Chi sta guidando la corsa mondiale agli umanoidi? Alla World Robot Conference 2026 la risposta non era soltanto nelle macchine capaci di camminare, afferrare oggetti, mantenere l’equilibrio o interagire con le persone. Era anche nei volti dei loro fondatori: una nuova generazione di imprenditori con una solida preparazione scientifica e ingegneristica, diventati protagonisti di uno dei settori tecnologici più competitivi al mondo. La presenza di ARTES 4.0 come International Supporting Organization, rafforzata dagli interventi di due plenary speaker, ha avuto l’obiettivo di osservare da vicino questa trasformazione e tradurla in opportunità reali per le imprese italiane, collegando attraverso il Centro RoboCom e ricerca, trasferimento tecnologico e validazione.
ARTES 4.0 dentro il confronto internazionale
ARTES 4.0 ha partecipato alla World Robot Conference tra le International Supporting Organizations e ha contribuito al programma scientifico con due plenary speaker, portando nel dibattito una presenza costruita su due piani collegati: il trasferimento tecnologico di ARTES 4.0 e del Centro RoboCom, e la ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Socio Fondatore del Centro di Competenza. Nella più recente edizione dello ShanghaiRanking’s Global Ranking of Academic Subjects, la Scuola Sant’Anna si colloca al settimo posto a livello mondiale e al secondo in Europa nella Robotics Science & Engineering.
Il Prof. Antonio Frisoli, Presidente di ARTES 4.0, è intervenuto con la plenary lecture “Embodied AI for Human Empowerment and Well-Being: From Intelligent Humanoids to Wearable Robots”. Il suo contributo ha spostato l’attenzione dalla sola autonomia delle macchine alla capacità dell’embodied AI di ampliare le possibilità delle persone, sostenere il movimento, favorire la riabilitazione e migliorare il benessere.
“A Pechino - ha spiegato il Prof. Antonio Frisoli a margine del suo intervento - abbiamo visto quanto rapidamente l’intelligenza artificiale stia entrando nei corpi dei robot. La maturità di queste tecnologie si misura nella capacità di utilizzare nuovi foundational models l’acquisizione di nuove competenze da parte dei sistemi robotici sempre più avanzati, misurabile nella loro capacità di generalizzare a situazioni nuove e ad interagire con ambienti non strutturati e persone”.
Il Prof. Paolo Dario, Direttore Scientifico di ARTES 4.0, Professore Emerito della Scuola Superiore Sant’Anna e Chief Scientist dei Dubai Future Laboratories, ha presentato “Application Scenarios Define the Future Form of Robot Companions”. La sua tesi indica un cambio di prospettiva: non esiste una forma robotica valida per ogni bisogno. Sono gli scenari d’uso a definire il corpo, i sensi, l’interfaccia e il grado di autonomia più adatti.
“Seguendo la World Robot Conference sin dalla prima edizione - ha fatto presente il Prof. Dario - il cambiamento più evidente è il passaggio dai singoli prototipi a un ecosistema capace di sviluppare, produrre e migliorare i robot con una velocità straordinaria. Il futuro non sarà però definito da un’unica forma robotica: saranno le applicazioni, gli ambienti e i bisogni delle persone a determinare il corpo, i sensi e il livello di autonomia dei robot companion”.
Il Prof. Dario partecipa infatti alla World Robot Conference sin dalla prima edizione del 2015, quando l’appuntamento non aveva ancora raggiunto l’eco industriale e mediatica di oggi. Questa continuità consente di leggere la trasformazione della WRC lungo un arco di oltre dieci anni: dai prototipi di ricerca a un ecosistema nel quale tecnologia, produzione, investimenti e applicazioni si influenzano a vicenda.
Il programma ha ospitato anche gli interventi dei vertici delle principali aziende di humanoid robotics. Wang Xingxing ha discusso il passaggio dagli exhibit ai prodotti, mentre Juha Röning, Vice President Research di euRobotics, ha affrontato opportunità e criticità dell’era dell’embodied AI dal punto di vista europeo. Röning ha richiamato i principi di una robotica incentrata sulla persona, sostenibile e responsabile, capace di lavorare con l’essere umano senza ridurre l’innovazione a una semplice sostituzione del lavoro.
La Formula 1 della robotica
Dal 19 al 23 agosto, il distretto tecnologico di Yizhuang a Pechino ha ospitato 373 imprese nazionali e internazionali, 3.000 prodotti e 311 novità. La dimensione internazionale ha coinvolto organizzazioni, delegazioni e partecipanti provenienti da 26 Paesi. Numeri che descrivono la scala raggiunta dalla World Robot Conference, ma che non bastano a raccontarne il valore.
Per densità di ricerca, componentistica, capitali e velocità di sviluppo, la manifestazione può essere letta come una sorta di Formula 1 della robotica. Nei padiglioni si sono incontrati umanoidi, quadrupedi, mani robotiche, sensori tattili, attuatori, sistemi di visione, piattaforme di addestramento e soluzioni già pensate per la fabbrica, la logistica, la sanità, l’assistenza e i servizi. Il paragone non significa che ogni dimostrazione sia già pronta a trasformarsi in un prodotto. Come nelle competizioni più avanzate, la WRC porta tecnologie, componenti e modelli al limite delle loro prestazioni. Il vero traguardo arriva quando quel patrimonio raggiunge un ambiente reale, lavora in sicurezza e genera valore misurabile.
Una generazione di founder tecnici
Tra i molti elementi emersi dal WRC 2026, forse quello più significativo non riguarda tanto la varietà sorprendente di robot umanoidi in mostra o le loro prestazioni tecniche, quanto piuttosto il modello industriale che ne sta alla base. È un aspetto che rischia di passare in secondo piano rispetto allo spettacolo delle macchine, ma che ne rivela la reale portata strategica. Il dato che colpisce è che a progettare e produrre questi robot, sia l'hardware sia il software che li governa, non sono le grandi imprese manifatturiere tradizionali, pur numerose e solidissime in Cina, ma un ecosistema fitto e dinamico di startup. Si tratta di un fenomeno che la Cina ha deliberatamente coltivato, costruendo le condizioni perché nascesse e prosperasse.
Queste nuove imprese sono guidate da imprenditori giovani, spesso poco più che trentenni, con una formazione accademica di altissimo livello: la maggioranza possiede un dottorato di ricerca conseguito nelle migliori università cinesi, come Tsinghua, Peking University, Zhejiang University, solo per citarne alcune, e non di rado ha maturato esperienze di studio o ricerca anche all'estero. Sono profili tecnicamente preparati, animati da una forte motivazione imprenditoriale, capaci di muoversi con naturalezza in reti internazionali di conoscenze, collaborazioni e mercati.
Un secondo elemento chiave è il grado di interconnessione di questo tessuto imprenditoriale. Non si tratta di startup isolate che competono in modo frammentato, ma di un sistema reticolare in cui le imprese dialogano tra loro, condividono fornitori e competenze, e mantengono legami stretti e continuativi con il mondo accademico. Le università non sono un semplice bacino di reclutamento, ma partner attivi nella ricerca applicata, spesso incubatori diretti da cui le startup stesse hanno origine.
A completare il quadro c'è un terzo fattore, altrettanto decisivo: il sostegno pubblico. Le amministrazioni cinesi, a livello centrale e locale, seguono con grande attenzione questo settore, lo considerano strategico per la competitività industriale e tecnologica del paese, e mettono in campo strumenti concreti di supporto, dagli incentivi fiscali alle infrastrutture dedicate, fino a politiche mirate di attrazione dei talenti. A questo si affianca una disponibilità di capitali coerente con l'ambizione del progetto: fondi di venture capital, capitali statali e investitori privati alimentano un flusso di risorse che consente alle startup di scalare rapidamente, senza dover attraversare le fasi di crescita lente e incerte tipiche di altri contesti.
Il risultato è un modello che combina in modo efficace quattro ingredienti raramente presenti insieme con questa intensità: capitale umano di eccellenza, integrazione stretta tra ricerca e impresa, capitali abbondanti e pazienti, e una regia pubblica che orienta e accelera senza soffocare l'iniziativa privata. È questa architettura di sistema, più della singola innovazione tecnologica, a rendere la robotica umanoide cinese un caso davvero eclatante e meritevole di grande attenzione.
Tra le immagini più forti della WRC 2026 non ci sono soltanto robot che ballano, corrono o ordinano oggetti. C’è dunque una platea imprenditoriale giovane che unisce conoscenza tecnica, ambizione industriale e una comunicazione diretta con investitori, istituzioni, media e nuovi talenti.
Un caso ben noto è quello di Wang Xingxing, fondatore e chairman di Unitree. A 36 anni è già uno dei volti pubblici dell’industria robotica cinese. Il debutto di Unitree alla Borsa di Shanghai ha coinciso con l’apertura della Conferenza, amplificando l’attenzione su una società passata in pochi anni dai quadrupedi ai robot umanoidi e oggi impegnata a sviluppare i modelli che ne governano il comportamento.
Nel programma della conferenza, Wang è intervenuto su “From Exhibits to Products: The Next Decade of the Humanoid Robot Industry”. Accanto a lui hanno trovato spazio fondatori e amministratori delegati di aziende come Galbot, RobotEra, X Square e altre realtà nate attorno all’embodied AI. È il segnale di un sistema che propone ai giovani altamente qualificati una traiettoria visibile: dalla ricerca alla startup, dalla prototipazione alla produzione, fino all’accesso ai capitali.
Questi founder assumono un ruolo simile a quello delle figure più riconoscibili nello sport o nell’economia digitale: catalizzano attenzione e rendono la robotica un campo professionale aspirazionale. Dietro la notorietà ci sono anni di lavoro su meccanica, elettronica, controllo, intelligenza artificiale e processi produttivi. È proprio questa combinazione tra cultura ingegneristica e iniziativa imprenditoriale a rendere solido il fenomeno.
Dai corpi ai “cervelli” dei robot
La prima fase della corsa agli umanoidi ha concentrato l’attenzione sul corpo: equilibrio, locomozione, autonomia energetica, capacità di carico, destrezza delle mani e costo dei componenti. La WRC 2026 ha mostrato anche una nuova frontiera. La nuova frontiera degli investimenti si sta spostando verso il “cervello” dei robot, cioè verso i modelli capaci di trasformare percezione e istruzioni in azioni nel mondo fisico.
L’embodied AI, o intelligenza artificiale incorporata, non si limita a elaborare testo e immagini. Percepisce l’ambiente, ne comprende la struttura, prevede le conseguenze di un movimento, coordina il corpo e corregge gli errori mentre svolge un’attività. In un contesto industriale o domestico non ci sono due situazioni perfettamente identiche: cambiano gli oggetti, le distanze, le persone, la luce e gli imprevisti.
Da qui nasce l’attenzione per i modelli VLA, Vision-Language-Action, che collegano ciò che il robot vede, le istruzioni linguistiche e le azioni da eseguire. Il confronto si sta già estendendo ai World Models e ai World Action Models, progettati per costruire una comprensione predittiva del mondo fisico. Tatto e forza completano il quadro: una mano robotica non deve soltanto riconoscere un bicchiere, ma capire quanta pressione applicare, percepire uno scivolamento e adattare la presa.
Durante la conferenza è emerso che il capitale non si concentra più soltanto sui robot completi. Si distribuisce verso modelli fondazionali, controllo, capacità di calcolo, raccolta di dati, sensori tattili e componenti critici. Wang Xingxing ha indicato i World Models come una importante area di investimento di Unitree in termini di risorse e personale.
La vera prova comincia fuori dai padiglioni
La spettacolarità degli umanoidi non nasconde le sfide da superare. Molti robot restano più convincenti durante una dimostrazione controllata che davanti alla variabilità di una linea produttiva, di un magazzino o di una casa. Affidabilità per migliaia di ore, sicurezza accanto alle persone, manutenzione, ripetibilità e ritorno dell’investimento separano un prototipo interessante da una soluzione industriale.
La stessa industria cinese appare consapevole di questo passaggio. Il tema della WRC 2026, “Human-Robot Symbiosis, Production-Demand Convergence”, ha messo in relazione convivenza tra persone e robot con incontro tra offerta tecnologica e domanda reale. Non basta chiedere che cosa sappia fare una macchina. Occorre capire per chi debba lavorare, in quale ambiente, con quali livelli di autonomia e con quale valore rispetto alle alternative disponibili.
Il ritmo cinese genera un’enorme quantità di tecnologie da osservare, selezionare e valutare. Proprio per questo cresce il bisogno di prove comparative, protocolli, dati e ambienti nei quali verificare prestazioni, sicurezza, usabilità e capacità di integrazione prima dell’investimento.
Cina ed Europa: collegare punti di forza differenti
La Cina mette in campo una scala produttiva, una velocità di iterazione e una capacità di mobilitare startup, università e capitale difficili da eguagliare. L’Europa e l’Italia possiedono competenze riconosciute nella robotica incentrata sulla persona, nella sicurezza, nella qualità industriale, nella ricerca e nella validazione di tecnologie destinate a operare accanto agli esseri umani.
La possibilità più interessante consiste nel collegare questi punti di forza. Le imprese italiane possono incontrare nuove piattaforme, componenti e partner industriali; l’ecosistema cinese può trovare in Italia competenze per valutare affidabilità, usabilità, conformità, integrazione e impatto nei processi reali.
Il Centro RoboCom di ARTES 4.0 nasce proprio con questa funzione: mettere imprese e organizzazioni nelle condizioni di provare robot, confrontare soluzioni e misurare i risultati prima di investire. Umanoidi, quadrupedi, cobot, robot indossabili e sistemi di teleoperazione acquistano valore quando vengono esaminati sulla base di un caso d’uso, non della sola prestazione dimostrativa.
Portare l'intelligenza nel mondo fisico
La prossima rivoluzione della robotica consisterà nel portare l’intelligenza nel mondo fisico e nel trasformarla in applicazioni capaci di generare valore per le persone, l’industria e la società. La World Robot Conference 2026 mostra che la Cina sta affrontando questa corsa con velocità, scala e una nuova generazione di imprenditori tecnici. ARTES 4.0 intende trasformare l’osservazione di questo processo in collaborazioni, prove e occasioni reali per le imprese italiane.
Dal World Robotics Forum emerge un ecosistema nella quale startup, università di prestigio, istituti di ricerca, produttori di componenti, piattaforme di prova, grandi gruppi industriali e investitori operano lungo lo stesso percorso.
Le idee nate nei laboratori trovano soggetti disposti a trasformarle in prototipi. I prototipi incontrano fornitori di motori, giunti, batterie, sensori, telecamere e mani. Gli integratori li portano dentro scenari produttivi, mentre il capitale si distribuisce tra hardware, dati, software, infrastrutture di calcolo e applicazioni. La disponibilità di fabbriche e catene di fornitura riduce i tempi che separano una nuova soluzione dalla sua prima prova industriale.





































