L’ascesa dell’Intelligenza Artificiale. L’urgenza di un nuovo tipo di formazione. Il ruolo di una finanza paziente e lungimirante. La sostenibilità come [....]
https://www.corrierenerd.it/artes-4-0-il-6-marzo-2024-parte-start-up-factory/

12/03/24 15:23
L’ascesa dell’Intelligenza Artificiale. L’urgenza di un nuovo tipo di formazione. Il ruolo di una finanza paziente e lungimirante. La sostenibilità come [....]
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Lei è un pioniere nella robotica. Se dovesse parlare ai giovani, agli studenti che vogliono intraprendere questo tipo di carriera, di professione, che consiglio darebbe? Qual è l'atteggiamento giusto? Lei che ha tanti anni di esperienza.
“Io parlo sempre ai giovani e molto poco ai potenti perché è una delle cose belle della professione del professore a tutti i livelli. Sono un ottimista perché i ricercatori non possono che essere ottimisti e quindi il mio primo invito è quello di pensare con ottimismo al futuro perché io credo che i nostri giovani abbiano un potenziale reale molto importante. Lo dimostra il fatto che un giovane italiano educato dal nostro sistema formativo è molto appetibile e appetito in tutto il mondo. La qualità di partenza dei nostri giovani educati dalla scuola italiana e dall'università è molto alta e questo secondo me deve essere un punto di partenza. La consapevolezza del disporre di armi importanti, magari tecnicamente forse meno di altri, ma possono recuperare benissimo perché i fondamentali sono davvero di alta qualità. I nostri giovani conoscono la scienza, la tecnica, le materie umanistiche, le scienze sociali. Sanno dove vivono e questo è un'arma importantissima per intraprendere tutta una serie di percorsi. Uno può essere quello della ricerca perché scoprire cose nuove, essere primi a scoprirle o a inventarle, che sono due processi collegati ma anche diversi, è un elemento importantissimo nel processo dell'innovazione. Da questo si può poi passare a recitare ruoli importanti sia in imprese esistenti, che sono alla caccia di giovani preparati, entusiasti, positivi, con l'attitudine a risolvere i problemi, ma anche per creare nuove imprese, che è un'altra delle grandi opportunità che la nostra epoca offre. Anni fa questo non era facilmente ottenibile, oggi sì”.
Invece un suggerimento sull'atteggiamento, perché magari abbiamo la formazione, ragazzi dotati, però c'è un po' di difficoltà? Non c'è un atteggiamento propositivo nei confronti del futuro. Secondo lei l’atteggiamento è importante?
“Una delle cose che, per esempio, facevamo noi quando tanto tempo fa eravamo giovani era guardare con senso critico quello che il mondo proponeva. Anzi, c'erano proprio anni in cui veniva contestato quasi tutto. Ecco, oggi non sempre questo accade, spesso i giovani, senza demonizzarli assolutamente, accettano quello che viene loro proposto usandolo senza uno spirito critico sufficientemente pronunciato. Invece è importante, è un senso critico che deve essere costruttivo. Io, per esempio, ho spesso usato il termine ribelle organizzato per i giovani innovatori. Un innovatore è un ribelle, anche nella musica, nella cucina, nella moda, nell'arte. La stessa cosa vale anche nel campo delle tecnologie. Si può pensare di poter fare alcune cose in modo diverso, possibilmente migliore, ma bisogna essere organizzati, bisogna avere razionalità nell'approccio, bisogna analizzare i problemi e lo stato dell'arte, bisogna conoscere i competitor e bisogna avere tenacia, passione ed entusiasmo. Ma ripeto, partendo da una base che è una base molto buona, quella della conoscenza che un giovane che esce da una scuola italiana normalmente ha”
Siamo al quarto anno del Premio al Ricercatore della Fondazione Mondo Digitale insieme all’Università Campus Bio-Medico di Roma. Che quadro emerge dalla ricerca italiana? A che punto siamo?
“Emerge un quadro che consolida quello che è già emerso negli anni passati, cioè la capacità del nostro sistema della ricerca di preparare e incoraggiare talenti di altissimo livello internazionale. Mediamente i candidati al premio sono di un livello assolutamente confrontabile a quello di qualunque ottima università mondiale. Non c'è differenza alcuna. Anzi, arrivo anche ad affermare che in molti casi i candidati sono migliori dei loro coetanei di altri Paesi. Si parte dalla scuola materna, poi si va alla primaria, alla secondaria, all'università, al dottorato e ai primi anni in cui ci si confronta con grandi sfide. Questo sistema funziona molto bene tanto che il risultato è quello di produrre idee, che non sono idee da bar, ma sono solidissime, molto serie e che assolutamente meritano la massima considerazione. Anzi, io ritengo che il nostro sistema, anche industriale, dovrebbe guardare con grande attenzione queste cose perché esistono due tipi di innovazione. L'innovazione incrementale, che è quella che in fondo è facile da prevedere. Tutti o quasi sanno che una certa tecnologia si svilupperà in un certo modo negli anni a venire. Ma questo, se vogliamo, è relativamente facile. Ma la vera innovazione, quella che può portare dei nuovi prodotti a dei nuovi mercati, è quella che si chiama innovazione disruptive o radicale. E l'innovazione radicale raramente viene dalla linea di sviluppo di prodotti tradizionali, ma viene quasi sempre da scoperte prodotte nel mondo della scienza. Quindi le nuove scoperte che possono portare a nuove invenzioni e quindi a nuovi prodotti, a nuove imprese o a nuovi mercati, possono derivare proprio da questo. Cito solo un caso tra i tanti. Non molti anni fa il premio Nobel per la fisica fu assegnato a tre scienziati giapponesi che inventarono il led blu. Noi sappiamo che la luce bianca viene prodotta dalla combinazione di luce blu, luce rossa e luce verde. La luce rossa e la luce verde erano note, quella blu mancava e fu scoperto come realizzarla da fisici teorici, non da ingegneri. Grazie a questa scoperta, il mondo dell’illuminazione è cambiato profondamente, fino a trasformare molti oggetti della nostra quotidianità. Basti pensare al settore automotive: oggi i fari delle automobili e delle motociclette, pur avendo dimensioni sempre più ridotte, sono in grado di generare una luce bianca, intensa, efficiente e di grande qualità. Sono prodotti nuovi, nati da una scoperta scientifica che si è trasformata in invenzione, poi in applicazione industriale e infine in mercato. È questa la filiera virtuosa dell’innovazione: dalla ricerca alla tecnologia, dalla tecnologia al prodotto, dal prodotto alla società. I giovani possono esserne protagonisti, e anche il nostro sistema può giocare un ruolo decisivo, se saprà allineare in modo efficace tutti questi passaggi”.
Livorno
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di Iacopo Simoncini
La transizione ecologica dei porti non è più soltanto una questione ambientale, ma una leva industriale e geopolitica capace di ridisegnare gli equilibri nel Mediterraneo. È il messaggio emerso dal primo incontro del Local Green Port Hub, ospitato nella Sala Ferretti della Fortezza Vecchia di Livorno, dove istituzioni, centri di ricerca e operatori del settore si sono confrontati sul futuro sostenibile della portualità mediterranea.
L’iniziativa ha rappresentato anche l’occasione per tracciare il bilancio dei primi dieci mesi di GreenMedPorts, progetto europeo del programma Interreg NEXT MED coordinato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, che coinvolge partner di sei Paesi, tra cui l’Algeria.

Pubblicato su Il Sole 24 Ore e firmato da Paolo Dario, Direttore Scientifico e Direttore Esecutivo ad interim di ARTES 4.0, Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Chief Scientist della Dubai Future Foundation, l’articolo offre una riflessione sul ruolo della robotica sociale nei contesti della vita quotidiana e del lavoro. Il contributo mette in evidenza come i robot companion abbiano superato la dimensione sperimentale per entrare in modo sempre più concreto in ospedali, scuole, servizi pubblici, hub logistici e ambienti produttivi, affiancando le persone in attività complesse senza sostituirle. Al centro dell’analisi c'è una questione: non solo la maturità della tecnologia, ma soprattutto la capacità di integrarla in modo responsabile, efficace e coerente con i bisogni umani, indicando per l’Europa l’opportunità di costruire una propria visione della relazione tra innovazione, etica e sviluppo industriale.
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La robotica sociale ha superato la fase sperimentale e sta entrando nelle industrie, nei corridoi degli ospedali, nelle aule scolastiche, negli hub logistici e nei servizi al pubblico. Come spesso accade nelle grandi transizioni tecnologiche, la vera questione non è se la soluzione funzioni, ma come e dove verrà integrata.
I “robot sociali” o “robot companion” rappresentano una nuova dimensione della nostra vita quotidiana. Fabbriche, hotel, campi, scuole, centri commerciali, aeroporti, ospedali: i social robot ne fanno e faranno sempre più parte integrante, affiancando gli uomini nel loro lavoro, senza sostituirli.
A confermarlo sono report come “Social Robots and Society: Global Pathways to Acceptance”, risultato di un percorso di ricerca internazionale sviluppato negli ultimi anni e recentemente pubblicato dall’UAE Centre for the Fourth Industrial Revolution in collaborazione con la Dubai Future Foundation. Solo nel settore della salute sono state mappate quasi 280 esperienze di utilizzo in 33 Paesi con oltre 50 modelli diversi già impiegati in contesti reali.
La social robotics è una delle espressioni più avanzate della convergenza tra tecnologia e bisogni umani. Oggi disponiamo di sistemi capaci di operare in contesti complessi, di comprendere le persone e di supportarle in ambiti delicati come la sanità, l’educazione e i servizi pubblici. La crescita delle applicazioni a livello globale dimostra che i social robot sono una realtà concreta che contribuisce al benessere, all’inclusione e alla qualità dei servizi, ma può essere anche una leva efficace per spingere la manifattura europea, che può diventare leader in questo campo. Abbiamo già tutto per farlo, dobbiamo solo volere cogliere questa sfida, che è culturale prima che economica.

Pubblicato sul Tirreno a firma di Flavio Lombardi, l’articolo dedicato all’introduzione degli esoscheletri nel porto di Livorno che racconta un caso reale di innovazione applicata alla sicurezza del lavoro. Al centro della sperimentazione, divenuta oggi adozione strutturale, c’è la tecnologia sviluppata da IUVO, azienda spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna che è Socio fondatore del Centro di Competenza ARTES 4.0, con sede a Gello, e prodotta da Comau, realtà piemontese leader mondiale nell’innovazione industriale e anch’essa Socio di ARTES 4.0. Il caso livornese conferma quanto il trasferimento tecnologico possa incidere sulla prevenzione del sovraccarico biomeccanico e sul miglioramento delle condizioni operative nei contesti più impegnativi. È un tema che ARTES 4.0 conosce da vicino e sul quale ha lavorato in modo esteso anche attraverso il Bando BIT, l’iniziativa sviluppata con INAIL per sostenere progetti di ricerca industriale, sviluppo sperimentale e innovazione tecnologica finalizzati ad accrescere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro grazie all’impiego delle tecnologie avanzate.
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La tecnologia degli esoscheletri high tech sbarca in porto al termine di un processo di sperimentazione partito nel 2022, grazie alla fattiva collaborazione della Compagnia Portuale di Livorno e che fa del nostro scalo uno dei primi in ambito continentale ad adottare questo sistema dedicato alla salvaguardia di patologie del lavoratore. Ieri, la dimostrazione pratica, con l'applicazione a bordo di una nave Grimaldi.


La Nazione racconta la nascita di Musai, un robot subacqueo sviluppato da Cubit Innovation Labs insieme al Centro di Competenza ARTES 4.0, Unipi e all’azienda 3Logic, che è in grado di osservare, riconoscere e analizzare autonomamente ciò che si trova sui fondali marini, individuando rifiuti, reti abbandonate, oggetti e anomalie invisibili all’occhio umano.
--- di Mario Alberto Ferrari C’è un nuovo occhio che monitora il mare, e lo fa da dove nessuno guarda mai: dal fondo. Non è un sub, né un sottomarino, ma un robot. Si chiama Musai ed è la nuova creazione made in Cascina - sviluppato da Cubit Innovation Labs insieme al Centro di Competenza ARTES 4.0, Unipi e all’azienda 3Logic - che nasce per un compito che sembra semplice ma non lo è affatto: vedere quello che l’uomo non vede e farlo da solo. Rifiuti sepolti nella sabbia, reti fantasma che uccidono la fauna, oggetti metallici, anomalie del fondale, tracce che possono sfuggire perfino agli esperti. Lui le trova, le riconosce, le classifica. Il progetto, finanziato dal Pnrr, ha superato in queste settimane tutte le fasi di collaudo: prima in vasca, poi i test in mare aperto e infine le immersioni in profondità. Musai ha operato in condizioni reali, tra correnti, torbidità e scarsa luminosità, confermando la stabilità del sistema. La novità non è solo nella qualità delle immagini, ma nella capacità del robot di analizzarle da solo. Sott’acqua la trasmissione dei dati è lenta e spesso inaffidabile e Musai è stato progettato proprio per aggirare questo limite, elaborando direttamente sul posto ciò che registra. Caratteristica che lo rende un potenziale protagonista per il monitoraggio marino del futuro.
Il quotidiano Milano Finanza, nell'edizione del 28 novembre 2025, ha pubblicato un approfondimento che riportiamo qui di seguito
Si è svolta di recente a Beijing e Hangzhou la XIV edizione della Settimana dell'Innovazione Cina-Italia, una piattaforma istituzionale fondamentale per lo scambio scientifico-tecnologico che ha promosso una collaborazione più profonda tra enti di ricerca, università e imprese, raggiungendo risultati concreti attraverso consultazioni e condivisione dei benefici.
Il ministro della Scienza e Tecnologia cinese, Yin Hejun, ha sottolineato che gli scambi culturali sino-italiani hanno creato una solida base per la cooperazione scientifica e tecnologica. Negli ultimi anni, i frequenti scambi di alto livello hanno approfondito la partnership strategica globale tra i due Paesi. In occasione del 55º anniversario delle relazioni diplomatiche, i dipartimenti scientifico-tecnologici hanno realizzato le intese dei leader, rafforzando il dialogo attraverso meccanismi quali il Comitato intergovernativo Cina-Italia.

L’articolo pubblicato da Viviana Luisa Montaldo sull’Unione Sarda racconta il ruolo sempre più centrale di Olbia nello sviluppo dell’innovazione tecnologica e della robotica in Sardegna, grazie all’arrivo del Centro di Competenza ARTES 4.0 nella Piattaforma Tecnologica Europea del Cipnes Gallura. Durante il workshop dedicato agli hub sperimentali per nautica, turismo e sanità, il Direttore Scientifico, Prof. Paolo Dario, ha rilanciato l’apertura di un laboratorio di robotica focalizzato inizialmente sul settore nautico. L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di sviluppo territoriale che coinvolge università, istituzioni e imprese, con l’obiettivo di rafforzare il trasferimento tecnologico, sostenere le PMI e creare nuove opportunità occupazionali qualificate. L’articolo evidenzia inoltre il sostegno di Regione, Comune di Olbia e Università di Sassari alla nascita del Dipartimento dell’Innovazione e alla creazione di un ecosistema capace di attrarre talenti, favorire la formazione avanzata e rendere la Gallura un polo strategico per l’innovazione applicata. Di seguito l'articolo:


Il quotidiano Repubblica che nel 2024 gli infortuni sul lavoro in Italia hanno raggiunto livelli da emergenza sociale, con oltre 592 mila denunce e più di 1.200 morti, concentrati soprattutto nei settori Industria e Servizi. Per rispondere a questa criticità, INAIL e ARTES 4.0 hanno avviato un percorso congiunto di prevenzione basato sull’innovazione tecnologica, presentando a Roma i progetti vincitori del Bando BIT che impiegano robotica, intelligenza artificiale, big data e sensoristica IoT per ridurre cadute e collisioni nei luoghi di lavoro.
--- di Fabrizio D'Ascenzo Nel 2024 in Italia si sono registrate nel complesso 592.882 denunce di infortunio sul lavoro, di cui 1.202 con decessi. Numeri che rappresentano una emergenza sociale: quasi il 90% degli incidenti si concentra nel settore Industria e Servizi, con un quarto dei casi nel comparto manifatturiero e un’incidenza particolarmente alta nelle Costruzioni, Sanità e Trasporti. Le cadute dall’alto e gli incidenti con veicoli in movimento costituiscono alcune delle più rilevanti cause di morte o invalidità grave. Di fronte a questi dati, INAIL e ARTES 4.0 raccontano oggi l’esperienza di un percorso congiunto per la progettazione della prevenzione attraverso la tecnologia. Nel corso dell’incontro odierno a Roma, promosso dai due enti, sono stati presentati i progetti vincitori del Bando BIT (Bando Innovazione Tecnologica), esempi concreti di come robotica, intelligenza artificiale, big data e sensoristica IoT possano trasformarsi in strumenti di tutela quotidiana per i lavoratori. Nel dettaglio: VLAB (Timelapse Lab) ha sviluppato un sistema di monitoraggio AI e big data che rileva in tempo reale il mancato utilizzo di imbracature in cantiere, riducendo il rischio di cadute. A.M.E. – Advanced Microwave Engineering ha presentato una piattaforma di proximity safety con sensori IoTcapace di prevenire collisioni uomo-macchina e anomalie nei percorsi dei veicoli. UBIQUICOM e Smart Track hanno illustrato sistemi intelligenti per proteggere i lavoratori negli spazi condivisi da pedoni e mezzi di movimentazione. “La prevenzione è il terreno su cui si gioca il futuro del lavoro sicuro. I numeri ci dicono che non basta applicare le norme: serve un cambio di passo. Con il Bando BIT abbiamo dimostrato che mettere insieme ricerca, imprese e istituzioni può generare soluzioni concrete, capaci di agire sulle cause principali degli infortuni mortali, come le cadute e le collisioni. L’innovazione non è un concetto astratto: è una cintura di sicurezza invisibile che lavora ogni giorno per salvare vite”, ha dichiarato Paolo Dario, Direttore scientifico di ARTES 4.0. “La missione dell’Inail è quella di promuovere una cultura della sicurezza che vada oltre il semplice rispetto delle regole, per puntare alla prevenzione come valore sociale condiviso e investimento strategico per le imprese. In questo percorso, la tecnologia può rappresentare un alleato straordinario e sistemi basati su intelligenza artificiale, sensoristica e analisi dei dati possono tradursi in strumenti concreti di tutela capaci di ridurre drasticamente i rischi nei luoghi di lavoro e prevenire gli infortuni. La collaborazione con ARTES 4.0 dimostra che il futuro della sicurezza passa dall’investimento in innovazione - ha sottolineato il Presidente dell’Inail Fabrizio D’Ascenzo. I competence center, come ARTES 4.0, rappresentano un’occasione straordinaria di collaborazione tra Inail, università e imprese: è grazie a questa rete che i progetti del Bando BIT diventano atti concreti di prevenzione - ha aggiunto D’Ascenzo -”. Con questo incontro, INAIL e ARTES 4.0 "rafforzano una partnership strategica: mettere al centro la prevenzione come priorità nazionale, accelerando la diffusione di tecnologie 4.0 in tutti i settori più a rischio. Una sfida che riguarda non solo le imprese, ma l’intero sistema Paese".
L’articolo pubblicato sul Sole 24 Ore racconta l'impatto della collaborazione tra Inail e ARTES 4.0, concretizzata nel Bando BIT, nel miglioramento della salute e della sicurezza sul lavoro attraverso tecnologie innovative che utilizzano robotica, intelligenza artificiale, big data e sensoristica IoT
---di Cristina Casadei
Robotica, intelligenza artificiale, big data e sensoristica IoT sono tra le tecnologie più efficaci per prevenire gli incidenti sul lavoro, soprattutto nei cantieri dove si concentra una parte consistente degli eventi più gravi. Inail e Artes 4.0 hanno presentato a Roma i tre progetti che hanno vinto il Bando Bit (Bando Innovazione Tecnologica). A dispetto dei titoli difficili da decifrare promettono semplicemente di prevenire quella parte degli incidenti più frequenti nei cantieri e cioè le cadute dall’alto e gli scontri con i mezzi di movimentazione che sono due delle più rilevanti cause di morte o invalidità grave.
Così VLAB (Timelapse Lab) ha sviluppato un sistema di monitoraggio AI e big data che rileva in tempo reale il mancato utilizzo di imbracature in cantiere, riducendo il rischio di cadute, A.M.E. – Advanced Microwave Engineering ha ideato una piattaforma di proximity safety con sensori IoT per prevenire collisioni uomo-macchina e anomalie nei percorsi dei veicoli, mentre UBIQUICOM e Smart Track hanno creato sistemi intelligenti per proteggere i lavoratori negli spazi condivisi da pedoni e mezzi di movimentazione. Tre storie diverse con il comune obiettivo di prevenire gli incidenti, un tema sempre molto critico, come dimostrano i numeri stessi ricordati ieri. Nel 2024 in Italia si sono registrate nel complesso 592.882 denunce di infortunio sul lavoro, di cui 1.202 con decessi. Quasi il 90% degli incidenti si concentra nel settore Industria e Servizi, con un quarto dei casi nel comparto manifatturiero e un’incidenza particolarmente alta nelle Costruzioni, sanità e trasporti.
“La missione dell’Inail è quella di promuovere una cultura della sicurezza che vada oltre il semplice rispetto delle regole, per puntare alla prevenzione come valore sociale condiviso e investimento strategico per le imprese – spiega il presidente dell’Istituto Fabrizio D’Ascenzo –. In questo percorso, la tecnologia può rappresentare un alleato straordinario e sistemi basati su intelligenza artificiale, sensoristica e analisi dei dati possono tradursi in strumenti concreti di tutela capaci di ridurre drasticamente i rischi nei luoghi di lavoro e prevenire gli infortuni. La collaborazione con Artes 4.0 dimostra che il futuro della sicurezza passa dall’investimento in innovazione”.
A questo si aggiunge che “Artes 4.0 e lo sviluppo di progetti concreti basati sull’uso di tecnologie avanzate ha l’obiettivo di creare un circolo virtuoso di sinergia tra ricerca e imprese e per i lavoratori”. “La prevenzione è il terreno su cui si gioca il futuro del lavoro sicuro – dichiara Paolo Dario, direttore scientifico di Artes 4.0 –. I numeri ci dicono che non basta applicare le norme: serve un cambio di passo. Con il Bando Bit abbiamo dimostrato che mettere insieme ricerca, imprese e istituzioni può generare soluzioni concrete, capaci di agire sulle cause principali degli infortuni mortali, come le cadute e le collisioni. L’innovazione non è un concetto astratto: è una cintura di sicurezza invisibile che lavora ogni giorno per salvare vite”.

A SAMAB, la tavola rotonda “Formazione tessile e abbigliamento. Carriere che parlano al futuro” ha acceso i riflettori sulla sfida chiave del settore: formare figure tecniche ibride in grado di dialogare con processi produttivi, innovazione digitale e sostenibilità in un’industria in evoluzione accelerata.
Da questi presupposti Francesca Tuzzeo firma sul numero di settembre 2025 della rivista Techno Fashion un approfondimento sul cambiamento strutturale che sta ridisegnando il settore moda e sulle nuove sfide che ne derivano per i profili tecnici del comparto. Tra gli speaker alla tavola rotonda - moderata da Alessandro Garnero, Direttore Editoriale Divisione Manufacturing del Gruppo Tecniche Nuove - c'è stata anche Francesca Tonini, Direttrice Esecutiva di ARTES 4.0 insieme a Chiara Dussini, Presidente di ANTIA Tecnici Sistema Moda; Ettore Pellegrini, Presidente Industrial Members IACDE Italia; Matteo Secoli, Presidente di Piattaforma Sistema Formativo Moda; Roberto Peverelli, Ambassador di rete tam tessile abbigliamento e moda.Nel suo intervento, la Direttrice Esecutiva di ARTES 4.0 ha ripercorso la missione dei Competence Center - nati per accompagnare imprese e pubblica amministrazione nella transizione digitale e rafforzati dal PNRR - sottolineandone la funzione di ponte tra ricerca, industria e competenze. E ha aggiunto: "Il mio consiglio per i giovani che si stanno formando è quello di puntare sulla multidisciplinarietà e sviluppare competenze trasversali, aprirsi a tutto ciò che riguarda l'innovazione, abbracciare le sfide (tecnologiche e non) con coraggio e curiosità".
Per colmare il divario di competenze ARTES 4.0 organizza corsi di formazione su IoT, AI ed economia circolare, trasformando la domanda delle aziende in programmi di formazione mirati e immediatamente spendibili.
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