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IL CASO GLAYX | Storie di innovazione: le imprese che evolvono, le storie che ispirano

IL CASO GLAYX | Storie di innovazione: le imprese che evolvono, le storie che ispirano

Quale carico dovrà gestire un impianto domani? Quali consumi possono essere spostati durante la giornata, rispettando i vincoli di esercizio? La piattaforma energetica Pshave di Glayx affronta queste domande con nuove funzioni di previsione e pianificazione, realizzate con il supporto del Centro di Competenza ARTES 4.0 e gli interventi software del Socio AIM.

Il lavoro ha riguardato sia il back-end, dove operano gli algoritmi e i sistemi di analisi dei dati, sia il front-end, attraverso cui gli utenti consultano le informazioni e selezionano impianti, servizi e stabilimenti. Le attività, svolte tra gennaio e ottobre 2025, hanno prodotto moduli software, dashboard per il monitoraggio energetico e ambientale e componenti aggiornati dell’interfaccia.

Prevedere i carichi del giorno successivo e pianificare lo spostamento dei carichi flessibili

La prima area di sviluppo riguarda la stima delle condizioni di carico del giorno successivo. Gli algoritmi predittivi utilizzano dati storici e variabili esterne, tra cui le condizioni ambientali e i profili di consumo, per anticipare le richieste che gli impianti energetici dovranno gestire.

La previsione fornisce una base per pianificare il funzionamento degli impianti. I dati già raccolti dalla piattaforma entrano in un’elaborazione che guarda alla giornata seguente, collegando l’andamento passato dei carichi alle condizioni considerate dai modelli.

Alla previsione si affianca la pianificazione dei carichi flessibili, ossia quelli il cui impiego può essere collocato in momenti diversi entro i vincoli operativi del sistema. AIM ha implementato modelli MILP, acronimo di Mixed Integer Linear Programming, cioè programmazione lineare intera mista.

Questi modelli gestiscono lo spostamento dei carichi tra diverse fasce orarie della giornata, tenendo conto delle condizioni di esercizio. La loro funzione è determinare una pianificazione compatibile con i vincoli definiti per gli impianti, anziché limitarsi a restituire una previsione del carico.

Previsione e ottimizzazione svolgono così due compiti distinti nella piattaforma: la prima stima le condizioni attese; la seconda elabora la distribuzione temporale dei carichi flessibili. Il lavoro su Pshave ha sviluppato entrambe le componenti, mettendo a disposizione strumenti per anticipare il fabbisogno e pianificare l’impiego dell’energia.

Analizzare i rendimenti e individuare le inefficienze e valutare l’impatto ambientale

Una terza area di intervento riguarda l’analisi sistematica dei dati raccolti da Pshave. AIM ha sviluppato e integrato modelli di intelligenza artificiale destinati a individuare variazioni nel rendimento dei macro-componenti e inefficienze nei processi.

L’analisi considera sia le riduzioni sia gli incrementi di rendimento. Comprende anche la stima dei potenziali risparmi energetici differenziali, per fornire elementi di valutazione sulla gestione degli impianti. Gli output del progetto includono report di analisi e risultati delle elaborazioni, insieme alla documentazione tecnica e funzionale degli sviluppi.

La stima dei risparmi resta riferita a un potenziale energetico individuato dall’analisi. La sua quantificazione e la verifica dei risultati ottenuti dall’impiego negli impianti sono passaggi distinti dallo sviluppo delle funzionalità software.

Il lavoro su Pshave ha incluso sistemi di acquisizione in tempo reale dei dati sul mix di produzione elettrica per zona geografica. Queste informazioni alimentano la valutazione dell’impatto ambientale dell’energia prelevata dalla rete e di quella autoprodotta dagli impianti.

Tra gli output realizzati figurano dashboard dedicate al monitoraggio energetico e ambientale. La consultazione riunisce così due ambiti presenti nel progetto: la gestione dei consumi e la valutazione dell’impatto associato all’energia.

Selezionare impianti e stabilimenti dalla stessa interfaccia e collegare gli algoritmi alle schermate di monitoraggio

L’intervento sul front-end ha riguardato l’architettura dell’informazione, la navigazione e la fruizione da dispositivi diversi. AIM ha riorganizzato l’alberatura della piattaforma e introdotto un menu laterale per selezionare l’impianto, il servizio e lo stabilimento.

Questa struttura organizza l’accesso alle informazioni attorno agli elementi che l’utente deve scegliere durante il monitoraggio. La selezione dello stabilimento e dell’impianto è integrata nella navigazione, insieme alla scelta del servizio da consultare.

Il lavoro sull’interfaccia ha considerato accessibilità e usabilità dei contenuti, con una fruizione prevista da computer, tablet e smartphone. Gli aggiornamenti hanno quindi riguardato sia l’organizzazione delle schermate sia le modalità con cui gli utenti accedono ai dati dai diversi dispositivi.

Per integrare front-end e back-end, AIM ha analizzato i requisiti funzionali e tecnici e realizzato nuovi servizi REST. Questi servizi gestiscono lo scambio di informazioni tra le componenti applicative, collegando l’interfaccia ai moduli software che elaborano i dati.

La relazione finale indica, tra i risultati, una maggiore integrazione e scalabilità del sistema, legata all’introduzione dei servizi REST e delle architetture modulari.

Sviluppo progressivo e verifica delle funzionalità

AIM ha condotto le attività con un approccio iterativo e incrementale, attraverso rilasci progressivi delle funzionalità. Il lavoro ha utilizzato ambienti separati di sviluppo, test e produzione e procedure di integrazione e distribuzione continua, indicate con la sigla CI/CD.

Il confronto con il committente ha accompagnato la validazione dei requisiti e l’avanzamento delle attività. Sono stati svolti test funzionali e verifiche delle prestazioni degli algoritmi sviluppati, insieme alla produzione della documentazione tecnica e funzionale.

Gli output consegnati comprendono i moduli di previsione dei carichi, i modelli MILP, i sistemi di analisi basati sull’intelligenza artificiale e i servizi REST. A questi si aggiungono l’interfaccia aggiornata, le dashboard e i report delle elaborazioni.

Il servizio attivato da ARTES 4.0 per Glayx

ARTES 4.0 ha attivato il servizio per Glayx, azienda beneficiaria, affidando ad AIM gli interventi software. Il servizio ha riguardato le nuove funzionalità di Pshave per la gestione degli impianti energetici e gli aggiornamenti dell’interfaccia attraverso cui gli utenti consultano i dati.

Il servizio è stato realizzato nell’ambito del progetto ARTES 4.0 Advanced Robotics and enabling digital TEchnologies & Systems – Linea B2, finanziato dall’Unione europea attraverso NextGenerationEU, nell’ambito del PNRR, Missione 4, Componente 2, Investimento 2.3, dedicato al potenziamento e all’estensione tematica e territoriale dei centri di trasferimento tecnologico per segmenti di industria.

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Robot Companion e alimentazione: ARTES 4.0 dialoga con Dola alla Scuola Superiore Sant’Anna
Robot Companion e alimentazione: ARTES 4.0 dialoga con Dola alla Scuola Superiore Sant’Anna

Come può un robot companion aiutare una persona a comprendere le indicazioni alimentari, orientarsi tra i piatti di un menu o seguire una ricetta? E quali caratteristiche deve avere l’interazione per rendere questo supporto comprensibile e utilizzabile anche da chi vive una condizione di fragilità?

ARTES 4.0 ha portato queste domande nell’Aula Magna della Scuola Superiore Sant’Anna, durante la giornata “L’arte di nutrire la vita”, svoltasi il 14 ottobre 2026 e dedicata ai dieci anni della ristoceutica. Al centro del contributo del Centro di Competenza, il rapporto tra contenuti scientifici, robotica e qualità dell’interazione con le persone.

La ristoceutica: studiare il pasto nel suo insieme

Ideata nel 2016 da Vincenzo Lionetti, medico e professore associato della Scuola Superiore Sant’Anna, la ristoceutica studia il pasto considerando l’interazione tra gli ingredienti, i processi di trasformazione e preparazione e gli effetti sull’organismo. In questo ambito, il contributo della robotica può essere esplorato sul piano della comunicazione delle informazioni e dell’accompagnamento nelle attività quotidiane: aiutare una persona a comprendere un’indicazione ricevuta, conoscere le caratteristiche di una preparazione o seguire una sequenza di istruzioni.

“Io e Dola”: un dialogo pubblico sui possibili impieghi della robotica

Con l’intervento “Io e Dola”, Clementina Cruceli, Vicedirettrice Esecutiva di ARTES 4.0, ha esplorato questi scenari dialogando con Dola, il mezzobusto robotico del Centro RoboCom, e coinvolgendo i presenti nello scambio di domande e risposte. Il dialogo ha affrontato la possibilità di preparare le piattaforme robotiche a utilizzare contenuti scientifici rigorosi, con l’obiettivo di fornire informazioni coerenti con le indicazioni di medici e nutrizionisti. Il tema riguarda sia la scelta dei contenuti sia il modo in cui il robot li rende accessibili attraverso la conversazione. Come ha spiegato Clementina Cruceli, la scelta dei compiti da affidare al robot e delle informazioni con cui prepararlo spetta alle persone. Medici e nutrizionisti definiscono i contenuti di riferimento sugli alimenti, sulle esigenze nutrizionali e sulla salute della persona. Chi progetta l’interazione stabilisce come comunicarli attraverso la voce, lo sguardo e le espressioni.

Dal menu alla preparazione di un piatto

Nella ristorazione, uno degli impieghi da esplorare riguarda la possibilità di rispondere alle domande sugli ingredienti e sulle caratteristiche dei piatti. Un robot companion potrebbe aiutare a comprendere le informazioni del menu e a orientarsi nella scelta in relazione alle indicazioni alimentari ricevute. Nella vita quotidiana, il supporto può riguardare la comprensione delle indicazioni di medici e nutrizionisti e la preparazione di una ricetta. Il robot potrebbe accompagnare la persona nei diversi passaggi, comunicando le istruzioni necessarie allo svolgimento del compito. Queste applicazioni possono essere sperimentate anche con persone con ridotta autonomia o altre condizioni di fragilità. La progettazione deve quindi tenere conto delle esigenze di chi utilizza il sistema, della comprensibilità delle informazioni e del supporto richiesto durante l’attività.

RoboCom: verificare la comprensione e l’usabilità

Al Centro RoboCom di ARTES 4.0, questi temi incontrano il lavoro dei tecnici sulla qualità dell’interazione e sull’usabilità dei robot. Le prove verificano se le persone comprendono le risposte, riescono a seguire le istruzioni e hanno bisogno dell’aiuto di un operatore. La valutazione collega il comportamento del robot al compito da svolgere e alle esigenze della persona: un’informazione deve essere compresa, un’istruzione deve poter essere seguita e l’eventuale necessità di assistenza deve emergere durante la prova. L’obiettivo è capire se e a quali condizioni il robot aiuta a svolgere l’attività prevista, individuando gli aspetti dell’interazione che richiedono modifiche o approfondimenti.

Scopri il Centro RoboCom di ARTES 4.0

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Digital Tech Warriors: ARTES 4.0 partecipa all’hackathon contro la violenza sulle donne
Digital Tech Warriors: ARTES 4.0 partecipa all’hackathon contro la violenza sulle donne

Come utilizzare dati, intelligenza artificiale e realtà virtuale per prevenire e contrastare la violenza sulle donne? È la domanda al centro di Digital Tech Warriors, l’hackathon in programma il 16 e 17 ottobre 2026 a Vicenza, negli spazi de La Centrale, ex Centrale del Latte. Per 36 ore, sviluppatori e sviluppatrici, ricercatrici e ricercatori, designer, studenti e studentesse lavoreranno in gruppi multidisciplinari per progettare strumenti di prevenzione, educazione e supporto.

L’iniziativa è promossa dal Movimento Donne Impresa e dal Digital Innovation Hub di Confartigianato Imprese Vicenza, insieme a Cre-ta Innovation Hub, e mette in relazione competenze tecnologiche, progettazione, comunicazione e conoscenza dei contesti nei quali si manifestano violenza e discriminazioni.

Il contributo di ARTES 4.0 e ARTES4Women

ARTES 4.0 partecipa al progetto con ARTES4Women, il gruppo di lavoro sull’equità di genere coordinato da Enza Spadoni, Responsabile della sede di Palermo del Centro di Competenza. Il gruppo promuove la parità di genere nei contesti della ricerca applicata, dell’impresa e dell’innovazione tecnologica. Il Centro ha contribuito ai lavori del Comitato tecnico-scientifico dell’iniziativa promossa da DIH Vicenza, Socio Fondatore di ARTES 4.0, con l’obiettivo di selezionare idee e soluzioni tecnologiche per contrastare la violenza sulle donne. Per le idee più meritevoli, ARTES 4.0 potrà valutare percorsi di approfondimento progettuale.

Nove ambiti di lavoro: dal digitale all’autonomia economica

Le attività dell’hackathon si collocano in nove ambiti tematici, che affrontano il fenomeno attraverso la prevenzione, l’educazione, l’accesso alle informazioni e l’autonomia delle persone. Le sfide specifiche saranno presentate all’apertura dei lavori. Accanto all’ambito informatico e digitale, le categorie comprendono i linguaggi culturali e comunicativi, la scuola e il benessere, la cultura finanziaria e legale, i contesti aziendali e la leadership femminile. Completano il quadro l’ambito urbanistico, la salute e la medicina di genere e l’equilibrio tra vita e lavoro. I gruppi potranno quindi confrontarsi con problemi diversi: riconoscere la violenza online, rendere più accessibili le conoscenze utili all’indipendenza economica, individuare discriminazioni nei luoghi di lavoro, sviluppare percorsi educativi per le scuole e affrontare il tema della sicurezza degli spazi urbani.

Dall’analisi dei dati alle esperienze in realtà virtuale

Le proposte potranno assumere la forma di prototipi digitali, applicazioni, strumenti di analisi dei dati, servizi e progetti di comunicazione. L’impiego dell’intelligenza artificiale potrà essere esplorato per studiare i comportamenti violenti e progettare strumenti di prevenzione; la realtà virtuale potrà essere utilizzata per costruire esperienze formative rivolte alle scuole e ai contesti di formazione professionale. Un altro campo di lavoro riguarda la comunicazione, con proposte per campagne di sensibilizzazione ed educazione che aiutino a riconoscere stereotipi, discriminazioni e comportamenti violenti. Al termine delle attività, ogni squadra presenterà la propria proposta alla giuria. Il programma prevede i pitch sabato 17 ottobre, dalle 15 alle 17, seguiti dalle premiazioni e dalla chiusura dei lavori, dalle 17 alle 18. La partecipazione è gratuita e aperta alle persone dai 16 anni in su, con candidatura individuale o in squadra.

Consulta il programma e le informazioni per partecipare a Digital Tech Warriors.

ARTES Hackaton
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IL CASO TOSCHINA | Storie di innovazione: le imprese che evolvono, le storie che ispirano
IL CASO TOSCHINA | Storie di innovazione: le imprese che evolvono, le storie che ispirano

Come si rende una macchina per la trasformazione casearia più semplice da utilizzare, più facile da manutenere e pronta per le successive fasi di industrializzazione? È la sfida affrontata da MMC Italy con TOSCHINA, una soluzione compatta per la produzione di mozzarella e altri derivati caseari. Attraverso i servizi di ARTES 4.0 e il contributo tecnico del Socio Sigma Ingegneria, l’impresa ha sottoposto il prototipo a un percorso di revisione progettuale, sviluppo e validazione.

Una macchina per la trasformazione casearia su piccola scala

TOSCHINA nasce dall’esperienza di MMC Italy nello sviluppo di macchine per la produzione casearia. Il progetto si rivolge a laboratori gastronomici, cucine professionali e attività di ristorazione che hanno bisogno di gestire lavorazioni di piccola scala con un maggiore controllo dei parametri e dei cicli produttivi. Portare una soluzione di questo tipo verso la produzione richiede di considerare la macchina come un sistema unitario. Il risultato della lavorazione dipende dall’interazione tra meccanica, circuiti idraulici e termici, sensori, elettronica di controllo e operatore. La progettazione deve quindi tenere insieme qualità del prodotto, ripetibilità del processo, igiene e semplicità d’uso.

La revisione meccanica, idraulica e termica

Una parte del lavoro ha riguardato l’architettura fisica di TOSCHINA. Sigma Ingegneria ha rivisto il layout costruttivo per ridurre gli ingombri, migliorare l’accessibilità dei componenti e semplificare le operazioni di assemblaggio e manutenzione. La possibilità di intervenire rapidamente sulle parti a contatto con il prodotto assume un rilievo particolare in una macchina destinata alla lavorazione alimentare. La revisione ha interessato anche i circuiti dell’acqua e del vapore. La razionalizzazione dell’impianto e l’attenzione alla distribuzione del calore rispondono a due esigenze collegate: rendere più stabile il processo e agevolare pulizia e manutenzione. Sono aspetti che incidono sulla gestione quotidiana della macchina e sulla possibilità di riprodurre le condizioni di lavorazione.

Elettronica modulare e controllo dei dati di processo

L’evoluzione in chiave Industria 4.0 passa dall’architettura elettronica e software. Il progetto ha introdotto una soluzione di controllo modulare, con schede elettroniche interconnesse tramite CAN-bus per la gestione di motori, ingressi e uscite e sonde di temperatura. L’integrazione di queste informazioni permette alla macchina di acquisire i parametri necessari al governo del ciclo produttivo. Lo sviluppo ha compreso firmware dedicati, software di controllo e una nuova interfaccia uomo-macchina. La dashboard semplificata consente di visualizzare lo stato della macchina e di gestire i comandi attraverso un’interazione pensata per l’uso operativo. Ricette preimpostate, monitoraggio dei parametri e automazione del ciclo aiutano a trasferire le conoscenze di processo in procedure ripetibili, riducendo la dipendenza da regolazioni affidate esclusivamente all’esperienza del singolo utilizzatore.

Validare l’integrazione prima di industrializzare

Il percorso di Prova prima dell’investimento ha previsto la realizzazione di un Proof of Concept funzionale. Sul prototipo sono state integrate le soluzioni meccaniche, idrauliche, elettroniche e software sviluppate nel progetto, così da verificarne il funzionamento congiunto in condizioni realistiche di utilizzo. Le prove hanno riguardato i cicli di lavorazione, le sequenze di avviamento e arresto, i sistemi termici e idraulici, la continuità operativa e l’usabilità dell’interfaccia. I test hanno fornito elementi per valutare il comportamento della macchina e affinare le soluzioni progettuali. Da queste attività è derivato anche un piano di collaudo destinato alle successive fasi produttive, con procedure di verifica da applicare ai macchinari realizzati. La preparazione all’industrializzazione comprende la documentazione. Il progetto ha incluso l’aggiornamento del fascicolo tecnico e del manuale d’uso e manutenzione, insieme alle attività di verifica necessarie per la nuova configurazione della macchina. Questo lavoro costruisce una base tecnica e procedurale per affrontare i passaggi successivi verso il mercato.

La formazione come parte dello sviluppo del prodotto

Una macchina più evoluta richiede competenze adeguate per essere utilizzata e mantenuta nel tempo. Per questo il progetto ha affiancato alla validazione tecnica un’attività di formazione rivolta a operatori, installatori, manutentori e distributori. Le sessioni hanno trattato il funzionamento di TOSCHINA, l’impostazione dei parametri, l’uso dell’interfaccia e le procedure di manutenzione. La formazione completa il trasferimento tecnologico: rende accessibili le logiche del sistema a chi dovrà lavorare con la macchina e contribuisce a portare le scelte progettuali nella pratica quotidiana.

Il ruolo di ARTES 4.0, MMC Italy e Sigma Ingegneria

MMC Italy è l’impresa beneficiaria e promotrice del progetto TOSCHINA. Sigma Ingegneria, Socio tecnico di ARTES 4.0, ha messo a disposizione competenze di progettazione meccanica, elettronica, automazione e software, intervenendo sul prototipo, sulle prove funzionali e sulla documentazione. ARTES 4.0 ha raccordato il fabbisogno dell’impresa con le competenze della propria rete e strutturato il percorso attraverso i servizi di Prova prima dell’investimento e Formazione. Il caso mostra il valore di un intervento che accompagna lo sviluppo del prodotto dalla revisione delle sue componenti alla verifica del sistema integrato, fino alla preparazione di chi lo utilizzerà. TOSCHINA esce da questo percorso come un prototipo ingegnerizzato e validato, con una base più solida per le successive fasi di industrializzazione. Nel video, MMC Italy e Sigma Ingegneria raccontano le scelte tecniche e il lavoro che hanno guidato questa evoluzione.
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STS Forum 2026 di Kyoto: intelligenza artificiale e tecnologie per l’inclusione
STS Forum 2026 di Kyoto: intelligenza artificiale e tecnologie per l’inclusione

Il Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 ed Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna, e il Prof. Eugenio Guglielmelli, Scientific Advisor del Centro di Competenza, sono stati invitati a intervenire all’STS Forum 2026 di Kyoto, appuntamento di alto profilo nel dibattito internazionale sul futuro della scienza, della tecnologia e della società. L’incontro, giunto alla ventitreesima edizione, si è svolto dal 4 al 6 ottobre al Kyoto International Conference Center. Con loro la Prof.ssa Sara Ramella, Prorettrice alla Terza Missione dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, Socio Fondatore di ARTES 4.0.

L’autorevolezza del Science and Technology in Society forum nasce dall’incontro tra scienziati, Premi Nobel, ministri, vertici aziendali, rettori e responsabili di enti di ricerca. Il forum mette in dialogo ricerca, industria e istituzioni per esaminare i benefici e le responsabilità del progresso tecnologico, con uno sguardo rivolto alle conseguenze delle scelte di oggi sulle generazioni future. Un confronto che supera i confini delle singole discipline e collega lo sviluppo scientifico alle grandi questioni della società: sostenibilità, accesso alla conoscenza, disuguaglianze e qualità della vita. Il Prof. Paolo Dario ha partecipato alla sessione dedicata alle tecnologie assistive basate sull’intelligenza artificiale per le persone con disabilità, in programma il 5 ottobre. Il tema porta al centro del dibattito il rapporto tra avanzamento della ricerca e bisogni delle persone, aprendo una riflessione su come orientare lo sviluppo tecnologico verso una maggiore autonomia e una più ampia partecipazione alla vita sociale. La prospettiva delle tecnologie assistive invita a considerare insieme le prestazioni degli strumenti e la loro capacità di inserirsi nella quotidianità. Progettare soluzioni per le persone con disabilità significa partire dalla varietà delle esigenze, dalle caratteristiche degli ambienti e dalle attività che ciascuno desidera svolgere. In questa visione, accessibilità e usabilità diventano criteri di progettazione da integrare fin dalle prime fasi, attraverso l’ascolto e il coinvolgimento delle persone cui le tecnologie sono destinate. Il passaggio dalla ricerca all’applicazione richiede anche un dialogo continuo tra competenze scientifiche, imprese e utilizzatori. La qualità di una soluzione si misura nella capacità di rispondere a un bisogno concreto, nella semplicità d’impiego e nella sua integrazione nei contesti reali. Sperimentazione e verifica sul campo assumono quindi un ruolo centrale nel percorso che trasforma un risultato scientifico in uno strumento utilizzabile. Per ARTES 4.0, il confronto di Kyoto richiama il legame tra trasferimento tecnologico e impatto sociale: accompagnare l’innovazione verso applicazioni concrete significa considerare sia le opportunità per il sistema produttivo sia i benefici per le persone. Il dialogo internazionale offre una cornice nella quale mettere in relazione sviluppo industriale, responsabilità e inclusione, riconoscendo la pluralità dei bisogni cui la tecnologia può rispondere. Il valore dell’innovazione si misura anche nella capacità di trasformare i risultati della ricerca in strumenti che migliorano la vita quotidiana e ampliano le opportunità di partecipazione alla vita sociale. È su questo terreno che intelligenza artificiale e tecnologie assistive possono contribuire a un progresso orientato all’autonomia, alla dignità e alle possibilità di scelta delle persone. STS Forum 2026 Dario
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EuAReman 2026: ​primo workshop Europa-Africa sul Remanufacturing
EuAReman 2026: ​primo workshop Europa-Africa sul Remanufacturing

Venerdì 9 ottobre, a Palermo, una giornata aperta gratuitamente alle aziende per costruire nuove collaborazioni tra Europa e Africa.

ARTES 4.0 invita le imprese alla giornata conclusiva di EuAReman - 1st International Europe-Africa Workshop on Remanufacturing, dedicata al confronto tra ricerca e industria sulle opportunità della rigenerazione industriale. L’appuntamento è a Palazzo Chiaramonte-Steri, Piazza Marina 60, Palermo, con lavori in programma dalle 8:30 alle 17:00. Le aziende potranno incontrare imprese, ricercatori e organizzazioni dei due continenti, approfondire strumenti di supporto all’innovazione e confrontarsi su competenze, finanziamenti e modelli di business. Per ARTES 4.0, questo dialogo ha un valore strategico. La Sicilia è una frontiera tecnologica tra Europa e Africa, un punto di accesso a conoscenze, infrastrutture e collaborazioni capaci di sostenere nuovi percorsi di sviluppo. Avvicinare le aziende africane alle tecnologie e costruire progetti insieme alle imprese europee significa dare prospettive concrete alla cooperazione industriale. Il programma di venerdì 9 ottobre
  • 8:30–10:00: apertura e introduzione ai lavori.
  • 10:00–13:00: sviluppo delle competenze, formazione e finanziamenti.
  • 14:00–15:30: modelli di business e trasferimento verso il mercato.
  • 15:30–17:00: comunicazione e adozione sociale del remanufacturing.
Nella sessione della mattina interverrà, alle 11:50, il Prof. Adriano Fagiolini, Responsabile del Macronodo UniPA@ARTES 4.0. ARTES 4.0 sostiene l’iniziativa attraverso il patrocinio e la collaborazione all’organizzazione, insieme al CNR, all’Università di Palermo e alla Società Italiana di Remanufacturing. Il Centro parteciperà anche ai saluti di apertura del Congresso, mercoledì 7 ottobre, con Enza Spadoni, Responsabile ARTES a Palermo e il Presidente Antonio Frisoli. L’accesso gratuito è riservato alla sola giornata di venerdì 9 ottobre. Per partecipare, invia la richiesta attraverso il modulo dedicato: RICHIEDI L’ACCESSO GRATUITO Consulta il programma completo
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IL CASO ALILASER | Storie di innovazione: le imprese che evolvono, le storie che ispirano
IL CASO ALILASER | Storie di innovazione: le imprese che evolvono, le storie che ispirano

Come si digitalizza un’impresa manifatturiera che ha già investito in macchinari e automazione, ma gestisce le informazioni attraverso strumenti separati? È la domanda da cui è partito il progetto sviluppato da Alilaser con ARTES 4.0 e AIM. Il risultato è una piattaforma gestionale costruita attorno ai processi dell’azienda: dalla formulazione dell’offerta alla pianificazione delle lavorazioni, fino alla spedizione e alla preparazione dei dati per la fatturazione.

Il problema: macchine evolute, informazioni frammentate

Alilaser è un’impresa di Pontedera specializzata nel taglio laser. Negli anni ha ampliato la propria capacità produttiva e investito in macchinari, automazione industriale e sistemi di magazzino. La crescita ha reso più evidente un limite organizzativo: le diverse fasi del lavoro erano supportate da applicativi e procedure che non componevano un quadro unitario. Un preventivo, un disegno tecnico, la disponibilità del materiale e il carico di una macchina sono informazioni strettamente collegate. Se rimangono distribuite tra strumenti distinti, ricostruire lo stato di una commessa richiede passaggi manuali e confronti tra reparti. Diventa più complesso anche misurare i tempi effettivi di lavorazione, valutare i costi e usare i dati raccolti per formulare offerte successive. A questa esigenza si è aggiunto il passaggio generazionale. Per Alilaser, trasferire l’esperienza maturata in azienda dentro procedure e strumenti condivisi significava conservare la qualità del lavoro e, allo stesso tempo, dare alla nuova gestione una base informativa più solida per decidere. IL CASO ALILASER | Storie di innovazione: le imprese che evolvono, le storie che ispirano

Dall’analisi dei processi ai requisiti della piattaforma

Il percorso avviato con ARTES 4.0 ha preso le mosse dallo studio di fattibilità della piattaforma operativa. L’analisi ha seguito il ciclo della commessa e messo a confronto le esigenze espresse dalla direzione con le attività svolte nei reparti: acquisizione della richiesta, preventivazione, definizione tecnica, programmazione, lavorazione e consegna. Questa ricognizione è un passaggio tecnico decisivo. Prima di automatizzare un’attività occorre stabilire quali informazioni la avviano, chi le modifica, quali decisioni ne dipendono e dove si interrompe il flusso dei dati. Il lavoro sui requisiti ha permesso di progettare moduli coerenti con le responsabilità degli utenti commerciali, tecnici e produttivi, anziché trasferire le procedure esistenti in un nuovo software senza rivederle. AIM, Socio di ARTES 4.0 e partner tecnologico del progetto, ha svolto l’analisi funzionale e sviluppato la soluzione per Alilaser. La progettazione ha previsto il confronto con i referenti aziendali, la definizione dell’architettura e delle interfacce e il rilascio progressivo delle funzionalità da verificare con gli utenti.

Un sistema che segue il ciclo della commessa

La piattaforma ERP personalizzata riunisce in un ambiente applicativo le informazioni che accompagnano una lavorazione. Le anagrafiche di clienti e fornitori si collegano a ordini e preventivi; i disegni e i cicli di lavorazione definiscono materiali, operazioni e tempi; le commesse alimentano la pianificazione delle attività produttive. Il sistema comprende funzioni dedicate all’organizzazione degli ordini, al nesting delle lamiere, alla schedulazione della produzione e all’assegnazione delle lavorazioni agli operatori. La gestione prosegue con i materiali in entrata e in uscita, le lavorazioni esterne, i documenti di trasporto e i dati necessari alla fatturazione. L’obiettivo dell’architettura è fare in modo che ogni fase utilizzi e aggiorni informazioni condivise, riducendo la necessità di ricostruirle a posteriori. Un aspetto del progetto riguarda il collegamento tra gestione amministrativa e attività di fabbrica. La mappatura di macchine, materiali e lavorazioni consente di leggere le commesse anche in termini di capacità disponibile e carico produttivo. Nel disegno funzionale, la rilevazione dei tempi effettivi attraverso codici associati a macchine e lavorazioni offre una base per confrontare la pianificazione con quanto avviene in produzione e affinare le stime dei costi.

L’algoritmo al servizio delle decisioni

Al centro della soluzione descritta nel video c’è un algoritmo proprietario realizzato da AIM su misura per Alilaser, destinato a organizzare i flussi produttivi interni. Il valore della piattaforma non risiede soltanto nell’esecuzione delle singole operazioni: i dati generati lungo il processo diventano consultabili in un contesto comune, utile per seguire l’avanzamento delle commesse e individuare tempestivamente le criticità. La scelta di un software personalizzato comporta un impegno di sviluppo e una manutenzione continuativa. Risponde, però, alla necessità di adattare le funzioni alle lavorazioni, ai ruoli e alle priorità dell’impresa. Nel caso di Alilaser, il progetto ha cercato di trasformare conoscenze maturate sul campo in regole operative accessibili e aggiornabili. I materiali disponibili descrivono le funzionalità e i benefici osservati dai protagonisti; non riportano indicatori quantitativi che permettano di misurare l’incremento di produttività.

Il ruolo di ARTES 4.0 nel trasferimento tecnologico

Alilaser è l’impresa beneficiaria del percorso; AIM è il socio che ha apportato le competenze di analisi e sviluppo software. ARTES 4.0 ha reso possibile l’incontro tra il fabbisogno industriale e le competenze della propria rete, accompagnando la definizione di una soluzione legata ai processi reali dell’azienda. È il ruolo di trasferimento tecnologico che il Centro di Competenza svolge a favore delle imprese: partire da una criticità concreta, esaminarla con competenze specialistiche e tradurre l’analisi in un progetto applicabile. Nel caso di Alilaser, la digitalizzazione riguarda tanto il software quanto la capacità di rendere leggibile l’intero ciclo produttivo, dall’offerta alla consegna. Il progetto rientra nei servizi agevolati erogati da ARTES 4.0 nell’ambito del PNRR, Missione 4, Componente 2, Investimento 2.3, con risorse messe a disposizione dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Mostra come un’impresa manifatturiera possa costruire nuovi strumenti di governo dei processi a partire dal proprio patrimonio di competenze e dalle esigenze quotidiane della produzione.
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Il trasferimento tecnologico che funziona: al MIMIT i dati sull’attività dei Competence Center italiani
Il trasferimento tecnologico che funziona: al MIMIT i dati sull’attività dei Competence Center italiani
Il 28 settembre 2026 nella Sala degli Arazzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sono stati presentati i risultati dell’azione di trasferimento tecnologico e formazione realizzata con le imprese italiane, nell’ambito della misura PNRR M4C2 Inv. 2.3. L’appuntamento, dal titolo «Competence Center Impatti e Best Practice nel Tech Transfer: dal PNRR alle nuove progettualità», ha messo a confronto istituzioni, centri di competenza e imprese sul tema del trasferimento tecnologico in Italia e sulla sua evoluzione oltre l’orizzonte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Sono stati resi pubblici i dati raccolti presso le aziende che hanno beneficiato dei servizi dei Centri: una rilevazione condotta dall’Università di Padova con il Consiglio Nazionale delle Ricerche tra settembre 2025 e giugno 2026, attraverso circa 1.200 questionari e interviste dirette alle imprese e agli stessi Centri. Una misurazione indipendente degli impatti sui processi produttivi, sulle competenze interne e sulla capacità di innovare delle imprese. Alcuni degli elementi emersi:
  • I 180 milioni di euro di aiuti concessi alle imprese hanno attivato progetti e servizi per 320 milioni: un effetto leva di 1,8 euro per ogni euro pubblico;
  • 700 servizi di orientamento, formazione e innovazione erogati alle imprese, per l’84% PMI; 733 le imprese beneficiarie dei bandi per ricerca e innovazione;
  • 000 persone formate in 1.460 percorsi, per oltre 1,1 milioni di ore-persona; 1.550 eventi gratuiti di orientamento che hanno raggiunto 40.000 imprese;
  • Il 93,3% delle imprese ha dichiarato che l’intervento ha fatto la differenza e una su quattro non avrebbe realizzato affatto l’iniziativa senza il Competence Center;
  • Il 70% delle imprese ha continuato ad alzare in autonomia il livello di maturità tecnologica raggiunto con il Centro: l’effetto è proseguito oltre il progetto;
  • Giudizio positivo su tutti i servizi (nessuno sotto il 4,2 su 5) e il 96,2% delle imprese potrebbe tornare a rivolgersi ai Centri nei prossimi tre anni.
È emerso inoltre un dato di sistema: a fronte di 114 milioni di euro di bandi emessi, il fabbisogno espresso dalle imprese ha superato i 211 milioni. In un’ottica futura, il vincolo non sarà quindi la domanda, ma la capacità di risposta, che dovrà mantenersi efficace. Attraverso i Competence Center, gli incentivi del PNRR hanno riguardato primariamente le persone e la crescita di competenze, oltre alla realizzazione di progetti pilota attraverso l’impiego di tecnologie 4.0, e lo hanno fatto in relazione a tecnologie che stanno ridisegnando la manifattura: intelligenza artificiale applicata ai processi, gemelli digitali, IoT industriale e analisi dei dati di produzione, robotica collaborativa, cybersicurezza, manifattura additiva, tecnologie per la sostenibilità e l’efficienza. Ogni Centro ha costruito un modello di trasferimento sulle singole filiere, sulle specializzazioni e sul tessuto produttivo del proprio territorio, operando però all’interno di un catalogo comune di servizi condiviso da tutta la rete. Le imprese che si sono rivolte a più di un Centro lo hanno fatto soprattutto per competenze tecnologiche specifiche ed esigenze di progetto: una conferma che gli otto Centri funzionano come una rete nazionale, non esclusivamente come presidi territoriali. In questa direzione è andata anche la firma, avvenuta nel corso dell’incontro, dell’Associazione Competence Center Italia. Associazione competence center Chi è intervenuto Hanno aperto i lavori Valentino Valentini, Viceministro delle Imprese e del Made in Italy, e Marco Calabrò, Capo del Dipartimento per le politiche e per le imprese del MIMIT, seguiti da Raffaele Spallone, Dirigente della Divisione II - Politiche per la digitalizzazione delle imprese, l’innovazione e l’analisi dei settori produttivi. I risultati della ricerca sono stati illustrati da Eleonora Di Maria, Presidente CdG SMACT Competence Center, Prof.ssa ordinaria di Economia e gestione delle imprese dell'Università di Padova e da Andrea Filippetti, Dirigente di Ricerca del CNR - Istituto sui Sistemi Territoriali e di Governo. È seguita la voce diretta delle imprese, con Marco Nocivelli, Vicepresidente di Confindustria con delega alle Politiche Industriali e Made in Italy, Marco Grillo, Vice Direttore Generale di Ansaldo Energia, Guido Perricone Project Financing and Institutional Relations Manager Brembo, Francesco Crupi, Group General Manager di Poggipolini, e Matteo Careddu, COO e Co-Founder di Ohmspace, Cosimo Musca, Italy Public Affairs Director STMicroelectronics Le conclusioni, dedicate alla strategia nazionale e al ruolo dei Competence Center nel trasferimento tecnologico oltre l’orizzonte del PNRR, sono state affidate a Davide Amorosi, Vice Capo di Gabinetto Vicario del MIMIT. I lavori si sono chiusi con la firma dell’Associazione Competence Center Italia e un momento di networking. L’appuntamento è stato aperto ai giornalisti e agli operatori dell’informazione, oltre che alle imprese interessate a conoscere i servizi della rete e le opportunità ancora disponibili. È stato possibile confrontarsi direttamente con i referenti degli otto Competence Center e con le aziende che ne hanno già beneficiato. Gli otto Competence Center: ARTES 4.0, BI-REX, CIM, Cyber 4.0, MADE4.0, MedITech, SMACT, START 4.0.
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ARTES 4.0 ai centisti di Pontedera: ricerca e imprese a pochi passi dalle vostre scuole
ARTES 4.0 ai centisti di Pontedera: ricerca e imprese a pochi passi dalle vostre scuole

Un cento scritto sul diploma racconta molte ore di studio e apre a una domanda: quale strada percorrere dopo la maturità? A Villa Crastan, a Pontedera, la cerimonia dedicata ai ragazzi e alle ragazze delle scuole superiori di Pontedera e della Valdera che hanno superato l’esame di Stato con 100 o 100 e lode, ha affiancato al riconoscimento del risultato uno sguardo sulle opportunità offerte dal territorio.

Il giardino della storica villa ha ospitato la tradizionale premiazione dei centisti, alla presenza degli studenti, delle famiglie e dei rappresentanti dei Comuni di residenza. I premiati sono stati 66, in maggioranza ragazze, provenienti da diversi centri della Valdera. La consegna delle pergamene, celebrata da oltre vent’anni, ha riunito dirigenti scolastici, docenti, amministratori e alcune delle realtà che animano il sistema locale della ricerca e della formazione, tra cui il Centro di Competenza ARTES 4.0. Accanto ai voti e ai nomi dei premiati è emersa così una domanda: che cosa può offrire il territorio a chi, conclusa la scuola, deve scegliere dove studiare, lavorare o mettere alla prova le proprie capacità?

ARTES 4.0 e il legame con Pontedera

Centisti 2026

A portare il punto di vista di ARTES 4.0 è stata Clementina Cruceli, Coordinatrice e Vicedirettrice Esecutiva del Centro di Competenza. Il suo intervento è partito da una vicenda personale legata alla storia scientifica del territorio: gli studi in Ingegneria Biomedica a Pisa, la formazione e il lavoro alla Scuola Superiore Sant’Anna, fino all’incarico assunto in ARTES 4.0. Il percorso raccontato ai neodiplomati mostra come Pontedera possa offrire le condizioni per costruire una carriera scientifica e professionale, valorizzando competenze maturate nelle scuole, nelle università, nei laboratori e nelle imprese locali.

ARTES 4.0 è uno degli otto Centri di Competenza italiani nati, nell’ambito del Piano Industria 4.0, per accompagnare le imprese nell’adozione delle tecnologie digitali avanzate. La collocazione della sede nel territorio pontederese deriva dalla concentrazione, in uno spazio ristretto ma incredibilmente prolifico, di competenze nella robotica, nell’intelligenza artificiale, nella bioingegneria, nel design e nei processi industriali. Un patrimonio che colloca l’area tra i principali poli italiani dedicati allo sviluppo e all’applicazione delle tecnologie avanzate.

Clementina Cruceli ha descritto questo sistema attraverso il concetto di Innovation Mile: un miglio dell’innovazione nel quale convivono Il Centro di Competenza ARTES 4.0, l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, l’incubatore Pont-Tech, Piaggio, imprese tecnologiche, startup fondate da giovani imprenditori e realtà formative come l’Istituto Modartech.

La forza dell’Innovation Mile supera la vicinanza geografica. Laboratori, aziende e percorsi di formazione alimentano una circolazione di persone e conoscenze che consente a un progetto di ricerca di incontrare un’applicazione industriale, a uno studente o a una studentessa di entrare in contatto con un’impresa e a una giovane iniziativa imprenditoriale di accedere a competenze specialistiche.

Studiare l’intelligenza artificiale per guidarne l’uso

Nel dialogo con i centisti ha trovato spazio anche l’intelligenza artificiale, spesso osservata attraverso due reazioni opposte: la paura e un entusiasmo privo di riserve. Entrambi gli atteggiamenti possono lasciare in secondo piano la comprensione reale della tecnologia. Studiare l’IA, ha spiegato Clementina Cruceli, significa imparare a riconoscerne capacità, limiti e conseguenze. Alla competenza tecnica devono affiancarsi consapevolezza, senso etico e capacità di valutare gli scopi per i quali viene impiegato uno strumento tanto potente. Per i ragazzi e le ragazze che si preparano a entrare nell’università o nel mondo del lavoro, questa alfabetizzazione attraverserà quasi ogni ambito professionale, dalla medicina alla manifattura, dalla comunicazione alla progettazione.

L’invito rivolto ai premiati e alla premiate è stato quindi a proseguire la propria formazione mantenendo lo sguardo su ciò che già esiste intorno a loro. Pontedera ospita laboratori, imprese e centri nei quali la conoscenza può tradursi in tecnologie, servizi e nuovi mestieri. Il miglio evocato da Clementina Cruceli misura la breve distanza che separa le scuole da alcuni dei luoghi più avanzati della ricerca italiana e indica ai neodiplomati uno spazio vero nel quale mettere a frutto competenze, curiosità e aspirazioni.

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ARTES 4.0 ottiene la certificazione ISO 9001:2015
ARTES 4.0 ottiene la certificazione ISO 9001:2015

Il Centro di Competenza ARTES 4.0 ha ottenuto la certificazione del proprio sistema di gestione per la qualità secondo la norma ISO 9001:2015 con riferimento ai servizi ingegneristici in ambito IT e Robotica.

Rilasciata a seguito della valutazione di un organismo terzo, la certificazione attesta la conformità del sistema di gestione ai requisiti della norma internazionale. Le imprese possono utilizzare questa attestazione nella selezione e nella qualificazione di ARTES 4.0 come partner tecnologico.

Quando un’azienda affida un’attività ingegneristica, valuta le competenze tecniche e il modo in cui verrà organizzato il lavoro. Definire i requisiti del progetto, assegnare le responsabilità, verificare le attività e gestire eventuali problemi sono aspetti che incidono sulla collaborazione tra le parti. La ISO 9001:2015 stabilisce requisiti per la gestione di questi aspetti, attraverso un approccio basato sull’attenzione al cliente, sul controllo dei processi, sulla valutazione dei rischi e delle opportunità e sul miglioramento continuo.

Per ARTES 4.0, la qualità della gestione accompagna il trasferimento tecnologico: aiutare le imprese a individuare, sperimentare e adottare tecnologie coerenti con le proprie esigenze produttive. In questo lavoro, le scelte tecniche tengono conto degli obiettivi del progetto, dei vincoli operativi e delle condizioni di utilizzo delle soluzioni.

La certificazione offre alle aziende e ai loro uffici tecnici e acquisti un riferimento documentato sul sistema di gestione dei servizi ingegneristici, da affiancare alla valutazione delle competenze e dell’esperienza del Centro. ARTES ISO
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World Robot Conference 2026: la vera innovazione non sono solo i robot
World Robot Conference 2026: la vera innovazione non sono solo i robot
Chi sta guidando la corsa mondiale agli umanoidi? Alla World Robot Conference 2026 la risposta non era soltanto nelle macchine capaci di camminare, afferrare oggetti, mantenere l’equilibrio o interagire con le persone. Era anche nei volti dei loro fondatori: una nuova generazione di imprenditori con una solida preparazione scientifica e ingegneristica, diventati protagonisti di uno dei settori tecnologici più competitivi al mondo. La presenza di ARTES 4.0 come International Supporting Organization, rafforzata dagli interventi di due plenary speaker, ha avuto l’obiettivo di osservare da vicino questa trasformazione e tradurla in opportunità reali per le imprese italiane, collegando attraverso il Centro RoboCom e ricerca, trasferimento tecnologico e validazione.

ARTES 4.0 dentro il confronto internazionale

Frisoli WRC 2026Dario WRC 2026 ARTES 4.0 ha partecipato alla World Robot Conference tra le International Supporting Organizations e ha contribuito al programma scientifico con due plenary speaker, portando nel dibattito una presenza costruita su due piani collegati: il trasferimento tecnologico di ARTES 4.0 e del Centro RoboCom, e la ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Socio Fondatore del Centro di Competenza. Nella più recente edizione dello ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, la Scuola Sant’Anna si colloca al settimo posto a livello mondiale e al secondo in Europa nella Robotics Science & Engineering. Il Prof. Antonio Frisoli, Presidente di ARTES 4.0, è intervenuto con la plenary lecture “Embodied AI for Human Empowerment and Well-Being: From Intelligent Humanoids to Wearable Robots”. Il suo contributo ha spostato l’attenzione dalla sola autonomia delle macchine alla capacità dell’embodied AI di ampliare le possibilità delle persone, sostenere il movimento, favorire la riabilitazione e migliorare il benessere. “A Pechino - ha spiegato il Prof. Antonio Frisoli a margine del suo intervento - abbiamo visto quanto rapidamente l’intelligenza artificiale stia entrando nei corpi dei robot. La maturità di queste tecnologie si misura nella capacità di utilizzare nuovi foundational models l’acquisizione di nuove competenze da parte dei sistemi robotici sempre più avanzati, misurabile nella loro capacità di generalizzare a situazioni nuove e ad interagire con ambienti non strutturati e persone”. Il Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0, Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna e Chief Scientist dei Dubai Future Laboratories, ha presentato “Application Scenarios Define the Future Form of Robot Companions”. La sua tesi indica un cambio di prospettiva: non esiste una forma robotica valida per ogni bisogno. Sono gli scenari d’uso a definire il corpo, i sensi, l’interfaccia e il grado di autonomia più adatti. “Seguendo la World Robot Conference sin dalla prima edizione - ha fatto presente il Prof. Dario - il cambiamento più evidente è il passaggio dai singoli prototipi a un ecosistema capace di sviluppare, produrre e migliorare i robot con una velocità straordinaria. Il futuro non sarà però definito da un’unica forma robotica: saranno le applicazioni, gli ambienti e i bisogni delle persone a determinare il corpo, i sensi e il livello di autonomia dei robot companion”. Il Prof. Dario partecipa infatti alla World Robot Conference sin dalla prima edizione del 2015, quando l’appuntamento non aveva ancora raggiunto l’eco industriale e mediatica di oggi. Questa continuità consente di leggere la trasformazione della WRC lungo un arco di oltre dieci anni: dai prototipi di ricerca a un ecosistema nel quale tecnologia, produzione, investimenti e applicazioni si influenzano a vicenda. Il programma ha ospitato anche gli interventi dei vertici delle principali aziende di humanoid robotics. Wang Xingxing ha discusso il passaggio dagli exhibit ai prodotti, mentre Juha Röning, Vice President Research di euRobotics, ha affrontato opportunità e criticità dell’era dell’embodied AI dal punto di vista europeo. Röning ha richiamato i principi di una robotica incentrata sulla persona, sostenibile e responsabile, capace di lavorare con l’essere umano senza ridurre l’innovazione a una semplice sostituzione del lavoro.

La Formula 1 della robotica

Dal 19 al 23 agosto, il distretto tecnologico di Yizhuang a Pechino ha ospitato 373 imprese nazionali e internazionali, 3.000 prodotti e 311 novità. La dimensione internazionale ha coinvolto organizzazioni, delegazioni e partecipanti provenienti da 26 Paesi. Numeri che descrivono la scala raggiunta dalla World Robot Conference, ma che non bastano a raccontarne il valore. Per densità di ricerca, componentistica, capitali e velocità di sviluppo, la manifestazione può essere letta come una sorta di Formula 1 della robotica. Nei padiglioni si sono incontrati umanoidi, quadrupedi, mani robotiche, sensori tattili, attuatori, sistemi di visione, piattaforme di addestramento e soluzioni già pensate per la fabbrica, la logistica, la sanità, l’assistenza e i servizi. Il paragone non significa che ogni dimostrazione sia già pronta a trasformarsi in un prodotto. Come nelle competizioni più avanzate, la WRC porta tecnologie, componenti e modelli al limite delle loro prestazioni. Il vero traguardo arriva quando quel patrimonio raggiunge un ambiente reale, lavora in sicurezza e genera valore misurabile.

Una generazione di founder tecnici

World Robot Conference Pechino World Robot Conference 2026 Pechino Tra i molti elementi emersi dal WRC 2026, forse quello più significativo non riguarda tanto la varietà sorprendente di robot umanoidi in mostra o le loro prestazioni tecniche, quanto piuttosto il modello industriale che ne sta alla base. È un aspetto che rischia di passare in secondo piano rispetto allo spettacolo delle macchine, ma che ne rivela la reale portata strategica. Il dato che colpisce è che a progettare e produrre questi robot, sia l'hardware sia il software che li governa, non sono le grandi imprese manifatturiere tradizionali, pur numerose e solidissime in Cina, ma un ecosistema fitto e dinamico di startup. Si tratta di un fenomeno che la Cina ha deliberatamente coltivato, costruendo le condizioni perché nascesse e prosperasse. Queste nuove imprese sono guidate da imprenditori giovani, spesso poco più che trentenni, con una formazione accademica di altissimo livello: la maggioranza possiede un dottorato di ricerca conseguito nelle migliori università cinesi, come Tsinghua, Peking University, Zhejiang University, solo per citarne alcune, e non di rado ha maturato esperienze di studio o ricerca anche all'estero. Sono profili tecnicamente preparati, animati da una forte motivazione imprenditoriale, capaci di muoversi con naturalezza in reti internazionali di conoscenze, collaborazioni e mercati. Un secondo elemento chiave è il grado di interconnessione di questo tessuto imprenditoriale. Non si tratta di startup isolate che competono in modo frammentato, ma di un sistema reticolare in cui le imprese dialogano tra loro, condividono fornitori e competenze, e mantengono legami stretti e continuativi con il mondo accademico. Le università non sono un semplice bacino di reclutamento, ma partner attivi nella ricerca applicata, spesso incubatori diretti da cui le startup stesse hanno origine. A completare il quadro c'è un terzo fattore, altrettanto decisivo: il sostegno pubblico. Le amministrazioni cinesi, a livello centrale e locale, seguono con grande attenzione questo settore, lo considerano strategico per la competitività industriale e tecnologica del paese, e mettono in campo strumenti concreti di supporto, dagli incentivi fiscali alle infrastrutture dedicate, fino a politiche mirate di attrazione dei talenti. A questo si affianca una disponibilità di capitali coerente con l'ambizione del progetto: fondi di venture capital, capitali statali e investitori privati alimentano un flusso di risorse che consente alle startup di scalare rapidamente, senza dover attraversare le fasi di crescita lente e incerte tipiche di altri contesti. Il risultato è un modello che combina in modo efficace quattro ingredienti raramente presenti insieme con questa intensità: capitale umano di eccellenza, integrazione stretta tra ricerca e impresa, capitali abbondanti e pazienti, e una regia pubblica che orienta e accelera senza soffocare l'iniziativa privata. È questa architettura di sistema, più della singola innovazione tecnologica, a rendere la robotica umanoide cinese un caso davvero eclatante e meritevole di grande attenzione. Tra le immagini più forti della WRC 2026 non ci sono soltanto robot che ballano, corrono o ordinano oggetti. C’è dunque una platea imprenditoriale giovane che unisce conoscenza tecnica, ambizione industriale e una comunicazione diretta con investitori, istituzioni, media e nuovi talenti. Un caso ben noto è quello di Wang Xingxing, fondatore e chairman di Unitree. A 36 anni è già uno dei volti pubblici dell’industria robotica cinese. Il debutto di Unitree alla Borsa di Shanghai ha coinciso con l’apertura della Conferenza, amplificando l’attenzione su una società passata in pochi anni dai quadrupedi ai robot umanoidi e oggi impegnata a sviluppare i modelli che ne governano il comportamento. Nel programma della conferenza, Wang è intervenuto su “From Exhibits to Products: The Next Decade of the Humanoid Robot Industry”. Accanto a lui hanno trovato spazio fondatori e amministratori delegati di aziende come Galbot, RobotEra, X Square e altre realtà nate attorno all’embodied AI. È il segnale di un sistema che propone ai giovani altamente qualificati una traiettoria visibile: dalla ricerca alla startup, dalla prototipazione alla produzione, fino all’accesso ai capitali. Questi founder assumono un ruolo simile a quello delle figure più riconoscibili nello sport o nell’economia digitale: catalizzano attenzione e rendono la robotica un campo professionale aspirazionale. Dietro la notorietà ci sono anni di lavoro su meccanica, elettronica, controllo, intelligenza artificiale e processi produttivi. È proprio questa combinazione tra cultura ingegneristica e iniziativa imprenditoriale a rendere solido il fenomeno.

Dai corpi ai “cervelli” dei robot

WRC 2026WRC 2026 dettaglio La prima fase della corsa agli umanoidi ha concentrato l’attenzione sul corpo: equilibrio, locomozione, autonomia energetica, capacità di carico, destrezza delle mani e costo dei componenti. La WRC 2026 ha mostrato anche una nuova frontiera. La nuova frontiera degli investimenti si sta spostando verso il “cervello” dei robot, cioè verso i modelli capaci di trasformare percezione e istruzioni in azioni nel mondo fisico. L’embodied AI, o intelligenza artificiale incorporata, non si limita a elaborare testo e immagini. Percepisce l’ambiente, ne comprende la struttura, prevede le conseguenze di un movimento, coordina il corpo e corregge gli errori mentre svolge un’attività. In un contesto industriale o domestico non ci sono due situazioni perfettamente identiche: cambiano gli oggetti, le distanze, le persone, la luce e gli imprevisti. Da qui nasce l’attenzione per i modelli VLA, Vision-Language-Action, che collegano ciò che il robot vede, le istruzioni linguistiche e le azioni da eseguire. Il confronto si sta già estendendo ai World Models e ai World Action Models, progettati per costruire una comprensione predittiva del mondo fisico. Tatto e forza completano il quadro: una mano robotica non deve soltanto riconoscere un bicchiere, ma capire quanta pressione applicare, percepire uno scivolamento e adattare la presa. Durante la conferenza è emerso che il capitale non si concentra più soltanto sui robot completi. Si distribuisce verso modelli fondazionali, controllo, capacità di calcolo, raccolta di dati, sensori tattili e componenti critici. Wang Xingxing ha indicato i World Models come una importante area di investimento di Unitree in termini di risorse e personale.

La vera prova comincia fuori dai padiglioni

La spettacolarità degli umanoidi non nasconde le sfide da superare. Molti robot restano più convincenti durante una dimostrazione controllata che davanti alla variabilità di una linea produttiva, di un magazzino o di una casa. Affidabilità per migliaia di ore, sicurezza accanto alle persone, manutenzione, ripetibilità e ritorno dell’investimento separano un prototipo interessante da una soluzione industriale. La stessa industria cinese appare consapevole di questo passaggio. Il tema della WRC 2026, “Human-Robot Symbiosis, Production-Demand Convergence”, ha messo in relazione convivenza tra persone e robot con incontro tra offerta tecnologica e domanda reale. Non basta chiedere che cosa sappia fare una macchina. Occorre capire per chi debba lavorare, in quale ambiente, con quali livelli di autonomia e con quale valore rispetto alle alternative disponibili. Il ritmo cinese genera un’enorme quantità di tecnologie da osservare, selezionare e valutare. Proprio per questo cresce il bisogno di prove comparative, protocolli, dati e ambienti nei quali verificare prestazioni, sicurezza, usabilità e capacità di integrazione prima dell’investimento.

Antonio Frisoli WRC 2026Paolo Dario WRC 2026

Cina ed Europa: collegare punti di forza differenti

La Cina mette in campo una scala produttiva, una velocità di iterazione e una capacità di mobilitare startup, università e capitale difficili da eguagliare. L’Europa e l’Italia possiedono competenze riconosciute nella robotica incentrata sulla persona, nella sicurezza, nella qualità industriale, nella ricerca e nella validazione di tecnologie destinate a operare accanto agli esseri umani. La possibilità più interessante consiste nel collegare questi punti di forza. Le imprese italiane possono incontrare nuove piattaforme, componenti e partner industriali; l’ecosistema cinese può trovare in Italia competenze per valutare affidabilità, usabilità, conformità, integrazione e impatto nei processi reali. Il Centro RoboCom di ARTES 4.0 nasce proprio con questa funzione: mettere imprese e organizzazioni nelle condizioni di provare robot, confrontare soluzioni e misurare i risultati prima di investire. Umanoidi, quadrupedi, cobot, robot indossabili e sistemi di teleoperazione acquistano valore quando vengono esaminati sulla base di un caso d’uso, non della sola prestazione dimostrativa.

Portare l'intelligenza nel mondo fisico

La prossima rivoluzione della robotica consisterà nel portare l’intelligenza nel mondo fisico e nel trasformarla in applicazioni capaci di generare valore per le persone, l’industria e la società. La World Robot Conference 2026 mostra che la Cina sta affrontando questa corsa con velocità, scala e una nuova generazione di imprenditori tecnici. ARTES 4.0 intende trasformare l’osservazione di questo processo in collaborazioni, prove e occasioni reali per le imprese italiane. Dal World Robotics Forum emerge un ecosistema nella quale startup, università di prestigio, istituti di ricerca, produttori di componenti, piattaforme di prova, grandi gruppi industriali e investitori operano lungo lo stesso percorso. Le idee nate nei laboratori trovano soggetti disposti a trasformarle in prototipi. I prototipi incontrano fornitori di motori, giunti, batterie, sensori, telecamere e mani. Gli integratori li portano dentro scenari produttivi, mentre il capitale si distribuisce tra hardware, dati, software, infrastrutture di calcolo e applicazioni. La disponibilità di fabbriche e catene di fornitura riduce i tempi che separano una nuova soluzione dalla sua prima prova industriale.
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ARTOUR pubblica la graduatoria provvisoria del bando voucher per l’innovazione
ARTOUR pubblica la graduatoria provvisoria del bando voucher per l’innovazione
Nove proposte risultano provvisoriamente ammesse sulla dotazione di 520.000 euro. ARTES 4.0 partecipa al progetto ARTOUR come partner per il trasferimento tecnologico alle imprese. Il 17 luglio 2026 è stata pubblicata la graduatoria provvisoria del bando voucher del progetto ARTOUR – Artificial Intelligence and Robotics for Tourism, al termine dell’istruttoria di ammissibilità e della valutazione delle candidature. Il progetto è finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027 e coinvolge ARTES 4.0 nel partenariato coordinato da RAISE.

Le candidature e gli esiti della valutazione

Entro la scadenza del bando sono pervenute 26 candidature, tutte ammesse alla valutazione qualitativa dopo la verifica documentale. Sulla base dei punteggi attribuiti dalla Commissione, nove proposte progettuali risultano provvisoriamente ammesse ai sostegni, fino a esaurire la dotazione di 520.000 euro.

Le condizioni per la concessione definitiva

L’inserimento in graduatoria non equivale alla concessione definitiva dell’aiuto e, in questa fase, non attribuisce un diritto all’erogazione del voucher. L’ammissione definitiva richiede il decreto di concessione dell’Autorità di Gestione, gli adempimenti per la registrazione degli aiuti nel Registro nazionale e le altre verifiche previste dal bando. La pubblicazione sul sito del progetto ARTOUR e su quello del capofila vale come notifica agli interessati, ai sensi dell’articolo 13 del bando. La graduatoria consente alle imprese candidate di consultare l’esito della valutazione e la propria posizione. ARTES 4.0 contribuisce ad ARTOUR come Centro di Competenza partner. Il suo ruolo nell’offerta dei servizi del progetto comprende studi di fattibilità, formazione sull’uso delle tecnologie e realizzazione di Proof of Concept per le imprese dei settori turistico e culturale.
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ARTOUR propone il laser scanner per digitalizzare gli spazi del turismo e della cultura
ARTOUR propone il laser scanner per digitalizzare gli spazi del turismo e della cultura
Il servizio Test Before Invest di START 4.0 è disponibile nell’offerta del progetto ARTOUR, al quale ARTES 4.0 partecipa come partner con servizi di fattibilità, formazione e sperimentazione. Edifici storici, musei, strutture ricettive e spazi espositivi possono diventare modelli digitali tridimensionali da utilizzare per la gestione e la valorizzazione degli ambienti. Nel catalogo ARTOUR, START 4.0 propone un servizio Test Before Invest basato su Laser Scanning terrestre e Mobile Mapping, tecnologie che acquisiscono grandi quantità di dati con elevata precisione.

Una base digitale da riutilizzare nel tempo

Il rilievo produce nuvole di punti che rimangono nella disponibilità del beneficiario. Questa base informativa può sostenere attività di modellazione BIM e sviluppo di Digital Twin, la progettazione di allestimenti, la manutenzione, la valutazione dell’accessibilità e gli interventi di riqualificazione. I dati acquisiti possono alimentare anche percorsi immersivi e applicazioni di realtà virtuale e aumentata. Il servizio è modulare e adattabile a strutture di dimensioni diverse, dai grandi attrattori culturali ai musei diffusi e alle strutture ricettive, per sperimentare la tecnologia e valutarne l’impiego nei propri processi.

Il ruolo dei partner nel progetto ARTOUR

L’erogazione del servizio laser scanner è affidata a START 4.0. ARTES 4.0, partner di ARTOUR, cura nel catalogo studi di fattibilità, formazione sull’uso delle tecnologie e Proof of Concept. Le rispettive competenze compongono l’offerta di accompagnamento all’innovazione per le imprese. ARTOUR – Artificial Intelligence and Robotics for Tourism è finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027 e coordinato da RAISE. Per richiedere i servizi gratuiti le imprese devono rispettare i requisiti dell’avviso e presentare la manifestazione d’interesse entro il 31 gennaio 2027.
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