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Oltre la nostalgia: il libro come sistema industriale tra innovazione, tutela e algoritmi

Oltre la nostalgia: il libro come sistema industriale tra innovazione, tutela e algoritmi

La franchezza del confronto ha fatto la differenza: Ministeri, editori, università, imprese tech, startup, esperti di diritto d’autore, biblioteche e librerie si sono seduti allo stesso tavolo per guardare il libro per ciò che è diventato oggi. Non più soltanto un oggetto culturale, ma una filiera complessa, attraversata da tecnologie, diritti, algoritmi, log e da un profondo ripensamento delle modalità di produzione e perfino di lettura. Un esercizio di interpretazione del presente che ha scelto di mettere da parte nostalgia e semplificazioni per discutere senza filtri degli strumenti dell’innovazione nell’era della AI generativa.

All’evento “La Filiera Italiana del Libro: tutela, innovazione e mercati globali” organizzato dalla Casa del Made in Italy di Firenze e dal Centro di Competenza ARTES 4.0, con il patrocinio della Regione Toscana, l’apertura istituzionale ha dato subito la misura del perimetro: Carmela Smargiassi (MIMIT – Casa del Made in Italy di Firenze) ha incorniciato il ruolo del presidio territoriale come punto di contatto tra politiche industriali e filiere reali; Mario Del Secco (Unioncamere Toscana) ha dato una lettura di sistema tra competitività, professionalità e nuove skill; Marco Zuffanelli (Manageritalia Toscana) ha valorizzato il ruolo dei manager come abilitatori di sviluppo e competitività; Francesca Tonini (Direttrice Esecutiva ARTES 4.0) ha posizionato il contributo del Competence Center sul terreno più concreto: portare metodi, tecnologie e trasferimento dentro le filiere, compresa quella del libro.

La Filiera Italiana del Libro

Il libro come pilastro del Made in Italy culturale ed economico

Moderatore: Simone Innocenti (Corriere della Sera)

Oltre a essere un bene culturale, il libro è un prodotto industriale con impatti su occupazione, reputazione-paese e capacità di esportazione. Stefano Passigli (Passigli Editori) ha dato profondità storica e imprenditoriale al tema della continuità editoriale che oggi significa saper attraversare canali e linguaggi nuovi senza perdere qualità.

La traiettoria tecnologica è entrata nell’intervento di Vincenzo Vespri (Università di Firenze) che ha agganciato il concetto di filiera a quello di tracciabilità perché nel digitale ciò che non si traccia non si governa. Vespri ha descritto la blockchain come infrastruttura utile quando servono tre proprietà: immutabilità, trasparenza verificabile e decentralizzazione. Applicata all’editoria questa architettura può sostenere più tasselli: la certificazione dell’esistenza di un’opera (registrando hash e metadati), il watermarking tracciabile che riduce l’anonimato della copia pirata, la gestione di licenze tramite smart contract e la tokenizzazione come identificatore inalterabile dell’opera e delle sue versioni.

A chiudere il panel due sguardi di filiera. Mario Papalini (C&P Adver Effigi) ha ricordato che la trasformazione digitale cambia materiali, tempi, processi e margini e di conseguenza va progettata come si progetta un impianto produttivo. Francesca Albano (Confcommercio, Associazione Librai Italiani) ha riportato l’attenzione sul punto vendita come luogo dove l’innovazione è utile se serve a far circolare libri, persone e comunità.

Il libro come pilastro del Made in Italy culturale ed economico

Tutela del diritto d’autore e contrasto alla pirateria digitale

Moderatrice: Alessandra Signorini (Eprcomunicazione)

Qui la parola chiave è stata governance perché nell’era dell’AI generativa il diritto d’autore è un requisito di funzionamento del mercato. L’intervento di Claudia Del Re (studio legale Del Re) ha impostato una cornice utile anche ai non addetti ai lavori: il diritto d’autore protegge l’espressione dell’opera, non l’idea. Richiede originalità e un apporto creativo riconducibile a un autore e la questione dell’AI nasce proprio qui, nel punto in cui la catena creativa si frammenta tra dataset, modello, prompt, selezione e rifinitura umana. Del Re ha attraversato casi e differenze internazionali ed evidenziato come il livello di coinvolgimento umano sia la variabile decisiva quando si discute di titolarità e tutela.

Nel passaggio più tecnico, Del Re ha richiamato il contesto regolatorio europeo con riferimento all’AI Act (entrato nella fase applicativa il primo agosto 2024) e alla direzione di marcia che impone ai fornitori di modelli obblighi di trasparenza, attenzione ai contenuti protetti e gestione del rischio. Il messaggio è stato scomodo. Chi opera nella filiera editoriale deve prepararsi a processi più tracciabili perché la tutela si difende in tribunale ma si costruisce prima con regole, log, informative, policy e contratti.

A dare concretezza istituzionale sono intervenuti Giacomo Vigna (MIMIT – DGIND, Divisione XIII Industrie Culturali e Creative) ed Enrico Fantini (Conflavoro PMI Firenze) con il collegamento del contrasto alla pirateria al tema della sostenibilità economica della produzione culturale, soprattutto quando le PMI subiscono una concorrenza ombra fatta di copie e canali informali.

Sul versante dell’accesso, Marco Biffi (Università di Firenze - Accademia della Crusca) ha portato l’esperienza della biblioteca come infrastruttura di conoscenza, discutendo le politiche di libero accesso in rete e l’equilibrio delicato tra apertura, conservazione e rispetto dei diritti.

Fernanda Faini (Università Telematica Pegaso) ha messo a fuoco il triangolo che oggi decide quasi tutto: essere umano, AI e diritto d’autore. La creatività generativa, se non governata, non democratizza la produzione: sposta valore e potere contrattuale verso pochi nodi tecnologici, lasciando la filiera culturale senza strumenti.

Tutela del diritto d’autore e contrasto alla pirateria digitale

Innovazione e digitalizzazione della filiera editoriale

Moderatore: Roberto Lenzi (Il Sole 24 Ore)

Qui si è capito perché l’evento parlava di filiera: non c’è un’unica tecnologia salvifica, c’è un insieme di componenti che, integrate, cambiano produzione, distribuzione, marketing e formati.

Simone Sassoli (Plottybot) ha presentato PlottyBot come piattaforma che copre un processo completo dove l’AI supporta elaborazione dati, scrittura, creazione immagini e rilettura, senza vendere l’illusione dell’automazione totale. Il suo punto, volutamente pragmatico, è stato Human First: la tecnologia accelera, organizza e propone, ma l’essenza resta umana perché idea, intenzione, tono e responsabilità non sono delegabili. In mezzo ha insistito su due aspetti che nel settore fanno la differenza: personalizzazione e controllo antiplagio integrato, cioè strumenti che non servono a scrivere di più, ma a scrivere meglio e in modo verificabile.

Sergio Piane (Alkedo Produzioni) ha portato la sala sul terreno dell’ipermedialità: “dalla pagina alla realtà aumentata” non è un vezzo, è un modo di ripensare l’esperienza del testo come sistema narrativo transmediale. Nella sua lettura, “aumentare” il libro significa integrare media, luoghi e persone, trasformando la carta in un punto di accesso a livelli ulteriori tramite realtà aumentata, innesti visivi e connessioni. Qui la tecnologia diventa un ponte tra fisico e digitale che può aprire strade interessanti soprattutto per didattica, turismo culturale e format ibridi.

Il blocco più industriale è arrivato con Alessandro Garnero (Tecniche Nuove), insieme a Samuele Marazzita (MazzMedia) e Placido Losacco (Living Media), con un titolo che suonava come una dichiarazione di fabbrica: Content is the new steel. Nel B2B non basta più pubblicare, bisogna costruire una piattaforma di comunicazione guidata da dati, capace di unire rivista, web, newsletter, social, eventi, video e podcast in un unico disegno misurabile. Garnero ha insistito sulla necessità di distinguere mito e realtà quando si parla di AI: l’intelligenza artificiale è già utile nel supporto editoriale e nella produttività, ma funziona solo se alimentata da dataset, processi e obiettivi e se integrata con CRM, marketing e vendite.

A completare il panel, Fabrizio Giacomelli (Mediavoice) ha mostrato un caso d’uso specifico e per questo illuminante: l’AI applicata all’enigmistica. È un esempio che ha un valore simbolico: anche i contenuti che sembrano “artigianato puro” possono essere potenziati da modelli generativi e strumenti di analisi, purché si definiscano bene vincoli, qualità attesa e controllo umano.

 

 

Librerie, biblioteche e accesso democratico alla lettura

Moderatore: Simone Innocenti (Corriere della Sera)

Se il libro è filiera, allora l’accesso è un’infrastruttura, e le infrastrutture determinano chi partecipa e chi resta fuori. Bice Del Giudice (Comune di Cascina, Assessora a cultura e commercio) ha legato lettura e territorio e ricordato il progetto di digitalizzazione del patrimonio bibliotecario con il supporto tecnico di Alkedo Produzioni e la regia di ARTES 4.0

Sul fronte scuola, Lucia Bacci (Licei “Giovanni da San Giovanni” Valdarno) ha rimarcato il tema delle competenze: non basta leggere, serve saper interpretare piattaforme, fonti e dinamiche digitali che influenzano la circolazione dei contenuti. Qui l’intervento di Roberta Capitini (Liceo Statale “Antonio Rosmini” di Grosseto) ha proposto un caso concreto: il Liceo del Made in Italy come percorso che unisce cultura e innovazione con laboratori umanistici ed economico-giuridici, attività progettuali e un ponte strutturato tra scuola e lavoro. Capitini ha raccontato un ecosistema territoriale fatto di reti e attori locali e mostrato come la formazione possa diventare la prima tecnologia di inclusione.

Librerie, biblioteche e accesso democratico alla lettura

 

Premi letterari e territori: eccellenze italiane che promuovono la lettura

Moderatore: Simone Innocenti (Corriere della Sera)

Il panel finale ha chiuso il cerchio tornando al mercato senza perdere la cultura: i premi letterari sono stati letti come dispositivi di visibilità, come leve di reputazione e come strumenti di marketing culturale capaci di generare attrattività, anche turistica.

Paolo Iacuzzi (Premio Letterario Internazionale Ceppo) ha descritto il premio come macchina narrativa che fa emergere autori e temi, e che costruisce comunità nel tempo. Ignazio Landi (Premio Bancarella - Fondazione Città del Libro) ha portato l’esperienza di un riconoscimento che vive in simbiosi con librai e territorio. Natalia Cangi (Premio Pieve Saverio Tutino – Fondazione Archivio Diaristico Nazionale) ha spostato l’attenzione sulla memoria e sugli archivi come forma di patrimonio vivente ovvero contenuti che diventano identità collettiva. Gabriele Ametrano (Premio La Città dei Lettori) ha infine insistito sulla capacità dei premi di fare da acceleratori di incontro tra autori, editori e pubblico e quindi di generare attenzione in un ecosistema saturo di stimoli.

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OpenMall, dove l’AI entra nei processi e l’esperienza diventa immersiva
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Nata nel 2021 e con sede operativa a Milano, OpenMall srl, socio del Centro di Competenza ARTES 4.0, si propone come partner tecnologico per aziende e organizzazioni che vogliono innovare i loro processi, la customer-experience e la loro presenza digitale. Fondata da un team con competenze in intelligenza artificiale, sviluppo 3D/VR/AR e integrazione di sistemi, l’azienda ha depositato un brevetto internazionale (WIPO) che attesta la sua visione: unire agenti virtuali intelligenti e ambienti immersivi per generare nuove modalità di interazione tra brand, clienti e servizi. OpenMall servizi

I servizi e le soluzioni offerte

OpenMall è una combinazione di agenti AI conversazionali avanzati, ambienti immersivi 3D/VR e progetti customizzati, pensata per le aziende che non vogliono rimanere al passo ma definire il passo nell’era digitale. Con soluzioni che vanno dal rivoluzionare l’e-commerce al digitalizzare intelligentemente i processi, l’azienda milanese mostra come “vendere, formare, interagire” possano essere ripensati attraverso la tecnologia, generando valore reale per clienti, utenti e business. OpenMall sviluppa tre macro-linee di soluzioni:

AI Agents

Si tratta di assistenti virtuali evoluti - avatar iper-realistici, multicanale e multimodali - che integrano modelli di linguaggio (LLM), elaborazione di intenti (NLP/NLU) e logiche di processo per supportare customer care e customer service, vendite, HR e molto altro. Questi agenti interagiscono sul web, chat, telefono, app, persino in ambienti virtuali, alleggerendo il carico operativo e migliorando l’efficienza. Possono essere addestrati a compiere diversi compiti e attività diventando il collaboratore ideale per i propri dipendenti e l’estensione dell’azienda verso i clienti finali.

Esperienze Immersive & AI Commerce

La seconda area chiave è la combinazione di ambienti 3D/VR/AR/XR (motori Unity e Unreal, spatial computing) con agenti AI integrati, per trasformare fiere, uffici, industrie, musei, store in esperienze digitali coinvolgenti. Con la soluzione denominata AI Commerce e “Luxium” specifica per il mondo lusso/fashion, OpenMall offre un modo nuovo di vendere online. Qui il visitatore non cerca un prodotto tramite barra di ricerca, ma viene guidato da un agente AI che conosce il contesto, la storia del brand, le preferenze del cliente, e propone prodotti o ambienti immersivi per esplorarli.

Progetti Custom & Integrazioni

OpenMall supporta progetti su misura: analisi & listening, rapid prototyping, sviluppo iterativo, test e integrazione con sistemi aziendali (CRM, ERP, agenda appuntamenti, VoIP, WhatsApp). Questo rende possibile l’adozione dell’AI e degli ambienti immersivi anche in contesti complessi (aziende corporate, pubblica amministrazione, sanitario, formazione) con un approccio agile e scalabile. Inoltre, attraverso la sua proposta AI Visual, OpeMall porta l’intelligenza artificiale nel mondo del marketing e della comunicazione visuale e interattiva, diventando il partner ideale per le agenzie.

Progetti in corso e futuri sviluppi

Tra gli utilizzi attivi e in sviluppo di OpenMall si segnalano:
  • l’avatar empatico e adattivo che rappresenta un’evoluzione nell’interazione uomo-macchina. Coniugando intelligenza artificiale, analisi multimodale e personalizzazione cognitiva, il progetto pone le basi per una nuova generazione di interfacce sensibili e umane, in grado di trasformare radicalmente il modo in cui persone e tecnologie comunicano;
  • la creazione di Agent AI e Agentic AI con un alto grado di personalizzazione e verticalizzazione di modelli LLM, con lo studio di architetture hardware e software per esigenze on premise e/o miste ed evolute analisi dei dati e predittive;
  • la realizzazione di showroom 3D interattivi con agenti virtuali avatar nel retail/lusso che assistono il cliente nella scelta prodotti e nell’esperienza try-on in store e on line;
  • lo sviluppo dell’ecosistema AI Mall con store virtuali immersivi, community e spazi social-commerce: i brand possono accedere a visibilità, promozioni e utenti profilati all’interno di un centro commerciale digitale guidato da AI.
Ulteriori sviluppi futuri includono piattaforme AI evolute per la formazione e il role play, per il design, architettura e immobiliare, per il mondo fieristico e degli eventi, per le vendite e il marketing inbound e outbound, per la sicurezza e la robotica. OpenMall human

Perché scegliere OpenMall

La proposta di valore di OpenMall si articola in più benefici:
  • Efficienza operativa: l’agente AI riduce tempi di attesa e attività ripetitive, permettendo al team umano di concentrarsi su compiti strategici.
  • Esperienza utente differente: ambienti immersivi e agenti personalizzati offrono un’interazione più coinvolgente e memorabile rispetto al web tradizionale.
  • Scalabilità e integrazione: i sistemi si collegano con API a CRM, ERP, database aziendali e sono multicanale e multilingue.
  • Visibilità e innovazione: aderendo all’ecosistema di soluzioni AI, i brand ottengono una vetrina digitale innovativa e un partner al loro fianco per le evoluzioni future.
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Blue Innovation MED a Palermo: il Mediterraneo diventa un laboratorio di tecnologie avanzate per il mare
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La luce che filtrava dalle grandi capriate lignee di Palazzo Steri ha accompagnato l’ingresso dei partecipanti nella Sala che per secoli ha ospitato potere, sapere e decisioni. Oggi quello stesso spazio, cuore del Rettorato dell’Università degli Studi di Palermo, è diventato il punto di partenza di un racconto di mare e tecnologie. Qui ha infatti preso forma la primissima edizione di Blue Innovation MED – Tecnologie per il Mediterraneo, un evento che ha scelto un luogo e una città carichi di storia per parlare di innovazione, sostenibilità e sviluppo economico. Promosso dal Centro di Competenza ARTES 4.0 e prodotto da Fidelio Cultura Integrata con il patrocinio del Comune di Palermo, Blue Innovation MED ha debuttato come una piattaforma di dialogo con la città di Palermo punto di osservazione da cui ripensare il rapporto tra tecnologia e mare, tra ricerca scientifica e industria, tra tutela ambientale e crescita. Nel racconto dei relatori che hanno riempito di contenuti i 3 panel di confronto - La Rete ARTES 4.0 per il Mediterraneo, Tecnologie per il Mediterraneo e Mare, Sostenibilità, Benessere - il Mediterraneo è diventato così un laboratorio di sperimentazione tecnologica che propone soluzioni avanzate e visioni sistemiche nei contesti della blue economy, dell’innovazione agevolata e della protezione degli ecosistemi. Qui ricercatori e ricercatrici, imprese, decisori pubblici e stakeholder si sono incontrati per condividere dati, esperienze, tecnologie intelligenti già in grado di migliorare la gestione delle risorse marine, sistemi di monitoraggio avanzato, di modelli digitali per prevenire il degrado ambientale e rendere più efficienti le attività produttive legate al mare. In questo percorso si inserisce il ruolo di ARTES 4.0, Centro di Competenza ad Alta Specializzazione finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che porta a Palermo una rete estesa di partner attivi nei campi della robotica avanzata, della digitalizzazione industriale, della sensoristica e dell’automazione. Come spiegato dal Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, «abbiamo creduto nella Sicilia fin dall'avvio delle attività del nostro Centro di Competenza perché ne abbiamo riconosciuto da subito il potenziale. La nostra volontà è costruire collaborazioni strutturate e durature con il tessuto imprenditoriale locale, con le università, con gli enti pubblici e con tutti quei soggetti che vogliono investire nel finanziamento dell’innovazione. Il nostro ruolo è promuovere e accompagnare processi di innovazione ad alto valore aggiunto poiché innovare significa anche generare lavoro qualificato, offrire prospettive ai giovani e contrastare una fuga di competenze che impoverisce il territorio. La Sicilia produce talenti straordinari, un capitale umano di altissimo livello: la vera sfida oggi è creare le condizioni affinché questi talenti possano restare, crescere e costruire il proprio futuro qui per contribuire allo sviluppo economico e sociale dell'Isola».
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Moda e tecnologia a Firenze | Il talento artigiano incontra l’intelligenza delle macchine
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Firenze, Villa Vittoria. Nel Sala Verde c’è l’energia dei momenti in cui sta succedendo qualcosa. Imprenditrici, dirigenti pubblici, docenti delle università toscane, direttori di distretto, startup deep tech, accademici, giovani studenti appena diplomati negli ITS: tutti insieme, attorno a una domanda: come cambia la moda quando a guidarla non è solo il gusto, ma anche la tecnologia? I saluti istituzionali aprono la scena dell'evento "Moda, Tecnologia e Manifattura. Il ruolo del MIMIT e di ARTES 4.0 nella valorizzazione della filiera toscana", organizzato dalla Casa del Made in Italy di Firenze e dal Centro di Competenza ARTES 4.0, con il patrocinio della Regione Toscana. Da Carmela Smargiassi dirigente del MIMIT che racconta l’impegno della Casa del Made in Italy per sostenere la competitività industriale del Paese, a Francesca Tonini, Direttrice Esecutiva del Centro di Competenza ARTES 4.0, che ricorda come “il genio artigiano non sia un simbolo da proteggere in un museo ma una forza viva da accompagnare nel futuro”, fino ad arrivare alle voci di Lorenzo Becattini (presidente di Firenze Fiera), Luca Gentile (MIMIT), Maria Tesi e Carlo Badiali (Camera di Commercio di Firenze) e Marco Zuffanelli (presidente di Manageritalia Toscana) che rappresentano le istituzioni, i territori, le imprese, i professionisti in questo viaggio nel cuore della moda 4.0 e 5.0. Moda Firenze

Formare e trasformare: la nuova generazione della moda

Quando la giornalista Francesca Franceschi invita i panelist a cominciare, il pubblico è già immerso. Perché prima di tutto bisogna affrontare la radice del cambiamento: le competenze.

C’è stato un momento, durante l’intervento di Marco Crisci (Tertium), in cui la sala sembrava respirare all’unisono. Non perché tutti fossero d’accordo, ma perché ciò che veniva detto era qualcosa che molti intuivano da tempo senza trovare le parole per dirlo. Crisci le parole le aveva: la moda, così come l’abbiamo conosciuta negli ultimi decenni, ha smesso di funzionare. Non è una crisi estetica, né un rallentamento creativo. È un problema di modello mentale.

Per anni abbiamo creduto che bastasse interpretare il cliente: analizzarlo, segmentarlo, proiettarlo in categorie comode da gestire. Era un mondo in cui le aziende parlavano al consumatore, mai con il consumatore. Poi qualcosa è cambiato. Le persone - non più clienti - hanno iniziato a spostarsi, mutare, riformulare desideri fluidi e passeggeri. È diventato impossibile prevederle con lenti statiche. È qui che entra in scena l’intelligenza artificiale come abilitatore culturale, creativo e organizzativo. Una tecnologia che accelera, che porta esperienza dove esperienza non c’è, che genera prototipi, che riduce tempi e distanze, che abbatte quell’inerzia decisionale che imprigionava i brand nel passato.

Crisci parla di un passaggio radicale: dal fast-fashion al fast-meaning. Non più collezioni per tutti, ma identità condivise tra brand e comunità. Non più ROI, ma ROX, ritorno sull’esperienza. Non più gerarchie verticali, ma organizzazioni piatte, in cui la partecipazione costruisce valore reale.

Accanto a lui, Laura Bini (UniFi), Daniela Toccafondi (PIN Prato), Alessandro Bertini (Modartech) fotografano il nuovo scenario formativo: laboratori, percorsi interdisciplinari, relazioni con le imprese, didattica nei distretti, fino alle manifatture orafe italiane, dove la sapienza artigiana resta un capitale da tramandare attraverso metodi e modelli freschi e digitali.

Con Paolo Torriti, la moda cambia registro e diventa racconto di botteghe, di mani, di dettagli che nessuna tecnologia potrà mai replicare davvero. Torriti accompagna il pubblico in un viaggio nella manifattura orafa italiana, un piccolo universo che sopravvive  proprio perché ha custodito la sua complessità.

Si scopre così un settore stratificato: i grandi brand con reti internazionali, le aziende manifatturiere che lavorano per marchi globali o producono con etichetta propria, gli artigiani che presidiano fasi specifiche come saldatura o pulimentatura, e infine gli atelier locali che vendono la propria produzione sul territorio. Una filiera fatta di coraggio e continuità, dove ogni passaggio è un gesto tramandato.

La formazione dedicata al gioiello è altrettanto ricca: lezioni frontali, musei, laboratori, visite in azienda, stage.

Evento moda Firenze

Robot che cuciono, dati che prendono decisioni

Se il primo panel ha acceso la miccia, il secondo fa esplodere l’immaginazione. Lorenzo Dalci (IT Manager di ARTES 4.0) introduce un viaggio dentro la fabbrica del futuro: connessa, automatizzata, intelligente. Nico Costantino (Crossnova) descrive la figura dell’AI Process Data Analyst, un professionista nuovo, capace di trasformare un processo complesso in un flusso ottimizzato in tempo reale. Marco Ruffa (Data Life) ammonisce contro i facili entusiasmi: “Nessuna tecnologia vale se non produce risultati”. Dal mondo della robotica, Leonardo Cappello (Scuola Superiore Sant’Anna) porta un’immagine che colpisce: robot tessitori, morbidi e duttili come la stoffa che manipolano, pensati per affiancare gli artigiani nelle attività più ripetitive e usuranti. Rinaldo Rinaldi (UniFi) inquadra la trasformazione nella sua scala più ampia: la filiera intelligente, un ecosistema dove chi produce dialoga con chi distribuisce e chi consuma. Ester Falletta e Enrico Fantini ricordano la condizione intrinseca di ogni passo avanti: inclusività. Nessuno deve restare indietro. Panel Moda

Tracciare per fidarsi, la filiera che non ha più segreti

Il terzo panel inizia con un dato: senza tracciabilità, non può esserci né sostenibilità né lotta alla contraffazione. Ed è proprio qui che la tecnologia cambia le regole del gioco. Con Romeo Bandinelli (UniFi) il concetto di filiera smette di essere statico e diventa organismo vivente. L’idea di fondo è semplice: se non hai continuità del dato, non hai controllo. Se non hai controllo, non puoi ottimizzare. Se non puoi ottimizzare, non puoi competere.

Il Digital Twin interviene esattamente qui: è un modello digitale dinamico che simula, prevede, corregge e ottimizza processi reali. Nel mondo moda, che vive di variabilità, piccoli lotti, personalizzazione, tempi strettissimi, questo strumento diventa rivoluzionario. Nei progetti WOKE e TIFO, Bandinelli mostra come sia possibile mappare colli di bottiglia, saturazione delle risorse, flussi logistici, tracciabilità avanzata, qualità del dato, fino a integrare RFID, NFC e DPP per creare una filiera intelligente.

Ad emergere è un messaggio potente: il digitale non serve a controllare l’artigianalità, ma a difenderla. A darle continuità, visibilità, capacità di reagire. A permetterle di crescere in un mondo che cambia velocissimo. Ed è qui che la tradizione incontra la tecnologia.

Quando Gianluca Giaccardi (Tesisquare) sale sul palco, la narrazione si sposta dietro le quinte della moda: quella zona grigia e spesso invisibile della supply chain. È qui che la complessità esplode: fornitori, trasporti, documenti, certificazioni ESG, controlli qualità, magazzini, consegne. Oggi, tutto questo esiste, ma non dialoga.

Tesisquare propone un ribaltamento di prospettiva: una piattaforma unica per orchestrare un ecosistema digitale interconnesso, in cui ogni attore, dal produttore al retailer, condivide dati, processi, risultati. Il cuore della visione è il Digital Product Passport, un’identità digitale che accompagna il capo lungo tutta la sua vita: provenienza delle fibre, processi produttivi, impatto ambientale, certificazioni, riparazioni, riciclo.

Il risultato? Una filiera più forte, più collaborativa, più resiliente. Ma soprattutto più credibile: in un mondo in cui il consumatore chiede trasparenza radicale, raccontare la verità del prodotto diventa un vantaggio competitivo.

Poi arriva Giuseppe Iannaccone (UniPi) che entra con una domanda: quante copie perfette esistono là fuori? La contraffazione non è solo una minaccia economica, ma un problema culturale, sanitario, identitario. E le soluzioni attuali - QR code, etichette smart, tag RFID - sono ormai vulnerabili, spesso replicabili con strumenti banali.

La risposta arriva dalla fisica: le PUF – Physical Unclonable Functions. Sono come impronte digitali generate dalle imperfezioni casuali del silicio durante la produzione. Nessuna PUF è uguale all’altra, nemmeno il produttore può riprodurla. È autenticità che nasce dalla natura stessa della materia.

Il loro utilizzo nella moda e nel lusso apre scenari totalmente nuovi: ogni borsa, ogni scarpa, ogni gioiello può diventare intrinsecamente autentico, identificabile per sempre. Non è solo tecnologia: è un modo per restituire valore al concetto di originale. E per riportare il rispetto dovuto all’ingegno che quel prodotto rappresenta

La moderatrice Francesca Tuzzeo (TechnoFashion) porta sul palco la voce delle imprese: Antongiulio Pacenti presenta il case study del ritorno sui mercati internazionali del marchio storico prêt-à-porter MASKA, fondato nel 1967, da sempre portatore di tradizione e innovazione nel rispetto della produzione made in Italy. Paolo Mantovani (Federmoda Confcommercio Toscana), Moreno Vignolini (Ritorcitura Vignolini), Elena Ricciuti (Hind) raccontano le difficoltà quotidiane e le opportunità per i brand storici che vogliono tornare competitivi. La filiera italiana è ricca, viva, fortissima. Ma senza dati è cieca. Manifattura a Firenze

Virtuale o reale? Nella moda non c’è più differenza

Il pomeriggio si apre in una dimensione nuova, quasi teatrale. Enza Spadoni, Responsabile Trasferimento Tecnologico e Relazioni Esterne di ARTES 4.0, introduce un panel dove la tecnologia reinventa la creatività.

Il contributo di Sergio Piane (Alkedo) cambia ancora registro e apre una finestra sulla moda come bene culturale. Un abito d’archivio, un costume storico, un capo haute couture non è solo un oggetto di design, ma una testimonianza vivente, un frammento di identità collettiva.

Le tecnologie - scansione 3D, modellazione virtuale, ologrammi, NFT, blockchain - diventano strumenti di preservazione. Permettono di archiviare, studiare, mostrare, valorizzare capi fragili senza esporli al rischio del tempo. Permettono esperienze immersive, passerelle virtuali, collezioni digitali certificate. E aprono modelli economici nuovi, sostenuti da un mercato NFT della moda in piena espansione.

È un modo per dire che la moda non è effimera: è memoria, è archivio, è cultura. E che il digitale può essere la sua cassaforte più sicura e, al tempo stesso, la sua porta verso il mondo

A lui si affiancano Zoe Spaltini e Sara Mei (HModa), che raccontano come la prototipia digitale riduca sprechi, tempi e costi, mentre Serena Fabbri (19.71 Firenze) mostra come un occhiale possa nascere da una scansione 3D personalissima.Moda Tecnologia Firenze

Le nuove professioni della moda? Quelle che ancora non esistono

Il quinto panel rimette al centro le persone. Enrico Pedretti, Direttore Marketing Manageritalia, guida un confronto serrato su quali lavoratori la moda sta cercando oggi e cercherà domani. Antonella Vitiello (MITA Academy) porta sul palco il tema della formazione. ITS MITA Academy rappresenta l’idea che la filiera moda abbia bisogno di una nuova architettura delle competenze, in cui tradizione, tecnologia e percorsi flessibili convivono senza conflitti.

Il lavoro tessile e moda di domani richiede figure ibride: tecnici digitali che conoscono la storia della manifattura, designer capaci di dialogare con l’AI, operatori che comprendono tracciabilità e sostenibilità, professionisti che sanno muoversi in filiere data-driven. Non basta insegnare cosa fare: bisogna insegnare come evolversi. È un modello formativo che riconosce che ogni studente e ogni lavoratore ha un percorso unico. E che il Made in Italy si difende non solo con la qualità dei prodotti, ma con la qualità delle persone che li immaginano e li realizzano.

Margherita Tufarelli (UniFi), Beatrice Parri Gori (Scuola del Cuoio), Alessandro Sordi (Nana Bianca) e Alessia Indice (W Executive) mostrano un settore dove non bastano più competenze tecniche: servono curiosità, adattabilità, interdisciplinarità.

Tecnologia Manifattura Firenze

La materia si rigenera: la sostenibilità come rivoluzione industriale

Il sesto e ultimo panel parla di materia, dei luoghi in cui nasce e di quelli in cui purtroppo finisce. Ma soprattutto parla di come restituirle un futuro.

La ricerca universitaria prende la scena con Luca Rosi (UniFi – SusFashionLab). Qui il dialogo con il futuro è totale: fibre bio-based ottenute da colture vegetali, pigmenti naturali, bioremediation, riciclo terziario attraverso pirolisi, gassificazione, depolimerizzazione, recupero di monomeri puri. Cinque dipartimenti - chimica, ingegneria, agraria, economia, architettura - lavorano insieme per reimmaginare la materia. La moda non come settore energivoro, ma come palestra scientifica per nuovi materiali, nuovi processi, nuovi modelli di sostenibilità.

Con Andrea Falchini (Next Technology Tecnotessile) la discussione si sposta sul futuro della sostenibilità. La moda europea sta per vivere un cambiamento normativo epocale: raccolta differenziata tessile obbligatoria dal 2025, divieto di distruzione dell’invenduto dal 2026, restrizioni su sostanze chimiche, regolamenti sull’export dei rifiuti. Si tratta di uno tsunami normativo. Per affrontarlo servono strategie integrate: sorting automatizzato, riciclo meccanico per materiali nobili, riciclo chimico per materiali complessi, valorizzazione dei residui. Una filiera in cui ogni scarto trova il suo percorso. In cui l’innovazione scientifica non è un cerotto, ma una condizione di sopravvivenza. L’obiettivo non è solo ambientale: è industriale. Serve creazione di materia prima seconda di qualità, creazione di nuovi mercati, collaborazione tra imprese. Chiara Cordaro (Rifò) porta esempi concreti di circolarità territoriale a km 0, con blockchain, formazione e inclusione sociale intrecciate al business. Poi Ali Benkouhail (Human Maple) sorride: “Rigenerare anche i mozziconi di sigaretta? Perché no”. E mostra come. Alkedo a Firenze                                                                                                                                                                                                                                
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TechWarriors, l’innovazione tecnologica scende in campo contro la violenza di genere
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Trasformare le competenze STEM in leve strategiche per l'inclusione e la sicurezza: in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, viene presentato ufficialmente TechWarriors. Il progetto, un connubio inedito tra innovazione sociale e tecnologica, mira a mobilitare l'ecosistema dell'innovazione per sviluppare soluzioni concrete nel contrasto alla violenza di genere.

Un ponte tra tecnologia e impegno civile

TechWarriors non è solo un evento, ma un percorso strutturato che culminerà in un hackathon di 36 ore. L'iniziativa è concepita come un ampio contenitore di Open Innovation dove team multidisciplinari lavoreranno per ideare strumenti capaci di prevenire la violenza, sensibilizzare l'opinione pubblica e offrire supporto ai territori. L’approccio inclusivo è il cuore del progetto: la sfida non è rivolta ai soli sviluppatori, ma si estende a designer, comunicatori, analisti, studenti e professionisti del sociale. L'obiettivo è dimostrare come la tecnologia, se guidata dalla responsabilità sociale, possa incidere direttamente sulla qualità della vita delle comunità e sulla promozione delle pari opportunità.

Un ecosistema di eccellenza

Il progetto nasce dalla sinergia di un ampio network guidato dal Digital Innovation Hub Vicenza in qualità di capofila. La forza di TechWarriors risiede nella trasversalità dei suoi partner: l’iniziativa vede la partecipazione operativa dei Competence Center SMACT e ARTES 4.0 (con il think tank ARTES4WOMEN) e con la presenza del board di valutazione, del Comune di Vicenza, di CUOA Business School, di CreTa InnovationLab, del Movimento Donne Impresa di Confartigianato Imprese Vicenza e di Fondazione CMP. A conferma della solida alleanza tra sistema produttivo e istituzioni, il progetto è sostenuto dalla Camera di Commercio di Vicenza e da EBAV (Ente Bilaterale Artigianato Veneto) nell’ambito dell’iniziativa Twin Transition. Partecipare a TechWarriors significherà confrontarsi con un ambiente che promuove la contaminazione tra saperi, offrendo ai partecipanti l'opportunità di contribuire a un progetto di alto valore pubblico e, al contempo, di accedere a una piattaforma di visibilità qualificata. L’iniziativa rappresenta un tassello fondamentale nella strategia del Digital Innovation Hub Vicenza per diffondere la cultura dell'innovazione ad alto impatto sociale. L’avvio operativo delle attività è previsto per il primo semestre del 2026, con un calendario di workshop e momenti di approfondimento che verranno comunicati nei prossimi mesi. Per restare aggiornati sull’iniziativa è possibile visitare il sito ufficiale.   TechWarriors
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La borsa hi-tech che protegge le donne | AfterCode, l’accessorio nato nei laboratori Modartech
La borsa hi-tech che protegge le donne | AfterCode, l’accessorio nato nei laboratori Modartech
AfterCode è un esempio innovativo di come moda, design e sicurezza si incontrano con la tecnologia avanzata all’interno di un percorso formativo. Si tratta di un progetto sviluppato dalle studentesse Sara Tuveri e Cecilia Scaccioni nell’ambito del Master in Master Fashion Hi‑Tech dell’Istituto Modartech di Pontedera, Socio del Centro di Competenza ARTES 4.0, in collaborazione con l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna. È una borsa intelligente (accessorio moda e tecnologia) ideata per combinare estetica, design e funzionalità di sicurezza. Il dispositivo incorpora al suo interno una sensoristica avanzata e un sistema anti-aggressione: in caso di pericolo, la borsa è progettata per inviare automaticamente un messaggio di emergenza con la propria posizione GPS a un contatto pre-configurato tramite un’app dedicata. Estetica e design sono componenti di AfterCode , ma l’elemento distintivo è la tecnologia integrata. Il sistema comprende sensori e un modulo anti-aggressione, che consentono, in caso di pericolo, di inviare in automatico un messaggio di emergenza con la propria posizione GPS a un contatto prestabilito tramite un’app dedicata. 
Il valore di AfterCode va oltre l’oggetto moda: siamo davanti a una integrazione fra estetica e utilità, in cui l’accessorio tradizionale - la borsa - diventa veicolo di sicurezza personale. In un’epoca in cui crescono le esigenze di protezione e in cui il design è sempre più fluido verso l’uso intelligente, l’impresa ha un doppio significato: da un lato valorizza il made in Tuscany in ambito moda‐tech, dall’altro esplora la frontiera del wearable intelligente applicato non solo all’abbigliamento, ma agli accessori quotidiani. Il contesto accademico genera risultati senza limitarsi all’esercizio teorico. Le studentesse hanno affrontato il problema reale della protezione personale e lo hanno tradotto in un prototipo concreto.
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Robotics Science & Engineering, la Scuola Superiore Sant’Anna è settima al mondo | ShanghaiRanking’s GRAS 2025
Robotics Science & Engineering, la Scuola Superiore Sant’Anna è settima al mondo | ShanghaiRanking’s GRAS 2025
La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Socio fondatore del Centro di Competenza ARTES 4.0, si colloca al settimo posto a livello mondiale, al secondo posto in Europa e al primo in Italia nella disciplina Robotics Science & Engineering, secondo la più recente edizione del ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects (GRAS).

Metodologia del ranking

La classifica GRAS valuta le istituzioni secondo 57 discipline distribuite tra Scienze Naturali, Ingegneria, Scienze della Vita, Scienze Mediche e Scienze Sociali. Nella categoria Engineering compare la voce Robotics Science & Engineering, introdotta proprio in questa edizione insieme ad Artificial Intelligence.

Il sistema di valutazione si articola su nove indicatori oggettivi raggruppati in cinque macro-categorie: World-Class Faculty, World-Class Research Output, High Quality Research, Research Impact e International Collaboration.

ShanghaiRanking's Global Ranking of Academic Subjects (GRAS)

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Nasce il Joint Lab CIM–ARTES 4.0 per la robotica intelligente
Nasce il Joint Lab CIM–ARTES 4.0 per la robotica intelligente
L’Italia fa un balzo in avanti nella robotica intelligente a supporto delle imprese manifatturiere. I Competence Center nazionali CIM e ARTES 4.0, rete ad alta specializzazione nell’ambito delle aree della smart robotics, dell’Intelligenza Artificiale e delle tecnologie digitali abilitanti, hanno infatti stipulato un accordo di collaborazione per dare vitaJoint Lab a disposizione di grandi, medie e piccole imprese, system integrator, di fornitori di tecnologie e start-up innovative. All’interno dei laboratori, tra Torino e Pontedera in provincia di Pisa, la manifattura italiana avrà a disposizione competenze specialistiche e soluzioni robotiche avanzate, dai cobot ai robot mobili e collaborativi con manipolatori di ultima generazione, sino alla robotica umanoide, capaci di garantire una forbice di sviluppo innovativo molto ampia di TRL, da 3 a 9. Attraverso il Joint Lab si potranno usufruire servizi di formazione tecnica e applicata, consulenze specialistiche sull’integrazione di tecnologie di robotica intelligente nei processi di produzione industriale, oltre al test before invest, fondamentale per testare le soluzioni prima di procedere a integrare nuove tecnologie a seguito di importanti investimenti. All’interno dei due spazi d’innovazione saranno promosse ulteriori azioni in Italia e all’estero finalizzate a garantire il consolidamento e lo sviluppo delle infrastrutture di testing funzionali alle attività di trasferimento tecnologico alle Imprese e in particolare alle PMI. hub ARTES “Tramite questo accordo, CIM e ARTES 4.0 intendono offrire alle imprese manifatturiere italiane il meglio delle tecnologie di ultima generazione legate alla robotica intelligente. Il Joint Lab vuole essere un riferimento nazionale con una vasta gamma di servizi a valore aggiunto proposti, dalla formazione all’implementazione di tecnologie di smart robotics in differenti settori dall’automotive all’aerospazio e per diversi ambiti industriali dalla manifattura alla logistica, dalla sorveglianza alla manutenzione. Come Competence Center riteniamo ARTES il partner ideale, vista la sua comprovata esperienza specialistica nello sviluppo di soluzioni innovative, prima fra tutte la robotica avanzata, con il quale proporre un cruscotto di soluzioni customizzabili e finalizzate ad innalzare la competitività tecnologica delle imprese, rafforzando la loro leadership a livello nazionale, europeo e internazionale” ha dichiarato Enrico Pisino, CEO di CIM. “Con questo accordo ARTES 4.0 e CIM mettono a sistema le proprie eccellenze per offrire al Paese un salto di qualità nella robotica intelligente a supporto delle imprese manifatturiere italiane. Nell’era della rivoluzione della Embodied Intelligence e delle nuove frontiere aperte dai robot umanoidi, il Joint Lab nasce come punto di riferimento per tutte le imprese che vogliono adottare sistemi di robotica intelligente e collaborativi nei propri processi produttivi, offrendo l’opportunità di accesso alle soluzioni più avanzate di robotica disponibili sul mercato, quali sistemi di robotica umanoide e integrati con sistemi avanzati di Intelligenza Artificiale. Siamo molto felici di questa collaborazione con CIM, un centro leader in Italia per l’innovazione per le imprese e in particolare nella manifattura avanzata. Grazie alla complementarità delle nostre competenze mettiamo a disposizione strumenti, metodologie e ambienti di sperimentazione avanzati per ridurre il rischio tecnologico e accelerare la transizione verso una manifattura competitiva con benefici in termini di produttività, qualità e sicurezza. Con CIM condividiamo la visione di creare valore per le imprese, di promuovere l’innovazione e rafforzare il posizionamento competitivo dell’Italia nei settori ad alto contenuto tecnologico”, ha evidenziato Antonio Frisoli, Presidente di ARTES 4.0.  
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La Sardegna dell’innovazione incontra ARTES 4.0
La Sardegna dell’innovazione incontra ARTES 4.0

L’Aula Magna di UniOlbia ha ospitato il workshop “L’innovazione per lo sviluppo territoriale. Gli hub sperimentali per i cluster della nautica, del turismo e della sanità in Sardegna”, una giornata di confronto e progettualità dedicata al futuro tecnologico dell’isola e alle sue traiettorie di crescita sostenibile.

Durante l’incontro è stata annunciata la proposta di apertura di una nuova sede operativa di ARTES 4.0 a Olbia, un passo strategico che rafforza la presenza del Competence Center per la robotica e le tecnologie digitali avanzate in Sardegna e consolida la sua missione di trasferimento tecnologico al servizio del tessuto produttivo. La futura sede diventerà un punto di riferimento per l’innovazione nel Mediterraneo per favorire la nascita di hub sperimentali nei settori chiave della nautica, del turismo e della sanità.

Promosso dal Macronodo ARTES 4.0 dell’Università degli Studi di Sassari e dal Centro di Competenza ARTES 4.0, con il supporto della Regione Autonoma della Sardegna, del Comune di Olbia e di UniOlbia, l’evento ha messo al centro la collaborazione come leva di sviluppo e la ricerca applicata come motore di innovazione territoriale.

Dopo i saluti introduttivi di Antonio Usai, Delegato ai Progetti Strategici di Ateneo e Coordinatore del Macronodo ARTES 4.0, la giornata è proseguita con gli interventi di numerose autorità istituzionali e accademiche.
Sono intervenuti il Vicepresidente della Regione Autonoma della Sardegna, Giuseppe Meloni; il Sindaco di Olbia, Settimo Nizzi; il Rettore dell’Università di Sassari, Gavino Mariotti; il Presidente del Cipnes Gallura, Livio Fideli; il Presidente della Camera di Commercio di Sassari, Stefano Visconti; il Presidente del Consorzio UniOlbia, Aldo Carta.

La Sardegna dell’innovazione si incontra a UniOlbia

Innovazione per lo sviluppo tecnologico e sostenibile dei territori

La prima sessione dei lavori si è aperta con l’intervento del prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant'Anna, che ha delineato le linee strategiche del Competence Center e le prospettive di ricerca applicata orientate allo sviluppo tecnologico e sostenibile dei territori. Nel suo intervento ha posto l’accento sulla proposta di una nuova sede operativa ARTES 4.0 a Olbia, un’iniziativa che si inserisce in una visione di lungo periodo, capace di trascendere i confini locali per connettere la Sardegna alle principali reti nazionali e internazionali dell’innovazione.

Lo stato dell’arte del progetto riguarda la creazione di una piattaforma sperimentale per la robotica e l’innovazione tecnologica dedicata al cluster della nautica da diporto di Olbia, destinata a diventare un laboratorio permanente di ricerca, sperimentazione e trasferimento tecnologico. Nella fase successiva il modello sarà esteso anche ai settori della sanità e del turismo, individuati come ambiti strategici per la trasformazione digitale dell’isola.

La tavola rotonda, moderata da Francesco Morandi, ha offerto un momento di confronto di alto livello tra esperti e rappresentanti istituzionali, chiamati a discutere del ruolo dell’innovazione e della digitalizzazione come leve di competitività per le imprese e le amministrazioni pubbliche. Sono intervenuti Francesca Tonini (Direttrice Esecutiva ARTES 4.0), Elisabetta Neroni (Centro Regionale di Programmazione), Raffaele Spallone (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), Aldo Carta (Cipnes Gallura) e Pietro Esposito (Camera di Commercio di Sassari), che hanno condiviso esperienze e visioni complementari su come tradurre la ricerca in impatto economico e sociale.

Grande interesse ha suscitato la sessione conclusiva, dedicata ai progetti di sviluppo urbano e territoriale della città di Olbia, che ha visto il confronto tra il Vicepresidente della Regione Giuseppe Meloni, il Sindaco Settimo Nizzi, il Rettore Gavino Mariotti e lo stesso prof. Dario. Dal dialogo è emersa una visione condivisa: solo una sinergia costante tra enti locali, università e competenze tecnologiche nazionali può trasformare Olbia in un polo di innovazione e conoscenza al servizio del Mediterraneo.

Dalle imprese alle idee: la Sardegna dell’innovazione prende forma

La sessione pomeridiana, introdotta da Francesca Tonini, Direttrice Esecutiva di ARTES 4.0 e da Clementina Cruceli, responsabile Bandi e Progetti, è stata dedicata alle esperienze concrete delle imprese partner del Competence Center, che hanno condiviso best practice, risultati e prospettive di sviluppo nei settori chiave della nautica, della sanità e del turismo.
Attraverso i contributi di Mediate, Seares, Istituto di BioRobotica, Humanware, Co-Robotics e ARTES 5.0, rappresentata da Debora Zrinscak, sono emerse soluzioni innovative e applicazioni reali della robotica e delle tecnologie digitali come strumenti di crescita per il territorio. Ogni testimonianza ha mostrato come la ricerca applicata e la collaborazione tra pubblico e privato possano tradursi in progetti concreti di valore industriale e sociale.

Nelle conclusioni è stato sottolineato come l’innovazione non rappresenti soltanto una frontiera tecnologica, ma una strategia di crescita condivisa, capace di unire ricerca, impresa e territorio in una visione comune per la Sardegna del futuro.

Innovazione, robotica e sviluppo del territorio

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Quando la robotica incontra il mare per proteggere l’ambiente | Cubit Innovation Labs e il progetto MUSAI
Quando la robotica incontra il mare per proteggere l’ambiente | Cubit Innovation Labs e il progetto MUSAI
Il progetto MUSAI si avvicina alla sua conclusione: siamo infatti entrati nell’ultimo mese di attività, durante il quale il team sta portando avanti le fasi finali di test e validazione del sistema. In questo contesto abbiamo chiesto a Lorenzo Monti, CTO di Cubit Innovation Labs, di raccontarci il percorso svolto fino a oggi, i principali risultati ottenuti e le prospettive future di MUSAI. Può raccontarci in cosa consiste il progetto MUSAI e qual è il suo obiettivo principale? Lorenzo MontiMUSAI è un sistema subacqueo modulare e flessibile, pensato per supportare attività di monitoraggio e tutela degli ambienti marini. È stato sviluppato per adattarsi a diversi contesti operativi ed è facilmente integrabile con piattaforme già esistenti, come ROV o altri mezzi subacquei. La sua particolarità sta nella capacità di unire meccanica avanzata e intelligenza artificiale: attraverso algoritmi di computer vision e sensor fusion, MUSAI è infatti in grado di riconoscere e localizzare in tempo reale rifiuti e altre anomalie presenti nei fondali. I dati acquisiti vengono elaborati direttamente a bordo del sistema e trasmessi subito a un mezzo di supporto, permettendo così di agire in maniera rapida ed efficace. In questo modo, MUSAI si propone come una soluzione concreta e versatile per chi opera nella salvaguardia degli oceani e nello studio degli ecosistemi marini”. Quali sono i principali elementi di innovazione che differenziano MUSAI da altre soluzioni presenti sul mercato?” “Tre aspetti principali. Innanzitutto l’elaborazione AI on-edge: la capacità di elaborare i dati direttamente a bordo, senza dipendere da connessioni esterne. Questo riduce la latenza e aumenta l’affidabilità del sistema. Quindi l’architettura modulare e scalabile che permette di personalizzare il sistema con diverse configurazioni (telecamere, sensori chimici, acustici, geofisici) a seconda del contesto operativo. Infine la profondità operativa e robustezza: MUSAI è progettato per operare in ambienti estremi, capace di resistere a profondità variabili fino a 1000 m (ad oggi 100 m) e garantire affidabilità anche in condizioni critiche”. Quali sono state le fasi dell’evoluzione di MUSAI che hanno portato al prototipo finale?MUSAI è partito con una prima fase di progettazione e definizione dell’architettura meccanica ed elettronica, affiancata dall’addestramento iniziale dei modelli di intelligenza artificiale. In seguito abbiamo realizzato un pre-prototipo in stampa 3D, che ci ha permesso di validare le scelte tecniche e avviare i primi test di integrazione. La seconda fase ha visto lo sviluppo del prototipo meccanico e i test in ambiente controllato, presso la piscina comunale di Pontedera. Qui abbiamo iniziato a validare le funzionalità principali: acquisizione ed elaborazione delle immagini, trasmissione dei dati, prime verifiche sulla tenuta stagna e sulla modularità del sistema. Successivamente siamo passati alle prove in mare aperto, un passaggio cruciale per valutare le prestazioni in scenari operativi reali. Queste attività hanno permesso di addestrare l’algoritmo di riconoscimento, testare la sensor fusion e verificare la stabilità del sistema durante immersioni prolungate. Infine, siamo entrati nella fase attuale di integrazione completa: MUSAI è stato installato a bordo del ROV BlueROV2 e stiamo conducendo test a banco, in vasca e in mare. L’obiettivo è validare la compatibilità hardware e software, perfezionare l’addestramento con nuovi dataset e testare la navigazione del sistema integrato. Il percorso culminerà con le campagne in profondità, previste entro la fine del progetto, per validare definitivamente autonomia, resistenza e libertà di movimento”. In quali contesti immaginate che MUSAI possa essere applicato?  “Le potenzialità sono molteplici. MUSAI nasce per il monitoraggio e la salvaguardia ambientale, individuando e classificando i rifiuti marini. Ma le stesse tecnologie - architettura modulare, sensor fusion e intelligenza artificiale - possono essere applicate anche in altri ambiti, come: supporto alla ricerca scientifica, monitoraggio di infrastrutture portuali o offshore, fino all’acquacoltura sostenibile. La forza del progetto sta proprio nella versatilità del sistema, che può essere adattato a esigenze molto diverse. Guardando al futuro, quali sviluppi prevedete per MUSAI?  “In questo ultimo mese di progetto ci concentreremo sui test in profondità, prima in ambienti controllati e poi in mare aperto, per validare la resistenza del sistema e la libertà di navigazione del prototipo integrato. Una volta completata questa fase, MUSAI sarà pronto a supportare scenari applicativi sempre più complessi. In prospettiva, l’evoluzione del sistema potrà includere l’integrazione con nuove tipologie di sensori, l’ampliamento delle capacità di analisi dei dati e la collaborazione con enti di ricerca e istituzioni ambientali. Il nostro obiettivo rimane chiaro: offrire una soluzione concreta e versatile per il monitoraggio, l’analisi e la gestione dell’ambiente marino, capace di supportare attività di ricerca, protezione degli ecosistemi e applicazioni operative in diversi contesti”.
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Dalla fabbrica di Chaplin alla fabbrica che protegge: l’innovazione che mette in sicurezza le persone
Dalla fabbrica di Chaplin alla fabbrica che protegge: l’innovazione che mette in sicurezza le persone
Nel 2024 in Italia si sono registrate nel complesso 592.882 denunce di infortunio sul lavoro, di cui 1.202 con decessi. Numeri che rappresentano una emergenza sociale: quasi il 90% degli incidenti si concentra nel settore Industria e Servizi, con un quarto dei casi nel comparto manifatturiero e un’incidenza particolarmente alta nelle Costruzioni, Sanità e Trasporti. Le cadute dall’alto e gli incidenti con veicoli in movimento costituiscono alcune delle più rilevanti cause di morte o invalidità grave. Di fronte a questi dati, INAIL e ARTES 4.0 raccontano oggi l’esperienza di un percorso congiunto per la progettazione della prevenzione attraverso la tecnologia. Nel corso dell’incontro odierno a Roma, promosso dai due enti, sono stati presentati i progetti vincitori del Bando BIT (Bando Innovazione Tecnologica), esempi concreti di come robotica, intelligenza artificiale, big data e sensoristica IoT possano trasformarsi in strumenti di tutela quotidiana per i lavoratori. Edoardo Gambacciani e Paolo Dario Raffaele SpalloneAntonio FrisoliFrancesca Tonini                 Le tecnologie al servizio della sicurezza:
  • VLAB (Timelapse Lab) ha sviluppato un sistema di monitoraggio AI e big data che rileva in tempo reale il mancato utilizzo di imbracature in cantiere, riducendo il rischio di cadute.
  • A.M.E. – Advanced Microwave Engineering ha presentato una piattaforma di proximity safety con sensori IoT capace di prevenire collisioni uomo-macchina e anomalie nei percorsi dei veicoli.
  • UBIQUICOM e Smart Track hanno illustrato sistemi intelligenti per proteggere i lavoratori negli spazi condivisi da pedoni e mezzi di movimentazione.
«La prevenzione è il terreno su cui si gioca il futuro del lavoro sicuro. I numeri ci dicono che non basta applicare le norme: serve un cambio di passo. Con il Bando BIT abbiamo dimostrato che mettere insieme ricerca, imprese e istituzioni può generare soluzioni concrete, capaci di agire sulle cause principali degli infortuni mortali, come le cadute e le collisioni. L’innovazione non è un concetto astratto: è una cintura di sicurezza invisibile che lavora ogni giorno per salvare vite», ha dichiarato Paolo Dario, Direttore scientifico di ARTES 4.0. «La missione dell’Inail è quella di promuovere una cultura della sicurezza che vada oltre il semplice rispetto delle regole, per puntare alla prevenzione come valore sociale condiviso e investimento strategico per le imprese. In questo percorso, la tecnologia può rappresentare un alleato straordinario e sistemi basati su intelligenza artificiale, sensoristica e analisi dei dati possono tradursi in strumenti concreti di tutela capaci di ridurre drasticamente i rischi nei luoghi di lavoro e prevenire gli infortuni. La collaborazione con ARTES 4.0 dimostra che il futuro della sicurezza passa dall’investimento in innovazione», ha sottolineato il Presidente dell’Inail Fabrizio D’Ascenzo. Tecnologie Inail Artes auditorium Inail Artes             Con questo incontro, INAIL e ARTES 4.0 rafforzano una partnership strategica: mettere al centro la prevenzione come priorità nazionale, accelerando la diffusione di tecnologie 4.0 in tutti i settori più a rischio. Una sfida che riguarda non solo le imprese, ma l’intero sistema Paese.
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Cinque tavoli, un’unica rotta: la parità di genere diventa metodo | Il Think Tank
Cinque tavoli, un’unica rotta: la parità di genere diventa metodo | Il Think Tank
Ci sono ancora le locandine tiepide di stampa quando le porte del FIRST LAB nella sede di Novoli dell’Università di Firenze si aprono per lasciare entrare un mosaico di voci: componenti dell’Advisory Board di ARTES4WOMEN, socie e soci di ARTES 4.0, stakeholder che si salutano per nome perché qui l’autorevolezza si misura con i contenuti. Le postazioni già allineate e i laptop ancora chiusi disegnano una promessa di lavoro. Poi un gesto quasi coreografico: alla prima chiamata si accendono i computer sui tavoli e lo schermo bianco diventa il terreno comune dove scrivere la giornata. Un Think Tank “allargato” a coronamento del primo anno di ARTES4WOMEN, il gruppo di lavoro del Centro di Competenza ARTES 4.0 dedicato alla parità di genere, ma soprattutto l’inizio di un’agenda che si fa operativa.

I tavoli si aprono, il metodo prima dei contenuti

La sala si divide senza mai frammentarsi. I presenti confluiscono nei cinque tavoli dopo una breve revisione della loro organizzazione. Il gruppo sull’equità salariale mette in fila definizioni e fonti sottolineando l’urgenza di colmare la nebbia dei dati con raccolte strutturate, anonimizzate, leggibili. Il tono è concreto: si parla di dashboard, KPI, regressioni e di come trasformare numeri in scelte di gestione, con un occhio alla Direttiva UE sulla trasparenza retributiva e alle sue scadenze di recepimento. Le parole monitoraggio, valutazione congiunta, audit retributivo smettono di essere tecnicismi e diventano strumenti per riequilibrare leve di carriera e retribuzione.

Pausa pranzo senza pausa, il dibattito continua

Il catering arriva come un intermezzo, ma nessuno stacca davvero. I confronti proseguono tra un trancio di schiacciata e un primo piatto, tra un caffè e una domanda: cosa vuol dire per una donna carriera e cosa vuol dire leadership se liberiamo lo sguardo dagli schemi ereditati? Sul tema dell’accesso alle carriere e della leadership femminile si parla di stili diversi, di riconoscimento e rispetto come pratica quotidiana, di indicatori che misurino ciò che conta davvero per le persone e non solo per i bilanci, di come trasformare la stanchezza in agio e il cambiamento incrementale in cambio di sguardo. La riflessione abbraccia ostacoli interni - la sindrome dell’impostora che toglie voce - ed esterni, tra metriche cieche e stereotipi persistenti. La conclusione informale è già un mandato: definire nuovi sistemi di valutazione e creare agio nei contesti di lavoro, dalla scuola alle imprese.

Empowerment scientifico e tecnologico, la rotta dei dati

Il tavolo sull’empowerment scientifico e tecnologico porta in dote una bussola fatta di numeri e di prassi. Si ragiona su come quantificare il gap ai livelli alti della formazione, su quali benefici economici e culturali derivino da team realmente misti, su che cosa freni l’accesso e la permanenza delle donne nei percorsi scientifici: bias consapevoli e inconsci, ambienti di lavoro inadatti, carichi familiari sbilanciati, differenze territoriali. Dalla discussione nascono impegni concreti: un position paper, una revisione sistematica della letteratura, network operativi in seno ad ARTES 4.0, coaching e mentorship mirati, fino all’idea di una piattaforma di dati che sostenga policy gender-inclusive e progetti pilota, agganciando SDG 5 e traiettorie di sostenibilità. L’assioma operativo è limpido: Women empowered by empowered women.

Certificazioni di genere, dal bollino al mindset

Nel tavolo dedicato alle certificazioni di genere, la conversazione scardina un equivoco ricorrente: la UNI/PdR 125 non è un bollino, è un cambio di mentalità. Vengono messi a terra vantaggi e inciampi, incentivi e resistenze, soprattutto per le PMI, chiamate a trasformare la parità in strategia aziendale e non in adempimento. Si parte dai numeri - 8.194 organizzazioni certificate al 31 marzo 2025, con Lombardia, Lazio e Campania in testa - e si arriva agli strumenti: checklist gratuite, audit interni, premialità negli appalti, fondi dedicati, trasparenza nei dati e formazione sui bias lungo tutta la catena del valore. Obiettivo: integrare la parità nei processi, allineando ciò che le imprese rendicontano a ciò che davvero cambia la vita delle persone.  

Cultura digitale dell’equità, riprogrammare l’immaginario

C’è un passaggio, in questa giornata, in cui la tecnologia smette di essere sfondo e diventa personaggio. Il tavolo sulla cultura digitale dell’equità incastra dati e visioni: poche ragazze italiane laureate in STEM rispetto ai coetanei, carichi di cura non retribuita che gravano soprattutto sulle donne, part-time involontari, inattività forzata e tassi di occupazione distanti. La domanda non è più se la tecnologia possa aiutare, ma come: formazione obbligatoria su bias per chi programma, welfare digitale a sostegno della genitorialità, smart working pensato come alleato della parità, campagne di comunicazione che parlino dove e come servono, collaborazioni tra istituzioni, università e aziende per produrre ricerca e soluzioni insieme, anche nell’ottica di sviluppo di tecnologie robotiche a supporto della conciliazione vita-lavoro delle donne. Nasce anche l’idea di un osservatorio dei dataset per certificare basi dati fair a cui attingere per addestrare l’IA pubblica e privata. La tecnologia, qui, è etica applicata.

La cura dei risultati, quando le slide pesano quanto i contenuti

Nel pomeriggio, le restituzioni plenarie hanno il passo di chi sa che la forma è sostanza. La presentazione dei risultati non è un mero elenco: è il racconto di un metodo condiviso. Le parole chiave tornano come refrain - trasparenza, metriche, agibilità dei contesti, alleanze - e si depositano in roadmap che tengono insieme tempi, responsabilità e impatti. Ogni tavolo consegna azioni: dai report periodici sul gender pay gap e le valutazioni congiunte dove il divario supera soglie ingiustificate, ai nuovi indicatori di leadership e carriera, dai programmi di mentorship e skill-building nelle STEM, fino a checklist comuni per le certificazioni e hub territoriali di accompagnamento, ARTES4WOMEN ha creato non promesse, ma tracce operative su cui camminare già domani. Già oggi. Già ora.  

Tre università (Firenze, Pisa, Siena), un’unica scena

C’è un dettaglio che colpisce chi guarda la sala da fondo: tre università toscane presenti, insieme, nel medesimo perimetro di lavoro, tra professionalità in economia, fisica, legge, formazione e consulenti d’impresa. È una geografia della collaborazione che non si ferma ai loghi sulle slide; si riconosce nelle voci, nei riferimenti, nelle reti che si intrecciano. È qui che la parola ecosistema smette di essere moda e torna metodo: accademia, imprese, istituzioni nello stesso respiro, con ARTES 4.0 a fare da cerniera tra i mondi e ARTES4WOMEN da collettore di esperienze, competenze, azioni sul tema della parità di genere.

La chiusura che apre: dall’evento al cantiere

Quando i laptop si spengono, restano pagine di appunti e file condivisi, restano contatti e prossime riunioni, restano azioni che hanno già un perimetro. ARTES4WOMEN esce dal Think Tank con una traccia operativa che guiderà i prossimi mesi: audit e reporting sull’equità retributiva con metriche condivise, nuovi indicatori per l’accesso alle carriere e la leadership, programmi strutturati di empowerment scientifico e tecnologico, percorsi accompagnati verso la certificazione di genere, iniziative culturali e digitali per riprogrammare l’immaginario. Equità salariale, accesso e leadership, empowerment STEM, certificazioni, cultura digitale dell’equità: cinque cardini che oggi hanno trovato linguaggio, strumenti, alleanze. Un Think Tank che è l’avvio di un cantiere permanente di ARTES 4.0. Think Tank A4W
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Finanziamenti per innovare: da oggi c’è lo Sportello ARTES Call for Funding
Finanziamenti per innovare: da oggi c’è lo Sportello ARTES Call for Funding
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Il contesto è favorevole: si sono aperte nelle ultime settimane nuove opportunità di finanziamento per ricerca industriale, sviluppo sperimentale, trasferimento tecnologico, digitalizzazione, automazione e sostenibilità. Con il bando adatto porti il tuo progetto più velocemente alla realizzazione.

Da oggi è operativo ARTES Call For Funding, lo Sportello del Centro di Competenza ARTES 4.0 che integra orientamento rapido, metodo progettuale e rete di partner pubblici e privati per far evolvere la tua idea in un progetto competitivo di crescita economica. Durante il primo incontro online, su prenotazione, inquadriamo l'idea progettuale, la maturità tecnologica, le tempistiche di realizzazione e offriamo supporto alla scrittura della proposta. Quando opportuno, attiviamo il matchmaking con imprese, laboratori e atenei della rete ARTES 4.0, composta da oltre 150 Soci, e con partner nazionali ed europei per valorizzare il tuo progetto e colmare eventuali gap.
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