


ARTES 4.0
23/05/22 20:22
@Ricicla News, 23 maggio 2022 - Rifiuti, energia e materia prima seconda: questi i temi al centro del digital talk “AIRES energia e materiali dai rifiuti, come sostenere la transizione ecologica” che il 26 maggio dalle ore 11:00, in occasione del quarto Bioeconomy Day – la Giornata Nazionale sulla Bioeconomia organizzata dal Cluster Spring e Assobiotec – traccerà gli ultimi e più recenti sviluppi dei progetti in essere in materia di rifiuti e recupero energetico, frutto della collaborazione fra aziende e centri di ricerca italiani.
Con Leonello Trivelli, responsabile del Settore Innovazione di Scapigliato – La Fabbrica del Futuro, si approfondiranno i sistemi robotici ad assistenza ottica di ARTES 4.0. Seguirà un’intervista al Direttore Scientifico Paolo Dario. per leggere tutto l'articolo

Un cento scritto sul diploma racconta molte ore di studio e apre a una domanda: quale strada percorrere dopo la maturità? A Villa Crastan, a Pontedera, la cerimonia dedicata ai ragazzi e alle ragazze delle scuole superiori di Pontedera e della Valdera che hanno superato l’esame di Stato con 100 o 100 e lode, ha affiancato al riconoscimento del risultato uno sguardo sulle opportunità offerte dal territorio.
Il giardino della storica villa ha ospitato la tradizionale premiazione dei centisti, alla presenza degli studenti, delle famiglie e dei rappresentanti dei Comuni di residenza. I premiati sono stati 66, in maggioranza ragazze, provenienti da diversi centri della Valdera. La consegna delle pergamene, celebrata da oltre vent’anni, ha riunito dirigenti scolastici, docenti, amministratori e alcune delle realtà che animano il sistema locale della ricerca e della formazione, tra cui il Centro di Competenza ARTES 4.0. Accanto ai voti e ai nomi dei premiati è emersa così una domanda: che cosa può offrire il territorio a chi, conclusa la scuola, deve scegliere dove studiare, lavorare o mettere alla prova le proprie capacità?
A portare il punto di vista di ARTES 4.0 è stata Clementina Cruceli, Coordinatrice e Vicedirettrice Esecutiva del Centro di Competenza. Il suo intervento è partito da una vicenda personale legata alla storia scientifica del territorio: gli studi in Ingegneria Biomedica a Pisa, la formazione e il lavoro alla Scuola Superiore Sant’Anna, fino all’incarico assunto in ARTES 4.0. Il percorso raccontato ai neodiplomati mostra come Pontedera possa offrire le condizioni per costruire una carriera scientifica e professionale, valorizzando competenze maturate nelle scuole, nelle università, nei laboratori e nelle imprese locali.
ARTES 4.0 è uno degli otto Centri di Competenza italiani nati, nell’ambito del Piano Industria 4.0, per accompagnare le imprese nell’adozione delle tecnologie digitali avanzate. La collocazione della sede nel territorio pontederese deriva dalla concentrazione, in uno spazio ristretto ma incredibilmente prolifico, di competenze nella robotica, nell’intelligenza artificiale, nella bioingegneria, nel design e nei processi industriali. Un patrimonio che colloca l’area tra i principali poli italiani dedicati allo sviluppo e all’applicazione delle tecnologie avanzate.
Clementina Cruceli ha descritto questo sistema attraverso il concetto di Innovation Mile: un miglio dell’innovazione nel quale convivono Il Centro di Competenza ARTES 4.0, l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, l’incubatore Pont-Tech, Piaggio, imprese tecnologiche, startup fondate da giovani imprenditori e realtà formative come l’Istituto Modartech.
La forza dell’Innovation Mile supera la vicinanza geografica. Laboratori, aziende e percorsi di formazione alimentano una circolazione di persone e conoscenze che consente a un progetto di ricerca di incontrare un’applicazione industriale, a uno studente o a una studentessa di entrare in contatto con un’impresa e a una giovane iniziativa imprenditoriale di accedere a competenze specialistiche.
Nel dialogo con i centisti ha trovato spazio anche l’intelligenza artificiale, spesso osservata attraverso due reazioni opposte: la paura e un entusiasmo privo di riserve. Entrambi gli atteggiamenti possono lasciare in secondo piano la comprensione reale della tecnologia. Studiare l’IA, ha spiegato Clementina Cruceli, significa imparare a riconoscerne capacità, limiti e conseguenze. Alla competenza tecnica devono affiancarsi consapevolezza, senso etico e capacità di valutare gli scopi per i quali viene impiegato uno strumento tanto potente. Per i ragazzi e le ragazze che si preparano a entrare nell’università o nel mondo del lavoro, questa alfabetizzazione attraverserà quasi ogni ambito professionale, dalla medicina alla manifattura, dalla comunicazione alla progettazione.
L’invito rivolto ai premiati e alla premiate è stato quindi a proseguire la propria formazione mantenendo lo sguardo su ciò che già esiste intorno a loro. Pontedera ospita laboratori, imprese e centri nei quali la conoscenza può tradursi in tecnologie, servizi e nuovi mestieri. Il miglio evocato da Clementina Cruceli misura la breve distanza che separa le scuole da alcuni dei luoghi più avanzati della ricerca italiana e indica ai neodiplomati uno spazio vero nel quale mettere a frutto competenze, curiosità e aspirazioni.

Il Centro di Competenza ARTES 4.0 ha ottenuto la certificazione del proprio sistema di gestione per la qualità secondo la norma ISO 9001:2015 con riferimento ai servizi ingegneristici in ambito IT e Robotica.
Rilasciata a seguito della valutazione di un organismo terzo, la certificazione attesta la conformità del sistema di gestione ai requisiti della norma internazionale. Le imprese possono utilizzare questa attestazione nella selezione e nella qualificazione di ARTES 4.0 come partner tecnologico.
Quando un’azienda affida un’attività ingegneristica, valuta le competenze tecniche e il modo in cui verrà organizzato il lavoro. Definire i requisiti del progetto, assegnare le responsabilità, verificare le attività e gestire eventuali problemi sono aspetti che incidono sulla collaborazione tra le parti. La ISO 9001:2015 stabilisce requisiti per la gestione di questi aspetti, attraverso un approccio basato sull’attenzione al cliente, sul controllo dei processi, sulla valutazione dei rischi e delle opportunità e sul miglioramento continuo.
Per ARTES 4.0, la qualità della gestione accompagna il trasferimento tecnologico: aiutare le imprese a individuare, sperimentare e adottare tecnologie coerenti con le proprie esigenze produttive. In questo lavoro, le scelte tecniche tengono conto degli obiettivi del progetto, dei vincoli operativi e delle condizioni di utilizzo delle soluzioni.
La certificazione offre alle aziende e ai loro uffici tecnici e acquisti un riferimento documentato sul sistema di gestione dei servizi ingegneristici, da affiancare alla valutazione delle competenze e dell’esperienza del Centro.


ARTES 4.0 ha partecipato alla World Robot Conference tra le International Supporting Organizations e ha contribuito al programma scientifico con due plenary speaker, portando nel dibattito una presenza costruita su due piani collegati: il trasferimento tecnologico di ARTES 4.0 e del Centro RoboCom, e la ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Socio Fondatore del Centro di Competenza. Nella più recente edizione dello ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, la Scuola Sant’Anna si colloca al settimo posto a livello mondiale e al secondo in Europa nella Robotics Science & Engineering.
Il Prof. Antonio Frisoli, Presidente di ARTES 4.0, è intervenuto con la plenary lecture “Embodied AI for Human Empowerment and Well-Being: From Intelligent Humanoids to Wearable Robots”. Il suo contributo ha spostato l’attenzione dalla sola autonomia delle macchine alla capacità dell’embodied AI di ampliare le possibilità delle persone, sostenere il movimento, favorire la riabilitazione e migliorare il benessere.
“A Pechino - ha spiegato il Prof. Antonio Frisoli a margine del suo intervento - abbiamo visto quanto rapidamente l’intelligenza artificiale stia entrando nei corpi dei robot. La maturità di queste tecnologie si misura nella capacità di utilizzare nuovi foundational models l’acquisizione di nuove competenze da parte dei sistemi robotici sempre più avanzati, misurabile nella loro capacità di generalizzare a situazioni nuove e ad interagire con ambienti non strutturati e persone”.
Il Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0, Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna e Chief Scientist dei Dubai Future Laboratories, ha presentato “Application Scenarios Define the Future Form of Robot Companions”. La sua tesi indica un cambio di prospettiva: non esiste una forma robotica valida per ogni bisogno. Sono gli scenari d’uso a definire il corpo, i sensi, l’interfaccia e il grado di autonomia più adatti.
“Seguendo la World Robot Conference sin dalla prima edizione - ha fatto presente il Prof. Dario - il cambiamento più evidente è il passaggio dai singoli prototipi a un ecosistema capace di sviluppare, produrre e migliorare i robot con una velocità straordinaria. Il futuro non sarà però definito da un’unica forma robotica: saranno le applicazioni, gli ambienti e i bisogni delle persone a determinare il corpo, i sensi e il livello di autonomia dei robot companion”.
Il Prof. Dario partecipa infatti alla World Robot Conference sin dalla prima edizione del 2015, quando l’appuntamento non aveva ancora raggiunto l’eco industriale e mediatica di oggi. Questa continuità consente di leggere la trasformazione della WRC lungo un arco di oltre dieci anni: dai prototipi di ricerca a un ecosistema nel quale tecnologia, produzione, investimenti e applicazioni si influenzano a vicenda.
Il programma ha ospitato anche gli interventi dei vertici delle principali aziende di humanoid robotics. Wang Xingxing ha discusso il passaggio dagli exhibit ai prodotti, mentre Juha Röning, Vice President Research di euRobotics, ha affrontato opportunità e criticità dell’era dell’embodied AI dal punto di vista europeo. Röning ha richiamato i principi di una robotica incentrata sulla persona, sostenibile e responsabile, capace di lavorare con l’essere umano senza ridurre l’innovazione a una semplice sostituzione del lavoro.
Tra i molti elementi emersi dal WRC 2026, forse quello più significativo non riguarda tanto la varietà sorprendente di robot umanoidi in mostra o le loro prestazioni tecniche, quanto piuttosto il modello industriale che ne sta alla base. È un aspetto che rischia di passare in secondo piano rispetto allo spettacolo delle macchine, ma che ne rivela la reale portata strategica. Il dato che colpisce è che a progettare e produrre questi robot, sia l'hardware sia il software che li governa, non sono le grandi imprese manifatturiere tradizionali, pur numerose e solidissime in Cina, ma un ecosistema fitto e dinamico di startup. Si tratta di un fenomeno che la Cina ha deliberatamente coltivato, costruendo le condizioni perché nascesse e prosperasse.
Queste nuove imprese sono guidate da imprenditori giovani, spesso poco più che trentenni, con una formazione accademica di altissimo livello: la maggioranza possiede un dottorato di ricerca conseguito nelle migliori università cinesi, come Tsinghua, Peking University, Zhejiang University, solo per citarne alcune, e non di rado ha maturato esperienze di studio o ricerca anche all'estero. Sono profili tecnicamente preparati, animati da una forte motivazione imprenditoriale, capaci di muoversi con naturalezza in reti internazionali di conoscenze, collaborazioni e mercati.
Un secondo elemento chiave è il grado di interconnessione di questo tessuto imprenditoriale. Non si tratta di startup isolate che competono in modo frammentato, ma di un sistema reticolare in cui le imprese dialogano tra loro, condividono fornitori e competenze, e mantengono legami stretti e continuativi con il mondo accademico. Le università non sono un semplice bacino di reclutamento, ma partner attivi nella ricerca applicata, spesso incubatori diretti da cui le startup stesse hanno origine.
A completare il quadro c'è un terzo fattore, altrettanto decisivo: il sostegno pubblico. Le amministrazioni cinesi, a livello centrale e locale, seguono con grande attenzione questo settore, lo considerano strategico per la competitività industriale e tecnologica del paese, e mettono in campo strumenti concreti di supporto, dagli incentivi fiscali alle infrastrutture dedicate, fino a politiche mirate di attrazione dei talenti. A questo si affianca una disponibilità di capitali coerente con l'ambizione del progetto: fondi di venture capital, capitali statali e investitori privati alimentano un flusso di risorse che consente alle startup di scalare rapidamente, senza dover attraversare le fasi di crescita lente e incerte tipiche di altri contesti.
Il risultato è un modello che combina in modo efficace quattro ingredienti raramente presenti insieme con questa intensità: capitale umano di eccellenza, integrazione stretta tra ricerca e impresa, capitali abbondanti e pazienti, e una regia pubblica che orienta e accelera senza soffocare l'iniziativa privata. È questa architettura di sistema, più della singola innovazione tecnologica, a rendere la robotica umanoide cinese un caso davvero eclatante e meritevole di grande attenzione.
Tra le immagini più forti della WRC 2026 non ci sono soltanto robot che ballano, corrono o ordinano oggetti. C’è dunque una platea imprenditoriale giovane che unisce conoscenza tecnica, ambizione industriale e una comunicazione diretta con investitori, istituzioni, media e nuovi talenti.
Un caso ben noto è quello di Wang Xingxing, fondatore e chairman di Unitree. A 36 anni è già uno dei volti pubblici dell’industria robotica cinese. Il debutto di Unitree alla Borsa di Shanghai ha coinciso con l’apertura della Conferenza, amplificando l’attenzione su una società passata in pochi anni dai quadrupedi ai robot umanoidi e oggi impegnata a sviluppare i modelli che ne governano il comportamento.
Nel programma della conferenza, Wang è intervenuto su “From Exhibits to Products: The Next Decade of the Humanoid Robot Industry”. Accanto a lui hanno trovato spazio fondatori e amministratori delegati di aziende come Galbot, RobotEra, X Square e altre realtà nate attorno all’embodied AI. È il segnale di un sistema che propone ai giovani altamente qualificati una traiettoria visibile: dalla ricerca alla startup, dalla prototipazione alla produzione, fino all’accesso ai capitali.
Questi founder assumono un ruolo simile a quello delle figure più riconoscibili nello sport o nell’economia digitale: catalizzano attenzione e rendono la robotica un campo professionale aspirazionale. Dietro la notorietà ci sono anni di lavoro su meccanica, elettronica, controllo, intelligenza artificiale e processi produttivi. È proprio questa combinazione tra cultura ingegneristica e iniziativa imprenditoriale a rendere solido il fenomeno.

La prima fase della corsa agli umanoidi ha concentrato l’attenzione sul corpo: equilibrio, locomozione, autonomia energetica, capacità di carico, destrezza delle mani e costo dei componenti. La WRC 2026 ha mostrato anche una nuova frontiera. La nuova frontiera degli investimenti si sta spostando verso il “cervello” dei robot, cioè verso i modelli capaci di trasformare percezione e istruzioni in azioni nel mondo fisico.
L’embodied AI, o intelligenza artificiale incorporata, non si limita a elaborare testo e immagini. Percepisce l’ambiente, ne comprende la struttura, prevede le conseguenze di un movimento, coordina il corpo e corregge gli errori mentre svolge un’attività. In un contesto industriale o domestico non ci sono due situazioni perfettamente identiche: cambiano gli oggetti, le distanze, le persone, la luce e gli imprevisti.
Da qui nasce l’attenzione per i modelli VLA, Vision-Language-Action, che collegano ciò che il robot vede, le istruzioni linguistiche e le azioni da eseguire. Il confronto si sta già estendendo ai World Models e ai World Action Models, progettati per costruire una comprensione predittiva del mondo fisico. Tatto e forza completano il quadro: una mano robotica non deve soltanto riconoscere un bicchiere, ma capire quanta pressione applicare, percepire uno scivolamento e adattare la presa.
Durante la conferenza è emerso che il capitale non si concentra più soltanto sui robot completi. Si distribuisce verso modelli fondazionali, controllo, capacità di calcolo, raccolta di dati, sensori tattili e componenti critici. Wang Xingxing ha indicato i World Models come una importante area di investimento di Unitree in termini di risorse e personale.



What if companies could test a robot before integrating it into their operations?
They could measure its performance, safety, usability and operational impact. They could determine whether a robotics or artificial intelligence solution can improve a process, automate repetitive tasks or support service delivery. They could also evaluate how a robot should be designed, in terms of form, interaction and user experience, to ensure effective integration into human and organisational environments.
These are the objectives behind the new ARTES 4.0 Center on Robot Companions (RoboCom), a facility dedicated to the experimentation, evaluation and applied design of humanoid and animaloid robots, drones, robotic interfaces and immersive systems. All technologies are physically available on-site for testing, development and validation.
Already operational and located at the ARTES 4.0 headquarters on Viale Piaggio in Pontedera, RoboCom will be officially inaugurated in autumn 2026.
With an area of approximately 520 square metres, more than 25 pieces of advanced equipment and a total investment of €1.2 million, RoboCom is the first centre of its kind in Italy and among the few in Europe entirely dedicated to the applied experimentation of companion robotics and AI-powered systems for perception, control, interaction, data analysis and decision support.
The Center is designed to help companies, public bodies and organisations move from curiosity about robotics to evidence-based decision-making. By testing robots before adoption and measuring their impact before investment, organisations can significantly reduce the technological, economic and operational risks associated with introducing new robotic solutions. RoboCom focuses on technologies that have already reached a high level of maturity and are ready to be integrated into real operational processes.
Beyond technical validation, RoboCom addresses a broader challenge: ensuring the quality, reliability and responsible use of robotics and AI systems.
Each solution is assessed not only for the performance it can deliver, but also for its traceability, transparency, governance and operational controllability. The objective is to ensure that robots and intelligent systems can be introduced into real-world environments safely, responsibly and in compliance with ethical, professional and regulatory principles.
This assurance function represents one of RoboCom’s distinctive features and positions the Center as an advanced technology-transfer facility for companion robotics and artificial intelligence.
RoboCom is part of ARTES 4.0, the national Competence Center selected by the Italian Ministry of Enterprises and Made in Italy and specialised in robotics and AI. Companies therefore gain access to the expertise and research capabilities of ARTES 4.0’s nationwide ecosystem, including those of the Sant’Anna School of Advanced Studies, a founding member of the Competence Center and an international reference point in robotics, biorobotics, artificial intelligence and human-machine interaction.
In the latest edition of the ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, Sant’Anna ranked seventh worldwide and second in Europe in Robotics Science & Engineering.
RoboCom provides a technological infrastructure capable of simulating a wide range of application scenarios, including:
One of RoboCom’s defining characteristics is its technological neutrality. The infrastructure is not tied to any specific manufacturer or platform, enabling comparative evaluation across different technologies, configurations and use cases.
This allows organisations to base investment decisions on objective and comparable data, selecting the solutions that best match their operational requirements.
Alongside technology testing, RoboCom develops applied research and design activities focused on the concept of robotic companionship.
The Center evaluates aspects such as form, behaviour, movement, interfaces, autonomy levels, perceived safety and contextual fit. The goal is to understand not only whether a robot functions correctly, but whether it can be effectively accepted and integrated into the environments where it will operate.
Particular attention is devoted to user experience, trust, interaction quality and the robot’s ability to fit seamlessly into existing processes without introducing unnecessary complexity.
Companion robotics raises questions that go far beyond technology, encompassing ethics, philosophy, social acceptance, responsibility and organisational impact.
For this reason, RoboCom combines technical assessment with interdisciplinary expertise capable of evaluating the broader implications of deploying intelligent systems. Every application can be analysed in relation to the human and social contexts in which it will be introduced.
It is further enriched by the connection with the Robo-Philosophy Group at the Sant’Anna School of Advanced Studies, which recently launched the Seasonal School Robo-Philosophy: Dimensions of Co-Agency, dedicated to exploring the philosophical, political, social and ethical dimensions of collaboration between humans and robotic systems.
ARTES 4.0 approaches innovation as a process that combines scientific excellence, technological capability, regulatory awareness and social responsibility. RoboCom has therefore been created not only to verify whether a technology works, but also to determine whether it can be adopted safely, responsibly and sustainably.
RoboCom is part of a broader network of facilities that strengthens ARTES 4.0’s capacity to support companies throughout Italy.
Alongside the headquarters in Pontedera, the Center is connected to facilities in Palermo, Olbia and Jesi. It also contributes to the Joint Lab established with CIM in Turin, dedicated to robotics for manufacturing industries, while supporting additional international initiatives aimed at expanding technology-transfer services on a global scale.
«With the Center on Robot Companions - underlines Prof. Paolo Dario, Scientific Director of ARTES 4.0 - a new phase opens for technology transfer in our territory. Pontedera has always been a place where industry, research and a vision of the future meet: from its great manufacturing tradition to the birth of internationally renowned scientific expertise in robotics. This Centre gathers that legacy and projects it towards the frontier of robots entering workplaces, services and everyday life. And it has chosen to do so through an open infrastructure that allows companies to approach robotics with the support of the best research».
“«The competitiveness of companies will increasingly depend on the ability to experiment with advanced technologies before adopting them - explains Antonio Frisoli, President of ARTES 4.0 -. One challenge for the Centre, for example, is verifying the actual ability to program the new advanced humanoid robotics platforms to carry out real tasks in industrial contexts, using the most modern Visual Action Models, which allow robots to be trained based on the presentation of examples. Precisely for this reason, the Centre has also equipped itself with a computing infrastructure that makes it possible to validate different generative AI models for robot control». With the Center on Robot Companions, ARTES 4.0 offers companies a place where they can carry out these checks before investing: «Physical AI makes this challenge even more concrete because it brings artificial intelligence inside machines capable of perceiving, moving and acting in the real world»

Dal 7 al 9 ottobre 2026 Palermo ospiterà EuAReman 2026 – 1st International Europe-Africa Workshop on Remanufacturing, il primo workshop internazionale dedicato alla collaborazione tra Europa e Africa nel campo del remanufacturing, dell’economia circolare e della manifattura sostenibile.
L’iniziativa è promossa da CNR-ICAR, SIR – Società Italiana Remanufacturing e University of Strathclyde, con l’Università degli Studi di Palermo nel ruolo di organizzatore ospitante. Tra i partner figurano l’European Remanufacturing Council, WayPoint in qualità di Gold Sponsor, l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Palermo come Bronze Sponsor e una rete di organizzazioni europee e africane impegnate nello sviluppo di nuovi modelli industriali circolari.
Anche ARTES 4.0 partecipa ai lavori, riconoscendo nel remanufacturing uno degli ambiti nei quali sostenibilità ambientale, trasformazione industriale e tecnologie abilitanti possono produrre un impatto concreto sulla competitività delle imprese.
EuAReman 2026 nasce per mettere in relazione ricercatrici e ricercatori, imprese, startup, innovatori, professionisti e rappresentanti delle istituzioni provenienti dai due continenti.
Il workshop affronterà il remanufacturing non soltanto come processo di recupero dei prodotti giunti alla fine del primo ciclo di utilizzo, ma come un nuovo paradigma industriale. Rigenerare un bene significa riportarlo a condizioni prestazionali definite attraverso attività di ispezione, smontaggio, recupero dei componenti, sostituzione delle parti usurate, ricostruzione, verifica e certificazione.
Si tratta di un approccio capace di prolungare la vita utile dei prodotti, ridurre il consumo di materie prime, limitare rifiuti ed emissioni e creare nuove filiere produttive e professionali.
Il programma, articolato in tre giornate, comprenderà keynote internazionali, presentazioni scientifiche e tecniche, casi industriali e tavole rotonde. I lavori si svolgeranno nelle strutture del CNR di Palermo e, durante la terza giornata, a Palazzo Chiaramonte-Steri.
La conferenza ha aperto una Call for Contributions rivolta a università, centri di ricerca, ricercatrici, ricercatori, imprese, startup e innovatori interessati a partecipare al dibattito internazionale sul futuro del remanufacturing.
Non sono richiesti esclusivamente studi accademici già conclusi. La call intende raccogliere anche casi applicativi, sperimentazioni, tecnologie emergenti, esperienze aziendali, problemi produttivi ancora irrisolti e opportunità di ricerca o collaborazione.
I contributi selezionati potranno essere presentati durante il workshop davanti a una platea internazionale composta da rappresentanti del mondo scientifico, industriale e istituzionale europeo e africano.
Sono previste due modalità di partecipazione:
Extended abstract Un contributo della lunghezza massima di due pagine, redatto utilizzando il template ufficiale di EuAReman 2026.
Poster Una modalità particolarmente adatta a imprese, startup, gruppi di ricerca e innovatori che desiderano illustrare casi applicativi, prototipi, sperimentazioni, tecnologie o soluzioni in fase di sviluppo.
La nuova scadenza per l’invio degli extended abstract e dei poster è fissata a sabato 18 luglio 2026. La comunicazione degli esiti è prevista entro il 31 luglio.
La Call for Contributions accoglie proposte scientifiche, tecnologiche, industriali e concettuali dedicate, tra gli altri, ai seguenti temi:
Il remanufacturing continua a occupare una quota ridotta rispetto alla produzione manifatturiera convenzionale, nonostante le sue potenzialità ambientali, economiche e industriali.
Per portare questi processi su una scala più ampia servono sistemi capaci di riconoscere lo stato di usura dei prodotti, valutarne la possibilità di recupero, automatizzare le operazioni più complesse e certificare le prestazioni ottenute.
Robotica, intelligenza artificiale, computer vision, sensoristica, automazione, gemelli digitali, tracciabilità e analisi dei dati possono rendere il remanufacturing più preciso, produttivo e replicabile. Queste tecnologie consentono di decidere quali componenti recuperare, ottimizzare le lavorazioni, ridurre l’incertezza sulla qualità del risultato e costruire processi industriali economicamente sostenibili.
La capacità di applicare queste soluzioni ai prodotti già utilizzati può modificare profondamente il loro ciclo di vita, trasformandoli da beni destinati allo smaltimento in risorse da reinserire nei processi produttivi.
Per imprese, startup e partner industriali, EuAReman 2026 offre la possibilità di portare nel confronto internazionale esigenze produttive, casi reali, prototipi, tecnologie e sperimentazioni.
La partecipazione permette di entrare in contatto con ricercatori, professionisti, istituzioni e operatori attivi nella trasformazione sostenibile dell’industria, individuando competenze complementari e nuove opportunità di collaborazione, ricerca e trasferimento tecnologico.
Le aziende possono anche valutare l’adesione al programma di sponsorship, contribuendo alla costruzione di una comunità internazionale dedicata al remanufacturing e associando il proprio nome a un ambito destinato ad assumere un peso crescente nelle strategie industriali.
Sono previsti tre livelli di sponsorizzazione:
ARTES 4.0 invita soci, partner, imprese, startup, università, centri di ricerca e gruppi di innovazione del proprio network a consultare la call, valutare la presentazione di un contributo e diffondere l’opportunità all’interno delle rispettive organizzazioni.
EuAReman 2026 può diventare uno spazio concreto nel quale condividere conoscenze, far emergere problemi industriali ancora aperti e costruire nuove collaborazioni tra Europa e Africa intorno a remanufacturing, economia circolare, manifattura sostenibile e tecnologie abilitanti.
Scadenza per extended abstract e poster: 18 luglio 2026
Date del workshop: 7–9 ottobre 2026
Luogo: Palermo

Provare un robot prima di integrarlo in azienda. Misurarne prestazioni, sicurezza, usabilità e impatto operativo. Capire in anticipo se una tecnologia robotica e di intelligenza artificiale possa migliorare un processo, automatizzare un’attività ripetitiva, supportare un servizio ed essere introdotta in modo responsabile nel contesto umano e organizzativo. Valutare inoltre come un robot vada progettato nella forma, nell’interazione e nell’esperienza d’uso attraverso un’attività specifica di design che porta nella robotica companion il valore della cultura progettuale italiana: aspetto, funzionalità, qualità formale, attenzione all’utente e coerenza con il contesto d’impiego.
Nasce con questi obiettivi ARTES 4.0 Center on Robot Companions, RoboCom, la nuova infrastruttura del Centro di Competenza ARTES 4.0 progettata per la sperimentazione di robot umanoidi, animaloidi, droni, interfacce robotiche, sistemi immersivi, già fisicamente presenti e disponibili per attività di test, sviluppo e design applicativo. Il Center on Robot Companions, che è già operativo, ha sede in Viale Piaggio a Pontedera, all’interno della struttura che ospita la sede centrale di ARTES 4.0 e sarà ufficialmente inaugurato in autunno.
Con un’area di circa 520 metri quadrati, 26 attrezzature fisicamente disponibili e un investimento complessivo di 1,2 milioni di euro, il Center on Robot Companions si presenta come il primo centro in Italia di questo tipo e tra i pochi in Europa interamente orientati alla sperimentazione applicativa di robot companion e soluzioni di intelligenza artificiale integrate nei processi di percezione, controllo, interazione, analisi dei dati e supporto alle decisioni.
Il Centro RoboCom nasce per aiutare imprese, enti pubblici e organizzazioni a passare dalla curiosità verso la robotica a una valutazione concreta, fondata su misure, dati e scenari applicativi. Lo scopo è consentire alle imprese di sperimentare i robot prima di adottarli e di misurarne l’impatto prima di investire. In questo modo, le organizzazioni possono ridurre il rischio tecnologico, economico e operativo legato all’introduzione di nuove soluzioni robotiche. Le attività del Center on Robot Companions sono orientate per l’accompagnamento di tecnologie già sufficientemente mature e l’integrazione nei processi aziendali (in termini tecnici si tratta di servizi ad alto TRL, Technology Readiness Level, la scala di misura del livello di maturità di una tecnologia).
Oltre alla sperimentazione tecnica, il Center on Robot Companions assicura una garanzia ulteriore sulla qualità, sull’affidabilità e sull’impiego responsabile delle soluzioni robotiche, verificando l’origine della tecnologia, le modalità di gestione e le condizioni del suo utilizzo. Ogni soluzione robotica viene infatti valutata non solo in base alle prestazioni che può offrire, ma anche alla possibilità di conoscerne pienamente origine, funzionamento, tracciabilità e modalità con cui può essere gestita nel suo impiego.
L’obiettivo del Centro RoboCom è garantire che robot, piattaforme e attrezzature possano essere introdotti nei contesti reali in modo sicuro, trasparente e comprensibile, nel rispetto dei principi etici, deontologici e regolatori che devono orientare l’uso dei sistemi intelligenti nei luoghi di lavoro, nei servizi e nella vita quotidiana. È questa funzione di garanzia a rendere il Center on Robot Companions un’infrastruttura distintiva e avanzata nel trasferimento tecnologico applicato alla robotica companion e all’intelligenza artificiale.
Il Center on Robot Companions viene costituito nell’ambito di ARTES 4.0, Centro di Competenza nazionale selezionato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e specializzato in robotica e intelligenza artificiale. Le imprese possono perciò accedere alle competenze specialistiche e alla capacità di ricerca dell’ecosistema nazionale di eccellenza di ARTES 4.0, a partire da quelle della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Socio fondatore del Competence Center e riferimento scientifico nei campi della robotica, della biorobotica e dell’intelligenza artificiale e dello studio interdisciplinare del rapporto tra persone e sistemi intelligenti. Nella più recente edizione dello ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, la Scuola Superiore Sant’Anna si è collocata al settimo posto a livello mondiale e al secondo in Europa nella Robotics Science & Engineering.
Il Centro RoboCom di Pontedera mette a disposizione un’infrastruttura tecnologica pensata per simulare scenari di sperimentazione molto diversi tra loro, come robot umanoidi per attività di servizio e assistenza; robot quadrupedi per prove di monitoraggio e ispezione; busti bionici per studiare nuove forme di comunicazione uomo-macchina; droni e sistemi di acquisizione 3D per ricostruire ambienti reali; tecnologie indossabili, visori e piattaforme immersive per teleoperazioni; strumenti di stampa 3D e infrastrutture di calcolo avanzato e ambienti di test per applicazioni di intelligenza artificiale.
La neutralità tecnologica è una delle caratteristiche distintive del Center on Robot Companions. L’infrastruttura non è vincolata a un singolo produttore o a una specifica piattaforma, ma consente di lavorare su soluzioni diverse e di realizzare valutazioni comparative tra tecnologie, configurazioni e casi d’uso. In questo modo le imprese possono valutare con dati comparabili quale sia la soluzione più coerente con le proprie esigenze applicative e le condizioni di integrazione.
Accanto alla sperimentazione e alla valutazione comparativa delle tecnologie, il Centro sviluppa attività sul design dei companions. Forma, comportamento, movimento, interfacce, grado di autonomia, percezione di sicurezza e coerenza con il contesto d’uso sono elementi considerati per capire se un robot possa essere davvero adottato. Il Centro consente di valutare anche la capacità della soluzione di inserirsi negli spazi fisici, dialogare con le persone, generare fiducia e integrarsi nei processi senza creare complessità inutile.
Il Centro RoboCom si distingue inoltre per un approccio interdisciplinare. La robotica companion e l’intelligenza artificiale coinvolgono anche questioni etiche, filosofiche, sociali e organizzative: il rapporto tra uomo e macchina, la fiducia, la responsabilità, l’accettabilità sociale, la qualità dell’interazione e l’impatto sul lavoro. Per questo ogni possibile applicazione può essere valutata con il supporto di competenze accademiche specialistiche anche rispetto alla sua coerenza con il contesto umano e sociale in cui il robot dovrebbe essere introdotto. Questo approccio è rafforzato dal collegamento con The EURA Centre of Excellence, finanziato dalla Commissione europea attraverso la Jean Monnet Action e dedicato allo studio delle implicazioni etiche, legali, sociali ed economiche delle tecnologie avanzate.
Questa impostazione del Centro RoboCom trova un ulteriore elemento di arricchimento nel collegamento con il gruppo di Robo-Philosophy della Scuola Superiore Sant’Anna, che ha appena promosso la Seasonal School Robo-Philosophy: Dimensions of Co-Agency, dedicata alle dimensioni filosofiche, sociali, politiche ed etiche della co-azione tra persone e sistemi robotici.
ARTES 4.0 interpreta l’innovazione in modo responsabile attraverso l’integrazione di conoscenza scientifica, capacità tecnologica, attenzione agli aspetti legali e regolatori, consapevolezza delle conseguenze sociali e rispetto dei principi che devono guidare l’introduzione dei sistemi intelligenti nella vita delle persone e delle organizzazioni. Il Center on Robot Companions nasce quindi per verificare se una tecnologia funzioni, ma anche per contribuire a capire se possa essere adottata in modo sicuro, accettabile e regolato all’interno negli ambienti in cui sarà utilizzata.
Il Centro di Pontedera si inserisce in una rete di sedi e infrastrutture che rafforza la capacità di ARTES 4.0 di accompagnare le imprese su scala nazionale. Accanto alla sede centrale di Viale Piaggio sono collegate al Center on Robot Companions le sedi di Palermo, Olbia e Jesi. Il nuovo Centro contribuisce inoltre al rafforzamento del Joint Lab attivato con CIM a Torino dedicato alla robotica a supporto delle imprese manifatturiere, ampliando le possibilità di sperimentazione e trasferimento tecnologico verso il sistema industriale, nonché di altre iniziative internazionali che ARTES 4.0 sta intraprendendo per offrire prodotti su scala globale.
«Con il Center on Robot Companions - sottolinea il prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0 - si apre una fase nuova per il trasferimento tecnologico nel nostro territorio. Pontedera è da sempre un luogo in cui si incontrano industria, ricerca e visione del futuro: dalla grande tradizione manifatturiera alla nascita di competenze scientifiche di livello internazionale nella robotica. Questo Centro raccoglie tale eredità e la proietta verso la frontiera dei robot che entrano nei luoghi di lavoro, nei servizi e nella vita quotidiana. E ha deciso di farlo attraverso un’infrastruttura aperta che consente alle imprese di avvicinarsi alla robotica con il supporto della migliore ricerca».
«La competitività delle imprese passerà sempre di più dalla capacità di sperimentare tecnologie avanzate prima di adottarle - spiega Antonio Frisoli, presidente di ARTES 4.0 -. Una sfida ad esempio per il Centro è la verifica dell’effettiva capacità di programmare le nuove avanzate piattaforme di robotica umanoide per lo svolgimento di compiti reali nei contesti industriali, facendo uso dei più moderni Visual Action Models, che consentono di addestrare i robot sulla base della presentazione di esempi. Proprio per questo il Centro si è dotato anche di un’infrastruttura di calcolo che consente di validare diversi modelli di AI generativa per il controllo dei robot». Con il Center on Robot Companions, ARTES 4.0 offre alle aziende un luogo in cui fare queste verifiche prima dell’investimento: «La Physical AI rende questa sfida ancora più concreta perché porta l’intelligenza artificiale dentro macchine capaci di percepire, muoversi e agire nel mondo reale».






STEM Racing è molto più di una competizione scolastica. Che cosa rappresenta oggi per ITS Prime Tech Academy Toscana?
«STEM Racing è un’esperienza formativa estremamente pratica che porta all’interno delle scuole superiori un modello di apprendimento vicino a ciò che accade realmente nei contesti industriali. Non si tratta soltanto di costruire una mini-vettura o di partecipare a una gara, ma di misurarsi con un percorso completo che coinvolge progettazione, simulazione, problem solving, organizzazione del lavoro e capacità di presentare un progetto in modo credibile. Per ITS Prime significa offrire ai ragazzi un’occasione autentica di orientamento tecnologico connessa con il sistema produttivo del territorio».
Quali elementi rendono STEM Racing un’esperienza così formativa e in grado di lasciare un segno per studentesse e studenti tra i 14 e i 19 anni?
«La forza di STEM Racing sta nel fatto che mette insieme teoria e pratica senza creare una distanza tra le due dimensioni. I ragazzi non studiano concetti astratti da applicare forse un domani, ma lavorano da subito su un progetto che deve funzionare davvero, rispettando vincoli tecnici e confrontandosi con obiettivi chiari. Devono ragionare su aerodinamica, design, ingegneria, comunicazione e persino organizzazione del team. È questa visione integrata a rendere l’esperienza coinvolgente e formativa».
ITS Prime è hub di gara per il Centro Italia. Che valore ha questo ruolo nel rapporto con le scuole e con le imprese?
«Essere hub di gara per il Centro Italia significa assumere un ruolo di raccordo importante tra scuola, formazione tecnica avanzata e mondo industriale. Vuol dire creare occasioni in cui studenti, docenti e aziende possano condividere uno spazio, un linguaggio e obiettivi comuni. È un modo per avvicinare i giovani alle professioni tecnico-scientifiche e allo stesso tempo per mostrare alle imprese il potenziale delle nuove generazioni. In questo senso STEM Racing diventa anche una piattaforma di relazione con il territorio».
Dopo le qualifiche regionali ospitate a febbraio 2026 alla Cattedrale Ex Breda di Pistoia, che tipo di riscontro avete avuto?
«Il riscontro è stato molto positivo perché si è percepita l’efficacia del format. A Pistoia abbiamo visto circa venti squadre lavorare con grande serietà e partecipazione, ma soprattutto abbiamo visto studenti molto giovani affrontare il progetto con un approccio sorprendentemente maturo. Quando si crea un contesto in cui la sfida è vera, le aspettative sono alte e il confronto con altri team è reale, ragazze e ragazzi tirano fuori risorse che spesso a scuola rimangono meno visibili. Questo è uno degli aspetti più interessanti di STEM Racing».
Il 18 e 19 aprile, presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, sono in programma le finali regionali con 16 squadre provenienti da Toscana, Liguria e Marche. Che cosa vi aspettate da questo appuntamento?
«Ci aspettiamo un momento di grande intensità sui piani competitivo e formativo. Le finali sono il punto in cui il lavoro svolto dai team trova una sintesi visibile e misurabile. È il momento in cui emergono la qualità del progetto, la capacità di gestire la pressione, l’organizzazione interna del gruppo e la consapevolezza con cui gli studenti raccontano il proprio percorso. Avere tutto questo dentro un contesto industriale importante come Baker Hughes Nuovo Pignone rafforza il valore dell’esperienza».
Gli studenti partono da un’idea e in poco tempo diventano più strutturati: che trasformazione osservate in loro?
«La trasformazione riguarda prima di tutto il modo in cui imparano a stare dentro a un progetto. All’inizio prevalgono entusiasmo e curiosità, ma con il passare delle settimane si sviluppano metodo, capacità decisionale e senso di responsabilità. I ragazzi cominciano a distribuire i compiti, a riconoscere le priorità, a gestire il tempo e a confrontarsi sui problemi. È un’evoluzione molto evidente perché li porta a passare da una partecipazione iniziale più intuitiva a un atteggiamento più consapevole e professionale».
Quanto conta in questo processo il confronto con regole e vincoli tecnici reali?
«Conta moltissimo perché è proprio il confronto a rendere il lavoro credibile e formativo. Le vetture devono rispettare parametri tecnici definiti, requisiti di sicurezza, dimensioni, peso minimo. Questo obbliga i team a ragionare come avviene in azienda, dove la creatività non è mai separata dalla fattibilità. È una palestra molto utile perché insegna ai ragazzi che innovare non significa improvvisare, ma trovare soluzioni efficaci dentro condizioni definite».
Uno degli aspetti più originali del progetto è la presenza degli studenti ITS in giuria. Perché avete scelto di coinvolgerli in questo ruolo?
«I nostri studenti ITS hanno già affrontato un percorso avanzato, conoscono il valore del metodo e sanno leggere i progetti con attenzione. Quando valutano i team offrono osservazioni puntuali e feedback utili alla crescita dei ragazzi più giovani. In questo modo si crea una filiera formativa molto interessante nella quale chi ha già maturato competenze diventa un riferimento per chi sta iniziando».
Nel progetto trova spazio anche il tema dell’inclusione, grazie al Diversity & Inclusion Award. Perché avete ritenuto importante introdurre questo riconoscimento?
«Perché oggi non basta parlare di inclusione ma serve costruire contesti in cui possa diventare visibile, valutabile e sostanziale. Il Diversity & Inclusion Award va proprio in questa direzione. Il premio guarda al loro ruolo effettivo dentro il progetto, al contributo che portano, alla loro partecipazione nelle aree tecniche, decisionali, organizzative e comunicative e non si limita a considerare la presenza numerica delle ragazze nei team. È un modo serio per affermare che la qualità dell’inclusione si misura nella pratica».
In che modo la collaborazione con ARTES4WOMEN rafforza questo lavoro?
«La collaborazione con ARTES4WOMEN porta uno sguardo competente e consapevole sul tema della parità di genere. Inserisce il principio dell’inclusione dentro i criteri di valutazione e dentro il senso stesso dell’esperienza formativa. ARTES4WOMEN contribuisce a dare profondità a questo aspetto, aiutando a leggere con maggiore attenzione la qualità della partecipazione femminile e il valore della presenza delle ragazze nei ruoli tecnici e decisionali».
Quanto è importante oggi lavorare affinché le ragazze siano sempre più presenti nei percorsi STEM, ma soprattutto nei ruoli di responsabilità?
«È fondamentale perché la vera sfida è creare le condizioni affinché questa presenza si traduca in autorevolezza, competenza riconosciuta e possibilità di leadership. La differenza si vede quando le ragazze contribuiscono in modo pieno alla progettazione, all’ingegneria, alle scelte strategiche del team e alla rappresentazione pubblica del progetto».
Anche il contributo di Hitachi, Nuova Simat e Aksilia, parte del board di ARTES4WOMEN, contribuisce al progetto con l’assegnazione di una premialità. Quanto contano queste alleanze?
«Contano molto perché danno sostanza a un percorso che vuole essere trasformativo. Quando soggetti diversi mettono a disposizione competenze, riconoscimento e strumenti, come un premio dedicato ai team, si crea un ecosistema più forte e più credibile. Le alleanze tra formazione, imprese e realtà impegnate sui temi dell’inclusione sono decisive per far sì che iniziative come questa lascino un segno».
Se dovesse riassumere in una frase il valore di STEM Racing per i giovani che partecipano, quale sceglierebbe?
«Direi che STEM Racing consente ai ragazzi di scoprire attraverso un’esperienza reale che le competenze tecnico-scientifiche non sono soltanto materie da studiare, ma strumenti con cui progettare, decidere e immaginare il proprio futuro».



Proprio per questo ARTES 4.0 ha scelto di presidiare in modo particolare alcuni comparti nei quali il tema delle competenze è oggi un fattore centrale per la competitività: il manifatturiero, l’agricolo, il mondo delle RSA, il sistema moda-tessile-arredamento, l’automotive e il turistico. In ciascuno di questi ambiti, l’intervento formativo può assumere una configurazione diversa: aggiornamento delle competenze tecniche e organizzative, introduzione di strumenti digitali, miglioramento dell’efficienza operativa, rafforzamento della sostenibilità, risposta a nuovi bisogni di mercato o di servizio.
Il supporto di ARTES 4.0 si articola in un percorso in 3 step. La prima fase è quella di ascolto e raccolta dei fabbisogni, utile a leggere il contesto aziendale, gli obiettivi di sviluppo e le competenze da rafforzare. Segue poi la progettazione, nella quale le necessità emerse vengono tradotte in un progetto formativo coerente con la misura con la definizione di struttura, contenuti, articolazione didattica, metodologie e profili dei docenti. L’ultima fase consiste nella costruzione del percorso completo, personalizzato e allineato ai requisiti previsti per mettere l’impresa nelle condizioni di sostenere una proposta realmente utile alla propria crescita organizzativa e tecnologica. T
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