I primi dieci mesi di GreenMedPorts, progetto europeo coordinato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale e inserito nel quadro del programma Interreg NEXT MED sono stati al centro dell'incontro promosso alla Fortezza Vecchia di Livorno, raccontato dal
quotidiano Il Tirreno con un articolo a firma di Iacopo Simoncini. La transizione ecologica dei porti mediterranei è stata promossa come una leva industriale, logistica e geopolitica per incidere sulla competitività, sulla resilienza delle catene del valore e sul posizionamento del Mediterraneo. In questo scenario, i porti sono infrastrutture di resilienza che integrano energia, dati, innovazione e cooperazione internazionale. Le questioni affrontate dal convegno hanno riguardato i corridoi verdi, il sistema ETS nel trasporto marittimo, il cold ironing, la necessità di standard condivisi e il rischio che la transizione, se non accompagnata da investimenti reali e governance industriale, produca effetti distorsivi sulla competitività dei porti europei.
Alla tavola rotonda “Innovazione, sostenibilità e cooperazione nei porti del Mediterraneo: sfide, opportunità e leve per la transizione”, momento di confronto che ha messo in dialogo istituzioni, ricerca e operatori sul ruolo dell’innovazione e della cooperazione come fattori decisivi per accompagnare la trasformazione sostenibile del sistema portuale mediterraneo, ha partecipato
ARTES 4.0 con la Senior Project Manager
Debora Zrinscak che ha conferma il posizionamento del Centro di Competenza come attore che contribuisce ai processi di trasferimento tecnologico nei contesti ad alta complessità. Nel suo intervento, Zrinscak ha richiamato la funzione du unire stakeholder, centri di ricerca ed enti pubblici per accelerare lo sviluppo tecnologico e renderlo accessibile all’intero sistema.
Interreg NEXT MED è una delle più grandi iniziative di cooperazione transnazionale finanziate dall’Unione europea nell’area mediterranea per il periodo 2021-2027. Nasce nell’ambito dello strumento Interreg della politica di coesione europea e sostiene progetti di cooperazione capaci di affrontare sfide comuni di natura economica, ambientale e di governance, tra cui innovazione tecnologica, competitività delle PMI, efficienza energetica, adattamento climatico, economia circolare, formazione e salute. Il programma copre un’area di oltre 200 milioni di abitanti, coinvolge 15 Paesi e dispone di un budget complessivo di 292 milioni di euro, di cui 263 milioni finanziati dall’Unione europea.
GreenMedPorts punta a costruire una rete marittima mediterranea sostenibile e transnazionale con la promozione della collaborazione tra autorità portuali, operatori logistici e altri stakeholder. Il progetto mira a ridurre emissioni e inquinamento, migliorare l’efficienza delle operazioni portuali, rafforzare la resilienza regionale e armonizzare approcci e politiche tra Paesi diversi. Tra i risultati attesi figurano una Carbon Footprint Platform per monitorare le emissioni, un sistema di certificazione Green Label Port, la creazione di Local Green Port Hubs, test pilota di soluzioni verdi in diverse aree del progetto, attività di capacity building e una strategia transnazionale per il trasporto a basse emissioni.

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di Iacopo Simoncini
La transizione ecologica dei porti non è più soltanto una questione ambientale, ma una leva industriale e geopolitica capace di ridisegnare gli equilibri nel Mediterraneo. È il messaggio emerso dal primo incontro del Local Green Port Hub, ospitato nella Sala Ferretti della Fortezza Vecchia di Livorno, dove istituzioni, centri di ricerca e operatori del settore si sono confrontati sul futuro sostenibile della portualità mediterranea.
L’iniziativa ha rappresentato anche l’occasione per tracciare il bilancio dei primi dieci mesi di GreenMedPorts, progetto europeo del programma Interreg NEXT MED coordinato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, che coinvolge partner di sei Paesi, tra cui l’Algeria.
Crisi delle rotte e nuovi equilibri globali
Il punto di partenza è uno scenario internazionale profondamente mutato. Secondo i dati UNCTAD, nel 2025 il traffico nel Canale di Suez è rimasto del 70% inferiore rispetto ai livelli del 2023, complice la crisi nel Mar Rosso e le tensioni nello Stretto di Hormuz.
Un contesto che ha imposto rotte più lunghe, costi assicurativi elevati e una crescente instabilità. In questo quadro, la sostenibilità assume un significato più ampio: non solo riduzione delle emissioni, ma capacità dei sistemi logistici di essere più efficienti, autonomi e resilienti.
Porti come piattaforme di resilienza
“I porti non possono più limitarsi a intercettare traffici. Devono diventare piattaforme di resilienza”, ha sottolineato Antonella Querci, dirigente Sviluppo e Innovazione dell’AdSP, in apertura dei lavori.
Secondo Querci, un porto resiliente è anche più competitivo. Da qui il valore strategico di GreenMedPorts, che – ha spiegato – “non è un progetto ambientale in senso stretto”, ma un’infrastruttura immateriale capace di integrare standard ambientali, certificazioni di performance e cooperazione tra scali.
L’obiettivo è chiaro: costruire sistemi condivisi di dati e certificazione che possano orientare le scelte degli operatori e, di conseguenza, governare i flussi logistici nel Mediterraneo.
Corridoi verdi: infrastrutture del futuro
Al centro del dibattito il tema dei corridoi verdi mediterranei, considerati non semplici rotte a basse emissioni ma vere e proprie infrastrutture economiche.
“Non sono solo rotte meno emissive, ma sistemi in cui convergono energia, ambiente e commercio”, ha evidenziato Querci, sottolineando come il Mediterraneo sia davanti a un bivio: costruire reti integrate tra le due sponde o accentuare le disuguaglianze tra porti inclusi ed esclusi.
ETS e rischi per la competitività
Tra i nodi più discussi, l’introduzione del sistema ETS nel trasporto marittimo. Dal confronto è emerso un punto condiviso: il prezzo sulla CO₂ rappresenta un segnale forte, ma non basta.
Senza investimenti in carburanti alternativi e infrastrutture, il rischio è un “effetto boomerang”, con lo spostamento dei traffici verso porti extra-UE meno regolamentati.
Luca Brandimarte (Assarmatori) ha annunciato che la revisione del sistema è imminente, con una proposta della Commissione europea attesa entro luglio. Tra le criticità evidenziate: l’impatto su transhipment, Autostrade del Mare e collegamenti insulari, per i quali si chiedono deroghe mirate.
Cold ironing e innovazione tecnologica
Altro tema chiave è il cold ironing, con i porti dell’Alto Tirreno prossimi all’elettrificazione delle banchine. Tuttavia, restano aperte questioni legate alla governance e alle tariffe.
Parallelamente, innovazione e ricerca giocano un ruolo centrale. L’Università di Pisa, con il dipartimento DESTEC, è impegnata nello sviluppo dell’idrogeno per la decarbonizzazione navale, mentre ARTES 4.0 lavora per rendere scalabili e accessibili le tecnologie avanzate.
Cooperazione internazionale e ruolo delle istituzioni
Dal mondo operativo è arrivato anche il contributo della Capitaneria di Porto, che ha ribadito l’importanza della cooperazione tra scali e della diffusione di tecnologie come il cold ironing, già sviluppate in contesti avanzati come quello maltese.
Il filo conduttore emerso dal convegno è la necessità di un cambio di approccio: la transizione ecologica non può essere subita, ma governata.
Una sfida strategica per il Mediterraneo
“Integrare dati, energia e cooperazione è la chiave”, ha concluso Antonella Querci. Solo così il Mediterraneo potrà trasformarsi da area fragile e frammentata a piattaforma logistica globale, sostenibile e competitiva.
Il messaggio che arriva da Livorno è netto: la partita non si gioca solo sull’ambiente, ma sulla capacità di costruire un nuovo modello industriale per i porti del futuro.