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Fabio Lepre

Il trasferimento tecnologico che funziona: al MIMIT i dati sull’attività dei Competence Center italiani

MIMIT

Settembre 29, 2026

Il 28 settembre 2026 nella Sala degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sono stati presentati i risultati dell’azione di trasferimento tecnologico e formazione realizzata con le imprese italiane, nell’ambito della misura PNRR M4C2 Inv. 2.3. L’appuntamento, dal titolo «Competence Center Impatti e Best Practice nel Tech Transfer: dal PNRR alle nuove progettualità», ha messo a confronto istituzioni, centri di competenza e imprese sul tema del trasferimento tecnologico in Italia e sulla sua evoluzione oltre l’orizzonte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sono stati resi pubblici i dati raccolti presso le aziende che hanno beneficiato dei servizi dei Centri: una rilevazione condotta dall’Università di Padova con il Consiglio Nazionale delle Ricerche tra settembre 2025 e giugno 2026, attraverso circa 1.200 questionari e interviste dirette alle imprese e agli stessi Centri. Una misurazione indipendente degli impatti sui processi produttivi, sulle competenze interne e sulla capacità di innovare delle imprese. Alcuni degli elementi emersi: I 180 milioni di euro di aiuti concessi alle imprese hanno attivato progetti e servizi per 320 milioni: un effetto leva di 1,8 euro per ogni euro pubblico; 700 servizi di orientamento, formazione e innovazione erogati alle imprese, per l’84% PMI; 733 le imprese beneficiarie dei bandi per ricerca e innovazione; 000 persone formate in 1.460 percorsi, per oltre 1,1 milioni di ore-persona; 1.550 eventi gratuiti di orientamento che hanno raggiunto 40.000 imprese; Il 93,3% delle imprese ha dichiarato che l’intervento ha fatto la differenza e una su quattro non avrebbe realizzato affatto l’iniziativa senza il Competence Center; Il 70% delle imprese ha continuato ad alzare in autonomia il livello di maturità tecnologica raggiunto con il Centro: l’effetto è proseguito oltre il progetto; Giudizio positivo su tutti i servizi (nessuno sotto il 4,2 su 5) e il 96,2% delle imprese potrebbe tornare a rivolgersi ai Centri nei prossimi tre anni. È emerso inoltre un dato di sistema: a fronte di 114 milioni di euro di bandi emessi, il fabbisogno espresso dalle imprese ha superato i 211 milioni. In un’ottica futura, il vincolo non sarà quindi la domanda, ma la capacità di risposta, che dovrà mantenersi efficace. Attraverso i Competence Center, gli incentivi del PNRR hanno riguardato primariamente le persone e la crescita di competenze, oltre alla realizzazione di progetti pilota attraverso l’impiego di tecnologie 4.0, e lo hanno fatto in relazione a tecnologie che stanno ridisegnando la manifattura: intelligenza artificiale applicata ai processi, gemelli digitali, IoT industriale e analisi dei dati di produzione, robotica collaborativa, cybersicurezza, manifattura additiva, tecnologie per la sostenibilità e l’efficienza. Ogni Centro ha costruito un modello di trasferimento sulle singole filiere, sulle specializzazioni e sul tessuto produttivo del proprio territorio, operando però all’interno di un catalogo comune di servizi condiviso da tutta la rete. Le imprese che si sono rivolte a più di un Centro lo hanno fatto soprattutto per competenze tecnologiche specifiche ed esigenze di progetto: una conferma che gli otto Centri funzionano come una rete nazionale, non esclusivamente come presidi territoriali. In questa direzione è andata anche la firma, avvenuta nel corso dell’incontro, dell’Associazione Competence Center Italia. Chi è intervenuto Hanno aperto i lavori Valentino Valentini, Viceministro delle Imprese e del Made in Italy, e Marco Calabrò, Capo del Dipartimento per le politiche e per le imprese del MIMIT, seguiti da Raffaele Spallone, Dirigente della Divisione II - Politiche per la digitalizzazione delle imprese, l’innovazione e l’analisi dei settori produttivi. I risultati della ricerca sono stati illustrati da Eleonora Di Maria, Presidente CdG SMACT Competence Center, Prof.ssa ordinaria di Economia e gestione delle imprese dell'Università di Padova e da Andrea Filippetti, Dirigente di Ricerca del CNR - Istituto sui Sistemi Territoriali e di Governo. È seguita la voce diretta delle imprese, con Marco Nocivelli, Vicepresidente di Confindustria con delega alle Politiche Industriali e Made in Italy, Marco Grillo, Vice Direttore Generale di Ansaldo Energia, Guido Perricone Project Financing and Institutional Relations Manager Brembo, Francesco Crupi, Group General Manager di Poggipolini, e Matteo Careddu, COO e Co-Founder di Ohmspace, Cosimo Musca, Italy Public Affairs Director STMicroelectronics Le conclusioni, dedicate alla strategia nazionale e al ruolo dei Competence Center nel trasferimento tecnologico oltre l’orizzonte del PNRR, sono state affidate a Davide Amorosi, Vice Capo di Gabinetto Vicario del MIMIT. I lavori si sono chiusi con la firma dell’Associazione Competence Center Italia e un momento di networking. L’appuntamento è stato aperto ai giornalisti e agli operatori dell’informazione, oltre che alle imprese interessate a conoscere i servizi della rete e le opportunità ancora disponibili. È stato possibile confrontarsi direttamente con i referenti degli otto Competence Center e con le aziende che ne hanno già beneficiato. Gli otto Competence Center: ARTES 4.0, BI-REX, CIM, Cyber 4.0, MADE4.0, MedITech, SMACT, START 4.0.

World Robot Conference 2026: la vera innovazione non sono solo i robot

WRC 2026 Pechino

Agosto 26, 2026

Chi sta guidando la corsa mondiale agli umanoidi? Alla World Robot Conference 2026 la risposta non era soltanto nelle macchine capaci di camminare, afferrare oggetti, mantenere l’equilibrio o interagire con le persone. Era anche nei volti dei loro fondatori: una nuova generazione di imprenditori con una solida preparazione scientifica e ingegneristica, diventati protagonisti di uno dei settori tecnologici più competitivi al mondo. La presenza di ARTES 4.0 come International Supporting Organization, rafforzata dagli interventi di due plenary speaker, ha avuto l’obiettivo di osservare da vicino questa trasformazione e tradurla in opportunità reali per le imprese italiane, collegando attraverso il Centro RoboCom e ricerca, trasferimento tecnologico e validazione. ARTES 4.0 dentro il confronto internazionale ARTES 4.0 ha partecipato alla World Robot Conference tra le International Supporting Organizations e ha contribuito al programma scientifico con due plenary speaker, portando nel dibattito una presenza costruita su due piani collegati: il trasferimento tecnologico di ARTES 4.0 e del Centro RoboCom, e la ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Socio Fondatore del Centro di Competenza. Nella più recente edizione dello ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, la Scuola Sant’Anna si colloca al settimo posto a livello mondiale e al secondo in Europa nella Robotics Science & Engineering. Il Prof. Antonio Frisoli, Presidente di ARTES 4.0, è intervenuto con la plenary lecture “Embodied AI for Human Empowerment and Well-Being: From Intelligent Humanoids to Wearable Robots”. Il suo contributo ha spostato l’attenzione dalla sola autonomia delle macchine alla capacità dell’embodied AI di ampliare le possibilità delle persone, sostenere il movimento, favorire la riabilitazione e migliorare il benessere. “A Pechino - ha spiegato il Prof. Antonio Frisoli a margine del suo intervento - abbiamo visto quanto rapidamente l’intelligenza artificiale stia entrando nei corpi dei robot. La maturità di queste tecnologie si misura nella capacità di utilizzare nuovi foundational models l’acquisizione di nuove competenze da parte dei sistemi robotici sempre più avanzati, misurabile nella loro capacità di generalizzare a situazioni nuove e ad interagire con ambienti non strutturati e persone”. Il Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0, Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna e Chief Scientist dei Dubai Future Laboratories, ha presentato “Application Scenarios Define the Future Form of Robot Companions”. La sua tesi indica un cambio di prospettiva: non esiste una forma robotica valida per ogni bisogno. Sono gli scenari d’uso a definire il corpo, i sensi, l’interfaccia e il grado di autonomia più adatti. “Seguendo la World Robot Conference sin dalla prima edizione - ha fatto presente il Prof. Dario - il cambiamento più evidente è il passaggio dai singoli prototipi a un ecosistema capace di sviluppare, produrre e migliorare i robot con una velocità straordinaria. Il futuro non sarà però definito da un’unica forma robotica: saranno le applicazioni, gli ambienti e i bisogni delle persone a determinare il corpo, i sensi e il livello di autonomia dei robot companion”. Il Prof. Dario partecipa infatti alla World Robot Conference sin dalla prima edizione del 2015, quando l’appuntamento non aveva ancora raggiunto l’eco industriale e mediatica di oggi. Questa continuità consente di leggere la trasformazione della WRC lungo un arco di oltre dieci anni: dai prototipi di ricerca a un ecosistema nel quale tecnologia, produzione, investimenti e applicazioni si influenzano a vicenda. Il programma ha ospitato anche gli interventi dei vertici delle principali aziende di humanoid robotics. Wang Xingxing ha discusso il passaggio dagli exhibit ai prodotti, mentre Juha Röning, Vice President Research di euRobotics, ha affrontato opportunità e criticità dell’era dell’embodied AI dal punto di vista europeo. Röning ha richiamato i principi di una robotica incentrata sulla persona, sostenibile e responsabile, capace di lavorare con l’essere umano senza ridurre l’innovazione a una semplice sostituzione del lavoro. La Formula 1 della robotica Dal 19 al 23 agosto, il distretto tecnologico di Yizhuang a Pechino ha ospitato 373 imprese nazionali e internazionali, 3.000 prodotti e 311 novità. La dimensione internazionale ha coinvolto organizzazioni, delegazioni e partecipanti provenienti da 26 Paesi. Numeri che descrivono la scala raggiunta dalla World Robot Conference, ma che non bastano a raccontarne il valore. Per densità di ricerca, componentistica, capitali e velocità di sviluppo, la manifestazione può essere letta come una sorta di Formula 1 della robotica. Nei padiglioni si sono incontrati umanoidi, quadrupedi, mani robotiche, sensori tattili, attuatori, sistemi di visione, piattaforme di addestramento e soluzioni già pensate per la fabbrica, la logistica, la sanità, l’assistenza e i servizi. Il paragone non significa che ogni dimostrazione sia già pronta a trasformarsi in un prodotto. Come nelle competizioni più avanzate, la WRC porta tecnologie, componenti e modelli al limite delle loro prestazioni. Il vero traguardo arriva quando quel patrimonio raggiunge un ambiente reale, lavora in sicurezza e genera valore misurabile. Una generazione di founder tecnici Tra i molti elementi emersi dal WRC 2026, forse quello più significativo non riguarda tanto la varietà sorprendente di robot umanoidi in mostra o le loro prestazioni tecniche, quanto piuttosto il modello industriale che ne sta alla base. È un aspetto che rischia di passare in secondo piano rispetto allo spettacolo delle macchine, ma che ne rivela la reale portata strategica. Il dato che colpisce è che a progettare e produrre questi robot, sia l'hardware sia il software che li governa, non sono le grandi imprese manifatturiere tradizionali, pur numerose e solidissime in Cina, ma un ecosistema fitto e dinamico di startup. Si tratta di un fenomeno che la Cina ha deliberatamente coltivato, costruendo le condizioni perché nascesse e prosperasse. Queste nuove imprese sono guidate da imprenditori giovani, spesso poco più che trentenni, con una formazione accademica di altissimo livello: la maggioranza possiede un dottorato di ricerca conseguito nelle migliori università cinesi, come Tsinghua, Peking University, Zhejiang University, solo per citarne alcune, e non di rado ha maturato esperienze di studio o ricerca anche all'estero. Sono profili tecnicamente preparati, animati da una forte motivazione imprenditoriale, capaci di muoversi con naturalezza in reti internazionali di conoscenze, collaborazioni e mercati. Un secondo elemento chiave è il grado di interconnessione di questo tessuto imprenditoriale. Non si tratta di startup isolate che competono in modo frammentato, ma di un sistema reticolare in cui le imprese dialogano tra loro, condividono fornitori e competenze, e mantengono legami stretti e continuativi con il mondo accademico. Le università non sono un semplice bacino di reclutamento, ma partner attivi nella ricerca applicata, spesso incubatori diretti da cui le startup stesse hanno origine. A completare il quadro c'è un terzo fattore, altrettanto decisivo: il sostegno pubblico. Le amministrazioni cinesi, a livello centrale e locale, seguono con grande attenzione questo settore, lo considerano strategico per la competitività industriale e tecnologica del paese, e mettono in campo strumenti concreti di supporto, dagli incentivi fiscali alle infrastrutture dedicate, fino a politiche mirate di attrazione dei talenti. A questo si affianca una disponibilità di capitali coerente con l'ambizione del progetto: fondi di venture capital, capitali statali e investitori privati alimentano un flusso di risorse che consente alle startup di scalare rapidamente, senza dover attraversare le fasi di crescita lente e incerte tipiche di altri contesti. Il risultato è un modello che combina in modo efficace quattro ingredienti raramente presenti insieme con questa intensità: capitale umano di eccellenza, integrazione stretta tra ricerca e impresa, capitali abbondanti e pazienti, e una regia pubblica che orienta e accelera senza soffocare l'iniziativa privata. È questa architettura di sistema, più della singola innovazione tecnologica, a rendere la robotica umanoide cinese un caso davvero eclatante e meritevole di grande attenzione. Tra le immagini più forti della WRC 2026 non ci sono soltanto robot che ballano, corrono o ordinano oggetti. C’è dunque una platea imprenditoriale giovane che unisce conoscenza tecnica, ambizione industriale e una comunicazione diretta con investitori, istituzioni, media e nuovi talenti. Un caso ben noto è quello di Wang Xingxing, fondatore e chairman di Unitree. A 36 anni è già uno dei volti pubblici dell’industria robotica cinese. Il debutto di Unitree alla Borsa di Shanghai ha coinciso con l’apertura della Conferenza, amplificando l’attenzione su una società passata in pochi anni dai quadrupedi ai robot umanoidi e oggi impegnata a sviluppare i modelli che ne governano il comportamento. Nel programma della conferenza, Wang è intervenuto su “From Exhibits to Products: The Next Decade of the Humanoid Robot Industry”. Accanto a lui hanno trovato spazio fondatori e amministratori delegati di aziende come Galbot, RobotEra, X Square e altre realtà nate attorno all’embodied AI. È il segnale di un sistema che propone ai giovani altamente qualificati una traiettoria visibile: dalla ricerca alla startup, dalla prototipazione alla produzione, fino all’accesso ai capitali. Questi founder assumono un ruolo simile a quello delle figure più riconoscibili nello sport o nell’economia digitale: catalizzano attenzione e rendono la robotica un campo professionale aspirazionale. Dietro la notorietà ci sono anni di lavoro su meccanica, elettronica, controllo, intelligenza artificiale e processi produttivi. È proprio questa combinazione tra cultura ingegneristica e iniziativa imprenditoriale a rendere solido il fenomeno. Dai corpi ai “cervelli” dei robot La prima fase della corsa agli umanoidi ha concentrato l’attenzione sul corpo: equilibrio, locomozione, autonomia energetica, capacità di carico, destrezza delle mani e costo dei componenti. La WRC 2026 ha mostrato anche una nuova frontiera. La nuova frontiera degli investimenti si sta spostando verso il “cervello” dei robot, cioè verso i modelli capaci di trasformare percezione e istruzioni in azioni nel mondo fisico. L’embodied AI, o intelligenza artificiale incorporata, non si limita a elaborare testo e immagini. Percepisce l’ambiente, ne comprende la struttura, prevede le conseguenze di un movimento, coordina il corpo e corregge gli errori mentre svolge un’attività. In un contesto industriale o domestico non ci sono due situazioni perfettamente identiche: cambiano gli oggetti, le distanze, le persone, la luce e gli imprevisti. Da qui nasce l’attenzione per i modelli VLA, Vision-Language-Action, che collegano ciò che il robot vede, le istruzioni linguistiche e le azioni da eseguire. Il confronto si sta già estendendo ai World Models e ai World Action Models, progettati per costruire una comprensione predittiva del mondo fisico. Tatto e forza completano il quadro: una mano robotica non deve soltanto riconoscere un bicchiere, ma capire quanta pressione applicare, percepire uno scivolamento e adattare la presa. Durante la conferenza è emerso che il capitale non si concentra più soltanto sui robot completi. Si distribuisce verso modelli fondazionali, controllo, capacità di calcolo, raccolta di dati, sensori tattili e componenti critici. Wang Xingxing ha indicato i World Models come una importante area di investimento di Unitree in termini di risorse e personale. La vera prova comincia fuori dai padiglioni La spettacolarità degli umanoidi non nasconde le sfide da superare. Molti robot restano più convincenti durante una dimostrazione controllata che davanti alla variabilità di una linea produttiva, di un magazzino o di una casa. Affidabilità per migliaia di ore, sicurezza accanto alle persone, manutenzione, ripetibilità e ritorno dell’investimento separano un prototipo interessante da una soluzione industriale. La stessa industria cinese appare consapevole di questo passaggio. Il tema della WRC 2026, “Human-Robot Symbiosis, Production-Demand Convergence”, ha messo in relazione convivenza tra persone e robot con incontro tra offerta tecnologica e domanda reale. Non basta chiedere che cosa sappia fare una macchina. Occorre capire per chi debba lavorare, in quale ambiente, con quali livelli di autonomia e con quale valore rispetto alle alternative disponibili. Il ritmo cinese genera un’enorme quantità di tecnologie da osservare, selezionare e valutare. Proprio per questo cresce il bisogno di prove comparative, protocolli, dati e ambienti nei quali verificare prestazioni, sicurezza, usabilità e capacità di integrazione prima dell’investimento. Cina ed Europa: collegare punti di forza differenti La Cina mette in campo una scala produttiva, una velocità di iterazione e una capacità di mobilitare startup, università e capitale difficili da eguagliare. L’Europa e l’Italia possiedono competenze riconosciute nella robotica incentrata sulla persona, nella sicurezza, nella qualità industriale, nella ricerca e nella validazione di tecnologie destinate a operare accanto agli esseri umani. La possibilità più interessante consiste nel collegare questi punti di forza. Le imprese italiane possono incontrare nuove piattaforme, componenti e partner industriali; l’ecosistema cinese può trovare in Italia competenze per valutare affidabilità, usabilità, conformità, integrazione e impatto nei processi reali. Il Centro RoboCom di ARTES 4.0 nasce proprio con questa funzione: mettere imprese e organizzazioni nelle condizioni di provare robot, confrontare soluzioni e misurare i risultati prima di investire. Umanoidi, quadrupedi, cobot, robot indossabili e sistemi di teleoperazione acquistano valore quando vengono esaminati sulla base di un caso d’uso, non della sola prestazione dimostrativa. Portare l'intelligenza nel mondo fisico La prossima rivoluzione della robotica consisterà nel portare l’intelligenza nel mondo fisico e nel trasformarla in applicazioni capaci di generare valore per le persone, l’industria e la società. La World Robot Conference 2026 mostra che la Cina sta affrontando questa corsa con velocità, scala e una nuova generazione di imprenditori tecnici. ARTES 4.0 intende trasformare l’osservazione di questo processo in collaborazioni, prove e occasioni reali per le imprese italiane. Dal World Robotics Forum emerge un ecosistema nella quale startup, università di prestigio, istituti di ricerca, produttori di componenti, piattaforme di prova, grandi gruppi industriali e investitori operano lungo lo stesso percorso. Le idee nate nei laboratori trovano soggetti disposti a trasformarle in prototipi. I prototipi incontrano fornitori di motori, giunti, batterie, sensori, telecamere e mani. Gli integratori li portano dentro scenari produttivi, mentre il capitale si distribuisce tra hardware, dati, software, infrastrutture di calcolo e applicazioni. La disponibilità di fabbriche e catene di fornitura riduce i tempi che separano una nuova soluzione dalla sua prima prova industriale.

ARTOUR pubblica la graduatoria provvisoria del bando voucher per l’innovazione

ARTOUR

Luglio 17, 2026

Nove proposte risultano provvisoriamente ammesse sulla dotazione di 520.000 euro. ARTES 4.0 partecipa al progetto ARTOUR come partner per il trasferimento tecnologico alle imprese. Il 17 luglio 2026 è stata pubblicata la graduatoria provvisoria del bando voucher del progetto ARTOUR – Artificial Intelligence and Robotics for Tourism, al termine dell’istruttoria di ammissibilità e della valutazione delle candidature. Il progetto è finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027 e coinvolge ARTES 4.0 nel partenariato coordinato da RAISE. Le candidature e gli esiti della valutazione Entro la scadenza del bando sono pervenute 26 candidature, tutte ammesse alla valutazione qualitativa dopo la verifica documentale. Sulla base dei punteggi attribuiti dalla Commissione, nove proposte progettuali risultano provvisoriamente ammesse ai sostegni, fino a esaurire la dotazione di 520.000 euro. Le condizioni per la concessione definitiva L’inserimento in graduatoria non equivale alla concessione definitiva dell’aiuto e, in questa fase, non attribuisce un diritto all’erogazione del voucher. L’ammissione definitiva richiede il decreto di concessione dell’Autorità di Gestione, gli adempimenti per la registrazione degli aiuti nel Registro nazionale e le altre verifiche previste dal bando. La pubblicazione sul sito del progetto ARTOUR e su quello del capofila vale come notifica agli interessati, ai sensi dell’articolo 13 del bando. La graduatoria consente alle imprese candidate di consultare l’esito della valutazione e la propria posizione. ARTES 4.0 contribuisce ad ARTOUR come Centro di Competenza partner. Il suo ruolo nell’offerta dei servizi del progetto comprende studi di fattibilità, formazione sull’uso delle tecnologie e realizzazione di Proof of Concept per le imprese dei settori turistico e culturale.

ARTOUR propone il laser scanner per digitalizzare gli spazi del turismo e della cultura

ARTOUR

Luglio 14, 2026

Il servizio Test Before Invest di START 4.0 è disponibile nell’offerta del progetto ARTOUR, al quale ARTES 4.0 partecipa come partner con servizi di fattibilità, formazione e sperimentazione. Edifici storici, musei, strutture ricettive e spazi espositivi possono diventare modelli digitali tridimensionali da utilizzare per la gestione e la valorizzazione degli ambienti. Nel catalogo ARTOUR, START 4.0 propone un servizio Test Before Invest basato su Laser Scanning terrestre e Mobile Mapping, tecnologie che acquisiscono grandi quantità di dati con elevata precisione. Una base digitale da riutilizzare nel tempo Il rilievo produce nuvole di punti che rimangono nella disponibilità del beneficiario. Questa base informativa può sostenere attività di modellazione BIM e sviluppo di Digital Twin, la progettazione di allestimenti, la manutenzione, la valutazione dell’accessibilità e gli interventi di riqualificazione. I dati acquisiti possono alimentare anche percorsi immersivi e applicazioni di realtà virtuale e aumentata. Il servizio è modulare e adattabile a strutture di dimensioni diverse, dai grandi attrattori culturali ai musei diffusi e alle strutture ricettive, per sperimentare la tecnologia e valutarne l’impiego nei propri processi. Il ruolo dei partner nel progetto ARTOUR L’erogazione del servizio laser scanner è affidata a START 4.0. ARTES 4.0, partner di ARTOUR, cura nel catalogo studi di fattibilità, formazione sull’uso delle tecnologie e Proof of Concept. Le rispettive competenze compongono l’offerta di accompagnamento all’innovazione per le imprese. ARTOUR – Artificial Intelligence and Robotics for Tourism è finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027 e coordinato da RAISE. Per richiedere i servizi gratuiti le imprese devono rispettare i requisiti dell’avviso e presentare la manifestazione d’interesse entro il 31 gennaio 2027.

Robots to test before you invest: ARTES 4.0 launches RoboCom, Italy’s first Center on Robot Companions

Luglio 3, 2026

What if companies could test a robot before integrating it into their operations? They could measure its performance, safety, usability and operational impact. They could determine whether a robotics or artificial intelligence solution can improve a process, automate repetitive tasks or support service delivery. They could also evaluate how a robot should be designed, in terms of form, interaction and user experience, to ensure effective integration into human and organisational environments. These are the objectives behind the new ARTES 4.0 Center on Robot Companions (RoboCom), a facility dedicated to the experimentation, evaluation and applied design of humanoid and animaloid robots, drones, robotic interfaces and immersive systems. All technologies are physically available on-site for testing, development and validation. Already operational and located at the ARTES 4.0 headquarters on Viale Piaggio in Pontedera, RoboCom will be officially inaugurated in autumn 2026. With an area of approximately 520 square metres, more than 25 pieces of advanced equipment and a total investment of €1.2 million, RoboCom is the first centre of its kind in Italy and among the few in Europe entirely dedicated to the applied experimentation of companion robotics and AI-powered systems for perception, control, interaction, data analysis and decision support. The Center is designed to help companies, public bodies and organisations move from curiosity about robotics to evidence-based decision-making. By testing robots before adoption and measuring their impact before investment, organisations can significantly reduce the technological, economic and operational risks associated with introducing new robotic solutions. RoboCom focuses on technologies that have already reached a high level of maturity and are ready to be integrated into real operational processes.                 From performance testing to trustworthy adoption Beyond technical validation, RoboCom addresses a broader challenge: ensuring the quality, reliability and responsible use of robotics and AI systems. Each solution is assessed not only for the performance it can deliver, but also for its traceability, transparency, governance and operational controllability. The objective is to ensure that robots and intelligent systems can be introduced into real-world environments safely, responsibly and in compliance with ethical, professional and regulatory principles. This assurance function represents one of RoboCom’s distinctive features and positions the Center as an advanced technology-transfer facility for companion robotics and artificial intelligence. RoboCom is part of ARTES 4.0, the national Competence Center selected by the Italian Ministry of Enterprises and Made in Italy and specialised in robotics and AI. Companies therefore gain access to the expertise and research capabilities of ARTES 4.0’s nationwide ecosystem, including those of the Sant’Anna School of Advanced Studies, a founding member of the Competence Center and an international reference point in robotics, biorobotics, artificial intelligence and human-machine interaction. In the latest edition of the ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, Sant’Anna ranked seventh worldwide and second in Europe in Robotics Science & Engineering. A complete infrastructure for real-world experimentation RoboCom provides a technological infrastructure capable of simulating a wide range of application scenarios, including: Humanoid robots for service and assistance tasks; Quadruped robots for monitoring and inspection activities; Bionic torsos for studying advanced forms of human-machine communication; Drones and 3D acquisition systems for environmental reconstruction; Wearable technologies, immersive headsets and teleoperation platforms; Advanced 3D printing systems and computing infrastructure; Dedicated environments for testing AI applications and robot-control systems. One of RoboCom’s defining characteristics is its technological neutrality. The infrastructure is not tied to any specific manufacturer or platform, enabling comparative evaluation across different technologies, configurations and use cases. This allows organisations to base investment decisions on objective and comparable data, selecting the solutions that best match their operational requirements.                 Designing companions, not just machines Alongside technology testing, RoboCom develops applied research and design activities focused on the concept of robotic companionship. The Center evaluates aspects such as form, behaviour, movement, interfaces, autonomy levels, perceived safety and contextual fit. The goal is to understand not only whether a robot functions correctly, but whether it can be effectively accepted and integrated into the environments where it will operate. Particular attention is devoted to user experience, trust, interaction quality and the robot’s ability to fit seamlessly into existing processes without introducing unnecessary complexity.                 An interdisciplinary approach to robotics and AI Companion robotics raises questions that go far beyond technology, encompassing ethics, philosophy, social acceptance, responsibility and organisational impact. For this reason, RoboCom combines technical assessment with interdisciplinary expertise capable of evaluating the broader implications of deploying intelligent systems. Every application can be analysed in relation to the human and social contexts in which it will be introduced. It is further enriched by the connection with the Robo-Philosophy Group at the Sant’Anna School of Advanced Studies, which recently launched the Seasonal School Robo-Philosophy: Dimensions of Co-Agency, dedicated to exploring the philosophical, political, social and ethical dimensions of collaboration between humans and robotic systems. ARTES 4.0 approaches innovation as a process that combines scientific excellence, technological capability, regulatory awareness and social responsibility. RoboCom has therefore been created not only to verify whether a technology works, but also to determine whether it can be adopted safely, responsibly and sustainably.                 A national network supporting technology transfer RoboCom is part of a broader network of facilities that strengthens ARTES 4.0’s capacity to support companies throughout Italy. Alongside the headquarters in Pontedera, the Center is connected to facilities in Palermo, Olbia and Jesi. It also contributes to the Joint Lab established with CIM in Turin, dedicated to robotics for manufacturing industries, while supporting additional international initiatives aimed at expanding technology-transfer services on a global scale. Paolo Dario, Scientific Director of ARTES 4.0 «With the Center on Robot Companions - underlines Prof. Paolo Dario, Scientific Director of ARTES 4.0 - a new phase opens for technology transfer in our territory. Pontedera has always been a place where industry, research and a vision of the future meet: from its great manufacturing tradition to the birth of internationally renowned scientific expertise in robotics. This Centre gathers that legacy and projects it towards the frontier of robots entering workplaces, services and everyday life. And it has chosen to do so through an open infrastructure that allows companies to approach robotics with the support of the best research». Antonio Frisoli, President of ARTES 4.0 “«The competitiveness of companies will increasingly depend on the ability to experiment with advanced technologies before adopting them - explains Antonio Frisoli, President of ARTES 4.0 -. One challenge for the Centre, for example, is verifying the actual ability to program the new advanced humanoid robotics platforms to carry out real tasks in industrial contexts, using the most modern Visual Action Models, which allow robots to be trained based on the presentation of examples. Precisely for this reason, the Centre has also equipped itself with a computing infrastructure that makes it possible to validate different generative AI models for robot control». With the Center on Robot Companions, ARTES 4.0 offers companies a place where they can carry out these checks before investing: «Physical AI makes this challenge even more concrete because it brings artificial intelligence inside machines capable of perceiving, moving and acting in the real world»

EuAReman 2026: a Palermo il primo workshop internazionale Europa-Africa sul remanufacturing

euareman

Giugno 20, 2026

Dal 7 al 9 ottobre 2026 Palermo ospiterà EuAReman 2026 – 1st International Europe-Africa Workshop on Remanufacturing, il primo workshop internazionale dedicato alla collaborazione tra Europa e Africa nel campo del remanufacturing, dell’economia circolare e della manifattura sostenibile. L’iniziativa è promossa da CNR-ICAR, SIR – Società Italiana Remanufacturing e University of Strathclyde, con l’Università degli Studi di Palermo nel ruolo di organizzatore ospitante. Tra i partner figurano l’European Remanufacturing Council, WayPoint in qualità di Gold Sponsor, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Palermo come Bronze Sponsor e una rete di organizzazioni europee e africane impegnate nello sviluppo di nuovi modelli industriali circolari. Anche ARTES 4.0 partecipa ai lavori, riconoscendo nel remanufacturing uno degli ambiti nei quali sostenibilità ambientale, trasformazione industriale e tecnologie abilitanti possono produrre un impatto concreto sulla competitività delle imprese. Una piattaforma di confronto tra ricerca e industria EuAReman 2026 nasce per mettere in relazione ricercatrici e ricercatori, imprese, startup, innovatori, professionisti e rappresentanti delle istituzioni provenienti dai due continenti. Il workshop affronterà il remanufacturing non soltanto come processo di recupero dei prodotti giunti alla fine del primo ciclo di utilizzo, ma come un nuovo paradigma industriale. Rigenerare un bene significa riportarlo a condizioni prestazionali definite attraverso attività di ispezione, smontaggio, recupero dei componenti, sostituzione delle parti usurate, ricostruzione, verifica e certificazione. Si tratta di un approccio capace di prolungare la vita utile dei prodotti, ridurre il consumo di materie prime, limitare rifiuti ed emissioni e creare nuove filiere produttive e professionali. Il programma, articolato in tre giornate, comprenderà keynote internazionali, presentazioni scientifiche e tecniche, casi industriali e tavole rotonde. I lavori si svolgeranno nelle strutture del CNR di Palermo e, durante la terza giornata, a Palazzo Chiaramonte-Steri. La Call for Contributions La conferenza ha aperto una Call for Contributions rivolta a università, centri di ricerca, ricercatrici, ricercatori, imprese, startup e innovatori interessati a partecipare al dibattito internazionale sul futuro del remanufacturing. Non sono richiesti esclusivamente studi accademici già conclusi. La call intende raccogliere anche casi applicativi, sperimentazioni, tecnologie emergenti, esperienze aziendali, problemi produttivi ancora irrisolti e opportunità di ricerca o collaborazione. I contributi selezionati potranno essere presentati durante il workshop davanti a una platea internazionale composta da rappresentanti del mondo scientifico, industriale e istituzionale europeo e africano. Sono previste due modalità di partecipazione: Extended abstract Un contributo della lunghezza massima di due pagine, redatto utilizzando il template ufficiale di EuAReman 2026. Poster Una modalità particolarmente adatta a imprese, startup, gruppi di ricerca e innovatori che desiderano illustrare casi applicativi, prototipi, sperimentazioni, tecnologie o soluzioni in fase di sviluppo. La nuova scadenza per l’invio degli extended abstract e dei poster è fissata a sabato 18 luglio 2026. La comunicazione degli esiti è prevista entro il 31 luglio. I temi della call La Call for Contributions accoglie proposte scientifiche, tecnologiche, industriali e concettuali dedicate, tra gli altri, ai seguenti temi: design for remanufacturing; tecnologie per il remanufacturing; robotica e automazione; intelligenza artificiale e dati industriali; ispezione e controllo dei componenti; tecnologie digitali per l’industria circolare; tracciabilità dei prodotti; Digital Product Passport; certificazione dei prodotti rigenerati; green supply chain e reverse logistics; Life Cycle Assessment e valutazione ambientale; recupero di materiali e componenti; modelli di business sostenibili; politiche industriali e standard; trasferimento tecnologico; formazione e capacity building; collaborazione scientifica e industriale tra Europa e Africa. Il ruolo delle tecnologie abilitanti Il remanufacturing continua a occupare una quota ridotta rispetto alla produzione manifatturiera convenzionale, nonostante le sue potenzialità ambientali, economiche e industriali. Per portare questi processi su una scala più ampia servono sistemi capaci di riconoscere lo stato di usura dei prodotti, valutarne la possibilità di recupero, automatizzare le operazioni più complesse e certificare le prestazioni ottenute. Robotica, intelligenza artificiale, computer vision, sensoristica, automazione, gemelli digitali, tracciabilità e analisi dei dati possono rendere il remanufacturing più preciso, produttivo e replicabile. Queste tecnologie consentono di decidere quali componenti recuperare, ottimizzare le lavorazioni, ridurre l’incertezza sulla qualità del risultato e costruire processi industriali economicamente sostenibili. La capacità di applicare queste soluzioni ai prodotti già utilizzati può modificare profondamente il loro ciclo di vita, trasformandoli da beni destinati allo smaltimento in risorse da reinserire nei processi produttivi. Un’opportunità per imprese e startup Per imprese, startup e partner industriali, EuAReman 2026 offre la possibilità di portare nel confronto internazionale esigenze produttive, casi reali, prototipi, tecnologie e sperimentazioni. La partecipazione permette di entrare in contatto con ricercatori, professionisti, istituzioni e operatori attivi nella trasformazione sostenibile dell’industria, individuando competenze complementari e nuove opportunità di collaborazione, ricerca e trasferimento tecnologico. Le aziende possono anche valutare l’adesione al programma di sponsorship, contribuendo alla costruzione di una comunità internazionale dedicata al remanufacturing e associando il proprio nome a un ambito destinato ad assumere un peso crescente nelle strategie industriali. Sono previsti tre livelli di sponsorizzazione: Bronze Sponsor: contributo compreso tra 500 e 1.000 euro; Silver Sponsor: contributo compreso tra 1.000 e 5.000 euro; Gold Sponsor: contributo superiore a 5.000 euro. L’invito al network ARTES 4.0 ARTES 4.0 invita soci, partner, imprese, startup, università, centri di ricerca e gruppi di innovazione del proprio network a consultare la call, valutare la presentazione di un contributo e diffondere l’opportunità all’interno delle rispettive organizzazioni. EuAReman 2026 può diventare uno spazio concreto nel quale condividere conoscenze, far emergere problemi industriali ancora aperti e costruire nuove collaborazioni tra Europa e Africa intorno a remanufacturing, economia circolare, manifattura sostenibile e tecnologie abilitanti. Scadenza per extended abstract e poster: 18 luglio 2026 Date del workshop: 7–9 ottobre 2026 Luogo: Palermo CONSULTA IL PROGRAMMA

ARTOUR accompagna le imprese del turismo e della cultura nell’adozione di intelligenza artificiale e robotica

ARTOUR

Giugno 15, 2026

Orientamento, sviluppo delle competenze e sperimentazione compongono l’offerta del progetto ARTOUR. ARTES 4.0 contribuisce come partner ed erogatore di servizi per l’innovazione. Comprendere dove introdurre l’intelligenza artificiale, scegliere gli strumenti in base alle risorse aziendali e verificarne l’utilità nel lavoro quotidiano. Sono i passaggi del percorso di accompagnamento proposto alle imprese del turismo e della cultura da ARTOUR, che mette a disposizione servizi gratuiti per l’innovazione fino a gennaio 2027. Un percorso costruito sulle esigenze aziendali La Chambre de Commerce et d’Industrie de Nice Côte d’Azur, partner di ARTOUR, illustra un percorso che parte da workshop sui fondamenti dell’IA, sulle sue applicazioni e sui limiti degli strumenti. La protezione dei dati e gli aspetti etici e normativi accompagnano questa prima fase. Una diagnosi della maturità digitale permette poi di individuare gli utilizzi prioritari e definire una roadmap personalizzata, coerente con obiettivi e risorse dell’impresa. Il percorso comprende formazione per dirigenti e team su IA generativa, automazione, marketing e gestione dei dati, con workshop pratici per sviluppare autonomia nell’uso degli strumenti. Il supporto alla sperimentazione e all’implementazione aiuta a testare le soluzioni e misurarne i risultati. La formazione e il contributo di ARTES 4.0 Nel progetto, ARTES 4.0 cura servizi di formazione sull’uso delle tecnologie, studi di fattibilità e realizzazione di Proof of Concept. La formazione del Centro punta a rendere comprensibili gli strumenti di IA e a sviluppare capacità di utilizzo applicabili alle attività aziendali. Le attività didattiche sono pratiche e interattive, con esempi reali ed esercitazioni, sia online sia in presenza. I partecipanti approfondiscono il funzionamento degli strumenti, le loro capacità e i loro limiti, dalla creazione di contenuti alla gestione dei dati e all’automazione delle attività ripetitive. L’obiettivo è sviluppare un uso responsabile della tecnologia e una maggiore autonomia nelle decisioni. ARTOUR – Artificial Intelligence and Robotics for Tourism, finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027, riunisce una rete di partner coordinata da RAISE. Le imprese interessate possono consultare il catalogo e presentare la manifestazione d’interesse per i servizi entro il 31 gennaio 2027, secondo i requisiti e le modalità dell’avviso.

Robot da provare prima di investire: a Pontedera nasce il Center on Robot Companions di ARTES 4.0

Giugno 8, 2026

Provare un robot prima di integrarlo in azienda. Misurarne prestazioni, sicurezza, usabilità e impatto operativo. Capire in anticipo se una tecnologia robotica e di intelligenza artificiale possa migliorare un processo, automatizzare un’attività ripetitiva, supportare un servizio ed essere introdotta in modo responsabile nel contesto umano e organizzativo. Valutare inoltre come un robot vada progettato nella forma, nell’interazione e nell’esperienza d’uso attraverso un’attività specifica di design che porta nella robotica companion il valore della cultura progettuale italiana: aspetto, funzionalità, qualità formale, attenzione all’utente e coerenza con il contesto d’impiego. Nasce con questi obiettivi ARTES 4.0 Center on Robot Companions, RoboCom, la nuova infrastruttura del Centro di Competenza ARTES 4.0 progettata per la sperimentazione di robot umanoidi, animaloidi, droni, interfacce robotiche, sistemi immersivi, già fisicamente presenti e disponibili per attività di test, sviluppo e design applicativo. Il Center on Robot Companions, che è già operativo, ha sede in Viale Piaggio a Pontedera, all’interno della struttura che ospita la sede centrale di ARTES 4.0 e sarà ufficialmente inaugurato in autunno. Con un’area di circa 520 metri quadrati, 26 attrezzature fisicamente disponibili e un investimento complessivo di 1,2 milioni di euro, il Center on Robot Companions si presenta come il primo centro in Italia di questo tipo e tra i pochi in Europa interamente orientati alla sperimentazione applicativa di robot companion e soluzioni di intelligenza artificiale integrate nei processi di percezione, controllo, interazione, analisi dei dati e supporto alle decisioni. Il Centro RoboCom nasce per aiutare imprese, enti pubblici e organizzazioni a passare dalla curiosità verso la robotica a una valutazione concreta, fondata su misure, dati e scenari applicativi. Lo scopo è consentire alle imprese di sperimentare i robot prima di adottarli e di misurarne l’impatto prima di investire. In questo modo, le organizzazioni possono ridurre il rischio tecnologico, economico e operativo legato all’introduzione di nuove soluzioni robotiche. Le attività del Center on Robot Companions sono orientate per l’accompagnamento di tecnologie già sufficientemente mature e l’integrazione nei processi aziendali (in termini tecnici si tratta di servizi ad alto TRL, Technology Readiness Level, la scala di misura del livello di maturità di una tecnologia). Oltre alla sperimentazione tecnica, il Center on Robot Companions assicura una garanzia ulteriore sulla qualità, sull’affidabilità e sull’impiego responsabile delle soluzioni robotiche, verificando l’origine della tecnologia, le modalità di gestione e le condizioni del suo utilizzo.  Ogni soluzione robotica viene infatti valutata non solo in base alle prestazioni che può offrire, ma anche alla possibilità di conoscerne pienamente origine, funzionamento, tracciabilità e modalità con cui può essere gestita nel suo impiego. L’obiettivo del Centro RoboCom è garantire che robot, piattaforme e attrezzature possano essere introdotti nei contesti reali in modo sicuro, trasparente e comprensibile, nel rispetto dei principi etici, deontologici e regolatori che devono orientare l’uso dei sistemi intelligenti nei luoghi di lavoro, nei servizi e nella vita quotidiana. È questa funzione di garanzia a rendere il Center on Robot Companions un’infrastruttura distintiva e avanzata nel trasferimento tecnologico applicato alla robotica companion e all’intelligenza artificiale.                 Il Center on Robot Companions viene costituito nell’ambito di ARTES 4.0, Centro di Competenza nazionale selezionato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e specializzato in robotica e intelligenza artificiale. Le imprese possono perciò accedere alle competenze specialistiche e alla capacità di ricerca dell’ecosistema nazionale di eccellenza di ARTES 4.0, a partire da quelle della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Socio fondatore del Competence Center e riferimento scientifico nei campi della robotica, della biorobotica e dell’intelligenza artificiale e dello studio interdisciplinare del rapporto tra persone e sistemi intelligenti. Nella più recente edizione dello ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, la Scuola Superiore Sant’Anna si è collocata al settimo posto a livello mondiale e al secondo in Europa nella Robotics Science & Engineering. Il Centro RoboCom di Pontedera mette a disposizione un’infrastruttura tecnologica pensata per simulare scenari di sperimentazione molto diversi tra loro, come robot umanoidi per attività di servizio e assistenza; robot quadrupedi per prove di monitoraggio e ispezione; busti bionici per studiare nuove forme di comunicazione uomo-macchina; droni e sistemi di acquisizione 3D per ricostruire ambienti reali; tecnologie indossabili, visori e piattaforme immersive per teleoperazioni; strumenti di stampa 3D e infrastrutture di calcolo avanzato e ambienti di test per applicazioni di intelligenza artificiale. La neutralità tecnologica è una delle caratteristiche distintive del Center on Robot Companions. L’infrastruttura non è vincolata a un singolo produttore o a una specifica piattaforma, ma consente di lavorare su soluzioni diverse e di realizzare valutazioni comparative tra tecnologie, configurazioni e casi d’uso. In questo modo le imprese possono valutare con dati comparabili quale sia la soluzione più coerente con le proprie esigenze applicative e le condizioni di integrazione. Accanto alla sperimentazione e alla valutazione comparativa delle tecnologie, il Centro sviluppa attività sul design dei companions. Forma, comportamento, movimento, interfacce, grado di autonomia, percezione di sicurezza e coerenza con il contesto d’uso sono elementi considerati per capire se un robot possa essere davvero adottato. Il Centro consente di valutare anche la capacità della soluzione di inserirsi negli spazi fisici, dialogare con le persone, generare fiducia e integrarsi nei processi senza creare complessità inutile.                 Il Centro RoboCom si distingue inoltre per un approccio interdisciplinare. La robotica companion e l’intelligenza artificiale coinvolgono anche questioni etiche, filosofiche, sociali e organizzative: il rapporto tra uomo e macchina, la fiducia, la responsabilità, l’accettabilità sociale, la qualità dell’interazione e l’impatto sul lavoro. Per questo ogni possibile applicazione può essere valutata con il supporto di competenze accademiche specialistiche anche rispetto alla sua coerenza con il contesto umano e sociale in cui il robot dovrebbe essere introdotto.  Questo approccio è rafforzato dal collegamento con The EURA Centre of Excellence, finanziato dalla Commissione europea attraverso la Jean Monnet Action e dedicato allo studio delle implicazioni etiche, legali, sociali ed economiche delle tecnologie avanzate. Questa impostazione del Centro RoboCom trova un ulteriore elemento di arricchimento nel collegamento con il gruppo di Robo-Philosophy della Scuola Superiore Sant’Anna, che ha appena promosso la Seasonal School Robo-Philosophy: Dimensions of Co-Agency, dedicata alle dimensioni filosofiche, sociali, politiche ed etiche della co-azione tra persone e sistemi robotici. ARTES 4.0 interpreta l’innovazione in modo responsabile attraverso l’integrazione di conoscenza scientifica, capacità tecnologica, attenzione agli aspetti legali e regolatori, consapevolezza delle conseguenze sociali e rispetto dei principi che devono guidare l’introduzione dei sistemi intelligenti nella vita delle persone e delle organizzazioni. Il Center on Robot Companions nasce quindi per verificare se una tecnologia funzioni, ma anche per contribuire a capire se possa essere adottata in modo sicuro, accettabile e regolato all’interno negli ambienti in cui sarà utilizzata. Il Centro di Pontedera si inserisce in una rete di sedi e infrastrutture che rafforza la capacità di ARTES 4.0 di accompagnare le imprese su scala nazionale. Accanto alla sede centrale di Viale Piaggio sono collegate al Center on Robot Companions le sedi di Palermo, Olbia e Jesi. Il nuovo Centro contribuisce inoltre al rafforzamento del Joint Lab attivato con CIM a Torino dedicato alla robotica a supporto delle imprese manifatturiere, ampliando le possibilità di sperimentazione e trasferimento tecnologico verso il sistema industriale, nonché di altre iniziative internazionali che ARTES 4.0 sta intraprendendo per offrire prodotti su scala globale.                 «Con il Center on Robot Companions - sottolinea il prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 - si apre una fase nuova per il trasferimento tecnologico nel nostro territorio. Pontedera è da sempre un luogo in cui si incontrano industria, ricerca e visione del futuro: dalla grande tradizione manifatturiera alla nascita di competenze scientifiche di livello internazionale nella robotica. Questo Centro raccoglie tale eredità e la proietta verso la frontiera dei robot che entrano nei luoghi di lavoro, nei servizi e nella vita quotidiana. E ha deciso di farlo attraverso un’infrastruttura aperta che consente alle imprese di avvicinarsi alla robotica con il supporto della migliore ricerca». «La competitività delle imprese passerà sempre di più dalla capacità di sperimentare tecnologie avanzate prima di adottarle - spiega Antonio Frisoli, presidente di ARTES 4.0 -. Una sfida ad esempio per il Centro è la verifica dell’effettiva capacità di programmare le nuove avanzate piattaforme di robotica umanoide per lo svolgimento di compiti reali nei contesti industriali, facendo uso dei più moderni Visual Action Models, che consentono di addestrare i robot sulla base della presentazione di esempi. Proprio per questo il Centro si è dotato anche di un’infrastruttura di calcolo che consente di validare diversi modelli di AI generativa per il controllo dei robot». Con il Center on Robot Companions, ARTES 4.0 offre alle aziende un luogo in cui fare queste verifiche prima dell’investimento: «La Physical AI rende questa sfida ancora più concreta perché porta l’intelligenza artificiale dentro macchine capaci di percepire, muoversi e agire nel mondo reale».          

ICTUS: nasce STRIKE, il dispositivo predittivo di supporto al personale medico per valutare l’entità del rischio ictus nei pazienti affetti da fibrillazione atriale

STRIKE

Maggio 25, 2026

Predire l’entità del rischio di trombi e la possibilità di sviluppo di ictus nei e nelle pazienti affetti da fibrillazione atriale, integrando i criteri clinici attualmente impiegati in una innovativa piattaforma sviluppata con algoritmi di intelligenza artificiale e machine learning addestrati su un insieme di dati basati sulle caratteristiche anatomiche individuali e sulla simulazione del comportamento del flusso sanguigno. È l’obiettivo di STRIKE, STroke RIsK prEdiction in Atrial Fibrillation, il progetto di ricerca e sviluppo avviato dal Centro di Competenza ARTES 4.0, dalla Fondazione Ri.MED e da Xenia Progetti, finalizzato alla realizzazione di un dispositivo biomedico che supporti in modo del tutto nuovo le decisioni cliniche nella valutazione del rischio tromboembolico. La fibrillazione atriale, una patologia che colpisce oltre 50 milioni di persone nel mondo e che rappresenta l’aritmia cardiaca prolungata più comune a livello globale - 4,5 milioni in Europa e un milione in Italia, con stime destinate a crescere rapidamente a causa del progressivo invecchiamento della popolazione - è un’alterazione del ritmo cardiaco caratterizzata da battiti irregolari ed è una delle condizioni associate alla formazione di trombi e al rischio di complicanze gravi, tra cui l’ictus. Uno degli elementi più critici riguarda l’auricola atriale sinistra, una piccola struttura dell’atrio che presenta una morfologia diversa da paziente a paziente. Nei soggetti con fibrillazione atriale questa regione può perdere la propria normale capacità di contrazione e contribuire alla formazione di coaguli: si stima infatti che oltre il 90% dei trombi associati a questa condizione si formi proprio in questa regione del cuore. Per rispondere a questa esigenza, STRIKE svilupperà una piattaforma digitale capace di trasformare le immagini cliniche in modelli tridimensionali e di integrarli con simulazioni numeriche e algoritmi di intelligenza artificiale per supportare la valutazione del rischio. Il sistema sarà progettato per elaborare le immagini TAC del paziente, segmentare automaticamente l’auricola atriale sinistra, generarne una ricostruzione tridimensionale e simulare la fluidodinamica del sangue all’interno della struttura anatomica analizzata. L’elaborazione consentirà di ottenere un indice di rischio tromboembolico basato su dati anatomici e fluidodinamici del singolo/a paziente a supporto della valutazione clinica, della prognosi e della pianificazione terapeutica, che saranno integrati con i parametri clinici tradizionali basati su storia del paziente, età e presenza di altre patologie. La piattaforma potrà essere utilizzata dal personale sanitario sia in modalità as-a-service sia attraverso installazione on-premise, in funzione delle esigenze organizzative e infrastrutturali delle strutture cliniche. Il progetto nasce dall’integrazione di competenze scientifiche, tecnologiche e industriali. La Fondazione Ri.MED, un’istituzione internazionale di eccellenza focalizzata sulla ricerca biomedica e biotecnologica con sede a Palermo nata da una collaborazione pubblico-privata tra il Governo Italiano, la Regione Siciliana, il CNR, l’Università di Pittsburgh e il suo centro medico,  metterà a disposizione le proprie competenze scientifiche e bioingegneristiche per la creazione del dataset sintetico di modelli dell’auricola atriale sinistra, l’applicazione dei modelli numerici e lo sviluppo delle tecniche di machine learning. ARTES 4.0, Centro di Competenza nazionale ad alta specializzazione sulla robotica e l’intelligenza artificiale finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, contribuirà allo sviluppo della componente tecnologica dedicata all’estrazione automatica del modello tridimensionale insieme al Socio Mediavoice, azienda deeptech specializzata nello sviluppo di software innovativi e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, e si occuperà delle attività di coordinamento, comunicazione e valorizzazione dei risultati. Xenia Progetti, azienda consolidata nel settore dell’Information Technology e Socio di ARTES 4.0, guida il progetto in qualità di capofila. L’azienda svilupperà la piattaforma software per la valutazione del rischio tromboembolico e il supporto alla pianificazione terapeutica. STRIKE traduce il modello Science-driven Innovation di ARTES 4.0 applicandolo alle tecnologie per la salute: il progetto integra ricerca scientifica, intelligenza artificiale, simulazione fisica e competenze digitali in un percorso di trasferimento tecnologico orientato a una soluzione ad alto valore clinico e applicativo, destinato a contribuire all’efficienza sanitaria grazie all’ottimale gestione di diagnosi e cura dei e delle pazienti. «Le attuali diagnosi si basano principalmente su parametri clinici costruiti su popolazioni di pazienti con caratteristiche comuni. L’obiettivo di STRIKE è sviluppare un approccio più personalizzato, integrando nel percorso clinico informazioni che oggi restano difficili da utilizzare: la forma dell’auricola atriale sinistra, il comportamento del flusso sanguigno, la variabilità individuale del paziente. Trasformare questi elementi in un supporto personalizzato per il paziente significa avvicinare la ricerca bioingegneristica alla cura delle persone in modo sempre più puntuale», dichiara Danila Vella, Responsabile Scientifico, Fondazione Ri.MED. «Siamo fieri di guidare un progetto che intende superare la dimensione sperimentale per dialogare con le esigenze operative delle strutture sanitarie, semplificando l’accesso a informazioni complesse e rendendole utili nei percorsi decisionali», puntualizza Giuseppe Sorbello, Presidente di Xenia Progetti. «Il nostro contributo crea dal punto di vista innovativo le condizioni perché una tecnologia complessa possa diventare progressivamente utilizzabile e sostenibile per il sistema sanitario», prosegue Fabrizio Giacomelli, fondatore e CEO di Mediavoice. «STRIKE conferma quanto sia importante costruire connessioni strutturate tra ricerca avanzata e contesti applicativi. Abbiamo realizzato una partnership strategica e sviluppato presso la nostra sede a Palermo una linea di Bioingegneria per l’Health con l’obiettivo di fare in modo che l’innovazione che generiamo possa pienamente tradursi in strumenti capaci di supportare la salute dei cittadini e delle cittadine», conclude Enza Spadoni, Responsabile della sede di ARTES 4.0 a Palermo dove si sviluppano le attività di STRIKE.

ARTES4WOMEN per STEM Racing, talento e competenze tecnico-scientifiche in gara | L’intervista a Erminia Pesce

STEM Racing

Aprile 13, 2026

Avvicinare le giovani generazioni alle competenze tecnico-scientifiche significa creare un collegamento tra formazione, territori e imprese. È proprio in questo snodo che si colloca il lavoro di Erminia Pesce, referente Comunicazione e Orientamento dell’ITS Prime Tech Academy Toscana: un ruolo che mette in relazione orientamento, realtà industriali e opportunità di crescita di studentesse e studenti. Del resto ITS Prime, Socio del Centro di Competenza ARTES 4.0, si presenta come una Tech Academy connessa alle imprese e orientata a una formazione altamente specializzata e modellata sui bisogni dell’innovazione. All’interno di questa cornice si inserisce STEM Racing, iniziativa internazionale che coinvolge ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni in una sfida multidisciplinare che unisce progettazione, ingegneria, aerodinamica, design, comunicazione e organizzazione del team. Le squadre sono chiamate a ideare e realizzare in stampa 3D una mini-vettura ispirata alla Formula 1, confrontandosi con parametri tecnici, vincoli progettuali e criteri di valutazione che riproducono in scala educativa le logiche dei contesti produttivi reali. In vista delle finali regionali in programma il 18 e 19 aprile 2026 presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, Erminia Pesce ci permette di entrare nel cuore di un’esperienza che mette davvero “in pista” il talento dei più giovani. Ed è proprio qui che il coinvolgimento di ARTES 4.0 assume un significato pieno. Attraverso il gruppo di lavoro trasversale ARTES4WOMEN sull’equità di genere, il Centro di Competenza contribuisce a rafforzare la dimensione culturale e valoriale del progetto, portando dentro STEM Racing i temi della parità di genere, dell’accesso ai percorsi STEM e della presenza femminile nei ruoli tecnici e decisionali. ARTES4WOMEN, nato per promuovere la parità di genere nei contesti della ricerca applicata, dell’impresa e dell’innovazione tecnologica, trova così in questo contesto un terreno coerente con il proprio impegno.   STEM Racing è molto più di una competizione scolastica. Che cosa rappresenta oggi per ITS Prime Tech Academy Toscana? «STEM Racing è un’esperienza formativa estremamente pratica che porta all’interno delle scuole superiori un modello di apprendimento vicino a ciò che accade realmente nei contesti industriali. Non si tratta soltanto di costruire una mini-vettura o di partecipare a una gara, ma di misurarsi con un percorso completo che coinvolge progettazione, simulazione, problem solving, organizzazione del lavoro e capacità di presentare un progetto in modo credibile. Per ITS Prime significa offrire ai ragazzi un’occasione autentica di orientamento tecnologico connessa con il sistema produttivo del territorio». Quali elementi rendono STEM Racing un’esperienza così formativa e in grado di lasciare un segno per studentesse e studenti tra i 14 e i 19 anni? «La forza di STEM Racing sta nel fatto che mette insieme teoria e pratica senza creare una distanza tra le due dimensioni. I ragazzi non studiano concetti astratti da applicare forse un domani, ma lavorano da subito su un progetto che deve funzionare davvero, rispettando vincoli tecnici e confrontandosi con obiettivi chiari. Devono ragionare su aerodinamica, design, ingegneria, comunicazione e persino organizzazione del team. È questa visione integrata a rendere l’esperienza coinvolgente e formativa». ITS Prime è hub di gara per il Centro Italia. Che valore ha questo ruolo nel rapporto con le scuole e con le imprese? «Essere hub di gara per il Centro Italia significa assumere un ruolo di raccordo importante tra scuola, formazione tecnica avanzata e mondo industriale. Vuol dire creare occasioni in cui studenti, docenti e aziende possano condividere uno spazio, un linguaggio e obiettivi comuni. È un modo per avvicinare i giovani alle professioni tecnico-scientifiche e allo stesso tempo per mostrare alle imprese il potenziale delle nuove generazioni. In questo senso STEM Racing diventa anche una piattaforma di relazione con il territorio». Dopo le qualifiche regionali ospitate a febbraio 2026 alla Cattedrale Ex Breda di Pistoia, che tipo di riscontro avete avuto? «Il riscontro è stato molto positivo perché si è percepita l’efficacia del format. A Pistoia abbiamo visto circa venti squadre lavorare con grande serietà e partecipazione, ma soprattutto abbiamo visto studenti molto giovani affrontare il progetto con un approccio sorprendentemente maturo. Quando si crea un contesto in cui la sfida è vera, le aspettative sono alte e il confronto con altri team è reale, ragazze e ragazzi tirano fuori risorse che spesso a scuola rimangono meno visibili. Questo è uno degli aspetti più interessanti di STEM Racing». Il 18 e 19 aprile, presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, sono in programma le finali regionali con 16 squadre provenienti da Toscana, Liguria e Marche. Che cosa vi aspettate da questo appuntamento? «Ci aspettiamo un momento di grande intensità sui piani competitivo e formativo. Le finali sono il punto in cui il lavoro svolto dai team trova una sintesi visibile e misurabile. È il momento in cui emergono la qualità del progetto, la capacità di gestire la pressione, l’organizzazione interna del gruppo e la consapevolezza con cui gli studenti raccontano il proprio percorso. Avere tutto questo dentro un contesto industriale importante come Baker Hughes Nuovo Pignone rafforza il valore dell’esperienza». Gli studenti partono da un’idea e in poco tempo diventano più strutturati: che trasformazione osservate in loro? «La trasformazione riguarda prima di tutto il modo in cui imparano a stare dentro a un progetto. All’inizio prevalgono entusiasmo e curiosità, ma con il passare delle settimane si sviluppano metodo, capacità decisionale e senso di responsabilità. I ragazzi cominciano a distribuire i compiti, a riconoscere le priorità, a gestire il tempo e a confrontarsi sui problemi. È un’evoluzione molto evidente perché li porta a passare da una partecipazione iniziale più intuitiva a un atteggiamento più consapevole e professionale». Quanto conta in questo processo il confronto con regole e vincoli tecnici reali? «Conta moltissimo perché è proprio il confronto a rendere il lavoro credibile e formativo. Le vetture devono rispettare parametri tecnici definiti, requisiti di sicurezza, dimensioni, peso minimo. Questo obbliga i team a ragionare come avviene in azienda, dove la creatività non è mai separata dalla fattibilità. È una palestra molto utile perché insegna ai ragazzi che innovare non significa improvvisare, ma trovare soluzioni efficaci dentro condizioni definite». Uno degli aspetti più originali del progetto è la presenza degli studenti ITS in giuria. Perché avete scelto di coinvolgerli in questo ruolo? «I nostri studenti ITS hanno già affrontato un percorso avanzato, conoscono il valore del metodo e sanno leggere i progetti con attenzione. Quando valutano i team offrono osservazioni puntuali e feedback utili alla crescita dei ragazzi più giovani. In questo modo si crea una filiera formativa molto interessante nella quale chi ha già maturato competenze diventa un riferimento per chi sta iniziando». Nel progetto trova spazio anche il tema dell’inclusione, grazie al Diversity & Inclusion Award. Perché avete ritenuto importante introdurre questo riconoscimento? «Perché oggi non basta parlare di inclusione ma serve costruire contesti in cui possa diventare visibile, valutabile e sostanziale. Il Diversity & Inclusion Award va proprio in questa direzione. Il premio guarda al loro ruolo effettivo dentro il progetto, al contributo che portano, alla loro partecipazione nelle aree tecniche, decisionali, organizzative e comunicative e non si limita a considerare la presenza numerica delle ragazze nei team. È un modo serio per affermare che la qualità dell’inclusione si misura nella pratica». In che modo la collaborazione con ARTES4WOMEN rafforza questo lavoro? «La collaborazione con ARTES4WOMEN porta uno sguardo competente e consapevole sul tema della parità di genere. Inserisce il principio dell’inclusione dentro i criteri di valutazione e dentro il senso stesso dell’esperienza formativa. ARTES4WOMEN contribuisce a dare profondità a questo aspetto, aiutando a leggere con maggiore attenzione la qualità della partecipazione femminile e il valore della presenza delle ragazze nei ruoli tecnici e decisionali». Quanto è importante oggi lavorare affinché le ragazze siano sempre più presenti nei percorsi STEM, ma soprattutto nei ruoli di responsabilità? «È fondamentale perché la vera sfida è creare le condizioni affinché questa presenza si traduca in autorevolezza, competenza riconosciuta e possibilità di leadership. La differenza si vede quando le ragazze contribuiscono in modo pieno alla progettazione, all’ingegneria, alle scelte strategiche del team e alla rappresentazione pubblica del progetto». Anche il contributo di Hitachi, Nuova Simat e Aksilia, parte del board di ARTES4WOMEN, contribuisce al progetto con l’assegnazione di una premialità. Quanto contano queste alleanze? «Contano molto perché danno sostanza a un percorso che vuole essere trasformativo. Quando soggetti diversi mettono a disposizione competenze, riconoscimento e strumenti, come un premio dedicato ai team, si crea un ecosistema più forte e più credibile. Le alleanze tra formazione, imprese e realtà impegnate sui temi dell’inclusione sono decisive per far sì che iniziative come questa lascino un segno». Se dovesse riassumere in una frase il valore di STEM Racing per i giovani che partecipano, quale sceglierebbe? «Direi che STEM Racing consente ai ragazzi di scoprire attraverso un’esperienza reale che le competenze tecnico-scientifiche non sono soltanto materie da studiare, ma strumenti con cui progettare, decidere e immaginare il proprio futuro».

Italia-Cina, la via della Robotica | L’intervista di CGTN (China Global Television Network) al Prof. Paolo Dario

Italia-Cina, la via della Robotica | L'intervista di CGTN al Prof. Paolo Dario

Aprile 10, 2026

China Global Television Network (CGTN), il canale internazionale di informazione della Cina, ha intervistato il Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico e Direttore Esecutivo ad interim del Centro di Competenza ARTES 4.0, sui tema della Robotica, della forza innovativa della Cina, del ruolo dell’Italia e delle condizioni per una collaborazione strutturata tra i due ecosistemi. Nel corso dell'intervista, il Prof. Dario propone una lettura delle ragioni che stanno alla base della crescita tecnologica della Cina, individuandole prima di tutto nella capacità di investire con continuità in educazione, formazione dei talenti e sviluppo di un ecosistema favorevole all’innovazione. Un percorso che trova nella robotica umanoide uno dei suoi esiti più avanzati, grazie a una leadership costruita sulla qualità dei componenti, sulla forza della meccatronica e sulla capacità industriale. Accanto a questo scenario, il Prof. Dario mette in evidenza il ruolo che l’Italia può giocare come partner strategico: una grande potenza manifatturiera, fortemente orientata all’export, ma anche una superpotenza culturale, capace di coniugare sapere tecnico, visione sistemica e sensibilità umanistica. È proprio nell’integrazione tra tecnologie avanzate, cultura del progetto e attenzione alla persona che, secondo Dario, si aprono le prospettive più promettenti di collaborazione tra Italia e Cina, anche nello sviluppo di una robotica umanoide ispirata a una visione “leonardesca”. L’intervista si sofferma su una visione della robotica intesa come sintesi alta della tecnologia, perché capace di muoversi e interagire nel mondo fisico, mettendo insieme meccanica, sensori, controllo, energia e intelligenza. In questo quadro, l’Italia esprime una particolare forza nella progettazione di sistemi complessi e di soluzioni ad alto valore applicativo in grado di rispondere ai bisogni dell’industria e dei servizi. Lo sguardo si allarga infine al tema di One Health, oggi al centro del dialogo con i partner cinesi: un approccio integrato al benessere che tiene insieme prevenzione, salute, ambiente, qualità del cibo, relazioni sociali e riabilitazione. Per il Direttore Scientifico di ARTES 4.0, costruire un ecosistema tecnologico capace di generare soluzioni funzionali, sostenibili e orientate alla qualità della vita è una priorità dentro la quale la collaborazione internazionale può produrre risultati di grande valore.

ARTOUR presenta i voucher per turismo e cultura nel webinar di lancio del bando

ARTOUR

Aprile 3, 2026

Il progetto ARTOUR, di cui ARTES 4.0 è partner, ha dedicato un incontro online alle modalità di candidatura e ai contributi per studi di fattibilità e progetti dimostrativi. Si è svolto il 15 aprile 2026, dalle 14.30 alle 16.30 su Zoom, il primo webinar di presentazione del bando voucher ARTOUR per le imprese del turismo, della cultura e delle industrie creative dell’area di cooperazione Italia-Francia Marittimo. L’incontro si è tenuto in italiano con traduzione simultanea in francese e ha riunito una ventina di partecipanti dai territori coinvolti. I contributi e le indicazioni per le candidature Il bando ha previsto contributi a fondo perduto fino a 15.000 euro per gli studi di fattibilità e fino a 70.000 euro per i Proof of Concept, a sostegno della valutazione e della sperimentazione di nuove soluzioni tecnologiche. La dotazione complessiva della misura è pari a 520.000 euro. Il webinar ha illustrato le finalità del progetto, i requisiti di partecipazione e i criteri di selezione. Una dimostrazione del formulario online ha accompagnato le imprese nella comprensione della procedura di candidatura; la sessione finale di domande e risposte ha consentito il confronto diretto con i partner. ARTES 4.0 partecipa ad ARTOUR come partner del progetto. Nel catalogo dei servizi gratuiti il Centro cura studi di fattibilità, formazione e PoC, con attività rivolte alle imprese che intendono valutare e introdurre tecnologie innovative. ARTOUR – Artificial Intelligence and Robotics for Tourism è finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027 e coordinato da RAISE. La registrazione del webinar resta disponibile per approfondire i contenuti presentati. Il bando voucher si è chiuso e la relativa graduatoria provvisoria è stata pubblicata il 17 luglio 2026.

ARTOUR offre servizi gratuiti per innovare nelle imprese del turismo e della cultura

ARTOUR

Gennaio 31, 2026

ARTES 4.0, partner del progetto ARTOUR, mette a disposizione studi di fattibilità, formazione sull’uso delle tecnologie e Proof of Concept per accompagnare le imprese nell’adozione di soluzioni digitali. Le startup e le micro, piccole e medie imprese del turismo e della cultura possono accedere ai servizi gratuiti di innovazione del progetto ARTOUR – Artificial Intelligence and Robotics for Tourism. La manifestazione d’interesse resta aperta fino al 31 gennaio 2027 e sostiene percorsi di adozione dell’intelligenza artificiale e della robotica, anche per aziende con livelli diversi di maturità digitale. Le imprese ammesse e i servizi disponibili L’avviso si rivolge alle imprese che operano principalmente nel settore turistico o culturale e hanno sede o unità locale in Liguria, Sardegna, nelle province toscane di Massa-Carrara, Lucca, Pisa, Livorno e Grosseto, in Corsica oppure nei dipartimenti francesi delle Alpi Marittime e del Var, nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur. Il catalogo comprende assessment e orientamento tecnologico, studi di fattibilità, formazione, realizzazione di Proof of Concept, valutazione di conformità Cyber & AI e Test Before Invest con laser scanner per digitalizzare gli ambienti. ARTES 4.0 cura gli studi di fattibilità, la formazione e i PoC; gli altri servizi sono erogati dai partner indicati nel catalogo. Le attività sono gratuite per i beneficiari e l’avviso esclude la rendicontazione dei costi da parte delle imprese. Il valore del servizio ricevuto viene registrato come aiuto di Stato indiretto in regime de minimis, nel rispetto delle condizioni previste. Come presentare la manifestazione di interesse La richiesta si presenta attraverso il modulo online dedicato. Ogni impresa può inviare una sola manifestazione d’interesse e richiedere più categorie di servizio, entro i limiti applicabili agli aiuti. Le istanze sono esaminate in ordine cronologico; il partenariato verifica l’ammissibilità e definisce con l’azienda il perimetro delle attività. L’avvio del servizio segue il decreto di concessione e la sottoscrizione del contratto con il partner erogatore. Finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027 e coordinato da RAISE, ARTOUR collega competenze e strutture per il trasferimento tecnologico nei territori di cooperazione. ARTES 4.0 partecipa alla rete come Centro di Competenza partner in Toscana.

Cinque tavoli, un’unica rotta: la parità di genere diventa metodo | Il Think Tank

Think Tank A4W

Settembre 18, 2025

Ci sono ancora le locandine tiepide di stampa quando le porte del FIRST LAB nella sede di Novoli dell’Università di Firenze si aprono per lasciare entrare un mosaico di voci: componenti dell’Advisory Board di ARTES4WOMEN, socie e soci di ARTES 4.0, stakeholder che si salutano per nome perché qui l’autorevolezza si misura con i contenuti. Le postazioni già allineate e i laptop ancora chiusi disegnano una promessa di lavoro. Poi un gesto quasi coreografico: alla prima chiamata si accendono i computer sui tavoli e lo schermo bianco diventa il terreno comune dove scrivere la giornata. Un Think Tank “allargato” a coronamento del primo anno di ARTES4WOMEN, il gruppo di lavoro del Centro di Competenza ARTES 4.0 dedicato alla parità di genere, ma soprattutto l’inizio di un’agenda che si fa operativa. I tavoli si aprono, il metodo prima dei contenuti La sala si divide senza mai frammentarsi. I presenti confluiscono nei cinque tavoli dopo una breve revisione della loro organizzazione. Il gruppo sull’equità salariale mette in fila definizioni e fonti sottolineando l’urgenza di colmare la nebbia dei dati con raccolte strutturate, anonimizzate, leggibili. Il tono è concreto: si parla di dashboard, KPI, regressioni e di come trasformare numeri in scelte di gestione, con un occhio alla Direttiva UE sulla trasparenza retributiva e alle sue scadenze di recepimento. Le parole monitoraggio, valutazione congiunta, audit retributivo smettono di essere tecnicismi e diventano strumenti per riequilibrare leve di carriera e retribuzione. Pausa pranzo senza pausa, il dibattito continua Il catering arriva come un intermezzo, ma nessuno stacca davvero. I confronti proseguono tra un trancio di schiacciata e un primo piatto, tra un caffè e una domanda: cosa vuol dire per una donna carriera e cosa vuol dire leadership se liberiamo lo sguardo dagli schemi ereditati? Sul tema dell’accesso alle carriere e della leadership femminile si parla di stili diversi, di riconoscimento e rispetto come pratica quotidiana, di indicatori che misurino ciò che conta davvero per le persone e non solo per i bilanci, di come trasformare la stanchezza in agio e il cambiamento incrementale in cambio di sguardo. La riflessione abbraccia ostacoli interni - la sindrome dell’impostora che toglie voce - ed esterni, tra metriche cieche e stereotipi persistenti. La conclusione informale è già un mandato: definire nuovi sistemi di valutazione e creare agio nei contesti di lavoro, dalla scuola alle imprese. Empowerment scientifico e tecnologico, la rotta dei dati Il tavolo sull’empowerment scientifico e tecnologico porta in dote una bussola fatta di numeri e di prassi. Si ragiona su come quantificare il gap ai livelli alti della formazione, su quali benefici economici e culturali derivino da team realmente misti, su che cosa freni l’accesso e la permanenza delle donne nei percorsi scientifici: bias consapevoli e inconsci, ambienti di lavoro inadatti, carichi familiari sbilanciati, differenze territoriali. Dalla discussione nascono impegni concreti: un position paper, una revisione sistematica della letteratura, network operativi in seno ad ARTES 4.0, coaching e mentorship mirati, fino all’idea di una piattaforma di dati che sostenga policy gender-inclusive e progetti pilota, agganciando SDG 5 e traiettorie di sostenibilità. L’assioma operativo è limpido: Women empowered by empowered women. Certificazioni di genere, dal bollino al mindset Nel tavolo dedicato alle certificazioni di genere, la conversazione scardina un equivoco ricorrente: la UNI/PdR 125 non è un bollino, è un cambio di mentalità. Vengono messi a terra vantaggi e inciampi, incentivi e resistenze, soprattutto per le PMI, chiamate a trasformare la parità in strategia aziendale e non in adempimento. Si parte dai numeri - 8.194 organizzazioni certificate al 31 marzo 2025, con Lombardia, Lazio e Campania in testa - e si arriva agli strumenti: checklist gratuite, audit interni, premialità negli appalti, fondi dedicati, trasparenza nei dati e formazione sui bias lungo tutta la catena del valore. Obiettivo: integrare la parità nei processi, allineando ciò che le imprese rendicontano a ciò che davvero cambia la vita delle persone.   Cultura digitale dell’equità, riprogrammare l’immaginario C’è un passaggio, in questa giornata, in cui la tecnologia smette di essere sfondo e diventa personaggio. Il tavolo sulla cultura digitale dell’equità incastra dati e visioni: poche ragazze italiane laureate in STEM rispetto ai coetanei, carichi di cura non retribuita che gravano soprattutto sulle donne, part-time involontari, inattività forzata e tassi di occupazione distanti. La domanda non è più se la tecnologia possa aiutare, ma come: formazione obbligatoria su bias per chi programma, welfare digitale a sostegno della genitorialità, smart working pensato come alleato della parità, campagne di comunicazione che parlino dove e come servono, collaborazioni tra istituzioni, università e aziende per produrre ricerca e soluzioni insieme, anche nell’ottica di sviluppo di tecnologie robotiche a supporto della conciliazione vita-lavoro delle donne. Nasce anche l’idea di un osservatorio dei dataset per certificare basi dati fair a cui attingere per addestrare l’IA pubblica e privata. La tecnologia, qui, è etica applicata. La cura dei risultati, quando le slide pesano quanto i contenuti Nel pomeriggio, le restituzioni plenarie hanno il passo di chi sa che la forma è sostanza. La presentazione dei risultati non è un mero elenco: è il racconto di un metodo condiviso. Le parole chiave tornano come refrain - trasparenza, metriche, agibilità dei contesti, alleanze - e si depositano in roadmap che tengono insieme tempi, responsabilità e impatti. Ogni tavolo consegna azioni: dai report periodici sul gender pay gap e le valutazioni congiunte dove il divario supera soglie ingiustificate, ai nuovi indicatori di leadership e carriera, dai programmi di mentorship e skill-building nelle STEM, fino a checklist comuni per le certificazioni e hub territoriali di accompagnamento, ARTES4WOMEN ha creato non promesse, ma tracce operative su cui camminare già domani. Già oggi. Già ora.   Tre università (Firenze, Pisa, Siena), un’unica scena C’è un dettaglio che colpisce chi guarda la sala da fondo: tre università toscane presenti, insieme, nel medesimo perimetro di lavoro, tra professionalità in economia, fisica, legge, formazione e consulenti d’impresa. È una geografia della collaborazione che non si ferma ai loghi sulle slide; si riconosce nelle voci, nei riferimenti, nelle reti che si intrecciano. È qui che la parola ecosistema smette di essere moda e torna metodo: accademia, imprese, istituzioni nello stesso respiro, con ARTES 4.0 a fare da cerniera tra i mondi e ARTES4WOMEN da collettore di esperienze, competenze, azioni sul tema della parità di genere. La chiusura che apre: dall’evento al cantiere Quando i laptop si spengono, restano pagine di appunti e file condivisi, restano contatti e prossime riunioni, restano azioni che hanno già un perimetro. ARTES4WOMEN esce dal Think Tank con una traccia operativa che guiderà i prossimi mesi: audit e reporting sull’equità retributiva con metriche condivise, nuovi indicatori per l’accesso alle carriere e la leadership, programmi strutturati di empowerment scientifico e tecnologico, percorsi accompagnati verso la certificazione di genere, iniziative culturali e digitali per riprogrammare l’immaginario. Equità salariale, accesso e leadership, empowerment STEM, certificazioni, cultura digitale dell’equità: cinque cardini che oggi hanno trovato linguaggio, strumenti, alleanze. Un Think Tank che è l’avvio di un cantiere permanente di ARTES 4.0.

Case intelligenti, robot e medicina su misura: il futuro della Toscana 2050 è già scritto

Toscana-2050_Pagina-di-giornale-del-futuro

Giugno 27, 2025

Vetture a guida autonoma che collegano autonomamente le diverse parti della Toscana senza traffico né inquinamento. Case intelligenti che assistono le persone e monitorano la salute in tempo reale. Medicine personalizzate, costruite sul DNA di ciascuno, in grado di anticipare la malattia. Una rete idrica che previene la siccità prima che colpisca. In una società che cambia a velocità esponenziale e che vive una “rivoluzione industriale permanente”, questo è il mondo “possibile” che tra 25 anni potrebbe rappresentare la normalità. E la Toscana, in questo scenario in continuo mutamento, “ha tutte le carte in regola per diventare la Silicon Valley del benessere, un luogo dove innovazione tecnologica, salute, qualità della vita e sostenibilità si incontrano per generare un nuovo modello di sviluppo”. Un ecosistema all’avanguardia “in grado sia di attrarre competenze, investimenti e talenti da tutto il mondo, sia di rappresentare quel luogo del buon vivere da scegliere nella seconda parte della vita di ciascuno di noi perché capace, sempre di più, di mettere al centro la persona e i suoi bisogni”. Con queste parole, e queste suggestioni, il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo ha presentato a Firenze, nell’evento che si è svolto al Teatro della Compagnia, il rapporto conclusivo del progetto Toscana 2050, l’iniziativa pionieristica a livello italiano che, dopo essere stata selezionata anche dal Dubai Future Forum come una tra le best practice a livello mondiale proprio in tema di futuro, punta ad essere replicata sia a livello nazionale sia a livello europeo. Una visione a lungo termine, costruita insieme a cittadini, esperti, imprese, università e giovani, per immaginare e progettare una Toscana capace di rispondere alle grandi sfide globali – ambientali, sociali, tecnologiche – con soluzioni innovative e inclusive. Co-coordinatore del Comitato scientifico è il Professore Paolo Dario, Direttore Scientifico del Centro di Competenza ARTES 4.0 e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant'Anna. Sul palco, nel corso della mattinata, si sono alternati numerosi interventi. Dopo l’apertura dei lavori da parte di Antonella Mansi, coordinatrice insieme al professor Paolo Dario del comitato scientifico di 15 esperti coinvolti nel progetto, e l’intervento del presidente Mazzeo, i lavori si sono articolati in tre differenti panel. Il primo panel, introdotto da Pio Parma di TEHA Group, è stato dedicato a “La società della longevità: lavoro, costi, opportunità e nuovi paradigmi di welfare” e ha visto protagonisti Emanuele Capobianco (Director of Global Health Security, GAVI – the Vaccine Alliance) e Alessandro Rosina (Ordinario di Demografia e Statistica sociale, Università Cattolica di Milano). Il secondo panel, dedicato al tema “Disegnare e costruire una Toscana sostenibile” è invece stato introdotto dal professor Enrico Giovannini (Direttore Scientifico e Fondatore ASviS) che ha illustrato le linee principali del rapporto realizzato proprio da ASviS ed ha poi contato sui contributi di Donatella Cinelli Colombini (imprenditrice del vino, delegata delle donne del vino della Toscana e membro del Comitato Scientifico) e, in collegamento, di Stefano Boeri (architetto e urbanista), Maurizio Martina (Deputy directo General della FAO) e Massimo Mercati (Presidente e AD di Aboca). Il terzo panel, infine, è stato centrato sul tema “Intelligenza artificiale, educazione e PMI: il futuro è adesso” e, sempre introdotto da Pio Parma, ha visto i contributi del coordinatore del Comitato scientifico Paolo Dario, di Alessandro Aresu (Scrittore e consigliere scientifico di Limes), Ilaria Cinelli (PhD FAsMA, space expert and explorer) e Micaela Le Divelec Lemmi (Start up angel investor e advisory board). A chiudere, infine, l’intervento di Cristina Pozzi (esperta di futuri, AI ed educazione) che, insieme al presidente Mazzeo, ha presentato e commentato la prima pagina di un giornale… uscito nel 2050.

Inaugurata ARTES OpenHouse: protagonista la Robotica Mobile

ARTES OpenHouse Paolo Dario

Gennaio 22, 2025

Sott'acqua, in aria, sulla terra, in aree strutturate e in ambienti controllati. Abbiamo ancora negli occhi le straordinarie dimostrazioni presentate al primo evento di ARTES OpenHouse, ospitato nell'Hub del Centro di Competenza a Pontedera e moderato da Enza Spadoni, Responsabile Trasferimento Tecnologico di ARTES 4.0. Un format essenziale e concreto, fatto di dimostrazioni pratiche e casi d'uso reali, che punta a un obiettivo chiaro: connettere aziende e innovatori per risolvere problemi concreti e per consentire quel salto di qualità necessario a competere meglio sul mercato. Qui si incontrano idee e competenze, tecnologia e necessità per proporre soluzioni che fanno la differenza. E così dopo l'introduzione di Francesca R. Tonini, Direttrice Esecutiva di ARTES 4.0, e il quadro delle opportunità economiche per le aziende illustrato da Piero Gatta, Responsabile Business Development di ARTES 4.0, ci ha pensato Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant'Anna, a tracciare la rotta: "Puntiamo su un'innovazione d'eccellenza per sostenere le migliori idee e aiutarle a crescere". Ecco quindi che Gastone Ciuti, professore ordinario di Bioingegneria all'Istituto di Biorobotica e co-fondatore di Mediate Srl, ha spiegato e dato una dimostrazione pratica all’interno dell’Hub del potenziale di HOSBOT (HOSpital roBOT), una nuova architettura modulare per robot mobili autonomi pensata per la logistica ospedaliera. Dalla consegna dei medicinali ai campioni di laboratorio, questi robot migliorano la qualità del lavoro e aumentano la sicurezza per pazienti e operatori. Giancarlo Teti, R&D Manager di Robotech, ci ha sorpresi con DustBot per la gestione dell’igiene urbana e industriale tramite robot autonomi cooperativi. All'interno di questo progetto è stato sviluppato DustClean, spazzatrice autonoma per la pulizia di aree pedonali urbane e di aree esterne di fabbricati industriali. Il contributo di Sigma Ingegneria, presentato da Matteo Pacini, Automation and Robotics Manager, ha ampliato l’orizzonte della Robotica Mobile. Non solo ci ha raccontato del robot mobile multiuso Rover per applicazioni industriali; della piattaforma Hydrone per il monitoraggio in ambienti marini; del sistema ibrido Sentinel che combina robot mobili e droni; e della mappatura 3D Radreal per la rimozione sicura di oggetti radioattivi e non. Ma ha portato all'interno dell'Hub il drone multirotore Horus realizzato in alluminio, fibra di carbonio e componenti stampati in 3D. I progetti presentati sono esempi concreti di come la Robotica Mobile sia in grado di affrontare e risolvere esigenze concrete. ARTES OpenHouse continua a febbraio con nuovi protagonisti e nuove tecnologie.

Nasce a Firenze la Casa del Made in Italy | ARTES 4.0 presenta tre progetti all’avanguardia

Inaugurazione Casa del Made in Italy

Gennaio 13, 2025

Quando il nastro tricolore è scivolato via, tagliato dalle lame delle forbici impugnate dalla sottosegretaria di Stato Fausta Bergamotto, l'idea del Ministero delle Imprese e del Made in Italy di mettere a disposizione dei territori un nuovo strumento per la promozione e la tutela delle imprese, è diventata realtà. La Casa del Made in Italy a Firenze, presso la loggia monumentale al primo piano di via Pellicceria 3, è un fulcro strategico che connette istituzioni, mondo della ricerca, imprese ed enti locali per promuovere iniziative e superare le criticità, nel pieno rispetto delle vocazioni e delle eccellenze territoriali. La mission dichiarata è favorire un contatto diretto tra i territori e le direzioni generali centrali del Dicastero allo scopo di offrire informazioni e assistenza alle imprese e ai cittadini e promuovere gli investimenti, per sviluppare ancora di più il tessuto produttivo locale. All'evento inaugurale, alla presenza tra gli altri di Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, è stata invitato a partecipare anche il Centro di Competenza ARTES 4.0 con la direttrice esecutiva Francesca R. Tonini che ha ricordato come "la Casa del Made in Italy non è solo un luogo fisico, ma un simbolo del nostro Paese: un punto d'incontro tra l'eccellenza che ha definito la nostra storia e le tecnologie avanzate che stanno ridisegnando il nostro ruolo nel mondo". Dopo il taglio del nastro, la sottosegretaria Bergamotto ha proceduto all’annullo di un timbro celebrativo dell’evento raffigurante l’uomo vitruviano e il giglio fiorentino. “Firenze è la quattordicesima città nella quale viene inaugurata una Casa del Made in Italy - ha sottolineato Bergamotto -. Questa struttura rappresenta un punto di incontro per creare sinergie tra imprese, cittadini, istituzioni, università, camere di commercio e Case delle tecnologie emergenti, al fine di raccogliere e monitorare le sensibilità territoriali in campo economico. Sarà un collegamento diretto con le direzioni generali del Ministero: le sue competenze sono qui a disposizione per il rilancio del Made in Italy". Il nostro Centro di Competenza ha portato l'innovazione con un angolo espositivo con alcune delle tecnologie emergenti in sperimentazione, per facilitarne il successivo trasferimento al tessuto imprenditoriale della Regione: FLBE30 by Wearable Robotics: una soluzione innovativa per il supporto alla movimentazione manuale dei carichi; Mia Hand by Prensilia: una protesi robotica che consente agli utenti di eseguire l'80% dei gesti quotidiani; Kiber - Instant Expertise Everywhere: una tecnologia indossabile che ottimizza i processi di costruzione, manutenzione e formazione. Il nuovo spazio fornirà assistenza continuativa alle imprese del territorio, aiutandole a sfruttare al meglio gli incentivi pubblici, e favorirà un dialogo continuativo tra istituzioni e mondo imprenditoriale.

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