La franchezza del confronto ha fatto la differenza: Ministeri, editori, università, imprese tech, startup, esperti di diritto d’autore, biblioteche e librerie si sono seduti allo stesso tavolo per guardare il libro per ciò che è diventato oggi. Non più soltanto un oggetto culturale, ma una filiera complessa, attraversata da tecnologie, diritti, algoritmi, log e da un profondo ripensamento delle modalità di produzione e perfino di lettura. Un esercizio di interpretazione del presente che ha scelto di mettere da parte nostalgia e semplificazioni per discutere senza filtri degli strumenti dell’innovazione nell’era della AI generativa.
All’evento “La Filiera Italiana del Libro: tutela, innovazione e mercati globali” organizzato dalla Casa del Made in Italy di Firenze e dal Centro di Competenza ARTES 4.0, con il patrocinio della Regione Toscana, l’apertura istituzionale ha dato subito la misura del perimetro: Carmela Smargiassi (MIMIT – Casa del Made in Italy di Firenze) ha incorniciato il ruolo del presidio territoriale come punto di contatto tra politiche industriali e filiere reali; Mario Del Secco (Unioncamere Toscana) ha dato una lettura di sistema tra competitività, professionalità e nuove skill; Marco Zuffanelli (Manageritalia Toscana) ha valorizzato il ruolo dei manager come abilitatori di sviluppo e competitività; Francesca Tonini (Direttrice Esecutiva ARTES 4.0) ha posizionato il contributo del Competence Center sul terreno più concreto: portare metodi, tecnologie e trasferimento dentro le filiere, compresa quella del libro.
Il libro come pilastro del Made in Italy culturale ed economico
Moderatore: Simone Innocenti (Corriere della Sera)
Oltre a essere un bene culturale, il libro è un prodotto industriale con impatti su occupazione, reputazione-paese e capacità di esportazione. Stefano Passigli (Passigli Editori) ha dato profondità storica e imprenditoriale al tema della continuità editoriale che oggi significa saper attraversare canali e linguaggi nuovi senza perdere qualità.
La traiettoria tecnologica è entrata nell’intervento di Vincenzo Vespri (Università di Firenze) che ha agganciato il concetto di filiera a quello di tracciabilità perché nel digitale ciò che non si traccia non si governa. Vespri ha descritto la blockchain come infrastruttura utile quando servono tre proprietà: immutabilità, trasparenza verificabile e decentralizzazione. Applicata all’editoria questa architettura può sostenere più tasselli: la certificazione dell’esistenza di un’opera (registrando hash e metadati), il watermarking tracciabile che riduce l’anonimato della copia pirata, la gestione di licenze tramite smart contract e la tokenizzazione come identificatore inalterabile dell’opera e delle sue versioni.
A chiudere il panel due sguardi di filiera. Mario Papalini (C&P Adver Effigi) ha ricordato che la trasformazione digitale cambia materiali, tempi, processi e margini e di conseguenza va progettata come si progetta un impianto produttivo. Francesca Albano (Confcommercio, Associazione Librai Italiani) ha riportato l’attenzione sul punto vendita come luogo dove l’innovazione è utile se serve a far circolare libri, persone e comunità.
Tutela del diritto d’autore e contrasto alla pirateria digitale
Moderatrice: Alessandra Signorini (Eprcomunicazione)
Qui la parola chiave è stata governance perché nell’era dell’AI generativa il diritto d’autore è un requisito di funzionamento del mercato. L’intervento di Claudia Del Re (studio legale Del Re) ha impostato una cornice utile anche ai non addetti ai lavori: il diritto d’autore protegge l’espressione dell’opera, non l’idea. Richiede originalità e un apporto creativo riconducibile a un autore e la questione dell’AI nasce proprio qui, nel punto in cui la catena creativa si frammenta tra dataset, modello, prompt, selezione e rifinitura umana. Del Re ha attraversato casi e differenze internazionali ed evidenziato come il livello di coinvolgimento umano sia la variabile decisiva quando si discute di titolarità e tutela.
Nel passaggio più tecnico, Del Re ha richiamato il contesto regolatorio europeo con riferimento all’AI Act (entrato nella fase applicativa il primo agosto 2024) e alla direzione di marcia che impone ai fornitori di modelli obblighi di trasparenza, attenzione ai contenuti protetti e gestione del rischio. Il messaggio è stato scomodo. Chi opera nella filiera editoriale deve prepararsi a processi più tracciabili perché la tutela si difende in tribunale ma si costruisce prima con regole, log, informative, policy e contratti.
A dare concretezza istituzionale sono intervenuti Giacomo Vigna (MIMIT – DGIND, Divisione XIII Industrie Culturali e Creative) ed Enrico Fantini (Conflavoro PMI Firenze) con il collegamento del contrasto alla pirateria al tema della sostenibilità economica della produzione culturale, soprattutto quando le PMI subiscono una concorrenza ombra fatta di copie e canali informali.
Sul versante dell’accesso, Marco Biffi (Università di Firenze - Accademia della Crusca) ha portato l’esperienza della biblioteca come infrastruttura di conoscenza, discutendo le politiche di libero accesso in rete e l’equilibrio delicato tra apertura, conservazione e rispetto dei diritti.
Fernanda Faini (Università Telematica Pegaso) ha messo a fuoco il triangolo che oggi decide quasi tutto: essere umano, AI e diritto d’autore. La creatività generativa, se non governata, non democratizza la produzione: sposta valore e potere contrattuale verso pochi nodi tecnologici, lasciando la filiera culturale senza strumenti.
Innovazione e digitalizzazione della filiera editoriale
Moderatore: Roberto Lenzi (Il Sole 24 Ore)
Qui si è capito perché l’evento parlava di filiera: non c’è un’unica tecnologia salvifica, c’è un insieme di componenti che, integrate, cambiano produzione, distribuzione, marketing e formati.
Simone Sassoli (Plottybot) ha presentato PlottyBot come piattaforma che copre un processo completo dove l’AI supporta elaborazione dati, scrittura, creazione immagini e rilettura, senza vendere l’illusione dell’automazione totale. Il suo punto, volutamente pragmatico, è stato Human First: la tecnologia accelera, organizza e propone, ma l’essenza resta umana perché idea, intenzione, tono e responsabilità non sono delegabili. In mezzo ha insistito su due aspetti che nel settore fanno la differenza: personalizzazione e controllo antiplagio integrato, cioè strumenti che non servono a scrivere di più, ma a scrivere meglio e in modo verificabile.
Sergio Piane (Alkedo Produzioni) ha portato la sala sul terreno dell’ipermedialità: “dalla pagina alla realtà aumentata” non è un vezzo, è un modo di ripensare l’esperienza del testo come sistema narrativo transmediale. Nella sua lettura, “aumentare” il libro significa integrare media, luoghi e persone, trasformando la carta in un punto di accesso a livelli ulteriori tramite realtà aumentata, innesti visivi e connessioni. Qui la tecnologia diventa un ponte tra fisico e digitale che può aprire strade interessanti soprattutto per didattica, turismo culturale e format ibridi.
Il blocco più industriale è arrivato con Alessandro Garnero (Tecniche Nuove), insieme a Samuele Marazzita (MazzMedia) e Placido Losacco (Living Media), con un titolo che suonava come una dichiarazione di fabbrica: Content is the new steel. Nel B2B non basta più pubblicare, bisogna costruire una piattaforma di comunicazione guidata da dati, capace di unire rivista, web, newsletter, social, eventi, video e podcast in un unico disegno misurabile. Garnero ha insistito sulla necessità di distinguere mito e realtà quando si parla di AI: l’intelligenza artificiale è già utile nel supporto editoriale e nella produttività, ma funziona solo se alimentata da dataset, processi e obiettivi e se integrata con CRM, marketing e vendite.
A completare il panel, Fabrizio Giacomelli (Mediavoice) ha mostrato un caso d’uso specifico e per questo illuminante: l’AI applicata all’enigmistica. È un esempio che ha un valore simbolico: anche i contenuti che sembrano “artigianato puro” possono essere potenziati da modelli generativi e strumenti di analisi, purché si definiscano bene vincoli, qualità attesa e controllo umano.
Librerie, biblioteche e accesso democratico alla lettura
Moderatore: Simone Innocenti (Corriere della Sera)
Se il libro è filiera, allora l’accesso è un’infrastruttura, e le infrastrutture determinano chi partecipa e chi resta fuori. Bice Del Giudice (Comune di Cascina, Assessora a cultura e commercio) ha legato lettura e territorio e ricordato il progetto di digitalizzazione del patrimonio bibliotecario con il supporto tecnico di Alkedo Produzioni e la regia di ARTES 4.0
Sul fronte scuola, Lucia Bacci (Licei “Giovanni da San Giovanni” Valdarno) ha rimarcato il tema delle competenze: non basta leggere, serve saper interpretare piattaforme, fonti e dinamiche digitali che influenzano la circolazione dei contenuti. Qui l’intervento di Roberta Capitini (Liceo Statale “Antonio Rosmini” di Grosseto) ha proposto un caso concreto: il Liceo del Made in Italy come percorso che unisce cultura e innovazione con laboratori umanistici ed economico-giuridici, attività progettuali e un ponte strutturato tra scuola e lavoro. Capitini ha raccontato un ecosistema territoriale fatto di reti e attori locali e mostrato come la formazione possa diventare la prima tecnologia di inclusione.
Premi letterari e territori: eccellenze italiane che promuovono la lettura
Moderatore: Simone Innocenti (Corriere della Sera)
Il panel finale ha chiuso il cerchio tornando al mercato senza perdere la cultura: i premi letterari sono stati letti come dispositivi di visibilità, come leve di reputazione e come strumenti di marketing culturale capaci di generare attrattività, anche turistica.
Paolo Iacuzzi (Premio Letterario Internazionale Ceppo) ha descritto il premio come macchina narrativa che fa emergere autori e temi, e che costruisce comunità nel tempo. Ignazio Landi (Premio Bancarella - Fondazione Città del Libro) ha portato l’esperienza di un riconoscimento che vive in simbiosi con librai e territorio. Natalia Cangi (Premio Pieve Saverio Tutino – Fondazione Archivio Diaristico Nazionale) ha spostato l’attenzione sulla memoria e sugli archivi come forma di patrimonio vivente ovvero contenuti che diventano identità collettiva. Gabriele Ametrano (Premio La Città dei Lettori) ha infine insistito sulla capacità dei premi di fare da acceleratori di incontro tra autori, editori e pubblico e quindi di generare attenzione in un ecosistema saturo di stimoli.
























































