


ARTES 4.0
23/05/22 20:22
@Ricicla News, 23 maggio 2022 - Rifiuti, energia e materia prima seconda: questi i temi al centro del digital talk “AIRES energia e materiali dai rifiuti, come sostenere la transizione ecologica” che il 26 maggio dalle ore 11:00, in occasione del quarto Bioeconomy Day – la Giornata Nazionale sulla Bioeconomia organizzata dal Cluster Spring e Assobiotec – traccerà gli ultimi e più recenti sviluppi dei progetti in essere in materia di rifiuti e recupero energetico, frutto della collaborazione fra aziende e centri di ricerca italiani.
Con Leonello Trivelli, responsabile del Settore Innovazione di Scapigliato – La Fabbrica del Futuro, si approfondiranno i sistemi robotici ad assistenza ottica di ARTES 4.0. Seguirà un’intervista al Direttore Scientifico Paolo Dario. per leggere tutto l'articolo

STEM Racing è molto più di una competizione scolastica. Che cosa rappresenta oggi per ITS Prime Tech Academy Toscana?
«STEM Racing è un’esperienza formativa estremamente pratica che porta all’interno delle scuole superiori un modello di apprendimento vicino a ciò che accade realmente nei contesti industriali. Non si tratta soltanto di costruire una mini-vettura o di partecipare a una gara, ma di misurarsi con un percorso completo che coinvolge progettazione, simulazione, problem solving, organizzazione del lavoro e capacità di presentare un progetto in modo credibile. Per ITS Prime significa offrire ai ragazzi un’occasione autentica di orientamento tecnologico connessa con il sistema produttivo del territorio».
Quali elementi rendono STEM Racing un’esperienza così formativa e in grado di lasciare un segno per studentesse e studenti tra i 14 e i 19 anni?
«La forza di STEM Racing sta nel fatto che mette insieme teoria e pratica senza creare una distanza tra le due dimensioni. I ragazzi non studiano concetti astratti da applicare forse un domani, ma lavorano da subito su un progetto che deve funzionare davvero, rispettando vincoli tecnici e confrontandosi con obiettivi chiari. Devono ragionare su aerodinamica, design, ingegneria, comunicazione e persino organizzazione del team. È questa visione integrata a rendere l’esperienza coinvolgente e formativa».
ITS Prime è hub di gara per il Centro Italia. Che valore ha questo ruolo nel rapporto con le scuole e con le imprese?
«Essere hub di gara per il Centro Italia significa assumere un ruolo di raccordo importante tra scuola, formazione tecnica avanzata e mondo industriale. Vuol dire creare occasioni in cui studenti, docenti e aziende possano condividere uno spazio, un linguaggio e obiettivi comuni. È un modo per avvicinare i giovani alle professioni tecnico-scientifiche e allo stesso tempo per mostrare alle imprese il potenziale delle nuove generazioni. In questo senso STEM Racing diventa anche una piattaforma di relazione con il territorio».
Dopo le qualifiche regionali ospitate a febbraio 2026 alla Cattedrale Ex Breda di Pistoia, che tipo di riscontro avete avuto?
«Il riscontro è stato molto positivo perché si è percepita l’efficacia del format. A Pistoia abbiamo visto circa venti squadre lavorare con grande serietà e partecipazione, ma soprattutto abbiamo visto studenti molto giovani affrontare il progetto con un approccio sorprendentemente maturo. Quando si crea un contesto in cui la sfida è vera, le aspettative sono alte e il confronto con altri team è reale, ragazze e ragazzi tirano fuori risorse che spesso a scuola rimangono meno visibili. Questo è uno degli aspetti più interessanti di STEM Racing».
Il 18 e 19 aprile, presso Baker Hughes Nuovo Pignone a Firenze, sono in programma le finali regionali con 16 squadre provenienti da Toscana, Liguria e Marche. Che cosa vi aspettate da questo appuntamento?
«Ci aspettiamo un momento di grande intensità sui piani competitivo e formativo. Le finali sono il punto in cui il lavoro svolto dai team trova una sintesi visibile e misurabile. È il momento in cui emergono la qualità del progetto, la capacità di gestire la pressione, l’organizzazione interna del gruppo e la consapevolezza con cui gli studenti raccontano il proprio percorso. Avere tutto questo dentro un contesto industriale importante come Baker Hughes Nuovo Pignone rafforza il valore dell’esperienza».
Gli studenti partono da un’idea e in poco tempo diventano più strutturati: che trasformazione osservate in loro?
«La trasformazione riguarda prima di tutto il modo in cui imparano a stare dentro a un progetto. All’inizio prevalgono entusiasmo e curiosità, ma con il passare delle settimane si sviluppano metodo, capacità decisionale e senso di responsabilità. I ragazzi cominciano a distribuire i compiti, a riconoscere le priorità, a gestire il tempo e a confrontarsi sui problemi. È un’evoluzione molto evidente perché li porta a passare da una partecipazione iniziale più intuitiva a un atteggiamento più consapevole e professionale».
Quanto conta in questo processo il confronto con regole e vincoli tecnici reali?
«Conta moltissimo perché è proprio il confronto a rendere il lavoro credibile e formativo. Le vetture devono rispettare parametri tecnici definiti, requisiti di sicurezza, dimensioni, peso minimo. Questo obbliga i team a ragionare come avviene in azienda, dove la creatività non è mai separata dalla fattibilità. È una palestra molto utile perché insegna ai ragazzi che innovare non significa improvvisare, ma trovare soluzioni efficaci dentro condizioni definite».
Uno degli aspetti più originali del progetto è la presenza degli studenti ITS in giuria. Perché avete scelto di coinvolgerli in questo ruolo?
«I nostri studenti ITS hanno già affrontato un percorso avanzato, conoscono il valore del metodo e sanno leggere i progetti con attenzione. Quando valutano i team offrono osservazioni puntuali e feedback utili alla crescita dei ragazzi più giovani. In questo modo si crea una filiera formativa molto interessante nella quale chi ha già maturato competenze diventa un riferimento per chi sta iniziando».
Nel progetto trova spazio anche il tema dell’inclusione, grazie al Diversity & Inclusion Award. Perché avete ritenuto importante introdurre questo riconoscimento?
«Perché oggi non basta parlare di inclusione ma serve costruire contesti in cui possa diventare visibile, valutabile e sostanziale. Il Diversity & Inclusion Award va proprio in questa direzione. Il premio guarda al loro ruolo effettivo dentro il progetto, al contributo che portano, alla loro partecipazione nelle aree tecniche, decisionali, organizzative e comunicative e non si limita a considerare la presenza numerica delle ragazze nei team. È un modo serio per affermare che la qualità dell’inclusione si misura nella pratica».
In che modo la collaborazione con ARTES4WOMEN rafforza questo lavoro?
«La collaborazione con ARTES4WOMEN porta uno sguardo competente e consapevole sul tema della parità di genere. Inserisce il principio dell’inclusione dentro i criteri di valutazione e dentro il senso stesso dell’esperienza formativa. ARTES4WOMEN contribuisce a dare profondità a questo aspetto, aiutando a leggere con maggiore attenzione la qualità della partecipazione femminile e il valore della presenza delle ragazze nei ruoli tecnici e decisionali».
Quanto è importante oggi lavorare affinché le ragazze siano sempre più presenti nei percorsi STEM, ma soprattutto nei ruoli di responsabilità?
«È fondamentale perché la vera sfida è creare le condizioni affinché questa presenza si traduca in autorevolezza, competenza riconosciuta e possibilità di leadership. La differenza si vede quando le ragazze contribuiscono in modo pieno alla progettazione, all’ingegneria, alle scelte strategiche del team e alla rappresentazione pubblica del progetto».
Anche il contributo di Hitachi, Nuova Simat e Aksilia, parte del board di ARTES4WOMEN, contribuisce al progetto con l’assegnazione di una premialità. Quanto contano queste alleanze?
«Contano molto perché danno sostanza a un percorso che vuole essere trasformativo. Quando soggetti diversi mettono a disposizione competenze, riconoscimento e strumenti, come un premio dedicato ai team, si crea un ecosistema più forte e più credibile. Le alleanze tra formazione, imprese e realtà impegnate sui temi dell’inclusione sono decisive per far sì che iniziative come questa lascino un segno».
Se dovesse riassumere in una frase il valore di STEM Racing per i giovani che partecipano, quale sceglierebbe?
«Direi che STEM Racing consente ai ragazzi di scoprire attraverso un’esperienza reale che le competenze tecnico-scientifiche non sono soltanto materie da studiare, ma strumenti con cui progettare, decidere e immaginare il proprio futuro».



Proprio per questo ARTES 4.0 ha scelto di presidiare in modo particolare alcuni comparti nei quali il tema delle competenze è oggi un fattore centrale per la competitività: il manifatturiero, l’agricolo, il mondo delle RSA, il sistema moda-tessile-arredamento, l’automotive e il turistico. In ciascuno di questi ambiti, l’intervento formativo può assumere una configurazione diversa: aggiornamento delle competenze tecniche e organizzative, introduzione di strumenti digitali, miglioramento dell’efficienza operativa, rafforzamento della sostenibilità, risposta a nuovi bisogni di mercato o di servizio.
Il supporto di ARTES 4.0 si articola in un percorso in 3 step. La prima fase è quella di ascolto e raccolta dei fabbisogni, utile a leggere il contesto aziendale, gli obiettivi di sviluppo e le competenze da rafforzare. Segue poi la progettazione, nella quale le necessità emerse vengono tradotte in un progetto formativo coerente con la misura con la definizione di struttura, contenuti, articolazione didattica, metodologie e profili dei docenti. L’ultima fase consiste nella costruzione del percorso completo, personalizzato e allineato ai requisiti previsti per mettere l’impresa nelle condizioni di sostenere una proposta realmente utile alla propria crescita organizzativa e tecnologica. T
Per approfondire tutti i dettagli e richiedere un appuntamento online con ARTES 4.0, è possibile consultare la pagina dedicata e compilare il form.

Il World Technology Congress (WTC), organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede in Svizzera, focalizzata sulla diplomazia dell’innovazione e sull’impatto globale delle tecnologie emergenti, ha annunciato la nomina del Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico del Centro di Competenza ARTES 4.0 e Professore Emerito della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, nel proprio Advisory Board con il ruolo di Scientific Advisor. Il Prof. Dario porta al WTC un’expertise riconosciuta a livello internazionale nei campi della robotica, dell’ingegneria biomedica e dell’innovazione guidata dalla scienza, a supporto della missione dell’organizzazione di promuovere un dialogo globale sulle tecnologie emergenti e sulle loro implicazioni sociali, ambientali ed economiche.
Figura pionieristica nella robotica bio-ispirata e nell’innovazione tecnologica sostenibile, il Prof. Dario ha contribuito all’evoluzione delle tecnologie di nuova generazione che integrano ingegneria, biologia e medicina. Ha diretto importanti programmi di ricerca interdisciplinari, creato laboratori di ricerca di livello mondiale e guidato team scientifici impegnati alle frontiere dell’interazione uomo-robot, dei sistemi di assistenza e delle soluzioni bio-ingegnerizzate. Il suo lavoro ha influenzato il dibattito globale sullo sviluppo tecnologico, sulla ricerca responsabile e sugli ecosistemi dell’innovazione in Europa e nel mondo.
Nel corso della sua carriera, il Prof. Dario ha promosso il ruolo della scienza nel plasmare futuri tecnologici etici e sostenibili. Le sue collaborazioni con istituzioni accademiche, partner industriali e organizzazioni internazionali hanno favorito avanzamenti in ambiti quali la micro-robotica, le tecnologie per la sanità, i sistemi ad alta efficienza energetica e l’ingegneria centrata sull’uomo. La sua leadership ha inoltre contribuito a rafforzare standard scientifici, rigore metodologico e processi decisionali basati su evidenze in contesti multidisciplinari.
Nel suo nuovo incarico di consulente scientifico per il WTC, il Prof. Dario fornirà un contributo di indirizzo scientifico alle attività di engagement globale dell’organizzazione. In linea con la lettera di nomina:
La nomina del Prof. Dario rafforza l’impegno del WTC nel riunire leader globali che incarnano eccellenza scientifica, integrità e visione orientata al futuro, in una fase in cui l’accelerazione tecnologica richiede una governance attenta, interdisciplinare e responsabile.
«Siamo onorati di dare il benvenuto al Prof. Paolo Dario nel nostro Scientific Advisory Board - ha dichiarato Dominika Haberova, Chairperson del World Technology Congress -. I suoi contributi pionieristici alla robotica, all’ingegneria biomedica e alle tecnologie bio-ispirate, uniti al suo profondo impegno per un’innovazione basata su evidenze, apportano un valore straordinario alla nostra missione. La leadership scientifica del dottor Dario contribuirà a rafforzare il ruolo del WTC come piattaforma globale di connessione tra ricerca, tecnologia e impatto sulla società».
«È per me un onore entrare a far parte dell’Advisory Board del World Technology Congress in un momento storico in cui la rapidità dell’evoluzione tecnologica impone una riflessione profonda sul rapporto tra scienza, società e responsabilità. Le tecnologie emergenti possono e devono essere strumenti di progresso umano, sostenibilità e inclusione, guidate da una visione etica, interdisciplinare e fondata su evidenze scientifiche. Il WTC è una organizzazione autorevole per promuovere questo dialogo globale e sono lieto di contribuire a rafforzarne il ruolo come ponte tra ricerca, industria e politiche pubbliche».
Il World Technology Congress (WTC) è una organizzazione svizzera focalizzata sulla diplomazia dell’innovazione, dedicata a promuovere la comprensione globale delle tecnologie emergenti e del loro impatto su imprese, innovazione e società. Il WTC riunisce leader, decisori politici, accademici e professionisti per esplorare le opportunità e le sfide che stanno plasmando il futuro della tecnologia. Attraverso conferenze, attività di ricerca, incontri e iniziative collaborative costruisce partnership e favorisce collaborazioni strategiche.



È stato pubblicato l’Avviso di manifestazione di interesse per l’accesso ai servizi tecnologici del progetto ARTOUR - Artificial Intelligence and Robotics for Tourism, finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo.
ARTOUR nasce per rafforzare la competitività delle micro, piccole e medie imprese attive nella filiera del turismo e dei servizi culturali nei territori di Liguria, Sardegna, Toscana (Massa-Carrara, Lucca, Pisa, Livorno, Grosseto), Corsica e Provence-Alpes-Côte d’Azur. Le accompagna in un percorso strutturato di adozione delle tecnologie abilitanti, in particolare intelligenza artificiale e robotica.
Il progetto mette a disposizione delle imprese servizi tecnologici gratuiti, pensati per avviare o consolidare processi di innovazione in modo guidato. Le categorie di servizio sono state definite sulla base di un'analisi approfondita dei fabbisogni reali delle filiere coinvolte e progettate per rispondere a livelli differenti di maturità digitale,.
Un elemento dell’iniziativa è l’assenza di qualsiasi obbligo di rendicontazione dei costi da parte delle imprese beneficiarie. L’accesso ai servizi ARTOUR consente di entrare in contatto con competenze altamente specialistiche, infrastrutture tecnologiche avanzate e un ecosistema transfrontaliero dell’innovazione per favorire occasioni di networking, contaminazione e sviluppo di collaborazioni future. I percorsi attivati sono una base per successive progettualità, tra cui Open Call e iniziative di ricerca e innovazione a livello nazionale ed europeo.
Le imprese possono richiedere l’attivazione delle seguenti categorie di servizio, dettagliate all’interno del catalogo ufficiale del progetto: assessment e orientamento tecnologico; elaborazione di studi di fattibilità; formazione sull’utilizzo delle tecnologie; realizzazione di proof of concept; valutazione di conformità Cyber & AI per soluzioni digitali; attività di Test Before Invest basate su tecnologie di laser scanning per la digitalizzazione di ambienti.
Possono candidarsi startup e mPMI che abbiano sede legale o unità locale all’interno dell’area di cooperazione del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027 - Liguria, Sardegna, le province costiere della Toscana (Massa-Carrara, Lucca, Pisa, Livorno, Grosseto), Corsica, i dipartimenti francesi delle Alpi-Marittime e del Var - e che operino prevalentemente nei settori del turismo e della cultura, secondo quanto indicato nell’Avviso.
La manifestazione di interesse può essere presentata entro il 31 gennaio 2027 tramite il typeform dedicato. Ogni impresa può presentare una sola candidatura, con la possibilità di attivare più categorie di servizio nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa sugli aiuti di Stato.
ARTOUR è finanziato dal Programma Interreg Italia-Francia Marittimo ed è sviluppato da un partenariato transfrontaliero che riunisce ecosistemi dell’innovazione, centri di trasferimento tecnologico e attori istituzionali. Il progetto vede coinvolti l’ecosistema dell’innovazione RAISE, il Centro di Competenza START 4.0, il Centro di Competenza ARTES 4.0, Next Generation Sardinia, la Camera di Commercio e dell’Industria Nice-Côte d’Azur e la Cooperativa Petra Patrimonia Corsica.
La collaborazione tra questi attori consente di costruire una rete a supporto della trasformazione digitale di settori chiave come turismo e cultura, promuovendo l’innovazione dei modelli organizzativi, dei prodotti e dei servizi. Un percorso che integra intelligenza artificiale, robotica, 5G e strumenti avanzati di open innovation.










C’è stato un momento, durante l’intervento di Marco Crisci (Tertium), in cui la sala sembrava respirare all’unisono. Non perché tutti fossero d’accordo, ma perché ciò che veniva detto era qualcosa che molti intuivano da tempo senza trovare le parole per dirlo. Crisci le parole le aveva: la moda, così come l’abbiamo conosciuta negli ultimi decenni, ha smesso di funzionare. Non è una crisi estetica, né un rallentamento creativo. È un problema di modello mentale.
Per anni abbiamo creduto che bastasse interpretare il cliente: analizzarlo, segmentarlo, proiettarlo in categorie comode da gestire. Era un mondo in cui le aziende parlavano al consumatore, mai con il consumatore. Poi qualcosa è cambiato. Le persone - non più clienti - hanno iniziato a spostarsi, mutare, riformulare desideri fluidi e passeggeri. È diventato impossibile prevederle con lenti statiche. È qui che entra in scena l’intelligenza artificiale come abilitatore culturale, creativo e organizzativo. Una tecnologia che accelera, che porta esperienza dove esperienza non c’è, che genera prototipi, che riduce tempi e distanze, che abbatte quell’inerzia decisionale che imprigionava i brand nel passato.
Crisci parla di un passaggio radicale: dal fast-fashion al fast-meaning. Non più collezioni per tutti, ma identità condivise tra brand e comunità. Non più ROI, ma ROX, ritorno sull’esperienza. Non più gerarchie verticali, ma organizzazioni piatte, in cui la partecipazione costruisce valore reale.
Accanto a lui, Laura Bini (UniFi), Daniela Toccafondi (PIN Prato), Alessandro Bertini (Modartech) fotografano il nuovo scenario formativo: laboratori, percorsi interdisciplinari, relazioni con le imprese, didattica nei distretti, fino alle manifatture orafe italiane, dove la sapienza artigiana resta un capitale da tramandare attraverso metodi e modelli freschi e digitali.Con Paolo Torriti, la moda cambia registro e diventa racconto di botteghe, di mani, di dettagli che nessuna tecnologia potrà mai replicare davvero. Torriti accompagna il pubblico in un viaggio nella manifattura orafa italiana, un piccolo universo che sopravvive proprio perché ha custodito la sua complessità.
Si scopre così un settore stratificato: i grandi brand con reti internazionali, le aziende manifatturiere che lavorano per marchi globali o producono con etichetta propria, gli artigiani che presidiano fasi specifiche come saldatura o pulimentatura, e infine gli atelier locali che vendono la propria produzione sul territorio. Una filiera fatta di coraggio e continuità, dove ogni passaggio è un gesto tramandato.
La formazione dedicata al gioiello è altrettanto ricca: lezioni frontali, musei, laboratori, visite in azienda, stage.
Il Digital Twin interviene esattamente qui: è un modello digitale dinamico che simula, prevede, corregge e ottimizza processi reali. Nel mondo moda, che vive di variabilità, piccoli lotti, personalizzazione, tempi strettissimi, questo strumento diventa rivoluzionario. Nei progetti WOKE e TIFO, Bandinelli mostra come sia possibile mappare colli di bottiglia, saturazione delle risorse, flussi logistici, tracciabilità avanzata, qualità del dato, fino a integrare RFID, NFC e DPP per creare una filiera intelligente.
Ad emergere è un messaggio potente: il digitale non serve a controllare l’artigianalità, ma a difenderla. A darle continuità, visibilità, capacità di reagire. A permetterle di crescere in un mondo che cambia velocissimo. Ed è qui che la tradizione incontra la tecnologia.
Quando Gianluca Giaccardi (Tesisquare) sale sul palco, la narrazione si sposta dietro le quinte della moda: quella zona grigia e spesso invisibile della supply chain. È qui che la complessità esplode: fornitori, trasporti, documenti, certificazioni ESG, controlli qualità, magazzini, consegne. Oggi, tutto questo esiste, ma non dialoga.
Tesisquare propone un ribaltamento di prospettiva: una piattaforma unica per orchestrare un ecosistema digitale interconnesso, in cui ogni attore, dal produttore al retailer, condivide dati, processi, risultati. Il cuore della visione è il Digital Product Passport, un’identità digitale che accompagna il capo lungo tutta la sua vita: provenienza delle fibre, processi produttivi, impatto ambientale, certificazioni, riparazioni, riciclo.
Il risultato? Una filiera più forte, più collaborativa, più resiliente. Ma soprattutto più credibile: in un mondo in cui il consumatore chiede trasparenza radicale, raccontare la verità del prodotto diventa un vantaggio competitivo.
Poi arriva Giuseppe Iannaccone (UniPi) che entra con una domanda: quante copie perfette esistono là fuori? La contraffazione non è solo una minaccia economica, ma un problema culturale, sanitario, identitario. E le soluzioni attuali - QR code, etichette smart, tag RFID - sono ormai vulnerabili, spesso replicabili con strumenti banali.La risposta arriva dalla fisica: le PUF – Physical Unclonable Functions. Sono come impronte digitali generate dalle imperfezioni casuali del silicio durante la produzione. Nessuna PUF è uguale all’altra, nemmeno il produttore può riprodurla. È autenticità che nasce dalla natura stessa della materia.
Il loro utilizzo nella moda e nel lusso apre scenari totalmente nuovi: ogni borsa, ogni scarpa, ogni gioiello può diventare intrinsecamente autentico, identificabile per sempre. Non è solo tecnologia: è un modo per restituire valore al concetto di originale. E per riportare il rispetto dovuto all’ingegno che quel prodotto rappresenta
La moderatrice Francesca Tuzzeo (TechnoFashion) porta sul palco la voce delle imprese: Antongiulio Pacenti presenta il case study del ritorno sui mercati internazionali del marchio storico prêt-à-porter MASKA, fondato nel 1967, da sempre portatore di tradizione e innovazione nel rispetto della produzione made in Italy. Paolo Mantovani (Federmoda Confcommercio Toscana), Moreno Vignolini (Ritorcitura Vignolini), Elena Ricciuti (Hind) raccontano le difficoltà quotidiane e le opportunità per i brand storici che vogliono tornare competitivi. La filiera italiana è ricca, viva, fortissima. Ma senza dati è cieca.
Il contributo di Sergio Piane (Alkedo) cambia ancora registro e apre una finestra sulla moda come bene culturale. Un abito d’archivio, un costume storico, un capo haute couture non è solo un oggetto di design, ma una testimonianza vivente, un frammento di identità collettiva.
Le tecnologie - scansione 3D, modellazione virtuale, ologrammi, NFT, blockchain - diventano strumenti di preservazione. Permettono di archiviare, studiare, mostrare, valorizzare capi fragili senza esporli al rischio del tempo. Permettono esperienze immersive, passerelle virtuali, collezioni digitali certificate. E aprono modelli economici nuovi, sostenuti da un mercato NFT della moda in piena espansione.
È un modo per dire che la moda non è effimera: è memoria, è archivio, è cultura. E che il digitale può essere la sua cassaforte più sicura e, al tempo stesso, la sua porta verso il mondo
A lui si affiancano Zoe Spaltini e Sara Mei (HModa), che raccontano come la prototipia digitale riduca sprechi, tempi e costi, mentre Serena Fabbri (19.71 Firenze) mostra come un occhiale possa nascere da una scansione 3D personalissima.
Il lavoro tessile e moda di domani richiede figure ibride: tecnici digitali che conoscono la storia della manifattura, designer capaci di dialogare con l’AI, operatori che comprendono tracciabilità e sostenibilità, professionisti che sanno muoversi in filiere data-driven. Non basta insegnare cosa fare: bisogna insegnare come evolversi. È un modello formativo che riconosce che ogni studente e ogni lavoratore ha un percorso unico. E che il Made in Italy si difende non solo con la qualità dei prodotti, ma con la qualità delle persone che li immaginano e li realizzano.
Margherita Tufarelli (UniFi), Beatrice Parri Gori (Scuola del Cuoio), Alessandro Sordi (Nana Bianca) e Alessia Indice (W Executive) mostrano un settore dove non bastano più competenze tecniche: servono curiosità, adattabilità, interdisciplinarità.
La ricerca universitaria prende la scena con Luca Rosi (UniFi – SusFashionLab). Qui il dialogo con il futuro è totale: fibre bio-based ottenute da colture vegetali, pigmenti naturali, bioremediation, riciclo terziario attraverso pirolisi, gassificazione, depolimerizzazione, recupero di monomeri puri. Cinque dipartimenti - chimica, ingegneria, agraria, economia, architettura - lavorano insieme per reimmaginare la materia. La moda non come settore energivoro, ma come palestra scientifica per nuovi materiali, nuovi processi, nuovi modelli di sostenibilità.
Con Andrea Falchini (Next Technology Tecnotessile) la discussione si sposta sul futuro della sostenibilità. La moda europea sta per vivere un cambiamento normativo epocale: raccolta differenziata tessile obbligatoria dal 2025, divieto di distruzione dell’invenduto dal 2026, restrizioni su sostanze chimiche, regolamenti sull’export dei rifiuti. Si tratta di uno tsunami normativo. Per affrontarlo servono strategie integrate: sorting automatizzato, riciclo meccanico per materiali nobili, riciclo chimico per materiali complessi, valorizzazione dei residui. Una filiera in cui ogni scarto trova il suo percorso. In cui l’innovazione scientifica non è un cerotto, ma una condizione di sopravvivenza. L’obiettivo non è solo ambientale: è industriale. Serve creazione di materia prima seconda di qualità, creazione di nuovi mercati, collaborazione tra imprese. Chiara Cordaro (Rifò) porta esempi concreti di circolarità territoriale a km 0, con blockchain, formazione e inclusione sociale intrecciate al business. Poi Ali Benkouhail (Human Maple) sorride: “Rigenerare anche i mozziconi di sigaretta? Perché no”. E mostra come.


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