Avvicinare le giovani generazioni alle competenze tecnico-scientifiche significa creare un collegamento tra formazione, territori e imprese. È proprio in questo snodo che si colloca il lavoro di Erminia Pesce, referente Comunicazione e Orientamento dell’ITS Prime Tech Academy Toscana: un ruolo che mette in relazione orientamento, realtà industriali e opportunità di crescita di studentesse e studenti. Del resto ITS Prime, Socio del Centro di Competenza ARTES 4.0, si presenta come una Tech Academy connessa alle imprese e orientata a una formazione altamente specializzata e modellata sui bisogni dell’innovazione.
All’interno di questa cornice si inserisce STEM Racing, iniziativa internazionale che coinvolge ragazze e ragazzi tra i 14 e i 19 anni in una sfida multidisciplinare che unisce progettazione, ingegneria, aerodinamica, design, comunicazione e organizzazione del team. Le squadre sono chiamate a ideare e realizzare in stampa 3D una mini-vettura ispirata alla Formula 1, confrontandosi con parametri tecnici, vincoli progettuali e criteri di valutazione che riproducono in scala educativa le logiche dei contesti produttivi reali.
In vista delle finali regionali in programma il 18 e 19 aprile 2026 presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, Erminia Pesce ci permette di entrare nel cuore di un’esperienza che mette davvero “in pista” il talento dei più giovani. Ed è proprio qui che il coinvolgimento di ARTES 4.0 assume un significato pieno. Attraverso il gruppo di lavoro trasversale ARTES4WOMEN sull’equità di genere, il Centro di Competenza contribuisce a rafforzare la dimensione culturale e valoriale del progetto, portando dentro STEM Racing i temi della parità di genere, dell’accesso ai percorsi STEM e della presenza femminile nei ruoli tecnici e decisionali. ARTES4WOMEN, nato per promuovere la parità di genere nei contesti della ricerca applicata, dell’impresa e dell’innovazione tecnologica, trova così in questo contesto un terreno coerente con il proprio impegno.
STEM Racing è molto più di una competizione scolastica. Che cosa rappresenta oggi per ITS Prime Tech Academy Toscana?
«STEM Racing è un’esperienza formativa estremamente pratica che porta all’interno delle scuole superiori un modello di apprendimento vicino a ciò che accade realmente nei contesti industriali. Non si tratta soltanto di costruire una mini-vettura o di partecipare a una gara, ma di misurarsi con un percorso completo che coinvolge progettazione, simulazione, problem solving, organizzazione del lavoro e capacità di presentare un progetto in modo credibile. Per ITS Prime significa offrire ai ragazzi un’occasione autentica di orientamento tecnologico connessa con il sistema produttivo del territorio».
Quali elementi rendono STEM Racing un’esperienza così formativa e in grado di lasciare un segno per studentesse e studenti tra i 14 e i 19 anni?
«La forza di STEM Racing sta nel fatto che mette insieme teoria e pratica senza creare una distanza tra le due dimensioni. I ragazzi non studiano concetti astratti da applicare forse un domani, ma lavorano da subito su un progetto che deve funzionare davvero, rispettando vincoli tecnici e confrontandosi con obiettivi chiari. Devono ragionare su aerodinamica, design, ingegneria, comunicazione e persino organizzazione del team. È questa visione integrata a rendere l’esperienza coinvolgente e formativa».
ITS Prime è hub di gara per il Centro Italia. Che valore ha questo ruolo nel rapporto con le scuole e con le imprese?
«Essere hub di gara per il Centro Italia significa assumere un ruolo di raccordo importante tra scuola, formazione tecnica avanzata e mondo industriale. Vuol dire creare occasioni in cui studenti, docenti e aziende possano condividere uno spazio, un linguaggio e obiettivi comuni. È un modo per avvicinare i giovani alle professioni tecnico-scientifiche e allo stesso tempo per mostrare alle imprese il potenziale delle nuove generazioni. In questo senso STEM Racing diventa anche una piattaforma di relazione con il territorio».
Dopo le qualifiche regionali ospitate a febbraio 2026 alla Cattedrale Ex Breda di Pistoia, che tipo di riscontro avete avuto?
«Il riscontro è stato molto positivo perché si è percepita l’efficacia del format. A Pistoia abbiamo visto circa venti squadre lavorare con grande serietà e partecipazione, ma soprattutto abbiamo visto studenti molto giovani affrontare il progetto con un approccio sorprendentemente maturo. Quando si crea un contesto in cui la sfida è vera, le aspettative sono alte e il confronto con altri team è reale, ragazze e ragazzi tirano fuori risorse che spesso a scuola rimangono meno visibili. Questo è uno degli aspetti più interessanti di STEM Racing».
Il 18 e 19 aprile, presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, sono in programma le finali regionali con 16 squadre provenienti da Toscana, Liguria e Marche. Che cosa vi aspettate da questo appuntamento?
«Ci aspettiamo un momento di grande intensità sui piani competitivo e formativo. Le finali sono il punto in cui il lavoro svolto dai team trova una sintesi visibile e misurabile. È il momento in cui emergono la qualità del progetto, la capacità di gestire la pressione, l’organizzazione interna del gruppo e la consapevolezza con cui gli studenti raccontano il proprio percorso. Avere tutto questo dentro un contesto industriale importante come Baker Hughes Nuovo Pignone rafforza il valore dell’esperienza».
Gli studenti partono da un’idea e in poco tempo diventano più strutturati: che trasformazione osservate in loro?
«La trasformazione riguarda prima di tutto il modo in cui imparano a stare dentro a un progetto. All’inizio prevalgono entusiasmo e curiosità, ma con il passare delle settimane si sviluppano metodo, capacità decisionale e senso di responsabilità. I ragazzi cominciano a distribuire i compiti, a riconoscere le priorità, a gestire il tempo e a confrontarsi sui problemi. È un’evoluzione molto evidente perché li porta a passare da una partecipazione iniziale più intuitiva a un atteggiamento più consapevole e professionale».
Quanto conta in questo processo il confronto con regole e vincoli tecnici reali?
«Conta moltissimo perché è proprio il confronto a rendere il lavoro credibile e formativo. Le vetture devono rispettare parametri tecnici definiti, requisiti di sicurezza, dimensioni, peso minimo. Questo obbliga i team a ragionare come avviene in azienda, dove la creatività non è mai separata dalla fattibilità. È una palestra molto utile perché insegna ai ragazzi che innovare non significa improvvisare, ma trovare soluzioni efficaci dentro condizioni definite».
Uno degli aspetti più originali del progetto è la presenza degli studenti ITS in giuria. Perché avete scelto di coinvolgerli in questo ruolo?
«I nostri studenti ITS hanno già affrontato un percorso avanzato, conoscono il valore del metodo e sanno leggere i progetti con attenzione. Quando valutano i team offrono osservazioni puntuali e feedback utili alla crescita dei ragazzi più giovani. In questo modo si crea una filiera formativa molto interessante nella quale chi ha già maturato competenze diventa un riferimento per chi sta iniziando».
Nel progetto trova spazio anche il tema dell’inclusione, grazie al Diversity & Inclusion Award. Perché avete ritenuto importante introdurre questo riconoscimento?
«Perché oggi non basta parlare di inclusione ma serve costruire contesti in cui possa diventare visibile, valutabile e sostanziale. Il Diversity & Inclusion Award va proprio in questa direzione. Il premio guarda al loro ruolo effettivo dentro il progetto, al contributo che portano, alla loro partecipazione nelle aree tecniche, decisionali, organizzative e comunicative e non si limita a considerare la presenza numerica delle ragazze nei team. È un modo serio per affermare che la qualità dell’inclusione si misura nella pratica».
In che modo la collaborazione con ARTES4WOMEN rafforza questo lavoro?
«La collaborazione con ARTES4WOMEN porta uno sguardo competente e consapevole sul tema della parità di genere. Inserisce il principio dell’inclusione dentro i criteri di valutazione e dentro il senso stesso dell’esperienza formativa. ARTES4WOMEN contribuisce a dare profondità a questo aspetto, aiutando a leggere con maggiore attenzione la qualità della partecipazione femminile e il valore della presenza delle ragazze nei ruoli tecnici e decisionali».
Quanto è importante oggi lavorare affinché le ragazze siano sempre più presenti nei percorsi STEM, ma soprattutto nei ruoli di responsabilità?
«È fondamentale perché la vera sfida è creare le condizioni affinché questa presenza si traduca in autorevolezza, competenza riconosciuta e possibilità di leadership. La differenza si vede quando le ragazze contribuiscono in modo pieno alla progettazione, all’ingegneria, alle scelte strategiche del team e alla rappresentazione pubblica del progetto».
Anche il contributo di Hitachi, Nuova Simat e Aksilia, parte del board di ARTES4WOMEN, contribuisce al progetto con l’assegnazione di una premialità. Quanto contano queste alleanze?
«Contano molto perché danno sostanza a un percorso che vuole essere trasformativo. Quando soggetti diversi mettono a disposizione competenze, riconoscimento e strumenti, come un premio dedicato ai team, si crea un ecosistema più forte e più credibile. Le alleanze tra formazione, imprese e realtà impegnate sui temi dell’inclusione sono decisive per far sì che iniziative come questa lascino un segno».
Se dovesse riassumere in una frase il valore di STEM Racing per i giovani che partecipano, quale sceglierebbe?
«Direi che STEM Racing consente ai ragazzi di scoprire attraverso un’esperienza reale che le competenze tecnico-scientifiche non sono soltanto materie da studiare, ma strumenti con cui progettare, decidere e immaginare il proprio futuro».













































