello mondiale e al secondo in Europa nella Robotics Science & Engineering.

Il Centro RoboCom di Pontedera mette a disposizione un’infrastruttura tecnologica pensata per simulare scenari di sperimentazione molto diversi tra loro, come robot umanoidi per attività di servizio e assistenza; robot quadrupedi per prove di monitoraggio e ispezione; busti bionici per studiare nuove forme di comunicazione uomo-macchina; droni e sistemi di acquisizione 3D per ricostruire ambienti reali; tecnologie indossabili, visori e piattaforme immersive per teleoperazioni; strumenti di stampa 3D e infrastrutture di calcolo avanzato e ambienti di test per applicazioni di intelligenza artificiale.

La neutralità tecnologica è una delle caratteristiche distintive del Center on Robot Companions. L’infrastruttura non è vincolata a un singolo produttore o a una specifica piattaforma, ma consente di lavorare su soluzioni diverse e di realizzare valutazioni comparative tra tecnologie, configurazioni e casi d’uso. In questo modo le imprese possono valutare con dati comparabili quale sia la soluzione più coerente con le proprie esigenze applicative e le condizioni di integrazione.

Accanto alla sperimentazione e alla valutazione comparativa delle tecnologie, il Centro sviluppa attività sul design dei companions. Forma, comportamento, movimento, interfacce, grado di autonomia, percezione di sicurezza e coerenza con il contesto d’uso sono elementi considerati per capire se un robot possa essere davvero adottato. Il Centro consente di valutare anche la capacità della soluzione di inserirsi negli spazi fisici, dialogare con le persone, generare fiducia e integrarsi nei processi senza creare complessità inutile.

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Il Centro RoboCom si distingue inoltre per un approccio interdisciplinare. La robotica companion e l’intelligenza artificiale coinvolgono anche questioni etiche, filosofiche, sociali e organizzative: il rapporto tra uomo e macchina, la fiducia, la responsabilità, l’accettabilità sociale, la qualità dell’interazione e l’impatto sul lavoro. Per questo ogni possibile applicazione può essere valutata con il supporto di competenze accademiche specialistiche anche rispetto alla sua coerenza con il contesto umano e sociale in cui il robot dovrebbe essere introdotto.  Questo approccio è rafforzato dal collegamento con The EURA Centre of Excellence, finanziato dalla Commissione europea attraverso la Jean Monnet Action e dedicato allo studio delle implicazioni etiche, legali, sociali ed economiche delle tecnologie avanzate.

Questa impostazione del Centro RoboCom trova un ulteriore elemento di arricchimento nel collegamento con il gruppo di Robo-Philosophy della Scuola Superiore Sant’Anna, che ha appena promosso la Seasonal School Robo-Philosophy: Dimensions of Co-Agency, dedicata alle dimensioni filosofiche, sociali, politiche ed etiche della co-azione tra persone e sistemi robotici.

ARTES 4.0 interpreta l’innovazione in modo responsabile attraverso l’integrazione di conoscenza scientifica, capacità tecnologica, attenzione agli aspetti legali e regolatori, consapevolezza delle conseguenze sociali e rispetto dei principi che devono guidare l’introduzione dei sistemi intelligenti nella vita delle persone e delle organizzazioni. Il Center on Robot Companions nasce quindi per verificare se una tecnologia funzioni, ma anche per contribuire a capire se possa essere adottata in modo sicuro, accettabile e regolato all’interno negli ambienti in cui sarà utilizzata.

Il Centro di Pontedera si inserisce in una rete di sedi e infrastrutture che rafforza la capacità di ARTES 4.0 di accompagnare le imprese su scala nazionale. Accanto alla sede centrale di Viale Piaggio sono collegate al Center on Robot Companions le sedi di Palermo, Olbia e Jesi. Il nuovo Centro contribuisce inoltre al rafforzamento del Joint Lab attivato con CIM a Torino dedicato alla robotica a supporto delle imprese manifatturiere, ampliando le possibilità di sperimentazione e trasferimento tecnologico verso il sistema industriale, nonché di altre iniziative internazionali che ARTES 4.0 sta intraprendendo per offrire prodotti su scala globale.

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«Con il Center on Robot Companions - sottolinea il prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 - si apre una fase nuova per il trasferimento tecnologico nel nostro territorio. Pontedera è da sempre un luogo in cui si incontrano industria, ricerca e visione del futuro: dalla grande tradizione manifatturiera alla nascita di competenze scientifiche di livello internazionale nella robotica. Questo Centro raccoglie tale eredità e la proietta verso la frontiera dei robot che entrano nei luoghi di lavoro, nei servizi e nella vita quotidiana. E ha deciso di farlo attraverso un’infrastruttura aperta che consente alle imprese di avvicinarsi alla robotica con il supporto della migliore ricerca».

«La competitività delle imprese passerà sempre di più dalla capacità di sperimentare tecnologie avanzate prima di adottarle - spiega Antonio Frisoli, presidente di ARTES 4.0 -. Una sfida ad esempio per il Centro è la verifica dell’effettiva capacità di programmare le nuove avanzate piattaforme di robotica umanoide per lo svolgimento di compiti reali nei contesti industriali, facendo uso dei più moderni Visual Action Models, che consentono di addestrare i robot sulla base della presentazione di esempi. Proprio per questo il Centro si è dotato anche di un’infrastruttura di calcolo che consente di validare diversi modelli di AI generativa per il controllo dei robot». Con il Center on Robot Companions, ARTES 4.0 offre alle aziende un luogo in cui fare queste verifiche prima dell’investimento: «La Physical AI rende questa sfida ancora più concreta perché porta l’intelligenza artificiale dentro macchine capaci di percepire, muoversi e agire nel mondo reale».

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ICTUS: nasce STRIKE, il dispositivo predittivo di supporto al personale medico per valutare l’entità del rischio ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale
ICTUS: nasce STRIKE, il dispositivo predittivo di supporto al personale medico per valutare l’entità del rischio ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale
Predire l’entità del rischio di trombi e la possibilità di sviluppo di ictus nei e nelle pazienti affetti da fibrillazione atriale, integrando i criteri clinici attualmente impiegati in una innovativa piattaforma sviluppata con algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning addestrati su un insieme di dati basati sulle caratteristiche anatomiche individuali e sulla simulazione del comportamento del flusso sanguigno. È l’obiettivo di STRIKE, STroke RIsK prEdiction in Atrial Fibrillation, il progetto di ricerca e sviluppo avviato dal Centro di Competenza ARTES 4.0, dalla Fondazione Ri.MED e da Xenia Progetti, finalizzato alla realizzazione di un dispositivo biomedico che supporti in modo del tutto nuovo le decisioni cliniche nella valutazione del rischio tromboembolico. La fibrillazione atriale, una patologia che colpisce oltre 50 milioni di persone nel mondo e che rappresenta l’aritmia cardiaca prolungata più comune a livello globale - 4,5 milioni in Europa e un milione in Italia, con stime destinate a crescere rapidamente a causa del progressivo invecchiamento della popolazione - è un’alterazione del ritmo cardiaco caratterizzata da battiti irregolari ed è una delle condizioni associate alla formazione di trombi e al rischio di complicanze gravi, tra cui l’ictus. Uno degli elementi più critici riguarda l’auricola atriale sinistra, una piccola struttura dell’atrio che presenta una morfologia diversa da paziente a paziente. Nei soggetti con fibrillazione atriale questa regione può perdere la propria normale capacità di contrazione e contribuire alla formazione di coaguli: si stima infatti che oltre il 90% dei trombi associati a questa condizione si formi proprio in questa regione del cuore. Per rispondere a questa esigenza, STRIKE svilupperà una piattaforma digitale capace di trasformare le immagini cliniche in modelli tridimensionali e di integrarli con simulazioni numeriche e algoritmi di intelligenza artificiale per supportare la valutazione del rischio. Il sistema sarà progettato per elaborare le immagini TAC del paziente, segmentare automaticamente l’auricola atriale sinistra, generarne una ricostruzione tridimensionale e simulare la fluidodinamica del sangue all’interno della struttura anatomica analizzata. L’elaborazione consentirà di ottenere un indice di rischio tromboembolico basato su dati anatomici e fluidodinamici del singolo/a paziente a supporto della valutazione clinica, della prognosi e della pianificazione terapeutica, che saranno integrati con i parametri clinici tradizionali basati su storia del paziente, età e presenza di altre patologie. La piattaforma potrà essere utilizzata dal personale sanitario sia in modalità as-a-service sia attraverso installazione on-premise, in funzione delle esigenze organizzative e infrastrutturali delle strutture cliniche. Il progetto nasce dall’integrazione di competenze scientifiche, tecnologiche e industriali. La Fondazione Ri.MED, un’istituzione internazionale di eccellenza focalizzata sulla ricerca biomedica e biotecnologica con sede a Palermo nata da una collaborazione pubblico-privata tra il Governo Italiano, la Regione Siciliana, il CNR, l’Università di Pittsburgh e il suo centro medico,  metterà a disposizione le proprie competenze scientifiche e bioingegneristiche per la creazione del dataset sintetico di modelli dell’auricola atriale sinistra, l’applicazione dei modelli numerici e lo sviluppo delle tecniche di machine learning. ARTES 4.0, Centro di Competenza nazionale ad alta specializzazione sulla robotica e l’intelligenza artificiale finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, contribuirà allo sviluppo della componente tecnologica dedicata all’estrazione automatica del modello tridimensionale insieme al Socio Mediavoice, azienda deeptech specializzata nello sviluppo di software innovativi e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, e si occuperà delle attività di coordinamento, comunicazione e valorizzazione dei risultati. Xenia Progetti, azienda consolidata nel settore dell’Information Technology e Socio di ARTES 4.0, guida il progetto in qualità di capofila. L’azienda svilupperà la piattaforma software per la valutazione del rischio tromboembolico e il supporto alla pianificazione terapeutica. STRIKE traduce il modello Science-driven Innovation di ARTES 4.0 applicandolo alle tecnologie per la salute: il progetto integra ricerca scientifica, intelligenza artificiale, simulazione fisica e competenze digitali in un percorso di trasferimento tecnologico orientato a una soluzione ad alto valore clinico e applicativo, destinato a contribuire all’efficienza sanitaria grazie all’ottimale gestione di diagnosi e cura dei e delle pazienti. «Le attuali diagnosi si basano principalmente su parametri clinici costruiti su popolazioni di pazienti con caratteristiche comuni. L’obiettivo di STRIKE è sviluppare un approccio più personalizzato, integrando nel percorso clinico informazioni che oggi restano difficili da utilizzare: la forma dell’auricola atriale sinistra, il comportamento del flusso sanguigno, la variabilità individuale del paziente. Trasformare questi elementi in un supporto personalizzato per il paziente significa avvicinare la ricerca bioingegneristica alla cura delle persone in modo sempre più puntuale», dichiara Danila Vella, Responsabile Scientifico, Fondazione Ri.MED. «Siamo fieri di guidare un progetto che intende superare la dimensione sperimentale per dialogare con le esigenze operative delle strutture sanitarie, semplificando l’accesso a informazioni complesse e rendendole utili nei percorsi decisionali», puntualizza Giuseppe Sorbello, Presidente di Xenia Progetti. «Il nostro contributo crea dal punto di vista innovativo le condizioni perché una tecnologia complessa possa diventare progressivamente utilizzabile e sostenibile per il sistema sanitario», prosegue Fabrizio Giacomelli, fondatore e CEO di Mediavoice. «STRIKE conferma quanto sia importante costruire connessioni strutturate tra ricerca avanzata e contesti applicativi. Abbiamo realizzato una partnership strategica e sviluppato presso la nostra sede a Palermo una linea di Bioingegneria per l’Health con l’obiettivo di fare in modo che l’innovazione che generiamo possa pienamente tradursi in strumenti capaci di supportare la salute dei cittadini e delle cittadine», conclude Enza Spadoni, Responsabile della sede di ARTES 4.0 a Palermo dove si sviluppano le attività di STRIKE. STRIKE
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Neuroscienze e robotica insieme per sviluppare nuove soluzioni per la salute umana
Neuroscienze e robotica insieme per sviluppare nuove soluzioni per la salute umana
Le neuroscienze incontrano la robotica per aprire nuove prospettive per la salute umana. È l’obiettivo dell’accordo siglato tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Biofisica (CNR-IBF) e ARTES 4.0, Centro di Competenza nazionale ad alta specializzazione su robotica e intelligenza artificiale, per attività di trasferimento tecnologico nell’ambito dell’Infrastruttura di Ricerca italiana per le neuroscienze, finanziata da Next GenerationEU/PNRR. L’accordo nasce con l’obiettivo di promuovere una collaborazione strutturata nel campo dell’innovazione tecnologica nel settore delle neuroscienze, valorizzando il ruolo della robotica nello studio del cervello umano e nello sviluppo di soluzioni innovative per la salute e attività di trasferimento tecnologico sui risultati dell’Infrastruttura, nonché lo sviluppo di nuovi progetti. Il rapporto tra neuroscienze e robotica risulta strategico in ambiti quali la riabilitazione, l’interazione persona-macchina e lo sviluppo di tecnologie assistive, dove la ricerca scientifica può tradursi in applicazioni a supporto della persona. Il CNR-IBF, attraverso il ruolo dell’Infrastruttura nazionale di ricerca in neuroscienze, il cui coordinamento scientifico è affidato a  Rosanna Migliore, ricercatrice dell’Istituto di Biofisica di Palermo, individua nell’accordo una possibile direttrice di sviluppo scientifico: nell’ambito della collaborazione, l’Istituto metterà a disposizione le proprie competenze scientifiche, i servizi di accesso all’Infrastruttura di Ricerca, inclusi gli strumenti di modeling e risorse di calcolo ad alte prestazioni. Nel quadro della collaborazione tra Artes 4.0 e Confindustria Sicilia, le Infrastrutture di Ricerca assumono un ruolo centrale per avvicinare le imprese dell’Isola a tecnologie avanzate, competenze specialistiche e ambienti qualificati di sperimentazione, anche nei settori dell’Health e delle Life Science. In linea con il modello Science-driven Innovation, ARTES 4.0 ne promuove la valorizzazione come strumento strategico per l’erogazione di servizi di Test Before Invest, formazione specialistica e trasferimento tecnologico. «Grazie alla robotica e all’intelligenza artificiale - commenta Michele Migliore, fondatore di EBRAINS-Italy - oggi esistono protesi controllate direttamente dall’attività cerebrale, per le quali specifiche interfacce cervello-computer (BCI) permettono, ad esempio, a persone con paralisi di muovere arti artificiali o comunicare. La robotica è utilizzata anche in ambito neurochirurgico per eseguire interventi estremamente delicati con maggiore precisione e minore invasività, ed è per questo un settore che ci interessa molto per rendere i risultati delle nostre ricerche direttamente applicabili ad esigenze concrete, soprattutto ora che l’Infrastruttura di Ricerca giunge al termine del suo finanziamento ed è il momento di renderne fruibili i risultati». ARTES 4.0 mette a disposizione il proprio ecosistema nazionale di innovazione e trasferimento tecnologico, le competenze dei Soci, le sue attrezzature e infrastrutture con l’obiettivo di favorire il collegamento tra ricerca, sistema produttivo e mondo imprenditoriale. Un ruolo particolarmente rilevante sarà svolto dalla sede di Palermo, dove il Centro di Competenza ha attivato alcune linee dimostrative, tra cui quella dedicata a BioIngegneria e Robotica Biomedica. «L’integrazione degli strumenti digitali e dell’ecosistema dell’Infrastruttura sulle neuroscienze con le tecnologie di robotica avanzata e AI industriale di ARTES 4.0 - spiega Paolo Dario, Direttore Scientifico del Centro di Competenza e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che è il Socio Fondatore di ARTES 4.0 - potrà potenziare nuove soluzioni in neurorobotica, creando ad esempio soluzioni AI avanzate applicate a robot collaborativi, sistemi di visione, manutenzione intelligente, assistenza sanitaria e diagnostica basata su dati cognitivi. I risultati dell'Infrastruttura di Ricerca hanno un altissimo potenziale di applicazione nel mondo dell’industria che intendiamo valorizzare con questo accordo». «Quello tra il Centro di Competenza Artes 4.0 e l’Infrastruttura italiana per le neuroscienze rappresenta un modello virtuoso di management orientato alla crescita e all’innovazione del sistema Paese», conclude Francesca Spataro, Research Infrastructure Manager dell’Infrastruttura. Neuroscienze e robotica insieme per sviluppare nuove soluzioni per la salute umana
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Blue Hub, aperto il bando per startup e PMI della blue economy
Blue Hub, aperto il bando per startup e PMI della blue economy
Sono aperte fino al 30 giugno 2026 le candidature al bando Blue Hub, rivolto a startup, micro, piccole e medie imprese che sviluppano tecnologie innovative per la blue economy. Le imprese delle aree di cooperazione del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo possono candidare soluzioni da sperimentare in infrastrutture operative, con l’obiettivo di validarle sul campo, aumentarne il livello di maturità tecnologica e favorirne l’avvicinamento al mercato. Blue Hub è un progetto europeo dedicato alla creazione di un hub transfrontaliero dell’innovazione per il trasferimento tecnologico e lo sviluppo di una comunità di pratica a supporto della blue economy nei territori di Toscana, Liguria, Sardegna, Corsica e Provence-Alpes-Côte d’Azur. Il progetto, attivo fino al 31 gennaio 2028, ha un budget complessivo di 1.834.648,55 euro. Le sperimentazioni riguardano ambiti strategici come energia verde, emissioni zero, biodiversità e salute del Mediterraneo, connettività e remotizzazione, monitoraggio ambientale e sicurezza, tecnologie ancillari e abilitanti. La piattaforma per la presentazione delle candidature sarà attiva dall’11 maggio 2026. Il termine ultimo per la presentazione delle domande è fissato al 30 giugno 2026. BANDO ITA APPEL À CANDIDATURES FR ALLEGATI ITA ANNEXES FR Aggiornamento 11.05.2026 A causa di un problema tecnico la piattaforma non è temporaneamente accessibile. Seguiranno aggiornamenti appena disponibili. Aggiornamento 13.05.2026 La piattaforma per la presentazione delle candidature risulta nuovamente funzionante ed è accessibile al seguente link: https://retecompetencecenter4-0-italia.it/artes/bando-n6-bluehub-2026/. Aggiornamento 05.06.2026 Sono stati aggiornati i link alle cartelle relative agli allegati in seguito alla revisione dell’Allegato 3 – Dichiarazione De Minimis. Aggiornamento 29.06.2026 Scadenza del bando prorogata al 15 luglio 2026.
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ARTES4WOMEN per STEM Racing, talento e competenze tecnico-scientifiche in gara | L’intervista a Erminia Pesce
ARTES4WOMEN per STEM Racing, talento e competenze tecnico-scientifiche in gara | L’intervista a Erminia Pesce
Avvicinare le giovani generazioni alle competenze tecnico-scientifiche significa creare un collegamento tra formazione, territori e imprese. È proprio in questo snodo che si colloca il lavoro di Erminia Pesce, referente Comunicazione e Orientamento dell’ITS Prime Tech Academy Toscana: un ruolo che mette in relazione orientamento, realtà industriali e opportunità di crescita di studentesse e studenti. Del resto ITS Prime, Socio del Centro di Competenza ARTES 4.0, si presenta come una Tech Academy connessa alle imprese e orientata a una formazione altamente specializzata e modellata sui bisogni dell’innovazione. All’interno di questa cornice si inserisce STEM Racing, iniziativa internazionale che coinvolge ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni in una sfida multidisciplinare che unisce progettazione, ingegneria, aerodinamica, design, comunicazione e organizzazione del team. Le squadre sono chiamate a ideare e realizzare in stampa 3D una mini-vettura ispirata alla Formula 1, confrontandosi con parametri tecnici, vincoli progettuali e criteri di valutazione che riproducono in scala educativa le logiche dei contesti produttivi reali. In vista delle finali regionali in programma il 18 e 19 aprile 2026 presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, Erminia Pesce ci permette di entrare nel cuore di un’esperienza che mette davvero “in pista” il talento dei più giovani. Ed è proprio qui che il coinvolgimento di ARTES 4.0 assume un significato pieno. Attraverso il gruppo di lavoro trasversale ARTES4WOMEN sull’equità di genere, il Centro di Competenza contribuisce a rafforzare la dimensione culturale e valoriale del progetto, portando dentro STEM Racing i temi della parità di genere, dell’accesso ai percorsi STEM e della presenza femminile nei ruoli tecnici e decisionali. ARTES4WOMEN, nato per promuovere la parità di genere nei contesti della ricerca applicata, dell’impresa e dell’innovazione tecnologica, trova così in questo contesto un terreno coerente con il proprio impegno.   STEM Racing è molto più di una competizione scolastica. Che cosa rappresenta oggi per ITS Prime Tech Academy Toscana? «STEM Racing è un’esperienza formativa estremamente pratica che porta all’interno delle scuole superiori un modello di apprendimento vicino a ciò che accade realmente nei contesti industriali. Non si tratta soltanto di costruire una mini-vettura o di partecipare a una gara, ma di misurarsi con un percorso completo che coinvolge progettazione, simulazione, problem solving, organizzazione del lavoro e capacità di presentare un progetto in modo credibile. Per ITS Prime significa offrire ai ragazzi un’occasione autentica di orientamento tecnologico connessa con il sistema produttivo del territorio». Quali elementi rendono STEM Racing un’esperienza così formativa e in grado di lasciare un segno per studentesse e studenti tra i 14 e i 19 anni? «La forza di STEM Racing sta nel fatto che mette insieme teoria e pratica senza creare una distanza tra le due dimensioni. I ragazzi non studiano concetti astratti da applicare forse un domani, ma lavorano da subito su un progetto che deve funzionare davvero, rispettando vincoli tecnici e confrontandosi con obiettivi chiari. Devono ragionare su aerodinamica, design, ingegneria, comunicazione e persino organizzazione del team. È questa visione integrata a rendere l’esperienza coinvolgente e formativa». ITS Prime è hub di gara per il Centro Italia. Che valore ha questo ruolo nel rapporto con le scuole e con le imprese? «Essere hub di gara per il Centro Italia significa assumere un ruolo di raccordo importante tra scuola, formazione tecnica avanzata e mondo industriale. Vuol dire creare occasioni in cui studenti, docenti e aziende possano condividere uno spazio, un linguaggio e obiettivi comuni. È un modo per avvicinare i giovani alle professioni tecnico-scientifiche e allo stesso tempo per mostrare alle imprese il potenziale delle nuove generazioni. In questo senso STEM Racing diventa anche una piattaforma di relazione con il territorio». ITS Prime Tech Academy ToscanaDopo le qualifiche regionali ospitate a febbraio 2026 alla Cattedrale Ex Breda di Pistoia, che tipo di riscontro avete avuto? «Il riscontro è stato molto positivo perché si è percepita l’efficacia del format. A Pistoia abbiamo visto circa venti squadre lavorare con grande serietà e partecipazione, ma soprattutto abbiamo visto studenti molto giovani affrontare il progetto con un approccio sorprendentemente maturo. Quando si crea un contesto in cui la sfida è vera, le aspettative sono alte e il confronto con altri team è reale, ragazze e ragazzi tirano fuori risorse che spesso a scuola rimangono meno visibili. Questo è uno degli aspetti più interessanti di STEM Racing». Il 18 e 19 aprile, presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, sono in programma le finali regionali con 16 squadre provenienti da Toscana, Liguria e Marche. Che cosa vi aspettate da questo appuntamento? «Ci aspettiamo un momento di grande intensità sui piani competitivo e formativo. Le finali sono il punto in cui il lavoro svolto dai team trova una sintesi visibile e misurabile. È il momento in cui emergono la qualità del progetto, la capacità di gestire la pressione, l’organizzazione interna del gruppo e la consapevolezza con cui gli studenti raccontano il proprio percorso. Avere tutto questo dentro un contesto industriale importante come Baker Hughes Nuovo Pignone rafforza il valore dell’esperienza». Formula 1 3D Gli studenti partono da un’idea e in poco tempo diventano più strutturati: che trasformazione osservate in loro? «La trasformazione riguarda prima di tutto il modo in cui imparano a stare dentro a un progetto. All’inizio prevalgono entusiasmo e curiosità, ma con il passare delle settimane si sviluppano metodo, capacità decisionale e senso di responsabilità. I ragazzi cominciano a distribuire i compiti, a riconoscere le priorità, a gestire il tempo e a confrontarsi sui problemi. È un’evoluzione molto evidente perché li porta a passare da una partecipazione iniziale più intuitiva a un atteggiamento più consapevole e professionale». Quanto conta in questo processo il confronto con regole e vincoli tecnici reali? «Conta moltissimo perché è proprio il confronto a rendere il lavoro credibile e formativo. Le vetture devono rispettare parametri tecnici definiti, requisiti di sicurezza, dimensioni, peso minimo. Questo obbliga i team a ragionare come avviene in azienda, dove la creatività non è mai separata dalla fattibilità. È una palestra molto utile perché insegna ai ragazzi che innovare non significa improvvisare, ma trovare soluzioni efficaci dentro condizioni definite». Uno degli aspetti più originali del progetto è la presenza degli studenti ITS in giuria. Perché avete scelto di coinvolgerli in questo ruolo? «I nostri studenti ITS hanno già affrontato un percorso avanzato, conoscono il valore del metodo e sanno leggere i progetti con attenzione. Quando valutano i team offrono osservazioni puntuali e feedback utili alla crescita dei ragazzi più giovani. In questo modo si crea una filiera formativa molto interessante nella quale chi ha già maturato competenze diventa un riferimento per chi sta iniziando». Erminia Pesce Nel progetto trova spazio anche il tema dell’inclusione, grazie al Diversity & Inclusion Award. Perché avete ritenuto importante introdurre questo riconoscimento? «Perché oggi non basta parlare di inclusione ma serve costruire contesti in cui possa diventare visibile, valutabile e sostanziale. Il Diversity & Inclusion Award va proprio in questa direzione. Il premio guarda al loro ruolo effettivo dentro il progetto, al contributo che portano, alla loro partecipazione nelle aree tecniche, decisionali, organizzative e comunicative e non si limita a considerare la presenza numerica delle ragazze nei team. È un modo serio per affermare che la qualità dell’inclusione si misura nella pratica». In che modo la collaborazione con ARTES4WOMEN rafforza questo lavoro? «La collaborazione con ARTES4WOMEN porta uno sguardo competente e consapevole sul tema della parità di genere. Inserisce il principio dell’inclusione dentro i criteri di valutazione e dentro il senso stesso dell’esperienza formativa. ARTES4WOMEN contribuisce a dare profondità a questo aspetto, aiutando a leggere con maggiore attenzione la qualità della partecipazione femminile e il valore della presenza delle ragazze nei ruoli tecnici e decisionali». Quanto è importante oggi lavorare affinché le ragazze siano sempre più presenti nei percorsi STEM, ma soprattutto nei ruoli di responsabilità? «È fondamentale perché la vera sfida è creare le condizioni affinché questa presenza si traduca in autorevolezza, competenza riconosciuta e possibilità di leadership. La differenza si vede quando le ragazze contribuiscono in modo pieno alla progettazione, all’ingegneria, alle scelte strategiche del team e alla rappresentazione pubblica del progetto». Anche il contributo di Hitachi, Nuova Simat e Aksilia, parte del board di ARTES4WOMEN, contribuisce al progetto con l’assegnazione di una premialità. Quanto contano queste alleanze? «Contano molto perché danno sostanza a un percorso che vuole essere trasformativo. Quando soggetti diversi mettono a disposizione competenze, riconoscimento e strumenti, come un premio dedicato ai team, si crea un ecosistema più forte e più credibile. Le alleanze tra formazione, imprese e realtà impegnate sui temi dell’inclusione sono decisive per far sì che iniziative come questa lascino un segno». Se dovesse riassumere in una frase il valore di STEM Racing per i giovani che partecipano, quale sceglierebbe? «Direi che STEM Racing consente ai ragazzi di scoprire attraverso un’esperienza reale che le competenze tecnico-scientifiche non sono soltanto materie da studiare, ma strumenti con cui progettare, decidere e immaginare il proprio futuro». Finali regionali STEM Racing
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Italia-Cina, la via della Robotica | L’intervista di CGTN (China Global Television Network) al Prof. Paolo Dario
Italia-Cina, la via della Robotica | L’intervista di CGTN (China Global Television Network) al Prof. Paolo Dario
China Global Television Network (CGTN), il canale internazionale di informazione della Cina, ha intervistato il Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico e Direttore Esecutivo ad interim del Centro di Competenza ARTES 4.0, sui tema della Robotica, della forza innovativa della Cina, del ruolo dell’Italia e delle condizioni per una collaborazione strutturata tra i due ecosistemi. Nel corso dell'intervista, il Prof. Dario propone una lettura delle ragioni che stanno alla base della crescita tecnologica della Cina, individuandole prima di tutto nella capacità di investire con continuità in educazione, formazione dei talenti e sviluppo di un ecosistema favorevole all’innovazione. Un percorso che trova nella robotica umanoide uno dei suoi esiti più avanzati, grazie a una leadership costruita sulla qualità dei componenti, sulla forza della meccatronica e sulla capacità industriale. Accanto a questo scenario, il Prof. Dario mette in evidenza il ruolo che l’Italia può giocare come partner strategico: una grande potenza manifatturiera, fortemente orientata all’export, ma anche una superpotenza culturale, capace di coniugare sapere tecnico, visione sistemica e sensibilità umanistica. È proprio nell’integrazione tra tecnologie avanzate, cultura del progetto e attenzione alla persona che, secondo Dario, si aprono le prospettive più promettenti di collaborazione tra Italia e Cina, anche nello sviluppo di una robotica umanoide ispirata a una visione “leonardesca”. L’intervista si sofferma su una visione della robotica intesa come sintesi alta della tecnologia, perché capace di muoversi e interagire nel mondo fisico, mettendo insieme meccanica, sensori, controllo, energia e intelligenza. In questo quadro, l’Italia esprime una particolare forza nella progettazione di sistemi complessi e di soluzioni ad alto valore applicativo in grado di rispondere ai bisogni dell’industria e dei servizi. Lo sguardo si allarga infine al tema di One Health, oggi al centro del dialogo con i partner cinesi: un approccio integrato al benessere che tiene insieme prevenzione, salute, ambiente, qualità del cibo, relazioni sociali e riabilitazione. Per il Direttore Scientifico di ARTES 4.0, costruire un ecosistema tecnologico capace di generare soluzioni funzionali, sostenibili e orientate alla qualità della vita è una priorità dentro la quale la collaborazione internazionale può produrre risultati di grande valore.
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Formazione finanziata per PMI del Sud con il Bando Sviluppo Competenze 2026
Formazione finanziata per PMI del Sud con il Bando Sviluppo Competenze 2026
C’è un’opportunità per le PMI del Mezzogiorno che vogliono investire nella crescita delle competenze interne e accompagnare in modo strutturato i processi di innovazione. La misura “Sviluppo competenze specialistiche delle PMI”, promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy nell’ambito del Programma Nazionale “Ricerca, Innovazione e Competitività per la transizione verde e digitale 2021-2027”. sostiene percorsi formativi rivolti al personale dipendente delle imprese localizzate in Sicilia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sardegna, con l’obiettivo di rafforzare le capacità organizzative, tecnologiche e professionali necessarie per affrontare la transizione digitale, tecnologica e verde. L’iniziativa riguarda percorsi formativi compresi tra 10.000 e 60.000 euro, mentre le domande possono essere presentate dal 21 aprile 2026 al 23 giugno 2026 attraverso la procedura informatica di Invitalia. La misura prevede un contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili, nei limiti del regime de minimis con la possibilità di valorizzare, nei limiti previsti dalla misura, i costi interni del personale come quota di cofinanziamento della parte restante. La misura si rivolge a micro, piccole e medie imprese iscritte e attive nel Registro delle imprese, con almeno un bilancio approvato e depositato oppure, nel caso di imprese individuali e società di persone, almeno una dichiarazione dei redditi presentata. Le iniziative devono essere realizzate in una o più unità locali situate nelle regioni ammesse.

Il ruolo del Centro di Competenza ARTES 4.0

In questo ambito il Centro di Competenza ARTES 4.0 si propone come partner operativo per affiancare imprese, distretti, consorzi e reti nell’individuazione dei fabbisogni formativi e nella costruzione di percorsi coerenti con gli obiettivi della misura ovvero di una proposta formativa ben calibrata sul contesto produttivo. I percorsi possono essere costruiti attorno a esigenze molto diverse, ma con un comune denominatore: il rafforzamento delle competenze nelle aree chiave dell’innovazione, come intelligenza artificiale, tecnologie digitali, automazione e robotica, cybersecurity, da declinare poi in funzione dei diversi settori applicativi e delle necessità delle organizzazioni coinvolte.

Proprio per questo ARTES 4.0 ha scelto di presidiare in modo particolare alcuni comparti nei quali il tema delle competenze è oggi un fattore centrale per la competitività: il manifatturiero, l’agricolo, il mondo delle RSA, il sistema moda-tessile-arredamento, l’automotive e il turistico. In ciascuno di questi ambiti, l’intervento formativo può assumere una configurazione diversa: aggiornamento delle competenze tecniche e organizzative, introduzione di strumenti digitali, miglioramento dell’efficienza operativa, rafforzamento della sostenibilità, risposta a nuovi bisogni di mercato o di servizio.

Il supporto di ARTES 4.0 si articola in un percorso in 3 step. La prima fase è quella di ascolto e raccolta dei fabbisogni, utile a leggere il contesto aziendale, gli obiettivi di sviluppo e le competenze da rafforzare. Segue poi la progettazione, nella quale le necessità emerse vengono tradotte in un progetto formativo coerente con la misura con la definizione di struttura, contenuti, articolazione didattica, metodologie e profili dei docenti. L’ultima fase consiste nella costruzione del percorso completo, personalizzato e allineato ai requisiti previsti per mettere l’impresa nelle condizioni di sostenere una proposta realmente utile alla propria crescita organizzativa e tecnologica. T

Per approfondire tutti i dettagli e richiedere un appuntamento online con ARTES 4.0, è possibile consultare la pagina dedicata e compilare il form.

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