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GreenMedPorts, a Livorno il confronto sulla transizione sostenibile dei porti mediterranei con il contributo di ARTES 4.0

GreenMedPorts

Aprile 23, 2026

I primi dieci mesi di GreenMedPorts, progetto europeo coordinato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale e inserito nel quadro del programma Interreg NEXT MED sono stati al centro dell'incontro promosso alla Fortezza Vecchia di Livorno, raccontato dal quotidiano Il Tirreno con un articolo a firma di Iacopo Simoncini. La transizione ecologica dei porti mediterranei è stata promossa come una leva industriale, logistica e geopolitica per incidere sulla competitività, sulla resilienza delle catene del valore e sul posizionamento del Mediterraneo. In questo scenario, i porti sono infrastrutture di resilienza che integrano energia, dati, innovazione e cooperazione internazionale. Le questioni affrontate dal convegno hanno riguardato i corridoi verdi, il sistema ETS nel trasporto marittimo, il cold ironing, la necessità di standard condivisi e il rischio che la transizione, se non accompagnata da investimenti reali e governance industriale, produca effetti distorsivi sulla competitività dei porti europei. Alla tavola rotonda “Innovazione, sostenibilità e cooperazione nei porti del Mediterraneo: sfide, opportunità e leve per la transizione”, momento di confronto che ha messo in dialogo istituzioni, ricerca e operatori sul ruolo dell’innovazione e della cooperazione come fattori decisivi per accompagnare la trasformazione sostenibile del sistema portuale mediterraneo, ha partecipato ARTES 4.0 con la Senior Project Manager Debora Zrinscak che ha conferma il posizionamento del Centro di Competenza come attore che contribuisce ai processi di trasferimento tecnologico nei contesti ad alta complessità. Nel suo intervento, Zrinscak ha richiamato la funzione du unire stakeholder, centri di ricerca ed enti pubblici per accelerare lo sviluppo tecnologico e renderlo accessibile all’intero sistema. Interreg NEXT MED è una delle più grandi iniziative di cooperazione transnazionale finanziate dall’Unione europea nell’area mediterranea per il periodo 2021-2027. Nasce nell’ambito dello strumento Interreg della politica di coesione europea e sostiene progetti di cooperazione capaci di affrontare sfide comuni di natura economica, ambientale e di governance, tra cui innovazione tecnologica, competitività delle PMI, efficienza energetica, adattamento climatico, economia circolare, formazione e salute. Il programma copre un’area di oltre 200 milioni di abitanti, coinvolge 15 Paesi e dispone di un budget complessivo di 292 milioni di euro, di cui 263 milioni finanziati dall’Unione europea. GreenMedPorts punta a costruire una rete marittima mediterranea sostenibile e transnazionale con la promozione della collaborazione tra autorità portuali, operatori logistici e altri stakeholder. Il progetto mira a ridurre emissioni e inquinamento, migliorare l’efficienza delle operazioni portuali, rafforzare la resilienza regionale e armonizzare approcci e politiche tra Paesi diversi. Tra i risultati attesi figurano una Carbon Footprint Platform per monitorare le emissioni, un sistema di certificazione Green Label Port, la creazione di Local Green Port Hubs, test pilota di soluzioni verdi in diverse aree del progetto, attività di capacity building e una strategia transnazionale per il trasporto a basse emissioni. --- di Iacopo Simoncini La transizione ecologica dei porti non è più soltanto una questione ambientale, ma una leva industriale e geopolitica capace di ridisegnare gli equilibri nel Mediterraneo. È il messaggio emerso dal primo incontro del Local Green Port Hub, ospitato nella Sala Ferretti della Fortezza Vecchia di Livorno, dove istituzioni, centri di ricerca e operatori del settore si sono confrontati sul futuro sostenibile della portualità mediterranea. L’iniziativa ha rappresentato anche l’occasione per tracciare il bilancio dei primi dieci mesi di GreenMedPorts, progetto europeo del programma Interreg NEXT MED coordinato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, che coinvolge partner di sei Paesi, tra cui l’Algeria. Crisi delle rotte e nuovi equilibri globali Il punto di partenza è uno scenario internazionale profondamente mutato. Secondo i dati UNCTAD, nel 2025 il traffico nel Canale di Suez è rimasto del 70% inferiore rispetto ai livelli del 2023, complice la crisi nel Mar Rosso e le tensioni nello Stretto di Hormuz. Un contesto che ha imposto rotte più lunghe, costi assicurativi elevati e una crescente instabilità. In questo quadro, la sostenibilità assume un significato più ampio: non solo riduzione delle emissioni, ma capacità dei sistemi logistici di essere più efficienti, autonomi e resilienti. Porti come piattaforme di resilienza “I porti non possono più limitarsi a intercettare traffici. Devono diventare piattaforme di resilienza”, ha sottolineato Antonella Querci, dirigente Sviluppo e Innovazione dell’AdSP, in apertura dei lavori. Secondo Querci, un porto resiliente è anche più competitivo. Da qui il valore strategico di GreenMedPorts, che – ha spiegato – “non è un progetto ambientale in senso stretto”, ma un’infrastruttura immateriale capace di integrare standard ambientali, certificazioni di performance e cooperazione tra scali. L’obiettivo è chiaro: costruire sistemi condivisi di dati e certificazione che possano orientare le scelte degli operatori e, di conseguenza, governare i flussi logistici nel Mediterraneo. Corridoi verdi: infrastrutture del futuro Al centro del dibattito il tema dei corridoi verdi mediterranei, considerati non semplici rotte a basse emissioni ma vere e proprie infrastrutture economiche. “Non sono solo rotte meno emissive, ma sistemi in cui convergono energia, ambiente e commercio”, ha evidenziato Querci, sottolineando come il Mediterraneo sia davanti a un bivio: costruire reti integrate tra le due sponde o accentuare le disuguaglianze tra porti inclusi ed esclusi. ETS e rischi per la competitività Tra i nodi più discussi, l’introduzione del sistema ETS nel trasporto marittimo. Dal confronto è emerso un punto condiviso: il prezzo sulla CO₂ rappresenta un segnale forte, ma non basta. Senza investimenti in carburanti alternativi e infrastrutture, il rischio è un “effetto boomerang”, con lo spostamento dei traffici verso porti extra-UE meno regolamentati. Luca Brandimarte (Assarmatori) ha annunciato che la revisione del sistema è imminente, con una proposta della Commissione europea attesa entro luglio. Tra le criticità evidenziate: l’impatto su transhipment, Autostrade del Mare e collegamenti insulari, per i quali si chiedono deroghe mirate. Cold ironing e innovazione tecnologica Altro tema chiave è il cold ironing, con i porti dell’Alto Tirreno prossimi all’elettrificazione delle banchine. Tuttavia, restano aperte questioni legate alla governance e alle tariffe. Parallelamente, innovazione e ricerca giocano un ruolo centrale. L’Università di Pisa, con il dipartimento DESTEC, è impegnata nello sviluppo dell’idrogeno per la decarbonizzazione navale, mentre ARTES 4.0 lavora per rendere scalabili e accessibili le tecnologie avanzate. Cooperazione internazionale e ruolo delle istituzioni Dal mondo operativo è arrivato anche il contributo della Capitaneria di Porto, che ha ribadito l’importanza della cooperazione tra scali e della diffusione di tecnologie come il cold ironing, già sviluppate in contesti avanzati come quello maltese. Il filo conduttore emerso dal convegno è la necessità di un cambio di approccio: la transizione ecologica non può essere subita, ma governata. Una sfida strategica per il Mediterraneo “Integrare dati, energia e cooperazione è la chiave”, ha concluso Antonella Querci. Solo così il Mediterraneo potrà trasformarsi da area fragile e frammentata a piattaforma logistica globale, sostenibile e competitiva. Il messaggio che arriva da Livorno è netto: la partita non si gioca solo sull’ambiente, ma sulla capacità di costruire un nuovo modello industriale per i porti del futuro.

Esoscheletri in porto, la tecnologia che alleggerisce il lavoro e tutela la salute dei portuali

esoscheletri in porto

Marzo 24, 2026

Pubblicato sul Tirreno a firma di Flavio Lombardi, l’articolo dedicato all’introduzione degli esoscheletri nel porto di Livorno che  racconta un caso reale di innovazione applicata alla sicurezza del lavoro. Al centro della sperimentazione, divenuta oggi adozione strutturale, c’è la tecnologia sviluppata da IUVO, azienda spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna che è Socio fondatore del Centro di Competenza ARTES 4.0, con sede a Gello, e prodotta da Comau, realtà piemontese leader mondiale nell’innovazione industriale e anch’essa Socio di ARTES 4.0. Il caso livornese conferma quanto il trasferimento tecnologico possa incidere sulla prevenzione del sovraccarico biomeccanico e sul miglioramento delle condizioni operative nei contesti più impegnativi. È un tema che ARTES 4.0 conosce da vicino e sul quale ha lavorato in modo esteso anche attraverso il Bando BIT, l’iniziativa sviluppata con INAIL per sostenere progetti di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e innovazione tecnologica finalizzati ad accrescere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro grazie all’impiego delle tecnologie avanzate. ---- La tecnologia degli esoscheletri high tech sbarca in porto al termine di un processo di sperimentazione partito nel 2022, grazie alla fattiva collaborazione della Compagnia Portuale di Livorno e che fa del nostro scalo uno dei primi in ambito continentale ad adottare questo sistema dedicato alla salvaguardia di patologie del lavoratore. Ieri, la dimostrazione pratica, con l'applicazione a bordo di una nave Grimaldi. La presentazione Si è cominciato in Sala Gallanti di Palazzo Rosciano, illustrando tutti i passaggi del progetto e i risultati delle numerose sperimentazioni condotte in banchina. Uno studio della Iuvo, azienda spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna e con sede a Gello, sviluppatrice della tecnologia esoscheletrica Mate, prodotta dalla piemontese Comau, leader mondiale nel campo dell’innovazione industriale. Gli esoscheletri testati nella prima fase dell'analisi sono stati di due tipi: i Mate-Xb (per il supporto lombare), utilizzati in scenari di simulazione delle attività di sollevamento e movimentazione, compiendo azioni ad alto rischio da sovraccarico biomeccanico; e i Mate-Xt (per il supporto dell'arto superiore), provati in Darsena Toscana con l'obiettivo di sostenere le attività di movimentazione da parte delle maestranze della Clp di aste lunghe e delle piastre per il fissaggio di contenitori a bordo e a banchina. Dispositivi realizzati in fibra di carbonio e privi di batterie, sono stati adottati per ridurre l'affaticamento fisico durante operazioni ripetitive come il rizzaggio e il piastraggio dei carichi. Obiettivi Le testimonianze indicano una riduzione dello sforzo con punte tra il 60% e il 70%, prevenendo nel lungo termine patologie professionali. La Compagnia Lavoratori Portuali, promuove in questo modo anche l'uguaglianza di genere facilitando i compiti più gravosi. Avanguardia nata dalla collaborazione tra l’Autorità di Sistema Portuale, l'Università di Pisa e diverse realtà industriali per introdurre l'uso in contrasto con il logoramento fisico e gli infortuni da sforzi ripetuti, riducendo il carico biomeccanico su schiena e spalle. Ora, l'adozione di questi dispositivi è diventata strutturale, segnando il passaggio dalla ricerca universitaria, all'applicazione pratica in banchina. Attraverso il monitoraggio costante e la collaborazione con enti come l'Inail, il progetto punta a rendere il porto di Livorno un modello di sicurezza e innovazione tecnologica su larga scala. Tecnologia “passiva” Una delle caratteristiche distintive di questi dispositivi è che non utilizzano motori, batterie o componenti elettroniche; funzionano tramite proprietà meccaniche (molle e resistenze regolabili) che scambiano energia con il lavoratore, scaricando il peso in modo ergonomico su altri distretti anatomici; realizzati in fibra di carbonio, garantiscono leggerezza e resistenza, riducendo l'affaticamento senza ostacolare la mobilità. Durante la fase simulata si fa utilizzo dell'elettromiografia di superficie per misurare scientificamente la riduzione dello sforzo muscolare (fino al 60-70% in alcune mansioni come il rizzaggio), si procede poi con la mappatura delle mansioni attraverso l'identificazione delle attività a maggior rischio di sovraccarico biomeccanico e si passa all'adattamento che è un controllo costante per verificare l'affidabilità e l'assenza di "rischi da interferenza" durante l'uso in spazi ristretti o banchine. Le finalità sono molteplici: prevenzione sanitaria contro l'insorgenza di patologie muscolo-scheletriche croniche derivanti da lavori usuranti e ripetitivi, sicurezza sul lavoro riducendo l'affaticamento, diminuendo la probabilità di infortuni dovuti alla stanchezza a fine turno. Senza dimenticare la parità di genere: con queste innovazioni, si facilita l'accesso del personale femminile a mansioni fisicamente gravose, grazie all'assistenza nei movimenti ripetitivi. La parola a Gariglio Da “padrone di casa”, il presidente della Port Authority Davide Gariglio, ha aperto il tavolo, concludendo la prima tranche della mattinata, togliendosi la giacca e indossando un esoscheletro; restando sorpreso dalla facilità dei movimenti e da quanto fosse tutto più semplice nell'alzare dei pesi. «Voglio ringraziare il nostro mondo portuale - ha esordito il presidente dell'dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno - che in questi anni hanno cercato di capire cosa il mercato offriva per andare incontro a alcune problematiche che le nostre imprese, le imprese portuali, hanno circa i problemi di affaticamento dei lavoratori. Oggi siamo qui per dire che dopo anni di sperimentazione si è passati alla fase in cui una delle aziende, la Clp, ha deciso l’acquisto e l’impiego. Ne seguiranno altre. Un giorno, saranno sempre più adattati. Perché non tutti i lavori sono uguali. Penso a chi opera sul ciglio della banchina con il rischio di cadere in mare e che rende necessari ulteriori accorgimenti. Intanto, andiamo verso la strada del lavoro più sicuro, mirando a una sempre maggiore affidabilità». Poi Gariglio fa da “cavia”, indossando l'esoscheletro come uno zaino, caratterizzato da una struttura altamente regolabile, che permette a qualunque operatore di adattare sia la taglia sia il livello di assistenza meccanica in base alle proprie necessità. La soddisfazione Enzo Raugei, presidente della Compagnia Lavoratori Portali, dopo aver ripercorso il ciclo virtuoso di 4 anni di prove e feedback, parla di numeri. «Per ora ne abbiamo acquistati due, ma a pieno regime e se soprattutto potremmo contare su un contributo della stessa Inail visto che costano 3.500 euro l'uno, potremmo pensare di arrivare a dotarci di 15 esemplari per espletare tutte le mansioni nei vari turni». Parla Iuvo Andrea Parri, della pontederese Iuvo, entra più nel dettaglio. «I dispositivi Mate sono esoscheletri occupazionali, quindi destinati a supportare i lavoratori in attività caratterizzate dalla presenza di sovraccarico biomeccanico. Sono il Mate-Xb e Mate-Xt. Il loro funzionamento è basato su proprietà che consentono di scambiare energia con il lavoratore o la lavoratrice durante lo svolgimento dell'attività. Livorno rappresenta il top nell'applicazione di questa tecnologia ed è probabilmente fra i primi in Europa ad adottarla». Il test La parte finale della presentazione, ha riguardato il trasferimento in porto. Destinazione, accosto 15C della sponda Est della Darsena Toscana, a bordo della Eco Valencia della Grimaldi. Jonathan Mattei, dieci anni di esperienza maturata, fa una dimostrazione indossando l'esoscheletro mentre è impegnato al rizzaggio. Fissare cioè con supporti e catene, un rimorchio cisterna. Pesi non indifferenti, azioni che in pieno ciclo di lavorazione si ripetono decine e decine di volte, impugnando un trapano pneumatico. «È dal mese di febbraio che lavoro con questo supporto e mi trovo veramente bene - dice - ; dopo aver imparato la corretta postura, percepisci l'aiuto che si riceve. Il giudizio è solo positivo: pesa poco, anche se l'ingombro può essere migliorato specialmente pensando a quando si lavora in spazi angusti. Nemmeno mi accorgo di indossarlo».

Paolo Dario: «La Biennale del Mare è una idea eccellente»

livorno

Dicembre 18, 2024

Nella Sala Cerimonie di Palazzo Comunale, il Centro per l’Innovazione delle Tecnologie del Mare (CITEM), che avrà un avamposto di ARTES 4.0, ha presentato i risultati delle attività svolte nel 2024. L'evento ha riunito rappresentanti delle istituzioni locali, del mondo accademico e delle aziende. È stata un'occasione per ricordare il ruolo della ricerca applicata nelle aree marittime e portuali per il futuro sviluppo di Livorno e della Toscana. Tutti i centri di ricerca presenti nella sede dello Scoglio della Regina e Dogana d'Acqua hanno fornito una sintesi di quanto fatto nell'ultimo anno nei vari settori di attività che spaziano dalla ricerca ambientale, alla meteorologia, alla biologia marina, alle telecomunicazioni, all'oceanografia, alla logistica, alla biorobotica marina e ai sistemi di intelligenza meccanica. La Scuola Superiore Sant’Anna, socio fondatore di ARTES 4.0, è presente nel complesso di Scoglio della Regina, dove svolge ricerca sulle tecnologie per il mare partecipando a CITEM con due gruppi di ricerca: uno dell’Istituto di Biorobotica, che sviluppa dispositivi bioispirati per l’esplorazione, il monitoraggio e la tutela del mare, inclusi sistemi robotici per operare sopra, sulla e sotto la superficie dell’acqua; e uno dell’Istituto di Intelligenza Meccanica, che progetta materiali e strutture smart per la robotica e per la conversione di energia rinnovabile. I metodi del Sant’Anna abbracciano ricerche bio-ispirate e di robotica morbide, sia in ambito hardware che algoritmico, e l’utilizzo di sistemi di meccanica intelligente, dove la struttura meccanica ottimizza la computazione e le performance dei sistemi. In questa pagina in dettaglio le presentazioni di ogni centro di ricerca: Centro per l'Innovazione delle Tecnologie del Mare: attività e prospettive future Tra gli ospiti anche il prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, che è stato per l'occasione intervistato dal quotidiano Il Tirreno, di cui riportiamo qui di seguito l'articolo integrale: Fra i presenti, interessato ai temi illustrati da tanti ricercatori di prestigio, c’era anche Paolo Dario, livornese, guru della robotica mondiale, professore emerito di robotica biomedica dell’Università Sant’Anna di Pisa, dove ha fondato e diretto per anni l’Istituto di Biorobotica. Membro permanente dell’IEEE, vanta una importante produzione scientifica con numerosi brevetti. Molti fra gli scienziati italiani del settore li ha personalmente “allevati”. Lui ha ben chiaro il messaggio che viene dalla Biennale dell’Innovazione delle Tecnologie del Mare (Citem): «Si comincia ad avere piena consapevolezza di ciò che è avvenuto negli ultimi anni - ha detto -. C’è un insieme di capacità che riguardano la ricerca di base, l’educazione della formazione e della ricerca applicata, oltre che del trasferimento verso le imprese. La vocazione di Livorno non è quella di fare università, ma ricerca e quelle che di ottimo livello si fanno al Sant’Anna di Pisa le dirigo io da anni. Si va nella direzione giusta, mettendo insieme finalmente ciò che in passato ha lavorato spesso per iniziative isolate. Livorno ha tutte le carte in regola per essere protagonista nel settore delle tecnologie marine, dell’innovazione tecnologica e della robotica subacquea». C’è una dose di sano orgoglio nel contributo alla Biennale del Mare e il professore non si nasconde: «Eccellente idea. Non si deve certo essere presuntuosi, ma nemmeno rinunciare alla consapevolezza della propria forza. Bisogna mettere insieme il potenziale che c’è e lanciarci. È questo un mantra dal quale non ci si deve allontanare per poter crescere». F.L.  

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